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Il voto dei radicali su Cosentino

A determinare il salvataggio di Nicola Consentino, indicato dagli inquirenti come referente nazionale dei Casalesi e perciò oggetto di una richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera dei Deputati, non è stata soltanto la Lega Nord o la sua corrente orientata da Umberto Bossi e opposta a Roberto Maroni, in funzione della salvaguardia del rapporto di alleanza con il Pdl. E' stata anche una componente garantista. Determinanti sono stati i voti dei 6 deputati radicali, che hanno votato NO alla richiesta di arresto. Un diniego motivato dal fatto che la lettura delle carte degli inquirenti, oltre mille pagine, non presentava ragioni sufficienti per giustificare la reclusione preventiva dell'imputato. Si ricorda che la custodia cautelare è prevista nei casi in cui l'imputato può reiterare il reato, inquinare le prove, fuggire. Secondo i radicali Cosentino non potrebbe fare nulla di tutto ciò, alla luce delle accuse dei magistrati e del modo in cui sono sostenute (vedi in video Emma Bonino che risponde alle domande di Luciana Littizzetto). 

Non c'è motivo di dubitare della buona fede dei radicali, del carattere disinteressato del loro pronunciamento. Tuttavia non gli compete. La richiesta di autorizzazione a procedere, esiste per via dell'immunità parlamentare, per proteggere i rappresentanti del popolo da eventuali operazioni persecutorie messe in atto dagli organi repressivi dello stato finalizzate a colpire i loro orientamenti e comportamenti politici. Nicola Consentino è perseguitato dalla Magistratura perchè è un deputato del Pdl, perchè ha espresso certe idee, perchè essendo deputato ha intrapreso determinate iniziative? Queste sono le domande a cui devono rispondere i deputati messi di fronte ad una richiesta di autorizzazione a procedere. Non è invece compito dei membri del parlamento mettersi a valutare riguardo ad una inchiesta, se vi sono errori giudiziari o prove insufficienti, far valere il proprio innocentisimo o colpevolismo, come farebbe l'opinione pubblica di Porta a Porta o di Terzo grado.

I parlamentari non devono sostituirsi ai magistrati. Al limite possono valutare che l'istituto della carcerazione preventiva sia usato nella preparazione del processo con eccessiva discrezionalità o che ha un costo troppo alto per l'elevato numero di detenuti in attesa di giudizio. In tal caso, anziché di volta in volta salvare uno dei propri membri, dall'applicazione di leggi in base alle quali verrebbe recluso qualsiasi imputato non fosse tutelato da immunità, essi possono emendare o abolire la legge. Ma la legge, quale che sia, deve essere uguale per tutti.


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