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Senegalesi uccisi a Firenze, follia e razzismo


Il punto non è negare che possa esserci una certa componente di follia. Non sapendo improvvisare una perizia psichiatrica, non saprei però sostenerlo, se non sulla base di qualche vaga approssimazione, tipo: "ha ucciso, si è ucciso", quindi tanto normale non doveva essere. Lo stesso razzismo è un sentimento irrazionale e potrebbe pure rientrare nella follia.

Quel che trovo inquietante è usare la follia per negare la motivazione razzista. Se per follia, si vuol dire che ha avuto un raptus, tenderei ad escluderlo. Pare un folle abbastanza coerente e preparato.

Abbiamo una persona di estrema destra; che milita in formazioni di estrema destra; che ha scritto testi fascisti, antisemiti, razzisti ed è stato pure pubblicato; che possedeva armi e porto d'armi; che si esercitava al poligono di tiro; che ha sparato contro gente di pelle nera ed ha ucciso due senegalesi, e ferito altri due. Un bianco non lo ha preso neanche per sbaglio (per fortuna). Cosa manca perchè sia razzismo? La certificazione del Fuhrer? Che pure lui si è suicidato. E più di uno ha provato a spiegare Hitler con la follia.

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Il razzismo posso considerarlo irrazionale. Ma questo non significa “folle” nel senso della salute mentale. Il razzismo è un modo di pensare che nega la responsabilità individuale, gli individui, considera solo le appartenenze di gruppo (razziale, etnico, religioso), le considera in contrapposizione, per accedere a risorse contese e limitate. Noi e loro. O noi o loro. Non ce n’è per tutti. Loro devono venire dopo, loro devono rinunciare, loro devono andarsene, loro devono essere fatti fuori. Ci sono vari gradi di intolleranza. E tuttavia, quella in apparenza più "accettabile" usa l’altra, la sollecita e poi si propone come soluzione moderata e ragionevole per prevenirla.

Se si tratta solo e semplicemente di un folle, non c’è nessun problema. Noi siamo sani, io sono sano, tu sei sano. Qualcuno fuori di testa c’è sempre. E’ una questione che riguarda gli psichiatri. Per me, è questo discorso ad essere banale. Dire che si tratta razzismo è soltanto elementare: contro la negazione dell’evidenza, non c’è da essere particolarmente originali, c'è un affermare e uno spiegare ovvio e, appunto, elementare.

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Io non so cosa sia più giusto fare. Non sono nè un dottore, nè un politico, nè uno stratega. Intuitivamente mi sembra che lo sdegno di fronte ad una strage sia una reazione adeguata. O comunque naturale, immediata, umana. Non credo di essere capace di inibirla per non dar soddisfazione all’egocentrismo dell’assassino (ormai suicidato) e dei suoi sostenitori. Non ci hanno fatto un dispetto. Hanno ammazzato due persone, paralizzato una terza, ferito una quarta.

La destra estrema sarà tollerata dalle autorità, per tenere sotto controllo persone disturbate altrimenti pericolose. Ma se si verifica una strage, questo tener sotto controllo evidentemente è poco efficace.

Inoltre, il razzismo non si riduce alle teorie dell’estrema destra. C’è stata una politica di criminalizzazione degli immigrati e degli zingari condotta da un partito di governo. Fiancheggiata da giornali e telegiornali. C’è stata la politica dei sindaci sceriffo di centrosinistra.

Ricordo, quando ci fu l’omicidio Reggiani, si riunì d’urgenza il governo, consiglio dei ministri straordinario, per decretare d’urgenza un pacchetto sicurezza. Oggi, c’è stata una strage, il giorno prima un pogrom. Il governo, non so nemmeno se ha fatto un commento d’urgenza.

Viene anche a me da pensare che l’intolleranza violenta sia un prodotto della crisi. E’ un mio pensiero automatico. Non so fino a che punto giusto. In pieno boom economico esisteva il razzismo contro i meridionali. Negli anni ‘70, all’apice del nostro benessere, c’era molto violenza politica, ma anche sociale. I quartieri e le scuole erano infestate di violenza. In Italia ci siamo accorti degli immigrati stranieri, nel 1989, con l’assassinio di Jerry Maslo a Villa Literno. Non sono più tanto sicuro che esista un nodo, sciolto il quale tutti gli altri si sciolgono più facilmente.

Secondo me, se esiste una parte della società italiana contraria al razzismo e alle discriminazioni, questa parte deve trovare il modo di dirlo, di esprimersi, di protestare, di farsi vedere e riconoscere. Altrimenti, invece del conflitto tra antirazzisti e razzisti, ci sarà un conflitto tra razzismi comunitari, a Firenze tra italiani e senegalesi. Se la faccia e la voce degli italiani, quella che può gridare e vibrare, è solo quella razzista, perchè dovrebbe ricevere una risposta diversa da chi la subisce? Perchè non dovrebbe esserci un razzismo dei discriminati? Perchè un senegalese non dovrebbe anche lui poter perdere la testa e vendicarsi a modo suo, se viene lasciato solo? 


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