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Chiedere le dimissioni dell'on. Esposito?

Di tanto in tanto su Facebook incappo su una pagina che chiede le dimissioni dell'onorevole PD Stefano Esposito. In genere promossa da notav o da grillini. Avversari verso cui l'onorevole fa tutto quanto in suo verbale potere per ottenerne la stima e il rispetto nonostante le divergenze, superando i traguardi più lontani con soli pochi passi. Pure nei confronti di suoi compagni di area o di partito in dissenso con lui, usa i medesimi riguardi meritandosi lo stesso successo. E' possibile che l'onorevole condivida il pensiero di un grande scrittore: «Che si parli di me, nel bene o nel male, purchè se ne parli». E in effetti, se ne parla. Se ne parla pure bene (a destra): secondo il giornale di Giuliano Ferrara, quello di Esposito, è un profilo interessante da studiare. Lo tengano a mente i 360 studiosi notav che di treni non sanno nulla. Il professor Massimo Zucchetti, che ritiene di esserselo studiato, gli ha dedicato una lettera aperta. In 229 hanno cliccato su "Mi piace".

Tuttavia non capisco bene il senso dell'iniziativa. Di solito si chiedono le dimissioni di chi ricopre una carica esecutiva o di garanzia. Presidenti, ministri, sindaci, assessori. Non di chi è eletto, senza vincolo di mandato, ad una assemblea elettiva. Si può chiedere di non votarlo, o di non candidarlo. Ma una volta eletto, non c'è un motivo plausibile per chiedere che si dimetta, a meno che non esistano incompatibilità, motivi per cui debba essere dichiarato ineleggibile.

Il megastipendio non è una buona ragione. Come cittadino, elettore e contribuente sono tenuto, con le mie tasse, a stipendiare anche i parlamentari che non mi rappresentano. Leghisti, fascisti, pidiellini, puttanieri, e quelli che si mangiano il prosciutto in aula, per festeggiare la caduta di un governo. Compreso Esposito, ovvio. I megastipendi dei parlamentari sono una questione che concerne i costi della politica, non il giudizio su un singolo politico.

Magari l'onovervole quel giudizio se lo merita, ma è un precedente. Si immagini se diventasse consuetudine promouovere mobilitazioni per chiedere le dimissioni di questo o quel deputato. Ogni lobby potrebbe prendere di mira i suoi avversari in parlamento, promuovere petizioni per chiederne le dimissioni. Una specie di controvoto. Secondo me, non è un bene che i parlamentari possano essere sottoposti a pressioni di questo tipo. Si pensi si trattasse di un deputato NoTav e i SiTav (tutta la loro rete di interessi) si organizzassero per farlo dimettere. Sarebbe inamissibile. 

In generale poi, è una cattiva politica quella di personalizzare i bersagli. Il tal personaggio può essere quello che è, ma rappresenta un partito. Non si dovrebbe permettere al suo partito di usarlo come testa d'ariete o come catalizzatore di tutte le incazzature. Se un intraprendente e loquace deputato si colloca al centro dell'attenzione, o ci prova, con affermazioni variamente provocatorie, offensive, gratuite, si chieda conto al suo partito, le si tratti come esternazioni del suo partito. Saranno poi i leader a smentirle o confermarle. Bersani lo ha incontrato per ribadire il favore del PD alla Tav. Ha scritto la prefazione del suo libro TavSi. Chiedo le dimissioni dell'onorevole Esposito da capro espiatorio.

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