Se esiste una categoria a rischio di subire violenza e delitti, quella è la categoria delle prostitute. Donne schiavizzate dalla forza e dal bisogno, colonizzate da un meschino immaginario maschile. Vanno aiutate, liberate, non insultate o usate come parametro di insulto. Alimentare il disprezzo nei loro confronti è una pessima abitudine, un comportamento criminale molto diffuso. 

Un comportamento messo in pratica, ogni volta che un uomo vuole rimettere al suo posto una donna. Delegittimarla da qualsiasi ruolo non sia subordinato a quello dell'uomo. La puttana, secondo Paola Tablet (cit. Ricciocorno), è la donna che incorre nella disapprovazione sociale, quando non accetta il contratto socio-economico, quando lo viola, quando si ribella agli obblighi contrattuali previsti e determinati dal contesto sociale in cui vive. Paradossalmente, le donne ricevono tale definizione, proprio quando smettono di essere tali, quando si emancipano. Antonella Loconsolo racconta di come questo genere di insulto sia di frequente proferito alle donne elette nei consigli di circoscrizione di Milano.

Oggi questa definizione è stata dedicata alle donne parlamentari della Repubblica da un famoso cantautore, attuale assessore alla cultura della Regione Sicilia, Franco Battiato, durante un incontro istituzionale presso il parlamento europeo. Il quale così si è espresso: "Ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino".

Se ci sono troie in giro in parlamento, si potrà dire chi sono. Se ci sono loro, ci saranno anche i puttanieri che le hanno volute e selezionate. Perchè Battiato non punta il dito contro di essi?

La sua spregevole afferamzione sessista, viene resa dai giornali come una "frase choc" e come "un durissimo affondo". Descrizioni che ne mettono in evidenza il tono, ma rimangono neutrali sul contenuto e sulla sua correttezza. La frase è postata sulle pagine di FB dei quotidiani, tra cui Repubblica, dando luogo ad una lunga scia di commenti, tanti di approvazione, talvolta vergognosi, insultanti anche nei confronti della presidente della Camera, che ha così replicato agli insulti dell'assessore cantautore.

"Stento a credere che un uomo di cultura come Franco Battiato, peraltro impegnato ora in un’esperienza di governo in una Regione importante come la Sicilia, possa aver pronunciato parole tanto volgari. Da Presidente della Camera dei Deputati e da donna respingo nel modo più fermo l’insulto che da lui arriva alla dignità del Parlamento. Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni così indiscriminatamente offensive. La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni può essere anche durissima, ma non deve mai superare il confine che la separa dall’oltraggio".

Battiato si difende dicendo che si riferiva al precedente parlamento ed anche agli uomini. Eppure si è espresso all'indicativo presente. Battiato dovrebbe sapere che esistono cose come il sessismo, il razzismo, l'antisemitismo, che hanno il loro lessico, le loro parole topiche. Non basta chiamare "sporchi negri" anche i bianchi o "tirchi rabbini" anche i cristiani, per non essere razzisti. Se è il linguaggio ad essere maschilista, un professionista della cultura e della comunicazione, un uomo delle istituzioni, non può ignorarlo e legittimare la misoginia serpeggiante in tanta parte della società italiana, che in queste ore affiora così bene nei messaggi con lui solidali, perchè insultare in quel modo anche una sola donna significa bombardare a tappeto tutte le donne. Se si sbaglia, si può ammettere l'errore. Invece, leggiamo che Battiato dice di essere stato frainteso. Come un berlusconiano qualsiasi. Leggere il maschilismo che si difende e rifiuta di riconoscersi, è sempre molto penoso e avvilente.

Pubblicato su Giulia Giornaliste Unite

Vedi anche:
Troia, il peggior insulto che ci sia per l'assessore Battiato (Mezzocielo)
Tutto il mondo è paese! (Un'altro genere di comunicazione)
Dicesi mignotta. E io mi indigno... (Giulia Globalist)
Linguaggi da ricostruire (Scateniamo tempeste)
Travaglio imita Battiato: «Il re è nudo (ma) la regina è troia»

La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia con la quale un bambino di Padova, passato agli onori della cronaca perchè trascinato dal padre sull’asfalto in applicazione della stessa, veniva sottratto alla podestà della madre e recluso in una casa famiglia, per essere sottoposto alla «terapia della minaccia», affinchè potesse guarire dalla «sindrome di alienazione parentale» (PAS). 

La Cassazione ha ritenuto di annullare la sentenza, in quanto fondata su una teoria, la PAS, non accettata dalla comunità scientifica. Tale teoria in sostanza sostiene che un genitore ha il potere di lavare il cervello al figlio, al fine di fargli rifiutare il rapporto con l’altro genitore. E’ possibile esistano genitori che adottano questo tipo di comportamento. Ma è molto improbabile, o comunque non è mai stato dimostrato, che essi abbiano il potere di determinare il rifiuto del figlio. A meno che il genitore rifiutato non abbia inflitto maltrattamenti all’altro genitore o al figlio stesso, tali da giustificare il rifiuto. Infatti, la PAS in vari paesi occidentali è sostenuta da associazioni neomaschiliste che fanno pressione su parlamenti e tribunali affinché la recepiscano nelle leggi e nelle sentenze, allo scopo di neutralizzare le accuse di violenza e pedofilia.

E’ dunque comprensibile che il pronunciamento della Cassazione sia stato accolto nei blog e nei forum di questa area, come una sconfitta. Tra questi si distingue il blog «Al di là del buco» per la sua singolarità. Noto anche come «Abbatto i muri», il blog aderisce a molte posizioni del neomaschilismo (o mascolinismo), continuando però a mimetizzarsi nel femminismo. Condotta facilitata dal fatto che l’autrice è una ex femminista. Della sua “evoluzione” ho già trattato qui. Nel merito di quanto sostiene, rimando ad un commento del Ricciocorno Schiattoso. Mi limito a citare un argomento mimetico. Il pronunciamento della Cassazione costituirebbe il ripristino del patriarcato, della cultura patriarcale, addirittura del medio evo (e quindi, per converso, si suppone in questa confusa retorica, che il sequestro violento del bambino e la sua reclusione in una casa famiglia, potrebbero intendersi come principi di femminismo). Tale ripristino consisterebbe nel fatto che i figli sono di nuovo affidati alla madre, santa, vittima, martire, etc, mentre il padre è di nuovo esonerato dall’accudimento della prole, tenuto solo al mantenimento, oltre che considerato cattivo, mostro, etc.

Questo argomento, che vede nella sentenza soltanto la riproposizione di due ruoli sessuali, sorvola su un dettaglio: nel patriarcato i figli erano si affidati alla madre, ma solo per delega paterna. La podestà era del padre e in caso di separazione e di ripudio della madre, i figli rimanevano proprietà esclusiva del padre. Nel patriarcato medievale un pronunciamento come quello della Cassazione non sarebbe stato pensabile e una sentenza come quella della Corte d’Appello di Venezia neppure necessaria. Neanche uno stregone avrebbe sentito il bisogno di inventarsi la PAS. Per legge, consuetudine e potere, i figli appartenevano al padre.

Ecco come ne scriveva il filosofo ed economista liberale John Stuart Mill, nel 1869 (La servitù delle donne, pag. 38), con il medioevo già alle spalle, ma la condizione della donna non ancora moderna.

(...) qual è la sua posizione verso i figli, oggetti di comune interesse per lei e pel suo padrone? In legge i figli sono del marito: egli solo ha sopra di loro dei dritti legali: ella non può far nulla per essi, né intorno ad essi, senza esservi delegata dal marito; e perfino dopo la morte del marito, la donna non è la custode legale dei suoi figli, a meno ch’egli non l’abbia espressamente designata; egli poteva separarli da lei, impedirle di vederli, vietarle di corrispondere con essi, fino ad un’epoca recente in cui questo potere fu ristretto dalla legge.

Ancora oggi, nel 2013, resistono residui di questo primato patriarcale nel nostro codice civile art. 316, dove pure si afferma che la potestà dei figli è di entrambi i genitori che la esercitano di comune accordo, salvo aggiungere e specificare che «Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili».

Naturalmente, è fuori dalla concezione di quel patriarcato medievale, come anche del nostro più moderno e temperato, il diritto all’ascolto dei minori in ambito giudiziario, raccomandato dalle Nazioni Unite e dalla normativa europea, ma non ancora adeguatamente recepito dalla cultura giuridica italiana. Su questo punto, maschilisti vecchi e nuovi, i muri li tengono ben alzati.


P.s. A proposito di rappresentazioni lontane dalla realtà, leggo in un nuovo post che la Caritas contabilizza il numero di uomini separati che vanno lì a mangiare pasti. Chissà perchè solo gli uomini. In effetti, la Caritas contabilizza tutti: Il 12,7% delle persone che si rivolgono alla Caritas sono separate o divorziate. Di queste il 66,5% sono donne.

Una nuova ricerca dimostra che la violenza diminuisce nel modello nordico
di Samantha Berg
(Traduzione di Maria Rossi)

Probabilmente non avete sentito parlare della nuova ricerca sulla prostituzione in Norvegia. Essa è reperibile in norvegese dall'estate scorsa, quando alcune persone favorevoli alla prostituzione vi hanno fatto riferimento, ma quasi nessuno ha notato che esiste una versione in inglese del rapporto. Ora che l'ho letto, capisco il silenzio dei lobbysti favorevoli al lavoro sessuale e dei media liberali che abitualmente amano i comunicati stampa di disprezzo nei confronti dei militanti anti-prostituzione.

«Legami pericolosi: un rapporto sulle violenze cui sono esposte le donne che praticano la prostituzione» mi è stato presentato come la prova che la criminalizzazione dei clienti ha aumentato la violenza contro le prostitute ad Oslo. Il quotidiano norvegese The Local ha riferito della ricerca e ha riportato correttamente i risultati relativi alla riduzione delle violenze posti in evidenza dai ricercatori di ProSentret.

«Anniken Hauglie (Partito conservatore) ha invocato l'abrogazione della legge dopo che ProSentret, il centro pubblico di aiuto alle prostitute  della città, ha pubblicato venerdì un rapporto che evidenzia il deterioramento delle condizioni delle sex workers della capitale».

«La realtà è che la legge ha aumentato le difficoltà delle donne che esercitano la prostituzione» - dice Hauglie.

La ricerca del 2012 è stata confrontata con quella del 2008 e la conclusione è che nel 2008 il 52% delle prostitute di Oslo hanno affermato di essere state vittime di violenza, mentre nel 2012 questa percentuale ha raggiunto il 59%. Un incremento del 7% non è enorme, ma qualsiasi aumento della violenza nei confronti delle donne deve essere preso sul serio.

Fortunatamente, l'incremento di violenza nei confronti delle prostitute è una menzogna.

Bugiardi!

Per confezionare la menzogna sono state compiute diverse omissioni  e confusioni, ma la principale manipolazione è stata l'accettazione di una definizione di violenza che assimilava ciascun atto di violenza verbale (+ 17% rispetto al 2008) e ogni tiro di capelli (+ 167%) all'essere colpite da un pugno (meno 38%) o  all'essere vittime di uno stupro (meno 48%).

Ho scritto appunto che grazie al modello nordico gli stupri delle prostitute si sono dimezzati ad Oslo? Sì, l'ho scritto.

ProSentret non ha pensato di evidenziare il dato del dimezzamento degli stupri, ma io penso che si tratti di una notizia straordinaria. Penso anche che  il dato  della riduzione della metà delle violenze dei prosseneti rispetto al 2008 dovrebbe essere gridato ai quattro venti, così come il fatto che la violenza dei clienti regolari sia diminuita del 65% e quella in auto da parte di un cliente non abituale del 60%.

Le lesioni visibili riguardano ora un quarto, anziché un terzo del campione.

Una cosa che è cambiata è che il numero delle vittime di violenza  da parte di clienti non abituali in auto è diminuito, passando dal 27% all'11%.

Assistiamo anche a una riduzione della violenza da parte dei clienti regolari che è scesa dal 20% al 7%, mentre quella dei padroni/ sfruttatori è calata dal 14% al 7%.

Con le drastiche riduzioni dei gravi atti di violenza indicate dalla ricerca ci si potrebbe chiedere da dove viene il dato sbandierato di un incremento del 7%. La risposta sta nel maggior numero di molestie verbali e di aggressioni fisiche minori, giacché non viene fatta alcuna distinzione tra il ricevere un insulto o un pugno.

I sostenitori della riduzione del danno amano insistere sul fatto che la prostituzione al chiuso sia più sicura di quella di strada, e per certi aspetti lo è, ma la ricerca delinea un quadro opposto sulla violenza praticata all'interno. Le femministe sono impegnate da tempo  ad accrescere la consapevolezza che le donne sono aggredite più spesso in casa da uomini che conoscono piuttosto che in pubblico da sconosciuti. Perché stare in un bordello con un cliente improvvisamente è diventata una condizione e un luogo da cui attendersi un minor numero di stupri quando lo spazio privato non è sicuro per le donne?

La ricerca supporta la verità conosciuta dalle femministe, secondo cui le donne sono danneggiate dal fatto di essere intrappolate  in un luogo chiuso assieme ad uomini insuperbiti da ciò che percepiscono essere un diritto di controllo sulle donne.

Gli uomini più violenti sono i clienti non abituali e le donne cui essi infliggono le peggiori violenze sessuali sono quelle thailandesi che operano al chiuso, che costituiscono anche l'unico gruppo  a denunciare la violenza degli sfruttatori (11%).

In questo gruppo troviamo il maggior numero di intervistate che dicono di essere state minacciate/costrette a rapporti sessuali che non volevano praticare. Mentre il 27% dell'intero campione ha sostenuto di essere stato esposto a questa forma di violenza, il 45% di questo gruppo l'ha subita. In questo gruppo si registra anche il più alto numero di rapine (30%) e di minacce con le armi (40%). Inoltre il 20% di chi faceva parte di questo gruppo ha detto di essere stata stuprata.

Le prostitute che esercitano al chiuso subiscono più aggressioni sessuali dai clienti di quelle che praticano in strada, le quali, in ultima analisi, subiscono un maggior numero di abusi, ma non  di stupri o di rapine.

Le informazioni sulla violenza esercitata all'interno rispetto a quella praticata fuori smentiscono anche il luogo comune secondo cui, poiché in strada il mercato è dominato dal compratore, le donne prostituite sono danneggiate dalla mancanza di tempo per la negoziazione del rapporto con il cliente. Le prostitute di strada sono per lo più vittime di insulti e di aggressioni fisiche minori, che non sono violazioni del contratto sul tipo di prestazione sessuale, mentre le prostitute che esercitano al chiuso, che si presume godano del privilegio di selezionare i clienti e di non avere limiti di tempo per negoziare il tipo di rapporto, sono molto meno in grado di trattenere i clienti dal commettere rapine, stupri e dal minacciarle /costringerle ad avere rapporti sessuali che non sono stati concordati.

Focalizzare l'attenzione sul modo in cui le donne prostituite contrattano le prestazioni sessuali, ci distrae dal considerare le varie motivazioni che inducono gli uomini a negoziare un rapporto. E' comune buon senso ritenere che un uomo che vuole  un rapido rapporto orale da una prostituta sia meno interessato emotivamente e finanziariamente ad esercitare il suo diritto sessuale di un uomo che si prepara a pagare un'ora di rapporto con una prostituta ed estende a 60 minuti la realizzazione delle sue fantasie sessuali.

Permettetemi di dirigere la vostra attenzione su qualche stravagante inezia che potremmo aver perso nello tsunami delle statistiche succitate:  i morsi sono quasi triplicati (dal 6% al 15%); il tiro di capelli è quasi triplicato (dal 12% al 32%).

Ho vissuto a New York e a San Jose in Costa Rica, vale a dire che ho subito più molestie verbali e palpeggiamenti da passanti sconosciuti di quanti ne possa contare. Non sono mai stata morsa e nessuno mi ha mai tirato i capelli. Questi non sono comportamenti di un passante molestatore; sono comportamenti di un cliente. Un'informazione originariamente riportata nello studio del 2008, ma ripresa nel rapporto del 2012 fornisce un indizio sul motivo per cui questa violenza minore specifica del rapporto mercenario sia aumentata.

«La maggior parte delle donne che ha detto che avrebbe cercato aiuto contro la violenza ha sostenuto di aver chiamato o di aver minacciato di chiamare la polizia quando si  è trovata in una situazione pericolosa o minacciosa».

Le lobby favorevoli alla prostituzione affermano che gli uomini pagano il diritto al rapporto sessuale e non il diritto di abusare le donne. I clienti non mostrano di comprendere tale differenza;  per questo consentire agli uomini di pagare un rapporto sessuale e poi tracciare una linea di confine che impedisca gli abusi è  un'operazione destinata al fallimento. Gli uomini che pagano per il diritto di abusare delle donne hanno oltrepassato questa linea di confine, la attraversano attraverso una serie di abusi pagati, specialmente quando le pratiche sadomasochiste inflitte alle donne sono culturalmente approvate e considerate come un tipo di rapporto sessuale e non come un abuso.

Le femministe radicali sanno che la prostituzione è sesso coercitivo, cioè stupro. Abbiamo notato che la maggior parte delle vittime di stupri sono adolescenti abusate da uomini più grandi e riconosciamo gli stessi modelli demografici nella prostituzione. Come nel caso dello stupro, l'aspetto sessuale del crimine alimenta molti pregiudizi culturali che occultano il fatto che la sua essenza è costituita dal configurarsi come una violenza maschile.

La riduzione ad Oslo della violenza grave [nei confronti delle prostitute], abbinata all'aumento di violenze come i calci, i morsi e i tiri di capelli ci ricorda che, come per altri tipi di stupro, il sesso è il mezzo preferito della violenza, ma è la violenza stessa il punto cruciale della questione.

Le donne prostituite ad Oslo stanno effettivamente modificando i comportamenti dei clienti con la minaccia di chiamare la polizia e i clienti stanno reagendo con la riduzione della loro violenza al di sotto della soglia che fa scattare la risposta [della prostituta]. Anziché commettere stupri o aggressioni aggravate, i clienti si sono spostati verso violenze come i calci, i morsi, i tiri di capelli, sapendo che queste violenze non si tradurranno in una chiamata della polizia.

A proposito di ciò, andiamo a vedere che cosa dice il rapporto riguardo alla polizia e alle prostitute.

POLIZIOTTI

Gli abusi che la polizia commette nei confronti delle donne prostituite costituiscono un problema. Alcuni studi hanno indicato che ben il 30% delle violenze verso le donne prostituite sono commesse da poliziotti. Il comportamento abusante della polizia è frequentemente indicato dai sostenitori della riduzione del danno come una delle ragioni per cui procedere alla legalizzazione della prostituzione. ProSentret sostiene che le prostitute stiano segnalando un minor numero di violenze perché nutrono minor fiducia nella polizia, ma è più corretto attribuire il minor numero di segnalazioni al forte calo delle violenze di maggior gravità.

«Se osserviamo i dati relativi  al ricorso alla polizia, al pronto soccorso, a ProSentret e a Nadheim, constatiamo che le prostitute che vi hanno fatto ricorso nel 2012 sono circa la metà di quelle che vi hanno fatto ricorso nel 2007/2008».

Circa la metà del numero di prostitute che beneficiano del sostegno di questi centri corrisponde abbastanza bene al dimezzamento del numero degli stupri e delle violenze dei prosseneti.

In base ai dati del loro rapporto, dopo l'adozione del modello nordico, le prostitute sono il 41% meno propense a cercare aiuto dalla polizia, ma sono il 54% meno propense a cercare aiuto presso ProSentret!

E a quanto pare le prostitute sono apparentemente terrorizzate dal personale del pronto soccorso, perché il ricorso alle cure di emergenza è sceso di un eccezionale 79%.

Se non si tiene conto dell'enorme riduzione delle violenze gravi, allora questi mutamenti appaiono allarmanti in base all'interpretazione di ProSenter.  Abbinato al dato del calo della prostituzione di strada di almeno il 50% dal 2008 al 2009 e della prostituzione al chiuso del 16% nello stesso anno, il forte calo della segnalazione delle violenze da parte delle donne prostituite è da festeggiare.

L'accecamento ideologico dei ricercatori di ProSentret non  consentirà loro di ammettere l'enorme riduzione delle violenze di maggiore gravità che risulta dai loro dati.

«Molti comportamenti delle donne sono probabilmente dovuti al timore di pregiudizi da parte della polizia, del sistema giudiziario e dei servizi sanitari. Il doppio stigma di vittima della violenza e di prostituta può essere un pesante fardello da portare. Altri motivi potrebbero essere, tra l'altro, l'ignoranza del modo in cui denunciare una violenza alla polizia in Norvegia, la paura che la polizia  applichi altre leggi contro la prostituta, la mancanza di fiducia nella polizia, o altri motivi che inducano le donne a non sporgere denuncia».

Le persone che fanno degli abusi della polizia nei confronti delle sex workers un punto di forza [delle loro tesi contrarie alla legge norvegese] possono trovare istruttivo il fatto che nessuna delle violenze segnalate da 123 donne prostituite ha riguardato la polizia norvegese, neppure un caso di abuso verbale. Ecco un altro punto a favore del modello nordico.

Raramente un gruppo di attivisti pro-prostituzione sceglie di essere così platealmente ignorante da ignorare i dati delle proprie ricerche. Intendiamoci, non è la prima volta che accade. In Nuova Zelanda una ricerca collettiva della lobby favorevole alla prostituzione ha rivendicato come successo, nella sintesi ufficiale, l'assenza di mutamenti nel numero delle prostitute di strada, ma nascosta nella Sezione 8 del rapporto si trova la verità, ossia il dato che le prostitute di strada ad Auckland sono più che raddoppiate con la legalizzazione.

E' un'operazione menzognera quella di prendere le informazioni presentate nel rapporto «Legami pericolosi» per trarne questa conclusione:

«Nulla tra gli studi che abbiamo condotto tra le donne e tra i servizi di aiuto suggerisce che la criminalizzazione dei clienti abbia tutelato le donne dalla violenza degli stessi clienti; piuttosto le donne stanno proteggendo i clienti dalla polizia».

Le parole conclusive del rapporto dichiarano: ProSentret  si impegnerà a: «Organizzare corsi sulla violenza nella prostituzione e nei rapporti intimi, ponendo particolare attenzione alla conoscenza della violenza, alla fornitura di consigli pratici e di informazioni sulle offerte di aiuto. Questi corsi saranno organizzati in collaborazione con Oslo Crisis Center e con un fornitore di corsi di autodifesa. Elaborare e distribuire materiale informativo adatto agli utenti di Pro Sentret sulla violenza, sui diritti e contenente suggerimenti per mantenere la propria sicurezza.»

In altre parole, l'obiettivo di ProSentret è quello di costruire prostitute migliori. Io preferisco altre soluzioni.

Il modello nordico funziona e  dovrebbe essere mantenuto. Se ProSentret e gli altri gruppi che rivendicano i diritti delle sex workers si rifiutano di sostenere l'abolizione della schiavitù sessuale, sono sciocchi, ma sono sciocchi che possono  ancora migliorare quello che possono fare per le donne prostituite rimanendo fedeli al proprio sistema di convinzioni.

La prima cosa che possono fare è di monitorare attivamente i clienti delle prostitute in modo più efficace. I clienti non abituali commettono le peggiori violenze e fare esclusivamente assegnamento sui drammatici racconti delle sopravvissute alla violenza dei clienti non è sufficiente. C'è spazio sia per le forze di polizia che per le associazioni no profit nella raccolta di informazioni sui clienti non abituali.

In secondo luogo possono attivarsi per ottenere il permesso di soggiorno (?) per le vittime straniere. Non conosco in modo approfondito il trattamento riservato in Norvegia  alle immigrate vittime della tratta, ma non ho difficoltà a credere che si possa fare di più per tutelarle dalla discriminazione e dalla deportazione.

Il mio terzo e ultimo suggerimento rivolto alle organizzazioni di riduzione del danno è di insegnare alle donne prostituite che qualsiasi violenza a loro inflitta è importante. Mordere e tirare i capelli sono azioni quasi triplicate, ma non è sufficiente segnalarle. Il cliente sarà violento finché non lo respingeremo, così noi dobbiamo continuare a spingere indietro l'asticella della tollerabilità [della violenza].

Dobbiamo concedergli fiducia. I ricercatori hanno sinceramente tentato di rispettare le difese psicologiche delle prostitute quando hanno operato la distinzione tra la categoria di "stupro" e quella di "minaccia o costrizione ad avere un rapporto sessuale che non è stato concordato", in riconoscimento del fatto che molti non chiamano stupro una violenza sessuale priva di aggressione.

Essi includono questo commento sulle differenze culturali nella definizione di violenza:

«ProSentret ha sperimentato che, in genere, molte donne straniere esprimono sia il dolore fisico che quello psicologico in modo diverso rispetto alle donne norvegesi. E' possibile che alcuni nella ricerca non abbiano riconosciuto il loro modo di esprimere il dolore».

E' ovvio che i ricercatori di ProSentret si siano presi cura delle donne che si rivolgono loro. Vorrei solo che tale preoccupazione fosse estesa ai milioni di donne che essi non vedranno mai  e alle generazioni di prostitute che seguiranno quella attuale, se non prendiamo posizione ora.

Come ho detto all'inizio, la ricerca di Oslo ha fatto una breve apparizione nei media favorevoli alla prostituzione. Gli usuali lobbysti della prostituzione l'hanno letta e hanno taciuto. Sarebbe stato meglio che la relazione contenesse solide prove che il modello nordico genera un più alto grado di violenza (nei confronti delle prostitute). In questo caso sarebbe stato divulgato, come quelli studi che pretendono che la carriera di prostituta o di pornostar sia più felice di quella della donna media. Ora si sa che cosa c'è nel rapporto, e ora sapete perché la lobby favorevole alla prostituzione preferisce far finta che non esista.

Esiste e prova che hanno ragione le abolizioniste. Ora non lasciamo che cada nell'oblio.


New research shows violence decreases under Nordic model: Why the radio silence?

Dire che il maschilismo è una questione culturale sembra voler dire che dipenda da mentalità, educazione, stereotipi, retaggi di modi di pensare del passato. Così impostato, la soluzione al problema è una educazione diversa. Questo è vero solo in parte. Vale soprattutto per la cultura delle donne. Perchè il maschilismo è diffuso anche tra le donne.

Gli uomini, oltre ad un condizionamento culturale, hanno invece nel maschilismo un interesse materiale. Quello di avere dei privilegi, dei vantaggi nella sfera pubblica e nella sfera privata, mediante la discriminazione e l'asservimento delle donne. Grazie al maschilismo gli uomini hanno più facile accesso al lavoro e alla carriera. E, di volta in volta trovano nella donna, una segretaria, un’addetta alle pulizie, una prostituta, una cameriera, badante, baby sitter. Dietro ad ogni grande uomo, c’è una grande donna. Appunto. Dunque, il maschilismo è funzionale. Se le cause sono incerte, gli scopi, per quanto dissimulati, sono abbastanza evidenti.

La violenza sulle donne (in tutte le sue forme, dalla più grave alla più lieve e diffusa) è uno strumento del maschilismo. Serve per subordinare le donne agli uomini. Lo è anche nel dibattito pubblico, dove sottomettere significa ottenere ragione. O comunque, ottenere qualsiasi cosa sia desiderata ma non sia dovuta. Per ottenere questa sostanza, si usano delle forme. Ed è perciò ipocrita la distinzione tra forma e sostanza.

Lo si può osservare in questi consigli di circoscrizione milanesi (ma credo in tutta Italia) dove gli uomini insultano le donne con epiteti e battute sessiste, come lo si può osservare in un forum, a cominciare dal nostro. Un esempio è il caso di quel maschietto non violento che riteneva lecita un minimo di violenza verbale per rendere una interlocutrice più simpatica e ricettiva, meno superba e spocchiosetta. Purchè non si esagerasse, poiché l'eccesso poteva essere controproducente, il trattamento a lei riservato in principio lo trovava pure divertente.

Come si vede da queste considerazioni, ha valore relativo la distinzione tra uomini violenti e non violenti. L'azione violenta è solo di uno, i vantaggi sono di tutti: divertimento, maggiore disponibilità al dialogo, più attenzione, più simpatia etc. Ci sta, che si suggerisca alle donne di reagire alle offese in modo sereno e affettuoso.

Questo intendo, quando dico che il sessismo è una questione politica (cioè questione di rapporti di potere tra i sessi). Il sessismo è una questione politica radicata nel tempo di oggi (non solo nel passato), in quanto rapporto di potere tra uomini e donne. Poi è evidente che i rapporti tra gli individui producono anche una cultura. Ma la radice è materiale.

Preferisco mettere in evidenza la questione politica, perchè penso sia più giusto e più responsabilizzante. La «questione culturale» che si perde nei secoli è una cosa che sfugge, che ereditiamo senza colpa, e che passiamo alle generazioni future, con la speranza che sappiano trattarla meglio. Noi siamo solo di passaggio. Quella «questione culturale» non si sa da dove arriva, come è cominciata e fin dove arriverà. La «questione culturale» è più facile proiettarla all'esterno, nello spazio (le altre culture) e nel tempo (i secoli passati).

Il sessismo è radicato in tutti, d'accordo. Come il razzismo, come l'antisemitismo, come l'omofobia. Questo non significa che ciascuno se lo combatte solo nel proprio intimo, senza individuare avversari. Sessismo, razzismo, antisemitismo, omofobia, sono motivi di conflitto tra gli individui, perchè valori e interessi relativi ad essi sono contrastanti. Il razzismo non sarà un «nemico esterno a noi», ma la Lega si, e anche i sindaci sceriffo, e anche il razzista democratico che scrive lettere ai giornali per appoggiare lo sgombero dei rom.

Il sessismo c'è chi se lo riconosce e chi no. C'è chi pensa, dice e agisce per contrastarlo e chi invece per preservarlo. C'è chi fa l'indifferente, perchè tanto gli va bene così. C'è chi organizza la tratta delle donne e chi la combatte. Chi non organizza, ma fa il cliente. Tutti abbiamo merda in corpo. Qualcuno la caga e dice: toh è proprio merda. Qualcun altro la caga e dice: volevo solo sdrammatizzare.

Se fossi un democratico (PD) vorrei un compromesso con i 5 stelle, non con il PDL. Lo preferirei anche ad un ritorno alle elezioni. Quindi, ho firmato questa petizione. L'Italia è un paese diviso in tre. Sarebbe molto discutibile una legge elettorale che consegnasse la maggioranza ad una delle tre minoranze, che riesce a prendere un voto in più.

Il M5S ha deciso programmaticamente di non allearsi con nessuno e si batte per spazzare via la vecchia classe politica e i suoi partiti. Ma si ritrova in una situazione imprevista. Ha raggiunto il 25%, mentre gli altri due poli sono precipitati rispetto al 2008 ed hanno dimensioni analoghe alle sue. Dati questi rapporti di forza, il M5S non è obbligato a collocarsi all'opposizione. La sua scelta può determinare il governo del paese, oppure l'ingovernabilità e il ritorno a nuove elezioni.

Non dico che il M5S deve votare la fiducia ad un governo PD per la stabilità. Dico che dovrebbe andare a vedere le carte del suo interlocutore. Al limite, anche partecipare al governo. Provarci. Se poi non è soddisfatto dell'esito del confronto (alla luce del sole in parlamento), può sempre votare contro.

Per il M5S, non allearsi con nessuno dei vecchi partiti è una questione identitaria. Il M5S non vuole essere un partito tra gli altri. Scommette su un governo PD-PDL o sull'ingovernabilità per fare il pieno alle prossime elezioni. Ma se il pieno lo avesse già fatto?

Il M5S raggiungerà una dimensione, il 30%, il 40% oltre la quale non potrà andare. Sarà maggioranza relativa, ma sempre una minoranza e dovrà accordarsi con qualcun altro. Oppure governare da solo grazie ad un qualche meccanismo maggioritario e misurarsi con una opposizione. Diventerà una componente della democrazia. Una tra le altre. Già adesso, ragionando solo ed esclusivamente nei termini di ciò che conviene al movimento è "uno di quelli", pratica il primato dell'interesse di partito.

Se si crede che al prossimo giro Grillo sfonderà la maggioranza assoluta, è perchè si fanno le previsioni estremizzando e proiettando il presente sul futuro. E' probabile che molti elettori del PD e del PDL riorientino il loro voto a favore del vincitore. Ma è anche probabile che molti elettori del M5S abbiano fatto una scelta pragmatica. Tra questi, molti sono ex elettori di sinistra che avrebbero visto con favore un accordo con il PD (Dario Fo ad esempio). Questi elettori stanno verificando che il voto al M5S serve per avere un grande risultato elettorale, arrivare primi, ma poi non è spendibile, tutto è rimandato ad un prossimo appuntamento e intanto si resta nei guai. Il saldo potrebbe non essere positivo, o non così tanto da conquistare la maggioranza assoluta. Il progetto di spazzare via ogni altra forza politica, è velleitario. Non ci è riuscito neanche il fascismo in vent'anni. Berlusconiani, dalemiani, veltroniani possono essere spazzati via, ma esisteranno sempre una destra e una sinistra, emergeranno nuovi gruppi dirigenti, forse nuove formazioni. Non credo al nuovo fascismo. Mancano requisiti essenziali: il razzismo, la violenza politica, il nazionalismo. I grillini sono bravi ragazzi.

Se il M5S si è impegnato a non contaminarsi con la vecchia politica, si è anche impegnato a praticare la democrazia diretta. Adesso ha una occasione per metterla in pratica. Di fronte ad una scelta cruciale per il governo del paese, anziché decidere tra Grillo e Casaleggio, può rimettersi alla decisione dei suoi militanti e simpatizzanti. Cosa che può fare anche il PD che si dibatte nei caminetti tra governissimo, sfida a Grillo e accordo con tutte o solo una parte dei 5 stelle. La governabilità si garantisce con la partecipazione.

Un obiettivo nel mirino dei grillini: il finanziamento pubblico ai partiti. E' giusto abolirlo. Un referendum ha deciso così. La legge sui rimborsi è un aggiramento. Ed elargisce ai partiti molto di più di quanto effettivamente spendano nelle campagne elettorali.
L'abolizione favorisce i ricchi? Forse. I partiti socialisti sono nati e cresciuti senza finanziamento pubblico. In America, Obama con le micro donazioni ha raccolto più fondi dei suoi avversari sostenuti dai petrolieri e dalle multinazionali. Raccogliere soldi incentiva la mobilitazione. Il finanziamento pubblico burocratizza. Per non dire del fatto che il finanziamento pubblico non ha impedito a Bersani di accettare i soldi offerti dal gruppo Riva. Né ha impedito ad un centinaio di amministratori del PD di finire inquisiti per corruzione.
Forme di sostegno pubblico possono al limite consistere nel concedere ai partiti, invece dei soldi, direttamente beni e servizi gratuiti: sedi, carta, telefoni, poste, affissi e spazi elettorali.

Questa immagine spiega il risultato della sinistra nelle elezioni politiche 2013. E’ stata usata in campagna elettorale dai militanti di Rivoluzione Civile e dice quasi tutta la verità. 

L'immagine dice che il PD è un partner inaffidabile, per una prospettiva di cambiamento. Il suo cuore batte per la continuità dell’agenda Monti, con qualche ritocco. Si unisce formalmente con SEL, ma in realtà flirta con i centristi con cui ha governato nell’ultimo anno e con cui desidera governare ancora, persino ottenendo una maggioranza autosufficiente. «Se avremo il 51% ci comporteremo come se avessimo il 49%» (Bersani). Non è questione di numeri ma di garanzie sul piano internazionale. Il leader del PD ha più credito negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Europa, se Monti è suo alleato. Non si può dire esplicitamente in questi termini. Infatti, Bersani parla poco e tiene un profilo basso per tutto il tempo, dalle primarie alle politiche. Unico caso nella storia delle elezioni in cui il partito favorito non occupa il centro della scena della campagna elettorale (Curzio Maltese). Chi vota PD vota per un aggiornamento della politica del governo tecnico. Così molti evitano di votarlo. Ed evitano ancor di più lo stesso Monti, identificato con tagli e tasse, che non migliorano il quadro economico e peggiorano il quadro sociale.

L'immagine dice che Sinistra, ecologia e libertà è un alleato ininfluente. Di facciata. Accolto per coprire il PD a sinistra, in cambio della elezione di un drappello di parlamentari, ma senza la reale possibilità di incidere sulle scelte politiche. SEL partecipando alle primarie ha sottoscritto la carta d’intenti dell’Italia bene comune, la quale prevede il rispetto e l’applicazione dei trattati internazionali, quindi del fiscal compact. 50 mila miliardi di tagli ogni anno per la riduzione del debito, che predetermineranno la politica economica dei prossimi governi per molti anni a venire.

L'immagine dice che la scelta giusta allora è Rivoluzione Civile. Infatti, la foto su Facebook, è diffusa dai militanti e simpatizzanti di Ingroia. Ma se il PD è il partner fedifrago, SEL il partner tradito, Monti l’amante desiderato, in quella foto che posizione occupa l’invisibile Rivoluzione Civile? Quella dello spasimante esplicitamente respinto. Il concorrente di Nichi Vendola, ancora meno fortunato di lui. Che in principio fa la proposta di fidanzamento. Rifiutato, lotta per conquistarsi un ripensamento (nel futuro parlamento i nostri voti potrebbero essere determinanti per la maggioranza di centrosinistra), infine recrimina contro il rifiuto del PD addossandogli la colpa della propria sconfitta.

Il PD subalterno all’austerity europea e all’agenda Monti. SEL e RC subalterne al Partito democratico. La subalternità è la cifra del deludente risultato elettorale della sinistra. Il M5S percepito come unica forza autonoma per il cambiamento.

Andiamo per esclusione. Escludo di astenermi. Ho letto alcune dichiarazioni astensioniste da parte di persone che stimo e rispetto, come la scrittrice femminista Michela Murgia o la militante notav Simonetta Zandiri. Seppure condivida la ragione morale, mi risulta incomprensibile il senso politico. L'astensionismo ha la sua ragion d'essere nei referendum abrogativi per fa mancare il quorum e invalidare la consultazione. Alle elezioni invece il numero dei votanti non cambia la validità del risultato. E neanche la ripartizione dei seggi, come proporrebbe Paolo Flores D'Arcais. Se vota solo il 50%, ad essere ripartito è sempre il 100% dei seggi. Non è vero che non si vota perchè non ci rappresenta nessuno. Gli eletti dagli altri rappresenteranno comunque tutti senza vincolo di mandato. Alla fine, non dare il voto a nessuno, equivale a darlo a tutti.

Escludo di votare Pdl-Lega. Per una questione di pelle. Tutti sono criticabili. Alcuni sono repellenti. Sono repellenti il razzismo, la xenofobia, il sessismo ostentato. L'aziendalismo. Il potere anti istituzionale, l'idea di convivere con la criminalità organizzata, l'essere parte sistemica della corruzione e dell'evasione fiscale, la rivendicazione dell'impunità camuffata da una richiesta di garantismo. La destra italiana ha la pelle di giaguaro, con tutte queste macchie, che il Bersani-Crozza non può togliere. E in questa pelle dimostra di essere a suo agio. Gli scandali non la mettono in crisi. Al governo ha trattato gli affari privati del suo leader, non ha perseguito nè il risanamento, nè lo sviluppo. Come ammise Brunetta nel 2006, anche nel 2011 si poteva dire che il governo Berlusconi aveva fatto correre la spesa corrente, senza migliorare i servizi. Nella maggioranza del governo Monti, la destra ha votato tutte le misure di austerità, compresa l'Imu. In campagna elettorale fa propaganda contro l'austerità. Tra questa destra che ha dato in appalto alla Lega Nord la politica sull'immigrazione e le altre liste, c'è una discriminante di civiltà.

Escludo di votare per Monti, Casini e Fini, perchè sarebbe un voto a favore della recessione e dell'ingiustizia sociale. Mi è capitato di leggere un argomento a favore di questa scelta che in sostanza dice così. Il quadro è brutto, ma immutabile, Monti almeno è il più abile a gestirlo. E' quello che sa parlare con Angela Merkel. Insomma, il miglior leader per un paese colonizzato. Può essere, ma anche la rassegnazione richiede vocazione ed io non mi sento di improvvisare.

Escludo di votare Grillo, anche se gli auguro un buon risultato. Le accuse di fascismo, populismo, qualunquismo, sono giustificate solo in parte, e per quanto ne sappiamo finora, soprattutto per motivi estetici. Dice che sono tutti uguali, ed è sbagliato, ma ogni partito nuovo esordisce così, facendo valere la propria diversità contro tutti. Si rivolge contro una destra e una sinistra che hanno inciuciato e governato insieme. I suoi strali non sono rivolti ingiustamente contro personaggi del calibro di De Gasperi, Togliatti, Nenni, La Malfa, Moro e Berlinguer, ma solo contro Berlusconi, Bersani, Monti, Casini, Fini, in un periodo in cui la sovranità della politica è molto ridotta. Grillo, che ha un curriculum di lotte ambientaliste, contro la Tav, per la tutela dei risparmiatori dalle bancarotte di grandi gruppi, per l'abolizione delle leggi sul precariato, ha fatto affermazioni molto ambigue sulla mafia, sul fascismo, sull'immigrazione. Per sfondare anche a destra, dicono i suoi difensori. E' il suo modo di praticare la politica pigliatutto. Sono tentato di credergli, però se si inoltra per prendere un leghista o un fascista con gli argomenti loro, per adesso è meglio che perda me.

Escludo di votare le liste del Partito democratico. Il PD ha fatto una politica disastrosa. Ha rinunciato al voto anticipato, dopo le dimissioni di Berlusconi. Ha così ammesso di essere impreparato a governare da solo. Ha creato Monti, ha favorito l'ascesa di Grillo, il recupero di Berlusconi. Ma soprattutto ha votato tutte le leggi dell'austerità: l'aumento dell'età pensionabile, la manomissione dell'articolo 18, i tagli lineari alla pubblica amministrazione, il fiscal compact (50 miliardi da tagliare ogni anno) e il pareggio di bilancio in Costituzione. E promette di continuare così, con un po' più di equità e di lavoro (con quali risorse non si sa). Il PD non si candida al governo per fare una politica diversa, ma per fare, magari controvoglia, questa politica, per farla meglio di altri, per farla in attesa e nella speranza che il prossimo governo tedesco ci detti un'altra politica. Spesso si contesta il leaderismo. Meno la managerialità. Il PD è l'unico partito che si presenta con un candidato premier politico di professione, non un leader, ma un manager del suo ramo. La copertina di un libro anni fa spiegava così la differenza: «Il manager fa le cose nel modo giusto, il leader fa le cose giuste». Mentre gli altri sono partiti di leader (che magari fanno le cose sbagliate), il PD è partito di manager. Che fa le cose sbagliate, nel modo più giusto possibile.

Non escludo di votare Sinistra, ecologia e libertà, almeno al senato. E' il partito che forse mi somiglia di più per sensibilità politica, anche se trovo abbia un nome fatto di parole disgiunte e una collocazione poco influente. Subito con il PD, invece di allearsi con Ingroia per ricostruire un polo di sinistra e poi eventualmente allearsi con il centrosinistra. Una divisione poco comprensibile, pertinente con le esigenze di un personale politico (tornare in parlamento) che non le con ragioni di una strategia politica. SEL chiede il voto per rafforzare la gamba di sinistra del centrosinistra e rendere superflua l'alleanza con Monti. Ma l'importanza dell'ex premier non è solo questione di numeri, ma anche di garanzia a livello internazionale, perciò Bersani ha dichiarato che se pure fa il 51%, si comporterà come se avesse solo il 49%. A quel punto Nichi Vendola dovrà scegliere se digerire il compromesso, magari immaginandosi un'autocritica di Monti, oppure passare all'opposizione. Spero comunque che il 51% riesca a farlo, in modo che si abbia un governo stabile e che il centrosinistra possa essere considerato pienamente responsabile delle scelte che vorrà compiere, senza l'alibi di condizionamenti berlusconiani o centristi. Intanto però, la soglia di sbarramento al senato, per le liste che si presentano da sole è molto alta (8%) e votare RC, ha ragione Chiara Ingrao, è come astenersi, perciò forse si può tentare questa carta.

Infine, penso di votare Rivoluzione Civile alla Camera. Dove l'obiettivo del 4% è a portata di mano, forse più, e dove si può provare a ricostruire una opposizione di sinistra a fronte di una maggioranza di centrosinistra data per certa. Antonio Ingroia, anche se non è sempre disinvolto in TV, mi sembra una persona integerrima e mi ispira fiducia. Capisco che il cartello elettorale (Prc-Pdci-Idv-Arancioni) che lo sostiene, dia un po' da pensare. Ma siamo in un mondo imperfetto.

In sintesi, penso questo. Per fare una politica a favore del lavoro e del welfare occorrono risorse. Le risorse sono strozzate dal debito. Questo, dichiarato o no, è il tema centrale delle elezioni. Come gestiamo il nostro debito. Lo risaniamo o lo rinegoziamo? Io credo che si debba votare per rinegoziarlo. Al senato la scelta può essere M5S per chi si fida di Grillo, per chi non si fida, come me ad esempio, resta solo l'ala sinistra del centrosinistra. Alla camera la scelta più nitida è Rivoluzione Civile.

Però, se avete idee migliori...

Nel 2006 esistevano circa 30 bordelli legali in 10 delle 17 contee del Nevada, mentre la prostituzione era vietata in tutti gli altri Stati USA. Malgrado questa legalizzazione, la prostituzione resta tuttora vietata nelle città del Nevada con più di 400 mila abitanti come Reno o Las Vegas. Si vuole che i "clienti" prostitutori - camionisti, dipendenti dei ranchs, minatori, militari e uomini d'affari - frequentino i bordelli legali situati in zone rurali quasi desertiche. 

Melissa Farley ha intervistato alcuni gestori e 45 prostitute, di diversa provenienza e di età compresa tra i 18 e i 56 anni, di otto bordelli legali. In altri sei si è vista semplicemente rifiutare il diritto di parlare con loro. In un libro di più di 300 pagine, riporta le sue osservazioni e le sue interviste. Ne abbiamo estratto qualche considerazione [..], dal momento che [molti sostengono] i pretesi vantaggi della legalizzazione.

Legalizzare, significherebbe porre fine alla stigmatizzazione delle prostitute
Confinati in zone desertiche, lontani dalla vista e dai luoghi abitati, i bordelli legali sono, al contrario, l'ammissione plateale della volontà di isolare fisicamente le donne e di rifiutarle socialmente. Il loro orizzonte è limitato ai prosseneti e ai clienti prostitutori. L'organizzazione della prostituzione per zone è la manifestazione materiale della stigmatizzazione sociale e psicologica [delle donne che la praticano].

Legalizzare, produrrebbe una riduzione degli stupri e delle violenze legali
In Nevada, il tasso degli stupri è due volte superiore a quello che si registra nello Stato di New York e quattro volte più elevato di quello che si rileva complessivamente negli Stati Uniti. 
Lungi dal costituire un baluardo contro lo stupro, l'esempio del Nevada mostra come la prostituzione legale produca l'effetto opposto, poiché promuove lo sfruttamento sessuale delle donne. [...].

Legalizzare, significherebbe permettere alle persone prostituite di disporre integralmente del denaro che guadagnano
Il 50% dei guadagni sono intascati dai padroni, senza contare la quantità di mance che le donne sono tenute a versare ai cuochi, ai barmans, ai sorveglianti e senza considerare il prezzo proibitivo richiesto per il cibo, l'alloggio e le cure mediche. 
Considerate come indipendenti, esse non hanno diritto all'assicurazione sociale. Secondo Farley, a loro rimane un quinto del guadagno. [...] Ad arricchirsi sono i gestori dei bordelli [...].

Legalizzare consentirebbe di ridurre la tratta delle donne
Il Nevada è un epicentro della tratta delle donne negli Stati Uniti. La maggioranza delle donne che lavorano nei bordelli legali non sarebbe originaria del Nevada. Secondo Farley, questi luoghi sono fortemente legati alla tratta nazionale ed internazionale e alle organizzazioni criminali. [...] 
Quando arriva un cliente, le donne hanno 30 secondi per mettersi in fila come fossero bestiame, prima di subire l'umiliazione delle battute e dei commenti. Il rispetto di cui le donne sono oggetto nel bordello è un riflesso di quello che è loro assicurato nella società: la qualità di vita delle donne del Nevada è fra le peggiori degli Stati Uniti. Su 50 Stati, esse occupano il quarantasettesimo posto per numero di diplomate, il quarantesimo per tasso di occupazione e per livello di reddito, il quarantaduesimo per salute e benessere. Infine, il Nevada è all'ultimo posto, il cinquantesimo, per quanto riguarda la mortalità femminile causata dal cancro ai polmoni e dal suicidio.

Legalizzare equivarrebbe a garantire diritti e libertà alle persone prostituite
Vita da carcerate, sorveglianza elettronica permanente. 
Le "impiegate" sono abbandonate all'arbitrio dei padroni e alle multe, in luoghi dove la polizia fa poche ispezioni perché «non è un bene per il business». 
In occasione di un appuntamento con il proprietario di un bordello legale non lontano da Las Vegas, Melissa Farley è stata minacciata con una pistola. 
In questo bordello, le donne non avevano il diritto di possedere un'auto. In un altro, erano tenute chiuse dietro ad una grata simile alla cella di una prigione, in un altro ancora dovevano sottostare al divieto di frequentare da sole i bar e i ristoranti. Farley sottolinea l'esistenza di un abisso tra le rappresentazioni libertarie e il filo spinato che recinta i bordelli legali [...]

Legalizzare significherebbe circoscrivere e controllare la prostituzione
La prostituzione legale non rappresenta che un settore irrisorio dell'industria del sesso in Nevada. Il 90% della prostituzione è illegale: di strada, escorts, strip-clubs, sale massaggio. [...]

Legalizzare garantirebbe la salute pubblica.
Le persone prostituite hanno l'obbligo di effettuare test di individuazione dell'HIV, ma i loro clienti ne sono dispensati e ciò è indice, quanto meno, di una concezione sessista e reazionaria (oltre all'inganno derivante dal fatto che un test dell'HIV conferma la presenza del virus solo dopo che siano trascorsi tre mesi dal contagio). 
Questa logica dimostra che importa soltanto il cliente e che viene sacrificata la salute delle donne che sono al suo servizio. Farley constata l'esistenza di una mobilità incessante delle prostitute tra bordelli legali ed illegali. Non si vede, quindi, quali garanzie offra il preteso controllo sanitario.

Claudine Legardinier

(Traduzione di Maria Rossi)

Vedi anche: California, le case chiuse non sono al riparo dalla violenza

E' completamente sbagliato supporre che le case chiuse siano al riparo dalla violenza.
Non posso evitare di esprimere la mia profonda tristezza quando vedo gli sforzi che le organizzazioni favorevoli alla prostituzione compiono per ottenere la decriminalizzazione dell'atto di comprare una persona per fare sesso.
Mi è semplicemente impossibile comunicare per iscritto il dolore intenso e il dissenso [a questa proposta] che mi derivano dalla mia esperienza di prostituta.
Ho scelto di lavorare come prostituta perché credevo di non avere altra scelta. Sono entrata nella prostituzione a causa di stress emotivi e di problemi economici estremi e a causa dell'assenza di aiuto da parte della mia famiglia.
Poiché ero bianca e non presentavo segni evidenti di grave tossicodipendenza, ho potuto lavorare nei saloni di massaggio «chic» [in California].
Anche se la prostituzione di strada era estremamente pericolosa, fu completamente sbagliato supporre che le case chiuse fossero al riparo dalla violenza.
Vi si realizzavano tentativi di strangolamento e di sequestro. I clienti si sfilavano intenzionalmente i preservativi, contro la volontà della prostituta. Richiedevano spesso atti di masochismo e di sadismo.
Se i gestori ritenevano che la domanda del cliente fosse ragionevole, la prostituta era obbligata a sottostare [a questa decisione], se non voleva cercarsi un'altra casa chiusa.
Ho scelto ora di difendere il diritto delle prostitute a liberarsi dai vincoli che impediscono loro di abbandonare questo ambiente.
Invito urgentemente le persone che nutrono simpatia nei loro confronti a consultare i dati demografici e ad ascoltare i desideri espressi dalle donne, dagli uomini, dai bambini, dai transgender che esercitano la prostituzione.
Questa documentazione mostra che le organizzazioni che operano a favore di una banalizzazione della prostituzione non rappresentano che una minoranza molto piccola della popolazione prostituita.

Una sopravvissuta che sceglie di rimanere anonima.

Traduzione di Maria Rossi

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.