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Sansonetti vs Travaglio su Del Turco

Nella puntata di Servizio Pubblico del 25 maggio (si può visualizzare da h. 2.11) si sono scontrate due posizioni. Quella di Marco Travaglio favorevole ad una epurazione di quei politici che hanno messo in atto comportamenti illegali o ai limiti della legalità e quella di Piero Sansonetti, secondo cui, è soltanto il voto che deve selezionare la classe politica e non i magistrati o i giornalisti. Ottaviano Del Turco ha funzionato come pretesto. Sansonetti lo ha citato per fare l'esempio di una giunta regionale (Abruzzo) decapitata dalla magistratura e di conseguenza ribaltata nelle urne, quando a suo dire, dopo quattro anni è evidente che Del Turco è innocente e che è stato arrestato e recluso (per 28 giorni, non per mesi n.d.r.) senza uno straccio di prova. Il processo è ancora in corso, obietta Travaglio, non puoi assolverlo tu. No, vale la presunzione di innocenza, non puoi condannarlo tu, ribatte Sansonetti.

Concordo con Michele Santoro sul fatto che il vero punto dolente sono i quattro anni di attesa prima di arrivare ad una conclusione del processo. Un tempo lungo, con la prospettiva di allungarsi ancora. Un tempo che ci fa perdere cognizione della vicenda, anche solo dei suoi contorni, salvo fare una ricerca e ritrovare gli articoli di stampa che l'hanno a suo tempo raccontata. Del Turco e i suoi assessori sono stati indagati, arrestati e rinviati a giudizio per tangenti, sulla base della denuncia di un impreditore della sanità privata Vincenzo Angelini, seguendo il filone di inchieste di precedenti scandali ed in un contesto di dissesto di bilancio della sanità abruzzese. La posizione di Del Turco sarebbe migliorata, almeno secondo la stampa, grazie ad una informativa dei carabinieri che mette Angelini nel ruolo del re della sanità privata abruzzese e dell'imbroglione, che ha usufrito per anni di trasferimenti miliardari dalla Regione e di cui si raccomanda l'arresto. Secondo i pm, la posizione di Angelini, già nota, non modifica quella di Del Turco, che deve rispondere del possesso di 600 mila euro intestati alla moglie, con cui ha acquistato due beni immobili a Roma e a L'Aquila, che gli sono stati sequestrati. Rispetto alla provenienza di quei soldi, Del Turco si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma il giro di tangenti inizialmente denunciato era molto più grande e altri fondi non sono stati trovati. E intanto questa storia iniziata nel luglio del 2008 è arrivata al maggio 2012 ed è ancora da concludere. E' stata giusta la fine della giunta di centrosinistra e la carriera politica di Ottaviano Del Turco?

La presunzione di innocenza è una categoria giuridica. Significa che, prima di una sentenza di condanna, non puoi essere considerato colpevole e incarcerato, salvo attribuire all'indagato, imputato, i requisiti della custodia cautelare: pericolosità sociale, rischio di inquinamento delle prove, pericolo di fuga. Non è invece una categoria politica o morale. Il partito, gli elettori, i giornali, possono comunque pensare e dire male dell'indagato, per le sue frequentazioni, per i suoi comportamenti, ritenuti se non penalmente rilevanti, almeno favorevolmente condizionanti una situazione di malaffare, di illegalità. In definitiva, possono considerarlo non credibile. A volte in cattiva fede, per trarre vantaggio politico su un avversario. E ciò dovrebbe essere oggetto di contrasto, al limite di querela per calunnia e diffamazione.

Non credo che la questione possa risolversi con una regola consuetudinaria mediante la quale la politica decide la sorte di indagati e processati. Il codice deontologico di cui parla Santoro sarebbe forse auspicabile, ma non in tutte le situazioni e non so quanto praticabile. Berlusconi, padrone del suo partito, ha subito oltre quindici processi ed è sempre rimasto al suo posto, a capo dell'opposizione o del governo, perchè ha sempre mantenuto il consenso, derivante dal suo grande potere economico e mediatico (qui il nodo è il conflitto d'interessi) e dall'identificazione dei suoi elettori i quali potevano non credere alle accuse o persino non ritenerle determinanti, anzi apprezzando la furbizia del proprio leader. Quale regola può dimettere un politico in queste condizioni?

Altri leader hanno dovuto dimettersi, Del Turco, Marazzo, ma anche nel centrodestra, Scajola, perchè la loro legittimazione esterna o interna era più debole, perchè se avessero affrontato le urne avrebbero perso, perchè i sondaggi li davano in picchiata. Di norma l'elettorato di sinistra è più severo, più moralista. Ciò nonostante, il Partito democratico ha oltre un centinaio di amministratori inquisiti e partecipa al discredito della politica. Anche questa condizione generale di discredito indebolisce la posizione di un singolo inquisito. Tuttavia, la sua sorte è questione che io lascerei libera, proprio per permettere altrettanta libertà alla magistratura e al giornalismo. Si deve poter indagare, si deve poter informare, senza mettere in conto la responsabilità di troncare carriere e di ribaltare amministrazioni. I poteri devono rimanere separati e indipendenti tra loro. Proprio per ciò, non mi convince il garantismo di Sansonetti, gia sostenitore della legge bavaglio, che finisce per essere delegittimante e penalizzante nei confronti dell'indipendenza della magistratura e della libertà di stampa, le quali dovrebbero interdirsi, perchè prima viene la politica.

Rassegna stampa su Ottaviano Del Turco e l'inchiesta sulla sanità in Abruzzo

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