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Quartiere dormitorio

Una realtà urbana opprimente e deprimente, soltanto a vederla. Figuriamoci ad abitarci. C'è un grande quadrilatero vicino al fiume, prossimo ad un quartiere "malfamato" dove i casermoni sono torri altissime. Ci sono entrato una sola volta circa vent'anni fa, per lavorare in una scuola materna. In quel bosco di casermoni, non riuscivo a trovare l'asilo. Ogni tanto, qualcuno sbucava da un cancello per avviarsi alla macchina oppure rientrava. Chiedevo informazioni, ma nessuno sapeva niente dell'asilo. Allora, indicavo il nome della via, ma nessuno conosceva la via. Erano persone che abitavano lì, nel senso che ci dormivano e forse ci mangiavano, magari solo a cena, senza alcun rapporto con quel luogo, senza radici. In un posto così, è un mezzo miracolo se saluti il vicino di casa, se lo riconosci. Certo che ci vogliono le telecamere e tanta polizia. In un ambiente artificiale, sradicato, non può esserci controllo sociale, controllo del territorio da parte delle persone. Se fai dei grandi ghetti, dei grandi dormitori, dove concentri la marginalità, poi per garantire la sicurezza devi quasi militarizzare il territorio. Il problema della criminalità legata allo spaccio, alla prostituzione, per un po' si risolve, o più probabilmente si sposta in un'altra zona simile. Ma quello che spendi in controllo e repressione potresti più utilmente spenderlo per creare realtà urbane a misura d'uomo.

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