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Confronto demografico tra israeliani e palestinesi

Ofir Haivry è un ricercatore di storia e pensiero politico, direttore degli studi al Centro Shalem di Gerusalemme. Ha scritto un articolo sulla questione demografica in Medio Oriente, pubblicato su Limes 5/2011: «Il declino demografico un mito duro a morire».

Secondo l'autore, sul sionismo hanno sempre pesato previsioni demografiche pessimistiche. I piani di spartizione di Gran Bretagna, Onu e altri soggetti, sarebbero stati gravati dall'idea che la popolazione ebraica non potesse aumentare drasticamente. Al contrario, la leadership sionista avrebbe sempre diretto la sua politica mantenendo l'obiettivo di Israele come casa per la grande maggioranza del popolo ebraico. In passato, come oggi.

Haivry cita le previsioni demografiche del passato rivelatesi poi errate. Nel 1898, lo storico ebreo Simone Dubnow prevedeva che nel 2000, in Palestina avrebbero vissuto solo 500 mila ebrei, perciò si opponeva all'idea sionista, giudicandola non realistica. Nel 1948, il professor Roberto Bachi, fondatore dell'Ufficio centrale di statistica dello Stato di Israele, dichiarò che entro il 1966 gli ebrei avrebbero perso la maggioranza in Israele e nel 2001 sarebbero stati solo 2 milioni e 300 mila, il 34% della popolazione. Ma nel 2011, in Israele vivono 6 milioni di ebrei: il 60% della popolazione locale (includendo i Territori), il 40% degli ebrei del mondo, e l'80% della popolazione dello Stato di Israele. La scuola "pessimistica" spiega il mancato avverarsi delle precedenti previsioni demografiche con il verificarsi di impreviste e irripetibili ondate di immigrati ebrei dopo la nascita dello stato e dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Data l'immigrazione dalla Russia esaurita e il tasso di natalità degli ebrei destinato a scendere a fronte del tasso di natalità degli arabi salito o rimasto costante, Arnon Soffer dell'Università di Haifa e Sergio Della Pergola dell'Università di Gerusalemme, prevedono un nuovo inesorabile declino. Inclusi i Territori, nel 2020 gli ebrei saranno solo il 42% della popolazione (6 milioni e 380 mila). Nella sola Israele, gli ebrei perderanno la maggioranza intorno al 2048.

Ofir Haivry non è d'accordo. Dal 1950 ad oggi non esiste alcuna tendenza negativa nei numeri delle nascite tra gli ebrei. E nell'ultimo decennio (2000-2010) - secondo la sua analisi dei dati - in Israele, crolla il tasso di natalità tra la popolazione araba e cresce costantemente il tasso di natalità della popolazione ebraica. Il tasso di natalità tra gli arabi cristiani scende dal 2,6 del 2000 al 2 del 2010. Il tasso di natalità tra gli arabi musulmani scende dal 4,75 del 2000 al 3,5 del 2010 (-33%). Il tasso di natalità scende anche per gli ebrei ortodossi dal 7,7 del 2000 al 6,2 del 2010 (-25%), ma sale tra la popolazione ebraica di ceto medio dal 2,5 del 2000 al 3 del 2010 (+20%). A parere di Haivry, i dati sono poco chiari per quanto riguarda i Territori (Giudea, Samaria e Gaza), in quanto l'Anp ha interesse a gonfiare i numeri della popolazione araba palestinese, per ricevere maggiore assistenza dall'Unrwa e maggiori sussidi da Usa, Ue e altre fonti. Secondo un gruppo di ricercatori americani e israeliani capeggiati da Robert Zimmermann e Yoram Ettinger oggi i residenti arabi nei Territori dell'Anp sarebbero 2,8 milioni, di cui 1,5 in Giudea e Samaria e 1,3 nella Striscia di Gaza. Anche il Fafo, centro di ricerca propalestinese in Norvegia, dichiarerebbe che il tasso di natalità tra gli arabi nei Territori è in fortissima discesa. Nella Striscia di Gaza, il 7,5 figli per famiglia del 2000 scenderebbe a meno di 4 nel 2015, mentre in Giudea e Samaria il 5,5 del 2000 calerebbe al 2,4 del 2015.

In conclusione, sostiene Ofir Haivry, nel 2018, cinquantesimo anniversario di Israele, gli ebrei in Israele saranno 6,3 milioni, rimarranno maggioranza solida con un alto tasso di natalità in ascesa, forse più alto di quello arabo, e per la prima volta nella storia gli ebrei di Israele diventeranno la maggioranza assoluta degli ebrei nel mondo. Se dunque aspettative demografiche pessimistiche mettevano Israele sulla difensiva, proteso a cercare in fretta il miglior accordo possibile con i palestinesi, perchè il tempo lavora a favore dei palestinesi e a pensare accordi e soluzioni (l'uscita di Israele da Territori con popolazioni arabe) sulla base di tali previsioni, adesso la prospettiva si capovolge: sono gli israeliani a sospettare che il tempo lavori per loro. Fra dieci o vent'anni la loro situazione potrebbe essere molto migliore, sicché i termini di un possibile accordo cambierebbero.

Un altra conclusione che potrebbe aggiungersi è che - sulla base delle previsioni di Ofir Haivry - viene meno la principale obiezione di parte israeliana contraria allo stato binazionale, quella secondo cui non sarebbe altro che uno stato arabo a minoranza ebraica.

Nel frattempo però, i due uffici nazionali di statistica, palestinese e israeliano, comunicano i dati attuali: nel mondo i palestinesi superano gli israeliani: 11 milioni contro 7 (una lacuna certa del lavoro di Ofir Haivry sono i palestinesi della diaspora). Basandosi sulle stime del Dipartimento di statistica israeliano per il 2012, il numero di palestinesi ed ebrei sarà di 6,3 milioni ciascuno per la fine del 2015, se i tassi di crescita attuali rimangono invariati. Tuttavia, il numero dei palestinesi nella Palestina storica arriverà a 7,2 milioni entro la fine del 2020, rispetto a 6,8 milioni di ebrei».


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