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Barnard e la moneta sovrana



Questo articolo di Paolo Barnard secondo me, dice una cosa giusta ed una sbagliata, o quanto meno molto precaria.

Quella giusta è che è vero, finanziariamente la nostra economia potrebbe dirsi sana se non fosse strozzata dal pagamento degli interessi sul debito (circa 70-90 miliardi di euro l'anno).

Quella sbagliata, o molto dubbia, è che il problema si potrebbe risolvere con il ritorno alla moneta sovrana (la lira). E' molto dubbia, perchè scambieremmo il debito con l'inflazione e quindi salari e pensioni sarebbero taglieggiate allo stesso modo o addirittura di più, salvo ripristinare la scala mobile. L'indicizzazione esiste ancora per le pensioni, ma come si vede è possibile toglierla. L'inflazione fa crescere il costo del denaro e questo rende ugualmente difficoltoso l'accesso al credito da parte delle imprese. Insomma, sarebbe cambiare un problema con un altro. A meno che non si pensi ad un ritorno temporaneo alla lira, concordato con i partner europei, il tempo necessario di un riallineamento finanziario, da attuarsi su un tempo più lungo di quello previsto dalle manovre lacrime e sangue (ma che tempo è previsto), puntando sulle esportazioni. Una cosa simile all'uscita dallo SME nel 1992. Però, Germania e Francia non sarebbero d'accordo.

E' vero che l'equilibrio di bilancio non può far finta che non esistano anche gli interessi da pagare, ma dato che questo vincolo ha assunto una dimensione usuraia, è diventato un meccanismo di redistribuzione del reddito alla rovescia, si tratta di capire da cosa dipende e come se ne esce. Indebitarci per pagare il debito, ci tiene dentro la spirale. Tartassare le pensioni, il lavoro, la casa, altrettanto in quanto favorisce la recessione e quindi la proporzione del debito aumenta. Infatti, ad ogni manovra correttiva ne segue una più pesante. Così è successo in Grecia, così sta succedendo in Italia.

La strada possono essere due. 1) Risanare seriamente andando a toccare le risorse dello strato sociale più ricco, il 10 per cento che detiene il 44 per cento delle ricchezze nazionali, per esempio tassando almeno del 5 per cento i patrimoni sopra gli ottocentomila euro e recuperando una parte consistende dell'evasione fiscale. 2) Oppure cambiare la politica del direttorio europeo con una riforma della BCE, che trasformi l'euro in una moneta sovrana europea, con il potere di prestare soldi agli stati ad un tasso d'interesse molto più basso.

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