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«Sporco negro» è sempre razzista (?)



La definizione con cui i giudici si sono misurati, non è quella di "insulto razzista" o di "razzismo", ma di "discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso".

La definizione è tratta dall'art. 3 della Legge 205/1993 (Legge Mancino).

Art. 3. Circostanza aggravante.
1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.

La prima sentenza della Cassazione ha inteso la discriminazione come attività finalizzata all'organizzazione della stessa. Per cui, dare dello "sporco negro" sarebbe discriminatorio solo se finalizzato alla formazione di una società razzista. Se è un semplice sbotto invece no, sarebbe solo ingiuria. Inoltre, la prima sentenza distingue diverse gradazioni del sentimento negativo. Se invece di essere odio, è solo antipatia, avversione, non si configura il reato espresso nella legge Mancino.

La seconda sentenza della Cassazione, che contraddice e supera la prima, ritiene che la discriminazione consista nel semplice disconoscimento dell'uguaglianza e quindi nella sola affermazione inferiorizzante. Inoltre, rifiuta qualsiasi gradazione del sentimento dell'odio.

Dunque, il contendere è intorno al significato di "discriminazione" e di "odio".

Poco importa, secondo me, che i giudici della prima sentenza possano ugualmente ravvisare il razzismo nell'espressione "sporco negro". Non lo negano, ma neanche lo affermano. Sta di fatto che lo equiparano ad una comune ingiuria e non lo perseguono in quanto tale.

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