Il confronto tra Loretta Napoleoni e Michele Boldrin a Piazzapulita è stato raccontato da alcuni blog come una «caduta di Napoleoni» che ne sarebbe uscita con le «ossa rotte». Perchè ha compiuto due errori, che le avrebbero fatto fare una brutta figura.

Ho guardato il video del faccia a faccia, mediato da Claudio Formigli, per vedere se è andata così e mi è parso di no. Certo, in televisione Loretta Napoleoni pare più impacciata, con la respirazione in affanno, poco abile nell’incassare il sarcasmo del suo avversario. Michele Boldrin è invece più tranquillo e disinvolto. Loretta Napoleoni espone le sue tesi. Michele Boldrin espone le sue tesi ma le condisce continuamente con battute e provocazioni a scopo di irritare l'interlocutrice. Alla fine le nega anche la qualifica di economista e lei gli dà del cafone. In ambienti in cui l'arroganza e l'aggressività sono stimate, sono sinonimo della capacità di farsi valere, i cafoni possono dare effettivamente l'impressione di essere vincenti, di aver ottenuto ragione. Ma vediamo cosa è successo.

La prima domanda di Formigli chiede se e come è possibile mantenere i servizi pubblici e abolire l'Imu, cioè mantenere la spesa sociale e rinunciare ad una entrata fiscale così importante. Loretta Napoleoni risponde che è possibile, capovolgendo lo schema di Reagan e Thatcher. Loro dicevano: «Lo stato è il problema, il mercato la soluzione». Il mercato lasciato a se stesso ha portato alla crisi finanziaria. Oggi dobbiamo tornare allo stato sociale. Che è solidarietà. Per esempio, istituendo il reddito di cittadinanza. Che esiste in quasi tutti i paesi europei.
Annunciata da un po' di smorfie e sguardi di sufficienza, qui si introduce la prima interruzione del Boldrin: il reddito di cittadinanza non c'è in quasi tutti i paesi europei e non c'è in Germania, in Spagna, dove Napoleoni non sarebbe stata consulente di Zapatero. Napoleoni ribadisce l'esistenza del reddito di cittadinanza in Spagna. Sul punto specifico invece ha ragione Boldrin. Zapatero fece solo il progetto del reddito di cittadinanza, senza riuscire a legiferarlo. Loretta Napoleoni si confonde con il salario minimo interprofessionale spagnolo innalzato a oltre 600 euro. L'impressione che se ne ricava, e che verrà riportata su articoli e post, è che questo punto se lo aggiudica Boldrin. Ma è solo un'impressione. Perchè lo stesso Boldrin stava negando l'esistenza del reddito di cittadinanza anche in Germania, dove invece esiste: vi è lo Arbeitslosengeld II - Allo Arbeitslosengeld II, in più, sono aggiunte le coperture statali dei costi di affitto e di riscaldamento. Tutto questo per garantire una dignitosa dimora a qualunque cittadino. Dunque, un errore per uno. Inoltre, l'argomentazione principale di Napoleoni non viene inficiata dalle obiezioni di Boldrin: il reddito di cittadinanza esiste praticamente in tutta Europa. Non basta togliere un paese per dire che non è vero. Dunque, è possibile anche in Italia.
Ma con quali risorse abolire l'Imu e istituire il reddito di cittadinanza. Loretta Napoleoni snocciola le cifre di alcune gravi anomalie italiane, che costituiscono pensantissimi costi e che possono essere superate con una rivoluzione sociale, con un ritorno all'etica: 70 miliardi di corruzione, 150 miliardi di evasione fiscale, 150 miliardi di fatturato per la mafia, 23 miliardi di costi per la politica. Oltre 400 miliardi. Il solo fondo salva stati europeo è di 300 miliardi.
Prima di rispondere a sua volta, Boldrin rivendica il secondo posto del suo movimento (Fare per fermare il declino - Oscar Giannino) nei consensi degli artigiani veneti. Formigli lo corregge: solo quarto. Errore condonato nei commenti. Secondo Boldrin i numeri citati da Napoleoni sono «fantasie». Non perchè non esistano, ma perchè è rassegnato a non recuperarli. Per togliere l’Imu bisogna tagliare i costi veri, cioè quelli disponibili. Boldrin usa «vero» e «falso» per dire «disponibile» e «non disponibile». Le cifre da tagliare per lui «vere» sono ben più ridotte: 8 miliardi della casta burocratica e 25 miliardi di sussidi alle imprese (Trenitalia, Rai, Poste). Tagli che forse - ma lui non lo dice - aggiungerebbero un po’ di disoccupazione.
E il reddito di cittadinanza si può fare? Si, per Napoleoni, a condizione che non si conferisca a lavoratori in nero, ma si accompagni ad una attività di volontariato. No, per Boldrin perchè non ci sono i soldi. Però si può abolire la cassa integrazione e istituire il sussidio di disoccupazione per tutti. Cita l’esempio della Spagna e torna a rinfacciare a Napoleoni l’errore precedente sul reddito di cittadinanza. Sussidio di disoccupazione che con il tempo diminuisce e incentiva a cercarsi un nuovo lavoro. Boldrin non fa cifre nè sui soldi nè sui tempi, ma se il riferimento è la Spagna, funzionerebbe così: In Spagna per l'indennità di disoccupazione serve aver lavorato almeno tre anni negli ultimi sei. E' previsto un sussidio di "assistenza" con un minimo di tre mesi di contribuzione. L'indennità di disoccupazione è pari al 70% della base contributiva media negli ultimi sei mesi. La percentuale scende dopo i primi sei mesi al 60%. C'è un tetto massimo per l'indennità di disoccupazione che varia dal 175% al 225%, a seconda del numero dei figli, dell'Iprem (indicatore del reddito minimo), pari per il 2011 a 532,51 euro al mese*.

Altra domanda di Formigli: referendum sull’euro, siete favorevoli?. Risponde Napoleoni. Non si può fare perchè l’euro, come il fondo salva stati, è un trattato internazionale, e la nostra Costituzione esclude i trattati internazionali dalla competenza dei referendum. Se si cambiasse la Costituzione, lei sarebbe favorevole, perchè da dieci anni l’euro ha aggravato la nostra condizione economica, non permettendo più la rivalutazione del marco e la svalutazione della lira. L’euro avrebbe dovuto essere un punto di arrivo di una convergenza economica e fiscale e non, come è stato, un punto di partenza, che dal 1998 ad oggi ha divaricato gli indicatori economici tra aree forti e aree deboli.
Risponde Boldrin. Il referendum sull’euro non si può fare per motivi legali (aggiunge battuta: almeno queste cose che ha detto sono corrette), ma se si potesse fare sarebbe un errore uscire dall’euro, perchè non è vero che è stata una rovina. Grazie all’euro abbiamo tenuto lo spread basso per dieci anni. Non è colpa dell’euro se la giustizia non funziona, se la scuola non funziona, se la produttività è bassa. Competere con la Cina con la svalutazione della lira significa abbassare i salari operai al livello di quelli cinesi, cioè abbassarli del 60-70% (sguardi stralunati di Napoleoni). La competitività si fa migliorando il prodotto, non affamando i salari.
Replica Napoleoni, ricordando la svalutazione del 1992. E qui fa un secondo errore di nozione. Dice che è stata del 40%. I salari non furono affamati e la bilancia dei pagamenti fu messa in ordine, aiutando il risanamento fino al 1996. Boldrin contesta il dato della svalutazione del 40%, ma lo sbaglia anche lui. Dice che è stata solo del 12% (la signora fa confusione). E che non ha comportato nessun effetto (secondo errore). Il risanamento si è fatto solo con le tasse di Ciampi e Prodi.

La sera del 13 settembre, Amato comunicava in diretta tv agli italiani la svalutazione della lira «che a conti fatti – rievoca – si attestò tra il 20 e il 25 per cento. Grazie all'accordo di luglio, tenemmo fermissimo il controllo dei costi interni, il che permise alle imprese di guadagnare 20-25 punti veri di competitività» (Il Sole24Ore 30 aprile 2010). La percentuale del 40% arriva forse dal confronto diretto con il marco. (...) la lira in 3 mesi perse il 40% circa del suo valore antecedente rispetto al marco tedesco (Intermarket & More 30.09.2011), mentre la percentuale del 12% potrebbe riguardare il dato immediato della svalutazione decisa il 13.09.92 o dei giorni immediatamente successivi.

Ultima domanda, sempre sulle proposte di Grillo. Abolire la pignorabilità della prima casa per mancato pagamento del mutuo. E’ possibile. Si, secondo Napoleoni, distinguendo la casa che vale cinque milioni da quella che vale 250 mila euro e ricorda l’Inghilterra del dopo 1992, quando a causa della recessione molti inglesi persero la casa. Siamo di nuovo in una situazione di crisi molto forte, la proposta è giustificata.
Replica Bordin con un’altra battuta sferzante: la gente dice cose incorrette e fa confusione. Abolire la pignorabilità della casa per mancato pagamento del mutuo, significa abolire i mutui con i crediti al consumo, che in mancanza di garanzia, avrebbero tassi molto alti.

Conclusione: su queste cose anche gli economisti litigano tra loro. Boldrin: No, Napoleoni non è una economista. Napoleoni: Boldrin è un cafone. io non sono venuta qui per farmi insultare.


Riferimenti:
Indennità di disoccupazione in Europa
Reddito di cittadinanza in Europa
Lira nello Sme 1979-1992
Un tuffo nella storia: la svalutazione della Lira del 1992
Aggiornamento: Tutte le balle di Boldrin con la Napoleoni
Loretta Napoleoni intervistata da Claudio Messora

Io non so se la signora sognava questo tipo di attenzioni. Tutto è possibile. Certo lei doveva salire su quel palco poichè migliore venditrice. E questo l'aveva fatta sentire gratificata. 
Non ha reagito. ieri sera pare abbia avuto un crollo e non abbia più voluto parlare di ciò che è successo (e si, ha detto che non è stato nulla di brutto, lei ha pensato volesse metterla a suo agio).
Eppure non lo sapremo mai. Perchè non solo Berlusconi è Berlusconi e lei la signora nessuno, su un palco, davanti a una platea divertita, ma il suo datore di lavoro si presenta nelle liste del Pdl e ha dichiarato che Berlusconi era simpaticissimo.
Se le è piaciuto, non lo sapremo mai.
Per questo chi sta sopra dovrebbe imparare (o glielo si dovrebbe fare imparare) a stare al suo posto.
Mi preme sottolineare che se è un dato di fatto che l'uomo medio è avvezzo ad un linguaggio sessista, squallido e avvilente, che la donna media sogni questo tipo di attenzioni è un'illazione.
Quella stessa illazione per cui l'uomo medio si sente autorizzato a sbracare molestando e importunando. (TK - 10:06)


(...) l'uomo medio italiano è maschilista, e lo è in maniera trasversale: non credo proprio che i sinistri siano davvero superiori alla media rispetto a sessismo e maschilismo. Il siparietto di Ballarò è di due giorni fa. E Marcorè e Floris (che se la rideva) non sono proprio due machi. Le schifezze che girano su Carfagna e Santanchè sono parti di sinistri.
Ma soprattutto non vedo sinistri (o ne vedo davvero pochi) che si stracciano le vesti per fare pulizia in casa propria, al massimo prendono parola per dire io no no!.
Per quanto riguarda le donne, certamente le sinistre, la loro voce l'hanno fatta e la fanno sentire. solo che in genere vengono usate contro il nemico ma in casa sono considerate delle rompicoglioni.
Perchè se lo schiaffone non arriva, vuol dire che tutto sommato le piaceva e se arriva, epperò non esageriamo, ci sono tempi lunghi e modi giusti per farsi valere.
Orde di sottoposte a fare la fila dal direttore macho, sono sintomatiche del fatto che a loro piace essere oggetto di quelle attenzioni?
Fermo restando che certo ci saranno pure, ammetto che non mi stupisce che le donne in questo paese (in questo mondo?) abbiano questa percezione di sè. 
Come la signora Anna Bruno che non sa come districarsi, perchè caspita le donne devono sapere schivare colpi con grazia, senza esagerare, con un sorriso e la battuta pronta. Anzi no, contrordine: fermezza e uno schiaffone ben assestato, altrimenti le piaceva.
Per non parlare che il capo e il capo dei capi incombono!
Ribadisco: l'uomo medio è quella roba lì o qualcosa che ci si avvicina molto, la donna media è invece una buona incassatrice. (Tk - 14:05)

Trovo che siano state indecenti anche le pressioni che la signora ha dovuto subire da parte di chi, comodamente a casa, l'ha duramente giudicata. Bisognava fare quadrato, non costringerla ad esporsi. Non si prende il fuoco con le mani degli altri. (Tk - 13.02.2013 -17,40)

Vedi anche:
Misoginia italica. Se Berlusconi sbaglia. E Ballarò pure - Lorella Zanardo 

I doppi sensi sulle donne, da Berlusconi a Marcorè - Giovanna Cosenza
Ancora sui doppi sensi e Marcorè - Giovanna Cosenza
Basta con le “battutine”- Luisa Betti
Questo si chiama "Molestie sul lavoro" - La rete delle reti femminili

La ragazza offesa da Silvio: "Mi sono divertita"
Angela Bruno: «Ma che onorata, imbarazzata»
«Io onorata? Falso. Ero imbarazzata» L'azienda: stupiti delle sue parole
«Ne trarremo le conseguenze» - Alessandro Gilioli
(Aggiornamento): Parla Angela Bruno: «Berlusconi mi chieda scusa»
Pdl, l’intimidazione di Galan: “Angela Bruno sappia che io ho suoi sms privati”

Chi manifesta la propria contrarietà alla prostituzione, alla pornografia o ad altre istituzioni che incarnano l'ordine patriarcale viene accusata di essere moralista. L'accusa può essere ribaltata. Per farlo, mi avvalgo delle parole di Ronan David, sociologo marxista ricercatore all'Università di Caen. (Maria Rossi)

Un punto cruciale del pensiero postmoderno è anche quello dell'assenza di valori o della tolleranza assoluta e dell'equivalenza generale. La morale dell'immoralità diventa la rivendicazione ideologica delle correnti postmoderne. Nessuno è in grado di giudicare, nessuno è in posizione tale da poter condannare [un comportamento]. Non esisterebbero più punti di riferimento o valori comuni che permetterebbero di valutare determinate pratiche sociali, ma anche di orientarsi verso una verità storica o di percepire la necessità oggettiva di rifiutare o di condannare una situazione di dominazione. Come ricorda Vladimir Jankélévitch, «per avere il coraggio di fare la rivoluzione e di scendere in strada, per passare dal piano della speculazione a quello ben diverso dell'azione militante, per oltrepassare questa vertiginosa soglia, ci vuole una grande idea e questa grande idea non può nascere che dall'indignazione morale» [Vladimir Jankélévitch, Le Paradoxe de la morale, Paris, Éditions du Seuil, 1981, p. 29.] La morale resta anch'essa una vecchia eredità del pensiero moderno che conviene liquidare al più presto per permettere la liberazione e la piena espressione di ciascuno, il diritto a vivere la propria vita, il diritto di scegliere di essere dominato. [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , p.49]

Non si tratta di difendere la morale sessuale borghese e puritana, la morale dei parroci e degli imams, di difendere il matrimonio, l'astinenza, la castità o, ancora, i rapporti eterosessuali come i soli legittimi [...] Si tratta piuttosto di stabilire una differenza tra la liberazione del corpo e della sessualità e lo sfruttamento postmoderno, mercantile e cinico della sessualità. Perché il presunto immoralismo dell'età postmoderna è legato, una volta di più, alla logica capitalista di reificazione del corpo e della sessualità. [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , 2007, p.49]

Quest'età [postmoderna] che suppone d'altronde che tutte le produzioni culturali, scientifiche, artistiche si equivalgano, che si dichiara tollerante nei confronti di tutti gli stili di vita, ivi compresi quelli che si iscrivono in una logica di oppressione o di repressione, (prostituzione [...] ecc.), è, in effetti, una vera postura ideologica che maschera la realtà concreta dei rapporti sociali. La società postmoderna descritta dagli intellettuali si fonda infatti su basi materiali, economiche e politiche derivate e confuse con la modernità liberale. Nel reale vissuto dagli individui e non nello spirito puro degli intellettuali postmoderni, esistono realmente rapporti di sfruttamento, di asservimento, di dominazione che non sono costruzioni teoriche del pensiero occidentale moderno, ma che costituiscono realtà dolorose per le popolazioni dominate. Questa equivalenza generale dei valori va inevitabilmente a profitto delle classi dominanti nella misura in cui le basi materiali della società di classe non sono state sradicate, ma permangono identiche. In questo senso, la postmodernità e i suoi discorsi sono alla base della modernità liberale e costituiscono una nuova forma di accrescimento della dominazione...[...] [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , 2007, pp.33-34]

Conferenza stampa di Rivoluzione Civile oggi a Torino
Ha detto Nichi Vendola: «Le liste di Rivoluzione Civile puzzano di antico perchè le rivoluzioni fatte solo dai maschi sono incivili». Nichi Vendola è un concorrente politico-elettorale di Antonio Ingroia, al quale contende lo stesso bacino di voti. La sua affermazione è abnorme. Dobbiamo considerare incivili la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa? In buona parte è una affermazione strumentale. Però, ha ragione: le liste e l’immagine di Rivoluzione Civile sono prettamente maschili.

Il movimento si qualifica per la questione morale e il rispetto della legalità. Un legalitarismo opposto, non ai ladri di polli, ai tossicodipendenti, agli immigrati, ma ai potenti e alla criminalità organizzata. Si qualifica per la questione sociale, i diritti del lavoro. Il movimento è gran parte dei telespettatori di Servizio Pubblico, dei lettori del Fatto Quotidiano, di Micromega e del Manifesto, estimatori di Michele Santoro e Marco Travaglio (che vota Ingroia alla camera e Grillo al senato, come Flores D'Arcais), magistrati prima impegnati nelle inchieste sul rapporto tra politica e affari, politica e mafia, come Di Pietro, De Magistris e adesso lo stesso Ingroia, ora alleati direttamente in politica con i verdi di sinistra e i comunisti di Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto. Con sostenitori, sia pure critici, di tutto rilievo, come Marco Revelli.

Ottimi uomini, o almeno brave persone, sicuramente rispettabili, i più a sinistra che ci sono, ma appunto uomini. E senza essere dotati di una particolare sensibilità sulle questioni di genere. Comunisti, ambientalisti, pacifisti, onesti e moralizzatori. Ma non femministi, a parte qualche dichiarazione formale, quando è sollecitata. Come la risposta di Ingroia a Luisa Betti.

La maschilità del movimento si manifesta nella formazione delle liste. Di una adeguata presenza femminile non si è forse neanche posto il problema, o lo ha rimosso con il semplicismo dell’idea che a contare sono il merito e la competenza e non il genere, come se i meccanismi di selezione fossero neutri e la disparità di genere nella rappresentanza esprimesse una disparità di qualità. Evidentemente, uomini più in gamba delle donne.

Se si mettono a confronto le candidature delle varie liste, si nota come le donne conquistino una presenza paritaria nei partiti che hanno effettuato la selezione mediante una qualche forma di consultazione popolare, le primarie per il PD e Sel, le parlamentarie per il M5S. Invece, le donne rimangono nettamente sotto rappresentate nelle liste di Ingroia, Monti (30%) e Berlusconi (20%) dove a decidere è stata la cooptazione dal vertice. A dirla tutta, nelle liste di Ingroia le donne non sono esattamente sotto rappresentate: in alcune regioni, ad esempio le Marche, nella lista del senato, guidata da Sandra Amurri, raggiungono addirittura il 75%. Ma al senato RC non eleggerà nessuno e nelle teste di lista per la camera le donne sono effettivamente poche. Una simulazione de “La Stampa” sulla composizione del prossimo parlamento attribuisce a RC il 16,7 per cento di donne elette contro il 38,2 del PD e il 38,5 di Sel.

Anche nella sintesi del programma del movimento, nell’indicazione delle sue priorità, si esprime una neutralità che rimuove la contraddizione di genere. Lotta al femminicidio e alla violenza, sostegno alla maternità, pari opportunità di accesso al lavoro e alla carriera, ridefinizione dei tempi e degli orari. Solo una riga in un paragrafo: Aborriamo il femminicidio, contrastiamo ogni forma di sessismo e siamo per la democrazia di genere.

Forme di sessismo si esprimono nel linguaggio dello stesso movimento. A Servizio Pubblico, una aggressiva Mara Carfagna si sente opporre almeno due battute, una allusiva, l'altra sminuente, degne di un esponente del suo partito: «Al limite può insegnarmi altro! Ma non la Costituzione» e «Stia calmina» su cui Mila Spicola ha scritto un intero post. Battute subito enfatizzate dai seguaci su Facebook, con volgarità e doppi sensi mirate contro Carfagna, come già era successo contro Daniela Santanché. D’accordo, si tratta di pagine amatoriali e non ufficiali, ma parlano di una subcultura sessista presente nella pancia del movimento, e forse in larga parte della sinistra, che almeno nell’immediato, come mostrano i vari topic dei botta e risposta, delle contestazioni, sembra refrattaria e impermeabile a qualsiasi correzione.

Con ciò, voglio forse dire che destra e sinistra sono ugualmente sessiste? No, a destra il maschilismo è assunto a ideologia e non provoca contraddizioni, se non tra chi sdogana la prostituzione come metodo lecito per far carriera e chi vuole fare retate di prostitute. Voglio dire che Rivoluzione Civile va bocciata a favore del centrosinistra? Neanche questo. Le donne, almeno apparentemente sono un punto a favore del centrosinistra - a cui pure gli incidenti non mancano - ma la politica che concretamente sostiene e propone, l’austerità con un po’ più di equità, penalizza le donne più degli uomini. Senza l’articolo 18, saranno le donne le prime ad essere più facilmente licenziabili, con i tagli lineari della spending review saranno i centri antiviolenza i primi a finire sotto la scure del risanamento. Forse, l’esercito di donne che Bersani dice eleggerà in parlamento, contrasterà tutto questo, forse entrerà in conflitto con l’ambito alleato, il Super Mario, ma è normale dare più fiducia a chi mette questo obiettivo subito nel suo programma. Meglio Grillo, che apre a Casapound? Non direi proprio e non da oggi. Si veda il trattamento riservato a Federica Salsi. Meglio Nichi Vendola? Individualmente sarà meglio, ma non è candidato premier e per quanto sia apprezzabile rischia di diventare la foglia di fico di sinistra di un governo Monti-Bersani. Altrimenti, dovrà andare all’opposizione con Ingroia. Quello che voglio dire è che la prevalente maschilità di Rivoluzione Civile è un grave punto debole, una tara strutturale che va messa a fuoco e bruciata, perchè senza femminismo non c’è rivoluzione e senza donne non c’è un movimento capace di espandersi e di incidere, c'è solo un movimento residuale di resistenza, che oscilla intorno alle soglie di sbarramento.. Tutte le critiche sulla formazione delle liste, sul dualismo tra partiti e società civile, si sarebbero potute evitare in un movimento bisessuato, che già in partenza vuole includere la rappresentanza delle due metà del paese.

Per la concessione della cittadinanza ad un operaio marocchino c'era tutto il necessario: nulla osta della Questura di Venezia, parere favorevole del Ministero degli Affari Esteri di Roma e notifica del provvedimento con esito positivo da parte della Prefettura di VeneziaMa Damiano Zecchinato, sindaco leghista di Vigonovo, ha interrotto e rinviato di sei mesi la cerimonia di giuramento. Perchè, sostiene il sindaco, l’operaio marocchino non conosce l’italiano, non sa leggere la formula di giuramento, e uno straniero che non conosce la nostra lingua non può diventare cittadino italiano. 

In questo modo una cerimonia di giuramento è stata arbitrariamente trasformata in un esame di lingua italiana.

Eppure questo lavoratore straniero di 47 anni, con la fedina penale pulita, ha la residenza regolare in Italia, vive nel nostro paese da 21 anni (almeno 10 sono necessari per presentare la richiesta), ha una regolare famiglia con due figli che frequentano le scuole elementari, occupa un posto fisso come sabbiatore di metalli, un lavoro duro e insalubre, fatto con la costante presenza di una maschera respiratoria sul viso, un'attività che nessun italiano vuole più fare.

Un argomento, quello del sindaco, che al di fuori di una concezione del diritto duale, porterebbe a negare la cittadinanza a tanti italiani quasi quanti ne occorrono per fare la città di Torino. Sono circa 800 mila gli analfabeti in Italia secondo l’ultima rilevazione dell’Istat. 

C’è chi si domanda se sia più ignorante e meno integrato, chi ha difficoltà a leggere oppure un razzista.

Gli analfabeti italiani sono cittadini per nascita, d'accordo. Lo Ius sanguinis però è il fondamento della cittadinanza dei paesi di emigrazione, per poter riconoscere come cittadini i figli degli emigranti. I paesi di immigrazione, come ormai è diventata l’Italia, hanno invece bisogno di riconoscere la cittadinanza agli immigrati, quindi fondano il diritto sul suolo (Ius soli), sulla permanenza. E’ perciò anacronistico in Italia continuare a rivendicare il primato del diritto del sangue.

La frase di rito da pronunciare era soltanto questa: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi, riconoscendo la pari dignità sociale di tutte le persone». Forse bastava aiutare anzichè cogliere la palla al balzo per creare un caso, come ammette di aver fatto lo stesso sindaco:

Zecchinato dice di aver “voluto far scoppiare il caso perché a monte c'e' un problema: la mancanza del rispetto della procedura da parte di prefettura e questura, enti preposti al controllo delle regolarità dell'ingresso dell'immigrato, sul soggiorno, la residenza, ma anche l'integrazione del soggetto tramite un colloquio, in cui si verifica la conoscenza della lingua italiana e dei principi fondamentali del nostro ordinamento, cosa che evidentemente non è stata fatta''. E il sindaco di Vigonovo incalza: ''Ho fatto una verifica tra i miei colleghi sindaci e ho scoperto che in casi simili al mio si fa finta di niente e la prassi e' che si procede per evitare problemi. Ma a me non sta bene, la cittadinanza italiana per me e' una cosa molto seria che prevede diritti e doveri e non si può dare con leggerezza. Spero che in questi sei mesi l'uomo riesca ad imparare un po' di italiano e così da parte mia non ci saranno problemi a concludere la cerimonia di conferimento della cittadinanza italiana''.


Tuttavia, i requisiti dell’operaio marocchino sono tutti in regola, a parte la difficoltà a leggere l’italiano, che comunque, nonostante varie proposte, non è mai diventato un requisito di legge. Non si capisce per quale motivo, una persona onesta, che fa un duro lavoro, e mantiene una famiglia, non possa far parte a pieno titolo della nostra comunità nazionale, solo perchè al pari di centinaia di migliaia di nostri concittadini, ha difficoltà a leggere. Non si capisce quale danno ciò provocherebbe al nostro paese, nè si capisce quale sia il vantaggio di tenere questa persona ai margini del diritto.

Dunque, il sindaco, che è della Lega Nord, un partito programmaticamente xenofobo, ha trovato una scusa per discriminare un immigrato nordafricano, dato che ciò paga presso una parte di opinione pubblica. Una iniziativa solo simbolica. Non ha il potere di negare la cittadinanza, tanto meno di espellere lo straniero. Ha solo inflitto una umiliazione pubblica ad una persona, sfruttata nel nostro paese da 21 anni, da concittadini (e magari elettori) del sindaco. Il suo autentico messaggio non è che gli stranieri non devono stare qui. Ma che devono starci senza diritti. Solo a fare da manovalanza.

Gli esperti legali di Stranieriinitalia.it segnalano, però, un particolare importante.


L’articolo 10 della legge sulla cittadinanza (l. 91/1992) recita: “Il decreto di concessione della cittadinanza non ha effetto se la persona a cui si riferisce non presta, entro sei mesi dalla notifica del decreto medesimo, giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Il rinvio imposto dal sindaco di Vigonovo potrebbe insomma complicare la vita dell’aspirante cittadino per molto più di sei mesi. Una volta pronto per il giuramento, sarebbe infatti quasi oltre tempo massimo. E rischiare di essere costretto a presentare altri documenti che dimostrano che può diventare italiano.

Il sindaco nega qualsiasi intenzione razzista da parte sua, afferma anzi di aver chiesto all’operaio se era emozionato, se voleva imparare la frase a memoria, ma non c’è stato niente da fare, quasi fosse stato lui a respingere ogni aiuto possibile. Sarà, ma è almeno la seconda volta che gli succede. Aveva gia' fatto lo stesso con una donna araba che si è ripresentata dopo tre mesi, dopo avere imparato a memoria la frase. Anche lei si era rifiutata di farsi aiutare?

Inoltre, perchè mai suggerire di imparare il giuramento a memoria a chi addirittura rappresenta un pericolo? In un'altra sua dichiarazione, il sindaco così si è espresso: «Mi sono preoccupato perché questa totale mancanza di integrazione può essere pericolosa per sè e per gli altri. Un qualsiasi inconveniente, piccolo incidente, o una diatriba anche di poco conto potrebbe avere conseguenze spiacevoli proprio per questa totale mancanza di comprensione della nostra lingua». Cioè una persona vive per 21 anni in un paese, ci cresce i figli, ci lavora, ha una impeccabile fedina penale e rifiutargli la cittadinanza dovrebbe fare scampare a lui e la comunita' tutta pericolosi incidenti dovuti al fatto che non sa leggere o non conosce benissimo la lingua.

[La banalizzazione della pornografia e della prostituzione e il neoliberismo fanno parte di] un'ideologia che tenta di farci credere che la libertà risieda nel pensiero positivo e che possiamo innalzarci al di sopra dell'oppressione istituzionalizzata, affermando che non esiste.
[...] E pertanto noi, noi che dovremmo considerarci progressisti, abbiamo accolto questa ideologia, che cancella i sistemi di dominio e di subordinazione e ci dice che la nostra emancipazione dipende soltanto dal nostro modo di definire questa pretesa oppressione.
(Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Al giorno d'oggi, è di moda adottare la posizione femminista che definisce l'industria del sesso come uno spazio potenzialmente in grado di garantire autonomia ad una donna, dal momento che costei «sceglie» di parteciparvi.
Ma per una donna cosa c'è di radicale o di progressista nel vendere il suo corpo agli uomini? Che cosa c'è di rivoluzionario nel legalizzare e, così facendo, nel normalizzare la definizione delle donne come merci sessuali? Questi concetti, riflesso di un periodo in cui il sessismo è non soltanto accettato, ma promosso come potenziale percorso di liberazione, mi sembrano ben lontani dall'essere progressisti.
(Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Quando non esistono servizi sociali che assicurino la sopravvivenza e la sicurezza delle donne, quando le donne non dispongono di vere scelte, esse «scelgono» la prostituzione. E chi ne approfitta? Gli uomini.
Un divario crescente tra ricchi e poveri garantisce che le donne continuino ad essere costrette alla «scelta» della prostituzione come fattore di sopravvivenza.
((Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Se non ci sosteniamo a vicenda, se non indirizziamo lo sguardo verso la costruzione di un mondo nel quale le opzioni di sopravvivenza delle donne non passino per la vendita del loro corpo ai detentori del potere, allora il nostro movimento [femminista] non può essere definito progressista. Non può essere neppure chiamato movimento. Questo criterio non deve essere interiorizzato soltanto dal movimento femminista, è qualcosa che tutta la sinistra deve capire. L'etica del «ciascuno per sé» non è mai stata la nostra concezione della libertà, eppure, quando si tratta di donne, siamo stati manipolati/e al punto da scorgervi una formula liberatrice.
(Meghan E. Murphy, The F Word , Prostitution et "slutwalk" - Bâtir un mouvement féministe progressiste à l’époque individualiste)

Traduzione di Maria Rossi

Molte femministe hanno studiato e detto molto sulla neutralizzazione e sulla presunta neutralità del soggetto e dell'oggetto di conoscenza in chiave di genere eppure ancora oggi queste analisi e gli strumenti che ne sono derivati vengono minacciati e rischiano di perdere efficacia. Entrando nel specifico della tratta assistiamo spesso a discorsi in base ai quali il fenomeno della prostituzione sarebbe un fenomeno che colpisce in misura indifferente donne e uomini e vengono utilizzati a sostegno di questa tesi dati e numeri decisamente ambigui e poco attendibili, mentre di contro esistono studi e numerosi dati statistici che dicono il contrario. Viene da chiedersi come mai si voglia arrivare ad affermare una cosa così palesemente non corrispondente al vero. Una delle risposte potrebbe essere che la neutralizzazione del fenomeno della tratta elimina una componente determinante del fenomeno e cioè la dimensione di genere, elimina dal discorso il fatto che sono le donne ad essere oggetto di sfruttamento e lo sono in quanto donne. Stessa cosa sta avvenendo per la violenza contro le donne, il fenomeno della neutralizzazione è lo stesso e uguali i risultati e cioè l'eliminazione delle componente determinante del fenomeno della violenza di genere, che è violenza contro le donne in quanto donne. 
Ecco come prostituzione e violenza contro le donne vengono neutralizzati e di conseguenza non compresi e diventa quindi impossibile predisporre strumenti di analisi che siano in grado di affrontare in modo adeguato entrambi.
(Riflessioni di Maria Grazia)

* * *

La prostituzione è considerata divertente, inevitabile o comoda, la prostituta è schernita, punita, o farisaicamente informata che la sua situazione se l’è scelta lei e che quindi “è colpa sua. Poiché le cause della prostituzione femminile sono da ricercarsi nella posizione economica delle donne, insieme al danno psicologico che subiscono attraverso il sistema di condizionamento al ruolo sessuale nella società patriarcale, questo modo convenzionale di trovare soddisfacente il destino della prostituta non è soltanto ingiusto, ma semplicistico.
Recentemente, gli apologisti di questa tratta delle donne che noi chiamiamo prostitute hanno rimesso a nuovo lo stanco meccanismo del doppio metro e hanno chiamato “libertà sessuale” questa schiavitù femminile. Questo per rovesciare la promessa della liberazione sessuale e ridurla alla triste licenza di sfruttare ulteriormente le donne attraverso i bordelli di stato provvisti di assistenza medica perché gli uomini che li frequentano possano farlo senza rischio. Un’altra ironia è che la nostra etica legale perseguiti chi è obbligato (economicamente o psicologicamente) a offrirsi in vendita come oggetto, ma passi sopra all’azione di comprare un essere umano come un oggetto. 
La cosa peggiore della prostituzione è che non sei costretta soltanto a vendere il sesso, ma anche la tua umanità. E’ la cosa peggiore: quello che vendi è la tua dignità umana. Non tanto a letto, ma mentre tratti l’affare – quando diventi una persona comprata.” Quando mi sentivo più puttana era quando dovevo parlare con loro, era allora che mi vendevo di più, solo a parlargli. E' per questo che non mi è mai piaciuto andare a cena o passare la notte con loro. Perché se si mettono a parlare dei "negri", per esempio, non puoi far altro che dire "già, già" e essere d'accordo con loro. E' questo che non potevo sopportare. Questo tipo di cose. [...] E' questa la cosa più umiliante-dover sempre dargli ragione perché ti hanno comprata. E' per questo che non è così semplice come dire "la prostituzione è vendere un servizio". Perché si vende la propria anima e non solo un servizio. Anche la gente d'affari vende la propria anima ed è per questo che gli affari distruggono le persone-come ti sentiresti se tu vendessi enciclopedie alle famiglie povere? Ma c'è un'indegnità speciale nella prostituzione, come se il sesso fosse una cosa sporca e gli uomini potessero goderlo soltanto con qualcuno che sta in basso. Implica una specie di disprezzo, una specie di trionfo sopra un altro essere umano.[...] Quando ci si prostituisce - non fosse che per riuscire a farcela - si devono avere delle formidabili difese. Devi astrarti, in qualche modo. Devi togliere la comunicazione, o con la droga o con la forza di volontà. [...] Una delle cose peggiori era quella di fingere. Dovevi fingere di avere l'orgasmo. Loro lo vogliono perché quella è una prova della loro virilità. E' una delle cose peggiori. E' sentirsi davvero una puttana, a essere così disonesta. Non so come facciano a crederci. Non capisco davvero come possono crederci, i clienti."
(Kate Millet, Prostituzione)

Capita di leggere online elenchi di "buone cose" compiute dal fascismo, o magari di ascoltarne un cenno dalle parole di Silvio Berlusconi nel giorno della memoria. Elenchi che variano da dieci a cento punti. I treni in orario, la refezione scolastica, la bonifica dell'agro pontino, il doposcuola, la lotta alla mafia, etc. Tra le cose buone capita di leggere anche quelle che in verità sarebbero cattive: la guerra d'Abissinia e le opere pubbliche in Etiopia, il Tribunale Speciale, il patto Anti-Comintern, i Patti lateranensi, etc. Di solito, tra le "buone" ci vengono risparmiate le leggi razziali, attribuite direttamente a Hitler: non si possono dare tutti i meriti a Mussolini. Insomma, cose buone, cose false, cose cattive, cose che avrebbe fatto qualsiasi governo, in quegli anni, per modernizzare il paese. Ma la sostanza del fascismo quale fu?

Prendiamo un qualsiasi soggetto, anche inventato, per esempio, Hannibal Lecter. L'elenco dei suoi pregi supera probabilmente quello dei suoi difetti. Uomo di cultura e gusti raffinati, intenditore di arte e di letteratura, degustatore di vini e di cibi, ottimo cuoco, signore galante, cortese, gentiluomo, amabile conversatore, intelligenza analitica, coraggio, forza. Qualità autentiche, mica come le "cose buone" del fascismo. Ma commetteva delitti efferati, benchè animato da una morale nobile. Così neppure di lui, per quanto ci sia simpatico, riusciamo a farci una idea positiva. Dovremmo essere più indulgenti con Mussolini? La violenza squadrista per schiacciare gli oppositori, il carcere e il confino per gli antifascisti, le guerre di aggressione, le leggi razziali, l'alleanza con Hitler, la distruzione del paese nella seconda guerra mondiale. Non è questa la sostanza del fascismo? E d'altra parte, i fascisti di oggi non sono tali essenzialmente nell'identificazione identitaria con la storia di quel regime?

Si invita a contestualizzare, a non guardare a ieri con gli occhi di oggi, così come facciamo con Giulio Cesare, senza troppo curarci di quello che fu il destino dei galli. Ma gli occhi di Giacomo Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Giovanni Amendola, di Pietro Gobetti, di Antonio Gramsci, sono di ieri o di oggi? E con Cesare come ci comportiamo? Noi vediamo la guerra gallica anche dal punto di vista dei galli. Tra le cose buone di Cesare non includiamo il massacro di un milione di galli. Abbiamo una idea vagamente positiva di Vercingetorige. E abbiamo da molti anni un fumetto molto popolare (Asterix e Obelix) che simpatizza per i galli e ridicolizza i conquistatori romani. Di Cesare pensiamo bene, perchè gli attribuiamo una funzione progressiva, lo collochiamo nel campo democratico dell'epoca, la migliore fra tutte le alternative, perchè migliorò la condizione materiale di vita nelle province. Ma pensiamo piuttosto male del resto del suo triumvirato: di Pompeo e soprattutto di Crasso, di cui ricordiamo la fallimentare spedizione contro i parti, quasi quasi solidarizzando con i parti che, si narra (e la leggenda ce la tramandiamo fino ad oggi come se fosse stata una sorte più meritata che crudele) lo uccisero facendogli bere dell'oro fuso, per punirlo della sua avidità. Nell'Italia degli anni 1922-1945, sarebbe Mussolini l'equivalente di Cesare? Il più democratico di tutti i leaders, a parte Clodio? E Pompeo e Crasso chi sarebbero? E le province che migliorano le proprie condizioni di vita, quali? Libia e Abissinia? E le gloriose imprese militari che ne illustrano l'onore e il coraggio, quali? L'aggressione alla Francia già battuta dalla Germania?

Per spiegare cosa rimane del fascismo, si arriva anche a citare Giuseppe Mazzini il padre dei repubblicani. E' vero che tempo fa comparve un articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera che riconduceva la triade Dio-Patria-Famiglia, non al fascismo, ma a Mazzini. Tuttavia, il riferimento è molto generico e il modo di declinare quelle parole può essere completamente diverso. In nome di dio si è fatto di tutto e il suo contrario. La famiglia possono essere anche le coppie di fatto, le unioni omosessuali. L'idea di patria ha un valore, se vuoi unire un paese diviso in tanti stati e liberarlo dalla dominazione straniera, per divenire uno stato sovrano tra stati sovrani. Ne assume uno diverso se vuoi soggiogare altri popoli, per divenire un impero.

Il femminismo individualista - quello «della scelta di fare delle scelte» - si sviluppa sulla base di un'uguaglianza data già per acquisita. [...] L'adesione a questa finzione di uguaglianza tra i sessi porta alcune femministe a concedere priorità alla libertà di scelta e all'azione individuale come mezzi di autodeterminazione delle donne. Si giunge così a sostenere l'idea che le donne e le ragazze possiedano ormai gli strumenti per sfuggire ai condizionamenti sociali: non essendo più, secondo queste femministe, le condizioni di diseguaglianza sistematiche, bensì individuali. Così, le strategie privilegiate preconizzano l'abbandono del concetto di patriarcato, formulato in termini di rapporti di potere e di divisione sessuale del lavoro, a favore della promozione di un femminismo orientato verso un progetto di realizzazione personale. Queste femministe abbracciano, in modo qualche volta sconcertante, una logica neoliberale utilitarista. E ciò, malgrado la persistenza della discriminazione sistematica che riguarda tutte le donne, - ma particolarmente quelle delle classi povere - e il conservatorismo, che presentano enormi rischi per i diritti delle donne.
(Francine Descarries, Féministes, gare à la dépolitisation! Les féminismes individualiste et postmoderne)

La seconda corrente è quella del femminismo postmoderno, la cui avanguardia può essere associata alla teoria queer e alla sua ambizione di rimettere in causa le identità fisse (uomo/donna) del sistema eterosessuale. [...] Esso si caratterizza per la prevalenza accordata alla decostruzione della categoria «donne» in nome delle molteplici differenze sessuali e culturali e all'analisi del sesso/genere come referente identitario e simbolico. La trasgressione dell'identità sessuale è proposta come strategia sovversiva. Questa posizione conduce questa corrente del femminismo a centrare la propria analisi sull'eterosessismo piuttosto che sul patriarcato e sui rapporti di potere che lo riproducono. Ora, trascurando i rapporti sociali che forgiano le relazioni tra le donne e gli uomini, queste femministe arrivano a perdere di vista, molto spesso, il nucleo socio-politico della lotta femminista.
(Francine Descarries, Féministes, gare à la dépolitisation! Les féminismes individualiste et postmoderne)

Nell'attuale congiuntura, tanto il femminismo individualista quanto il femminismo postmoderno mi paiono dunque offrire una concezione troppo spoliticizzata dei rapporti sociali tra i sessi. Sulla base di argomentazioni non troppo diverse, l'uno e l'altro tendono ad astrarre dalle conseguenze concrete dei rapporti di potere che mantengono la divisione e la gerarchia tra i sessi. Queste correnti sottostimano i problemi culturali, socio-economici e politici specificamente iscritti nei corpi e nella sessualità delle donne, così come gli effetti persistenti e materiali della divisione sessuale del lavoro.
(Francine Descarries, Féministes, gare à la dépolitisation! Les féminismes individualiste et postmoderne)

Traduzione di Maria Rossi
(In foto: Wendy Mc Elroy, qui una sua intervista)

Intervistato dal Tg2, Pierluigi Bersani ha dichiarato di voler rivedere la spesa per l'acquisto degli F-35, perchè la sua priorità è il lavoro e non i caccia. Nichi Vendola ha subito apprezzato, perchè le ali da tagliare sono quelle dei cacciabombardieri. Quando il PD fa una dichiarazione di sinistra, Sel segna un punto.

Bersani fece la sua proposta già nel confronto televisivo con Renzi, il quale gli rispose dandogli del demagogo. Non tutti infatti sono d'accordo. Il generale Tricarico difende l'acquisto degli F-35, e sostiene che hanno pure un ritorno economico di 13,5 miliardi per l'Italia. Sui costi complessivi si può leggere questo articolo del Post, scritto per dimostrare che la spesa nel suo insieme non equivale agli introiti dell'Imu. Altri invece non credono alla svolta del segretario del PD. 

Non ci crede lo storico pacifista Flavio Lotti, che scrive dal canto suo tutta la verità su Bersani e gli F-35. Dove denuncia l'approvazione parlamentare, con i voti del PD, del finanziamento di altri 500 milioni per la missione in Afghanistan e l'autorizzazione all'ingresso dell'Italia nella guerra in Mali, a fianco della Francia. Massimo D'Alema ritiene non sia una guerra coloniale. A suo tempo sosteneva che la guerra del golfo non era una guerra per il petrolio. Non ho la fonte, ricordo lo disse in un talk-show. 

La critica di Flavio Lotti è a sua volta criticata da un'altra storica pacifista, oggi vicina a Sel: Chiara Ingrao, che vede nelle parole di Lotti, la campagna elettorale del candidato di Ingroia invece del giusto riconoscimento di un risultato concreto, del passo avanti compiuto dal PD. 

Ma tra passi avanti e passi indietro, a che punto si trova il PD? Ad esempio, come si pone rispetto alle questioni sollevate da Barbara Spinelli sulla guerra in Africa a cui l'Europa si avvia a partecipare bendata? Che bilancio fa il PD di un quindicennio di guerre umanitarie e contro il terrorismo? L'impressione è che i passi avanti o indietro avvengano brancolando nel buio e che al di là delle mosse elettorali questi argomenti siano semplicemente fuori dall'agenda politica di chi si candida a governare, per continuare ad essere delegati ad un pilota automatico euro atlantico.

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.