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La violenza diminuisce nel modello nordico

Una nuova ricerca dimostra che la violenza diminuisce nel modello nordico
di Samantha Berg
(Traduzione di Maria Rossi)

Probabilmente non avete sentito parlare della nuova ricerca sulla prostituzione in Norvegia. Essa è reperibile in norvegese dall'estate scorsa, quando alcune persone favorevoli alla prostituzione vi hanno fatto riferimento, ma quasi nessuno ha notato che esiste una versione in inglese del rapporto. Ora che l'ho letto, capisco il silenzio dei lobbysti favorevoli al lavoro sessuale e dei media liberali che abitualmente amano i comunicati stampa di disprezzo nei confronti dei militanti anti-prostituzione.

«Legami pericolosi: un rapporto sulle violenze cui sono esposte le donne che praticano la prostituzione» mi è stato presentato come la prova che la criminalizzazione dei clienti ha aumentato la violenza contro le prostitute ad Oslo. Il quotidiano norvegese The Local ha riferito della ricerca e ha riportato correttamente i risultati relativi alla riduzione delle violenze posti in evidenza dai ricercatori di ProSentret.

«Anniken Hauglie (Partito conservatore) ha invocato l'abrogazione della legge dopo che ProSentret, il centro pubblico di aiuto alle prostitute  della città, ha pubblicato venerdì un rapporto che evidenzia il deterioramento delle condizioni delle sex workers della capitale».

«La realtà è che la legge ha aumentato le difficoltà delle donne che esercitano la prostituzione» - dice Hauglie.

La ricerca del 2012 è stata confrontata con quella del 2008 e la conclusione è che nel 2008 il 52% delle prostitute di Oslo hanno affermato di essere state vittime di violenza, mentre nel 2012 questa percentuale ha raggiunto il 59%. Un incremento del 7% non è enorme, ma qualsiasi aumento della violenza nei confronti delle donne deve essere preso sul serio.

Fortunatamente, l'incremento di violenza nei confronti delle prostitute è una menzogna.

Bugiardi!

Per confezionare la menzogna sono state compiute diverse omissioni  e confusioni, ma la principale manipolazione è stata l'accettazione di una definizione di violenza che assimilava ciascun atto di violenza verbale (+ 17% rispetto al 2008) e ogni tiro di capelli (+ 167%) all'essere colpite da un pugno (meno 38%) o  all'essere vittime di uno stupro (meno 48%).

Ho scritto appunto che grazie al modello nordico gli stupri delle prostitute si sono dimezzati ad Oslo? Sì, l'ho scritto.

ProSentret non ha pensato di evidenziare il dato del dimezzamento degli stupri, ma io penso che si tratti di una notizia straordinaria. Penso anche che  il dato  della riduzione della metà delle violenze dei prosseneti rispetto al 2008 dovrebbe essere gridato ai quattro venti, così come il fatto che la violenza dei clienti regolari sia diminuita del 65% e quella in auto da parte di un cliente non abituale del 60%.

Le lesioni visibili riguardano ora un quarto, anziché un terzo del campione.

Una cosa che è cambiata è che il numero delle vittime di violenza  da parte di clienti non abituali in auto è diminuito, passando dal 27% all'11%.

Assistiamo anche a una riduzione della violenza da parte dei clienti regolari che è scesa dal 20% al 7%, mentre quella dei padroni/ sfruttatori è calata dal 14% al 7%.

Con le drastiche riduzioni dei gravi atti di violenza indicate dalla ricerca ci si potrebbe chiedere da dove viene il dato sbandierato di un incremento del 7%. La risposta sta nel maggior numero di molestie verbali e di aggressioni fisiche minori, giacché non viene fatta alcuna distinzione tra il ricevere un insulto o un pugno.

I sostenitori della riduzione del danno amano insistere sul fatto che la prostituzione al chiuso sia più sicura di quella di strada, e per certi aspetti lo è, ma la ricerca delinea un quadro opposto sulla violenza praticata all'interno. Le femministe sono impegnate da tempo  ad accrescere la consapevolezza che le donne sono aggredite più spesso in casa da uomini che conoscono piuttosto che in pubblico da sconosciuti. Perché stare in un bordello con un cliente improvvisamente è diventata una condizione e un luogo da cui attendersi un minor numero di stupri quando lo spazio privato non è sicuro per le donne?

La ricerca supporta la verità conosciuta dalle femministe, secondo cui le donne sono danneggiate dal fatto di essere intrappolate  in un luogo chiuso assieme ad uomini insuperbiti da ciò che percepiscono essere un diritto di controllo sulle donne.

Gli uomini più violenti sono i clienti non abituali e le donne cui essi infliggono le peggiori violenze sessuali sono quelle thailandesi che operano al chiuso, che costituiscono anche l'unico gruppo  a denunciare la violenza degli sfruttatori (11%).

In questo gruppo troviamo il maggior numero di intervistate che dicono di essere state minacciate/costrette a rapporti sessuali che non volevano praticare. Mentre il 27% dell'intero campione ha sostenuto di essere stato esposto a questa forma di violenza, il 45% di questo gruppo l'ha subita. In questo gruppo si registra anche il più alto numero di rapine (30%) e di minacce con le armi (40%). Inoltre il 20% di chi faceva parte di questo gruppo ha detto di essere stata stuprata.

Le prostitute che esercitano al chiuso subiscono più aggressioni sessuali dai clienti di quelle che praticano in strada, le quali, in ultima analisi, subiscono un maggior numero di abusi, ma non  di stupri o di rapine.

Le informazioni sulla violenza esercitata all'interno rispetto a quella praticata fuori smentiscono anche il luogo comune secondo cui, poiché in strada il mercato è dominato dal compratore, le donne prostituite sono danneggiate dalla mancanza di tempo per la negoziazione del rapporto con il cliente. Le prostitute di strada sono per lo più vittime di insulti e di aggressioni fisiche minori, che non sono violazioni del contratto sul tipo di prestazione sessuale, mentre le prostitute che esercitano al chiuso, che si presume godano del privilegio di selezionare i clienti e di non avere limiti di tempo per negoziare il tipo di rapporto, sono molto meno in grado di trattenere i clienti dal commettere rapine, stupri e dal minacciarle /costringerle ad avere rapporti sessuali che non sono stati concordati.

Focalizzare l'attenzione sul modo in cui le donne prostituite contrattano le prestazioni sessuali, ci distrae dal considerare le varie motivazioni che inducono gli uomini a negoziare un rapporto. E' comune buon senso ritenere che un uomo che vuole  un rapido rapporto orale da una prostituta sia meno interessato emotivamente e finanziariamente ad esercitare il suo diritto sessuale di un uomo che si prepara a pagare un'ora di rapporto con una prostituta ed estende a 60 minuti la realizzazione delle sue fantasie sessuali.

Permettetemi di dirigere la vostra attenzione su qualche stravagante inezia che potremmo aver perso nello tsunami delle statistiche succitate:  i morsi sono quasi triplicati (dal 6% al 15%); il tiro di capelli è quasi triplicato (dal 12% al 32%).

Ho vissuto a New York e a San Jose in Costa Rica, vale a dire che ho subito più molestie verbali e palpeggiamenti da passanti sconosciuti di quanti ne possa contare. Non sono mai stata morsa e nessuno mi ha mai tirato i capelli. Questi non sono comportamenti di un passante molestatore; sono comportamenti di un cliente. Un'informazione originariamente riportata nello studio del 2008, ma ripresa nel rapporto del 2012 fornisce un indizio sul motivo per cui questa violenza minore specifica del rapporto mercenario sia aumentata.

«La maggior parte delle donne che ha detto che avrebbe cercato aiuto contro la violenza ha sostenuto di aver chiamato o di aver minacciato di chiamare la polizia quando si  è trovata in una situazione pericolosa o minacciosa».

Le lobby favorevoli alla prostituzione affermano che gli uomini pagano il diritto al rapporto sessuale e non il diritto di abusare le donne. I clienti non mostrano di comprendere tale differenza;  per questo consentire agli uomini di pagare un rapporto sessuale e poi tracciare una linea di confine che impedisca gli abusi è  un'operazione destinata al fallimento. Gli uomini che pagano per il diritto di abusare delle donne hanno oltrepassato questa linea di confine, la attraversano attraverso una serie di abusi pagati, specialmente quando le pratiche sadomasochiste inflitte alle donne sono culturalmente approvate e considerate come un tipo di rapporto sessuale e non come un abuso.

Le femministe radicali sanno che la prostituzione è sesso coercitivo, cioè stupro. Abbiamo notato che la maggior parte delle vittime di stupri sono adolescenti abusate da uomini più grandi e riconosciamo gli stessi modelli demografici nella prostituzione. Come nel caso dello stupro, l'aspetto sessuale del crimine alimenta molti pregiudizi culturali che occultano il fatto che la sua essenza è costituita dal configurarsi come una violenza maschile.

La riduzione ad Oslo della violenza grave [nei confronti delle prostitute], abbinata all'aumento di violenze come i calci, i morsi e i tiri di capelli ci ricorda che, come per altri tipi di stupro, il sesso è il mezzo preferito della violenza, ma è la violenza stessa il punto cruciale della questione.

Le donne prostituite ad Oslo stanno effettivamente modificando i comportamenti dei clienti con la minaccia di chiamare la polizia e i clienti stanno reagendo con la riduzione della loro violenza al di sotto della soglia che fa scattare la risposta [della prostituta]. Anziché commettere stupri o aggressioni aggravate, i clienti si sono spostati verso violenze come i calci, i morsi, i tiri di capelli, sapendo che queste violenze non si tradurranno in una chiamata della polizia.

A proposito di ciò, andiamo a vedere che cosa dice il rapporto riguardo alla polizia e alle prostitute.

POLIZIOTTI

Gli abusi che la polizia commette nei confronti delle donne prostituite costituiscono un problema. Alcuni studi hanno indicato che ben il 30% delle violenze verso le donne prostituite sono commesse da poliziotti. Il comportamento abusante della polizia è frequentemente indicato dai sostenitori della riduzione del danno come una delle ragioni per cui procedere alla legalizzazione della prostituzione. ProSentret sostiene che le prostitute stiano segnalando un minor numero di violenze perché nutrono minor fiducia nella polizia, ma è più corretto attribuire il minor numero di segnalazioni al forte calo delle violenze di maggior gravità.

«Se osserviamo i dati relativi  al ricorso alla polizia, al pronto soccorso, a ProSentret e a Nadheim, constatiamo che le prostitute che vi hanno fatto ricorso nel 2012 sono circa la metà di quelle che vi hanno fatto ricorso nel 2007/2008».

Circa la metà del numero di prostitute che beneficiano del sostegno di questi centri corrisponde abbastanza bene al dimezzamento del numero degli stupri e delle violenze dei prosseneti.

In base ai dati del loro rapporto, dopo l'adozione del modello nordico, le prostitute sono il 41% meno propense a cercare aiuto dalla polizia, ma sono il 54% meno propense a cercare aiuto presso ProSentret!

E a quanto pare le prostitute sono apparentemente terrorizzate dal personale del pronto soccorso, perché il ricorso alle cure di emergenza è sceso di un eccezionale 79%.

Se non si tiene conto dell'enorme riduzione delle violenze gravi, allora questi mutamenti appaiono allarmanti in base all'interpretazione di ProSenter.  Abbinato al dato del calo della prostituzione di strada di almeno il 50% dal 2008 al 2009 e della prostituzione al chiuso del 16% nello stesso anno, il forte calo della segnalazione delle violenze da parte delle donne prostituite è da festeggiare.

L'accecamento ideologico dei ricercatori di ProSentret non  consentirà loro di ammettere l'enorme riduzione delle violenze di maggiore gravità che risulta dai loro dati.

«Molti comportamenti delle donne sono probabilmente dovuti al timore di pregiudizi da parte della polizia, del sistema giudiziario e dei servizi sanitari. Il doppio stigma di vittima della violenza e di prostituta può essere un pesante fardello da portare. Altri motivi potrebbero essere, tra l'altro, l'ignoranza del modo in cui denunciare una violenza alla polizia in Norvegia, la paura che la polizia  applichi altre leggi contro la prostituta, la mancanza di fiducia nella polizia, o altri motivi che inducano le donne a non sporgere denuncia».

Le persone che fanno degli abusi della polizia nei confronti delle sex workers un punto di forza [delle loro tesi contrarie alla legge norvegese] possono trovare istruttivo il fatto che nessuna delle violenze segnalate da 123 donne prostituite ha riguardato la polizia norvegese, neppure un caso di abuso verbale. Ecco un altro punto a favore del modello nordico.

Raramente un gruppo di attivisti pro-prostituzione sceglie di essere così platealmente ignorante da ignorare i dati delle proprie ricerche. Intendiamoci, non è la prima volta che accade. In Nuova Zelanda una ricerca collettiva della lobby favorevole alla prostituzione ha rivendicato come successo, nella sintesi ufficiale, l'assenza di mutamenti nel numero delle prostitute di strada, ma nascosta nella Sezione 8 del rapporto si trova la verità, ossia il dato che le prostitute di strada ad Auckland sono più che raddoppiate con la legalizzazione.

E' un'operazione menzognera quella di prendere le informazioni presentate nel rapporto «Legami pericolosi» per trarne questa conclusione:

«Nulla tra gli studi che abbiamo condotto tra le donne e tra i servizi di aiuto suggerisce che la criminalizzazione dei clienti abbia tutelato le donne dalla violenza degli stessi clienti; piuttosto le donne stanno proteggendo i clienti dalla polizia».

Le parole conclusive del rapporto dichiarano: ProSentret  si impegnerà a: «Organizzare corsi sulla violenza nella prostituzione e nei rapporti intimi, ponendo particolare attenzione alla conoscenza della violenza, alla fornitura di consigli pratici e di informazioni sulle offerte di aiuto. Questi corsi saranno organizzati in collaborazione con Oslo Crisis Center e con un fornitore di corsi di autodifesa. Elaborare e distribuire materiale informativo adatto agli utenti di Pro Sentret sulla violenza, sui diritti e contenente suggerimenti per mantenere la propria sicurezza.»

In altre parole, l'obiettivo di ProSentret è quello di costruire prostitute migliori. Io preferisco altre soluzioni.

Il modello nordico funziona e  dovrebbe essere mantenuto. Se ProSentret e gli altri gruppi che rivendicano i diritti delle sex workers si rifiutano di sostenere l'abolizione della schiavitù sessuale, sono sciocchi, ma sono sciocchi che possono  ancora migliorare quello che possono fare per le donne prostituite rimanendo fedeli al proprio sistema di convinzioni.

La prima cosa che possono fare è di monitorare attivamente i clienti delle prostitute in modo più efficace. I clienti non abituali commettono le peggiori violenze e fare esclusivamente assegnamento sui drammatici racconti delle sopravvissute alla violenza dei clienti non è sufficiente. C'è spazio sia per le forze di polizia che per le associazioni no profit nella raccolta di informazioni sui clienti non abituali.

In secondo luogo possono attivarsi per ottenere il permesso di soggiorno (?) per le vittime straniere. Non conosco in modo approfondito il trattamento riservato in Norvegia  alle immigrate vittime della tratta, ma non ho difficoltà a credere che si possa fare di più per tutelarle dalla discriminazione e dalla deportazione.

Il mio terzo e ultimo suggerimento rivolto alle organizzazioni di riduzione del danno è di insegnare alle donne prostituite che qualsiasi violenza a loro inflitta è importante. Mordere e tirare i capelli sono azioni quasi triplicate, ma non è sufficiente segnalarle. Il cliente sarà violento finché non lo respingeremo, così noi dobbiamo continuare a spingere indietro l'asticella della tollerabilità [della violenza].

Dobbiamo concedergli fiducia. I ricercatori hanno sinceramente tentato di rispettare le difese psicologiche delle prostitute quando hanno operato la distinzione tra la categoria di "stupro" e quella di "minaccia o costrizione ad avere un rapporto sessuale che non è stato concordato", in riconoscimento del fatto che molti non chiamano stupro una violenza sessuale priva di aggressione.

Essi includono questo commento sulle differenze culturali nella definizione di violenza:

«ProSentret ha sperimentato che, in genere, molte donne straniere esprimono sia il dolore fisico che quello psicologico in modo diverso rispetto alle donne norvegesi. E' possibile che alcuni nella ricerca non abbiano riconosciuto il loro modo di esprimere il dolore».

E' ovvio che i ricercatori di ProSentret si siano presi cura delle donne che si rivolgono loro. Vorrei solo che tale preoccupazione fosse estesa ai milioni di donne che essi non vedranno mai  e alle generazioni di prostitute che seguiranno quella attuale, se non prendiamo posizione ora.

Come ho detto all'inizio, la ricerca di Oslo ha fatto una breve apparizione nei media favorevoli alla prostituzione. Gli usuali lobbysti della prostituzione l'hanno letta e hanno taciuto. Sarebbe stato meglio che la relazione contenesse solide prove che il modello nordico genera un più alto grado di violenza (nei confronti delle prostitute). In questo caso sarebbe stato divulgato, come quelli studi che pretendono che la carriera di prostituta o di pornostar sia più felice di quella della donna media. Ora si sa che cosa c'è nel rapporto, e ora sapete perché la lobby favorevole alla prostituzione preferisce far finta che non esista.

Esiste e prova che hanno ragione le abolizioniste. Ora non lasciamo che cada nell'oblio.


New research shows violence decreases under Nordic model: Why the radio silence?

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