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Molti esponenti del PD esibiscono disprezzo per il governo dell’Unione (2006-2008) come per il governo dell’Ulivo (1996-2001), in quanto modelli di instabilità, a causa dell’eterogeneità di una coalizione che andava dal centro moderato di Dini e Mastella fino alla sinistra radicale di Bertinotti. Eppure, quella è l’unica formula di centrosinistra che ha vinto. E se non ha saputo governare è stato anche per l’indisponibilità del Pds/Ds/Pd a fare un serio compromesso con l’alleato di sinistra, da cui pretendeva invece un puro e semplice allineamento. Quando il centrosinistra si è presentato al voto con un profilo più coerente, cioè senza la sinistra, ha perso. Nel 2001 e nel 2008.

Ma alle prossime elezioni, la scelta per il PD non sarà tra l’essere “coerente” e solitario o allearsi con la sinistra, perchè c’è un soggetto nuovo: il Terzo polo di Fini e Casini. Dunque si pone la scelta tra due alleanze: Bersani-Fini-Casini o Bersani-Di Pietro-Vendola. Oppure ancora, la possibilità teorica di una ampia coalizione che vada da Vendola a Fini. Cosa preferisce il PD? Un po’ tutte queste opzioni, il PD è diviso e a domanda ci si sente rispondere che discriminante è il programma. Una comprensibile risposta reticente.

Se così fosse, potremmo allora aspettarci anche una alleanza con la Lega e il PDL (e in effetti c’è pure l’opzione del governo istituzionale), tanto è solo il programma il discrimine, mentre gli alleati probabili, possibili, restano fino alla sua definizione una incognita assoluta. Ma chi lo definisce il programma? Non si può essere così ingenui da credere che il PD fa il programma e gli altri fanno a gara per aderirvi. Sarà un programma di coalizione, un compromesso. Con chi? Con chi si preferisce andarlo a discutere prima? Hanno tutti una storia, un curriculum di convergenze e divergenze. Sanno bene cosa vogliono e cosa vogliono gli altri. O no? O sono sconosciuti che scendono dalla luna, vanno all'anagrafe per scoprire come si chiamano e si incontrano sulla terra per la prima volta, sorprendendosi l'un l'altro con inedite proposte?

Alla domanda “Chi lo definisce il programma?”, c’è la concreta possibilità che a rispondere siano la BCE e la Confindustria.

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