Il finanziamento pubblico dei giornali è entrato nel novero delle cose abominevoli. Beppe Grillo lo mette sempre all'indice. Quando nasce un giornale nuovo, se può, dichiara orgoglioso di non ricevere finanziamenti pubblici. Il primo è stato Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio. Ora lo fa anche Pubblico di Luca Telese. Lo ha fatto Gli Altri di Piero Sansonetti. Il messaggio che comunicano questi giornali è: non riceviamo soldi pubblici, non abbiamo editori, quindi al contrario degli altri giornali possiamo garantire di essere liberi e indipendenti, perchè non abbiamo padroni. Al momento non c'è motivo di dubitarne.

Proprio in questi giorni, il settimanale di Sansonetti è stato indicato tra i beneficiari dei finanziamenti della Regione Lazio, presieduta da Renata Polverini. (...) a dicembre 2011 acquista 4 pagine di pubblicità istituzionale dalla società Le Altre srl per una presenza sul settimanale “Gli altri”, l'ex quotidiano di Piero Sansonetti che il 4 dicembre del 2009 è diventato settimanale. Per la “sinistra quotidiana” Renata Polverini ha stanziato 18.747 euro (affaritaliani.it 19.09.2012). 

Il direttore si difende: Noi degli Altri siamo un piccolo gruppo di giornalisti che ci facciamo il giornale in casa. Non abbiamo editore, non abbiamo capitali e non abbiamo finanziamento pubblico. Siamo svantaggiatissimi rispetto a gran parte dei giornali simili al nostro che vivono di finanziamento pubblico e che hanno editori ricchi. Siamo però anche molto avvantaggiati: siamo liberi e non dipendiamo da nessuno, né pubblico né privato. Noi viviamo di vendite e di pubblicità. (...) Cosa volete da noi, che rinunciamo alla pubblicità? Non avendo né editore né finanziamento pubblico non potremmo farcela. (Gli Altri 21.09.2012),

Il discorso è onesto. Non si può chiedere ai giornali senza editore e senza finanziamento pubblico di rinunciare alla pubblicità. Ma è vero che questi giornali, mantenendosi con la pubblicità, sono più liberi?

"I soldi di pubblicità al manifesto li ho bloccati" (Renata Polverini, Piazzapulita del 20 settembre). Il 26 agosto il manifesto ha denunciato che la governatrice ha usato da sola un intero reparto dell'ospedale Sant'Andrea da 25 posti letto per un'operazione chirurgica urgente (fonte). Se questa denuncia fosse stata fatta da Gli Altri, forse anche il settimanale di Sansonetti sarebbe stato ripagato con il blocco della pubblicità.

Dice Noam Chomsky a proposito dei giornali. "(...) la stampa non fa i soldi con la gente che compra i giornali; in realtà con i lettori i giornali ci rimettono. Ma i giornali interessano ai grandi investitori commerciali: i grandi giornali ai grandi investitori, i piccoli giornali ai più modesti investitori locali, ma in un caso come nell'altro i giornali sono imprese tenute in vita da altre imprese attraverso la pubblicità.. (...) una volta ho parlato con un altro redattore che conosco al Boston Globe, domandandogli perché il loro modo di trattare il conflitto israeliano-palestinese fosse così orrendo; e di fatto lo era. Si è messo a ridere e mi ha chiesto: «Quanti inserzionisti arabi credi che abbiamo?». E lì è finita la conversazione. (Capire il potere, Noam Chomsky, 2003)

Ora, Il Fatto Quotidiano, Pubblico, Gli Altri, non saranno venditori di lettori agli inserzionisti pubblicitari, ma è improbabile che possano vantare in assoluto una maggiore autonomia rispetto ad un giornale che vive soprattutto di finanziamento pubblico, come ad esempio il manifesto. Tra tutte le forme di finanziamento, quello pubblico è di certo il meno soggetto agli umori, capricci e interessi dell'erogatore, il quale è vincolato ad una legge uguale per tutti.

Credo che la prostituzione sia argomento delicatissimo che tocca questioni diverse. Non credo sia un lavoro come un altro. Il sesso non è ginnastica, il corpo non è un oggetto come un altro. Il corpo non è altro dalla persona.

Comprendo il desiderio delle prostitute di chiamarsi sex worker o di regolarizzare la loro posizione. E' certo un modo per restituire dignità a persone che, fuori da ogni ipocrisia, sono considerate ai margini della società. Ma non basta questo per farne un lavoro come un altro o una mera compravendita come tante altre. A cominciare dal ruolo che la donna, liberamente o meno, accetta di rivestire. 

La condizione necessaria per la prostituzione è la negazione della sessualità femminile, fatta di desidero e piacere, come quella dell’uomo. sessualità femminile che, ancora una volta, è al servizio di quella dell’uomo. nella prostituzione la donna non vive la sua sessualità ma si fa oggetto di quella maschile. Questo determina i ruoli in un rapporto di dominio.

Lo descrive benissimo (un certo discorso): esiste una sessualità maschile e una femminile, determinata dal dna, che ci racconta di mandrilli scopaioli che vanno spurgati frequentemente. E se il mandrillo come le altre bestie finalizza lo spurgo alla continuazione della specie, l’uomo, bestia evoluta, spurga come se urinasse o defecasse, e poiché se aiutato la piacevolezza di questo bisogno fisiologico è maggiore, è disposto a pagare (alcuni meno evoluti, si fanno aiutare con la forza).

Gli identikit dei clienti parlano chiaro. la ricerca sul campo parla di 23-50enni, sposati spesso con figli in cerca non solo di sesso ma della remissività e la sottomissione. Questo è un dato che torna ripetutamente.

Questo è la prostituzione. E' prestarsi a questa cosa qui. E' ridursi a oggetto a uso e consumo del maschio in un rapporto di dominio. E, come dice (questo articolo), monetizzare la propria umiliazione non è esattamente essere più libere. Non c'è emancipazione nel monetizzare la propria umiliazione.

Altra questione è invece impedire per legge che sia scelta la propria umiliazione. Perchè non c'è percorso di emancipazione se non c'è libera scelta. E' per questo che sono contraria alla criminalizzazione delle prostitute. Se una donna liberamente sceglie di farlo e non è sfruttata e obbligata, credo che nessuno possa impedirglielo. Ma è qualcosa in cui lo stato mai, secondo me, può intervenire regolarizzando e trasformandosi in sfruttatore. Abbiamo visto di recente che esistono contratti che prevedono la volontaria riduzione in schiavitù. Se uno liberamente decide di fare questo di sè, nessuno glielo può impedire ma se la legge riconoscesse la validità di quel contratto, sarebbe un'abominio.

Per quanto riguarda la criminalizzazione del cliente, tra dubbi e perplessità, sono favorevole. anche se questo, di fatto, significa impedire a chi esercita liberamente, di farlo facilmente. Ma è l'unico modo per tentare di ridurre la domanda che viene soddisfatta proprio da chi è vittima di sfruttamento. E' quel tipo di cliente che verrà colpito. Cosa accade nell'abitazione, o luogo privato, di chi liberamente decide di prostituirsi rimane e deve rimanere solo un suo fatto privato. (Tk)


Vedi anche:
Legalizzare la prostituzione? /3
Legalizzare la prostituzione? /2
Legalizzare o non legalizzare - la situazione in Olanda (Siddharth Kira)
La prostituzione in Germania - La riforma del 2002 (Wikipedia)

Elsa Fornero è la ministra del lavoro e può essere attaccata o sbeffeggiata in quanto ministra del lavoro. Che sia donna non importa. Invece, insulti, critiche e sberleffi se li becca spesso in quanto donna.

Una ministra che attende la telefonata di un potente dovrebbe dare la stessa impressione di un ministro che attende la telefonata di un potente. Invece, con un banale doppio senso Fornero che attende di essere chiamata da Marchionne diventa una squillo per il vignettista Vauro. Così viene accusato di maschilismo dalla ministra, ma anche difeso da un profluvio di commenti che negano l'evidenza, si arrampicano sugli specchi, glissano, rivendicano e rilanciano l'insulto, come succede quando ci si rifiuta di riconoscere la sostanza di uno stereotipo.

Una deludente Norma Rangeri posta su Facebook e sul suo stesso giornale: ''Forse Vauro avrebbe potuto disegnare le calze a rete anche sulle gambe di Monti, come già fece con quelle di Alfano, per sottolineare il ruolo ancillare, subalterno, di alcuni politici verso il potente di turno: a conferma che, per chi fa satira, spesso il sesso è quello degli angeli''.

Il sesso sarà pure quello degli angeli, ma intanto come al solito una donna si becca della puttana e la metafora della subalternità è sempre femminile. Pure quando si tratta di un uomo: basta conciarlo come una donna. L'antisessimo dunque non è scontato da nessuna parte. Neanche sul Manifesto.

Risponde Gianna Massari: mi dispiace Norma Rangeri che tu la pensi così. Ma nell'attuale situazione in cui si trovano le donne, la vignetta non è neutra! E chi non pone attenzione a ciò, costitusce un freno, rema contro agli stereotipi che fin'ora ci hanno imprgionato. Manca solo di dire che Fornero è una puttana e poi siamo a posto! E' una avversaria politica, è una stronza, è una serva del capitale....quello che vuoi in questi termini e mi trovi daccordo, ma purtoppo oggi di neutro non c'è nulla e una vignetta così contribuisce ad affermare gli stereotipi. Non ce lo possiamo permettere. La nostra è una battaglia nella battaglia e siamo tornate tanto indietro. Veramente non avrei mai creduto di dover difendere Fornero....ma così è!

Scrive Luisa Betti sulla sua bacheca: «Come se il maschilismo fosse una prerogativa della destra, ma scherziamo? il maschilismo a sinistra è peggio, perché ti aspetti sempre qualcosa di diverso che invece stenta a mostrarsi. Ed è per questo che da sempre parliamo di trasversalità che riguarda la discriminazione di genere, perché è una cosa che riguarda politicamente sia la destra che la sinistra. Il maschilismo non ha colore, è ovunque. La verità (vera) è che il maschilismo a sinistra è molto più che una semplice svista. E si possono trovare tanti modi per criticare una donna: basta vederla come una persona, che magari fa nefandezze e questo va sottolineato, ma una persona.»

A corredo del post di Norma Rangeri, una vignetta di Vauro che megafona: "Zitti no!". Vauro è una persona libera e le persone libere si possono liberamente giudicare nelle loro opere. L'opera di Vauro in questa circostanza fa schifo. Non è la prima volta. Le politiche antioperaie di Fornero non lo giustificano. Sono due argomenti distinti. Nessun drone giustificherebbe una battura razzista contro Obama, nessuna rappresaglia giustificherebbe una battuta antisemita contro Netanyahu. Le politiche antioperaie non giustificano le vignette sessiste. Nè l'ironia può giustificarsi da sola. Nessuna censura: un vignettista deve poter scarabocchiare quello che vuole, ma la satira è soltanto una modalità di comunicazione, non sottrae alla critica ciò che comunica.


Vedi anche:
#Siamo tutte puttane (Un altro genere di comunicazione)
Vauro-Fornero: maschilismo o satira? (Lorenzo Gasparrini)
Vauro e Fornero: siamo ancora alle donne tutte puttane (Matteo Pascoletti)
Vauro: i du’ schiaffi che male non farebbero (Baruda)

Da oggi Pubblico è in edicola. Il nuovo giornale di Luca Telese. Una scissione dal Fatto Quotidiano (e da Marco Travaglio). Sul come e perchè posso intuire, ma ne so poco. Invece mi colpisce questa cosa: un nuovo giornale di carta, mentre tutti i giornali perdono lettori e le grandi testate di fama internazionale discutono della loro possibile futura chiusura in vista di una trasmigrazione integrale sul web. Già il Fatto Quotidiano mi aveva stupito. Ha avuto un successo notevole, 50-100 mila lettori. Sono tanti, per un giornale di carta. Mi stupisce il Manifesto che resiste, resiste, resiste a voler sopravvivere in edicola per qualche migliaio di lettori. Perchè puntare ancora sulla carta? E' una questione di status o c'è un vantaggio reale? E' scomodo leggere sul monitor, specie gli articoli di approfondimento, ma non è detto. Sul monitor puoi regolarti lo zoom e i font come preferisci. Puoi stamparti la pagina che ti interessa. Una edizione online può prevedere il formato pdf, per i singoli articoli o per tutto il giornale, magari pensato proprio per il formato A4. E può prevedere altri formati per i nuovi dispositivi. Ormai si legge sul cellulare, sull'iphone, sull'ebook-reader (es. Kindle), sull'ipad, dispositivi sempre più diffusi, destinati forse a soppiantare non solo quel che resta della carta, ma gli stessi computer. Allora perchè puntare ancora su un supporto obsoleto e costoso, che ci racconta oggi offline quello che abbiamo già letto ieri online?


La Stampa si compiace della rivincita di Bill Clinton alla convention democratica di Charlotte. Vede Obama virare verso le posizioni moderate non ostili a Wall Street del suo predecessore, capace di guidare una delle amministrazioni di maggior successo sul piano economico nella storia americana.

Ma, senza nulla togliere alle colpe di Bush, proprio Bill Clinton è tra i responsabili della crisi finanziaria globale. Sua è la revoca del Glass-Steagall-Act.

(...) Il cosiddetto Tarp (Troubled asset relief program) prevedeva un programma di interventi statali in più fasi nel cuore dell'economia Usa, ponendo fine al modello economico della deregulation reganiana impiegato negli Stati Uniti durante gli anni seguiti alla caduta del muro di Berlino e alla fine della Guerra Fredda. Gli ingenti piani di nazionalizzazione e di intervento nel sistema economico americano ponevano fine a un'epoca in cui l'amministrazione americana, soprattutto negli anni 90 (presidenza Clinton), aveva esercitato pressioni sulle banche semipubbliche perché concedessero più credito ai ceti meno abbienti, secondo il credo nel sogno americano, adoperandosi per rimuovere la separazione del sistema bancario americano (sostituendo il Glass-Steagall Act con il Gramm-Leach-Billey Act che ha legittimato la nascita di grandi conglomerati finanziari) tra attività bancaria tradizionale e investment banking. 
(Crisi economica del 2008-2012 - Wikipedia)

La parte più laica e di sinistra della sinistra si mostra sofferente e protestante di fronte alla prospettiva di una alleanza tra il Pd e Sel con l'Udc di Pierferdinando Casini. Nichi Vendola ha definito tale alleanza «contro natura». D'Alema ha definito propaganda le dichiarazioni contrarie di Nichi Vendola ricambiato da altrettante dichiarazioni speculari del leader democristiano. Oggi parlano per tranquillizzare i rispettivi elettorati, ma sanno che dopo il voto, in caso di vittoria, dovranno stare insieme. Pd e Udc già convivono nell'attuale maggioranza di governo. La loro alleanza è già stata sperimentata nelle regionali del 2009. Per l'Udc è l'epilogo obbligato di una traiettoria, dopo la rottura con il Pdl e l'impossibilità di crearsi uno spazio autonomo al centro, salvo una diversa legge elettorale. Il Pd ha sempre cercato di mettere insieme tutti gli alleati possibili, specie quelli moderati, contro Berlusconi. Adesso anche contro la cosiddetta «antipolitica». Cioè contro Beppe Grillo e Antonio Di Pietro.

Il copione non è nuovo. Da quando esiste il sistema maggioritario (prima uninominale, ora con il premio di maggioranza), la sinistra radicale ha vissuto il dilemma se allearsi con la sinistra moderata autoannullandosi, oppure presentarsi da sola con il rischio di essere assorbita dal «voto utile» o di fare involontariamente «il gioco della destra». Di volta in volta, il dilemma dell'alleanza con il Pds/Ds (infine Pd) scaricava la sua tensione contro l'alleato più moderato. Se il Pds/Ds si allea con quello, non può allearsi con noi. Infine ci si alleava lo stesso tutti insieme, Oppure si restava fuori. Nel 1994, l'alleato moderato era Alleanza Democratica di Ferdinando Adornato (che oggi ritroviamo nell'Udc). Nel 1996, era il Partito popolare. Nel 2006 l'Udeur di Clemente Mastella. Per le prossime elezioni, l'Udc.

Tuttavia, se si guarda ai provvedimenti più avversi alla sinistra radicale - le riforme delle pensioni, del mercato del lavoro, le privatizzazioni, le leggi sull'immigrazione, le missioni militari - si nota che il ruolo di questi partiti moderati non è mai stato molto rilevante. La vera controparte è sempre stata rappresentata dal Pds/Ds. I cattolici moderati, comunque già presenti nel Pd (Marco Follini, Beppe Fioroni) possono essere di ostacolo alla promozione di leggi sui diritti civili, come quella sul matrimonio tra gay o la necessaria riforma della legge 40 sulla fecondazione eterologa, ma non necessariamente: le più importanti leggi laiche (divorzio e aborto) sono state approvate con la Democrazia cristiana al governo, in posizione dominante.

Il Pci di Togliatti si alleò persino con Badoglio e lo fece per una buona ragione: portare l'Italia fuori dal fascismo e dalla guerra. Le buone ragioni del Pd nella sua strategia delle alleanze invece sono dubbie. L'alleanza con i cattolici moderati non piace, non è mai piaciuta a sinistra, perchè in realtà non piace il partito di D'Alema, Veltroni e Bersani. Fare del rapporto con l'Udc la cartina di tornasole è pretestuoso. E' il rapporto con il Pd che va messo direttamente sotto esame, per valutare se quel partito è ancora l'interlocutore obbligato o se è possibile guardare ad una nuova prospettiva.



Chi vede la realtà come una scacchiera, pensa che ogni cosa che si muove sia una pedina. Le pedine le divide in due modi: 1) bianco e nero; 2) le pedine sacrificabili e quelle non sacrificabili. In ultima istanza le pedine sono tutte sacrificabili, tranne il re. Perciò, coloro che vedono così si chiamano realisti.

A Porto Empedocle, un marito picchia la moglie incinta da poche settimane, perchè lei ha caldo e vuole togliersi il velo. La polizia giustamente lo ha fermato e denunciato alla procura. Merita di essere trattenuto in custodia cautelare, processato e condannato secondo quanto prevede la legge. E' successo per strada, ma poteva succedere entro le mura domestiche, è un atto di violenza privata e per la violenza privata, quella contro le donne, contro i minori, la procedibilità d'ufficio e il carcere preventivo dovrebbero essere sempre la norma, a fronte di una fondata notizia di reato. La violenza maschile è particolarmente odiosa per la sua vigliaccheria, radicata in una mentalità patriarcale, ostenta una volontà di dominio e di possesso, quale che sia il pretesto con cui pretende di giustificarsi.

Nei commenti però i pretesti vengono confusi con le cause. Si veda il Corsera e il Giornale. Così sul banco dell'imputato non viene messo un individuo violento, ma la sua identità egiziana, la sua religione musulmana, la tradizione del velo. Qualche volta a scopo attenuante (bisogna comprenderli), più spesso a scopo aggravante (bisogna cacciarli, assimilarli, civilizzarli). Pure Giuliana Sgrena arriva a scrivere che l'episodio dovrebbe far riflettere tutti coloro che sostengono che portare il velo è una libera scelta della donna. Una criminalizzazione generalizzata. E una incredibile sottovalutazione delle donne musulmane. Per citare solo un esempio: Dalia Moghaed, consulente del presidente Obama per i rapporti con il mondo musulmano, senior analyst e direttore esecutivo del Gallup Center per gli studi musulmani, studiosa pubblicata da The Economist, Financial Times e Wall Street Journal, residente a Washington, è una donna velata. Dati i suoi scritti e le sue frequentazioni, possiamo escludere sia una fanatica. Davvero dobbiamo liberarla? 

L'islam prescrive alle donne di coprirsi:
E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare. (Sura XXIV An-Nûr (La Luce). 
In modo meno perentorio del cristianesimo:
Ma ogni donna che prega o profetizza senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se fosse rasa. Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo; perché l'uomo non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo . Giudicate voi stessi: è decoroso che una donna preghi Dio senza avere il capo coperto?,Non vi insegna la stessa natura che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, per lei è un onore; perché la chioma le è data come ornamento. (1Corinzi 11:6). 
E' dubbio, nel caso dell'islam se si tratti di imposizione o sollecitazione. Se lo scopo prioritario sia quello di onorare padri e mariti o difendere la propria vulnerabilità dall'offesa sessuale degli uomini. In ogni caso, il Corano non prescrive ai padri e ai mariti di picchiare le donne che violino la regola o l'invito.

Fossimo musulmani considereremmo il marito egiziano di Porto Empedocle un deviato. Così come consideriamo deviati i nostri violenti, non la conferma della nostra cultura.

Ogni giorno, in Europa, sette donne vengono uccise dai loro partner e in Italia, nel 2011 sono morte 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010. Di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica. E per il 2012 i dati non sono confortanti: fino a giungno sono 63 le donne uccise. Stando ai dati raccolti nei centri di assistenza, la violenza domestica è la forma più pervasiva di violenza, con un taso del 78,21% e colpisce donne in tutto il Paese. Il 34,5% delle donne ha segnalato di essere vittima di incidenti violenti. Eppure, solo il 18,2% delle vittime considera la violenza domestica un crimine, mentre per il 36% è un evento normale. Allo stesso modo, stando al rapporto, solo il 26,5% delle donne considera lo stupro o il tentato stupro un crimine. (Repubblica 25 giugno 2012)Violenza sulle donne in Italia, i dati Istat: una su tre tra i 16 e i 70 anni ne è vittima. Ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a un episodio di aggressione (Corsera 24 febbraio 2011).

Non è neanche solo questione di cultura intesa come istruzione, nè c'entrano benessere e buona collocazione: Benestanti, colte, con un buon lavoro e la vergogna di denunciare. Prigioniera in casa, senza porte e seguita da telecamere. Ma al centro d'aiuto ha detto: «Non chiamatemi più» (Corsera 27 luglio 2012)

In questo contesto, l'islamofobia, che espelle da sé e proietta interamente sull'altro la violenza e l'oppressione della donna, funziona come un esorcismo.

Se ci sono uomini pronti a picchiare una donna perchè non porta il velo, ve ne sono altri pronti ad aggredirla o a commettere abusi perchè lo porta.

AUTISTA BLOCCA BUS DONNA ISLAMICA PORTA NIQAB (Ansa 31 dicembre 2010)
BASSANELLO, STUDENTESSA MUSULMANA INSULTATA E AGGREDITA PERCHE' PORTA IL VELO
L'episodio di razzismo si è verificato ieri sera al Bassanello. Una donna ha insultato la 22enne Hind Talibi, figlia del responsabile della comunità islamica di via Anelli, e ha cercato di strapparle il copricapo islamico. La giovane ha sporto denuncia in questura (PadovaOggi 26 maggio 2011)
GIOVANI TIRANO IL VELO A DONNA MUSULMANA. "IN ITALIA NON SI PORTA VAI NEL TUO PAESE"
Monterotondo, un gruppo di ragazzi ha insultato e percosso due donne tunisine, una delle quali vive in Italia da vent'anni. L'episodio di intolleranza religiosa e razziale è avvenuto alle porte di Roma. "La lite è degenerata in insulti e spinte" ha confermato il comandante dei carabinieri di Monterotondo, che ha seguito l'intera vicenda. Le donne ora chiedono giustizia. (Repubblica 30 marzo 2012).
MAMMA ITALIANA CON IL VELO AGGREDITA MENTRE PORTA LA FIGLIA ALLA SCUOLA ARABA: L’AGGRESSORE E’ ANCORA LIBERO, I MEZZI DI INFORMAZIONE SCELGONO IL SILENZIO Milano, mercoledì 16 maggio, nei pressi della scuola araba bilingue di via Ventura 4 a Milano (zona Lambrate) una donna italiana di 50 anni convertita da più di vent’anni alla religione musulmana, mentre stava accompagnando la figlia di 12 anni a scuola viene aggredita e insultata uomo di circa 35 anni perchè indossa il niqab, il velo islamico che lascia scoperti solo gli occhi. E’ stata prima picchiata sul viso, poi è stata fatta cadere a terra con un calcio al grido di “Sei fuorilegge, sei fuorilegge!”. L’uomo è fuggito velocemente facendo perdere le sue tracce, tuttora è in libertà. La donna, dopo i primi soccorsi, è stata trasferita all’ospedale per medicare le contusioni riportate. Da quel giorno non esce di casa, ha paura di essere nuovamente presa di mira, è sotto choc. Il marito che ha sporto immediatamente denuncia al commissariato di zona, lancia ora un appello alle autorità perché si interessino del caso e alle persone che hanno assistito al fatto affinchè si riesca a individuare il responsabile. (Pumilano.it 16 maggio 2012).


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Ho letto un paio di mesi fa il libro di Andrew Keen, "Dilettanti.com", dedicato agli utenti autori dei blog, dei forum, dei social network, di YouTube e Wikipedia, dell'insieme del web 2.0. La tesi del libro è radicalmente negativa e pessimista: queste nuove forme di comunicazione e autopubblicazione affossano economicamente gli istituti della cultura tradizionale: i libri, i giornali, la discografia, il cinema e mettono sullo stesso piano il professionista e il dilettante.

L'esistenza di Wikipedia rende inutile l'esistenza dell'Enciclopedia Britannica, che è il frutto del lavoro rigoroso e dell'opera di selezione di autori prestigiosi e redattori professionisti, messi ora in crisi dalla caduta delle vendite della loro impresa. Rimasta invenduta la Britannica e privi di un reddito adeguato i suoi autori, l'opera di questa enciclopedia è destinata a sparire e sarà definitivamente rimpiazzata da Wikipedia, la cui qualità è inferiore perchè in essa l'esperto e il dilettante sono posti sullo stesso piano: chiunque può scrivere una voce o modificarla e i più competenti sono costretti a defaticanti discussioni con ignoranti e profittatori. Il web 2.0 avrebbe potuto essere una gran cosa se fosse stato utilizzato per portare a tutti la musica di Bach invece viene sfruttato per portare a tutti la musica di improvvisati musicisti, privi di qualsiasi talento o per piratare l'opera altrui. Così alla fine, la dittatura degli esperti sarà rimpiazzata dalla dittatura degli idioti, rappresentati come tante scimmie dotate di macchina da scrivere.

Riassunta in breve (da dilettante) la sostanza del libro è questa. In parte mi convince, anzi credo che ogni navigante con velleità di comunicatore dovrebbe leggerlo per essere avvertito di rischi, limiti e problemi di una promessa di democrazia digitale che potrebbe rivelarsi deludente per molte aspettative. E' vero, nel web siamo tutti uguali e il delirio sta sullo stesso piano della comunità scientifica. Si pensi solo all'immondizia dei vari negazionismi e dei tanti razzismi. Però, in rete possono finalmente avere spazio anche molti personaggi e molte associazioni ingiustamente escluse dai media tradizionali. Uno su tutti: Beppe Grillo in Italia, escluso dalla televisione di stato dal 1986, per una battuta sui socialisti, oggi protagonista del dibattito politico con il suo blog. Oppure la sinistra americana, Noam Chomsky che, grazie ad Internet, diventa l'autore più letto negli Usa sull'11 settembre. Si pensi anche al materiale che giornalisti, autori e politici, anche non discriminati, raccolgono nei loro blog, nelle loro pagine su Facebook o su Twitter e alle comunità virtuali che si organizzano intorno a loro. Si pensi anche alla censura bucata in Cina e in Iran, grazie alla rete.

Insomma, ci sono i "contro", ma ci sono anche i "pro". La crisi dei giornali è preoccupante. Il fatto che il quotidiano più prestigioso del mondo, il New York Times, possa anche solo discutere della sua chiusura mette tristezza. Ma qui, oltre alla rete, oltre alla concorrenza che gli stessi quotidiani fanno a se stessi attraverso i loro siti (cannibalizzandosi, dice Keen), incide la crisi economica e il peso tipico di una transizione, che non sappiamo ancora quali assetti troverà. Può essere la fine dei giornali o l'occasione di una loro grande riforma. Leggere su carta continua ad essere ancora molto comodo, specie per quanto riguarda gli articoli di approfondimento. Potrebbe essere una idea quella di giornali che non ti dicono tanto cosa è successo, quanto ti spiegano come e perchè è successo e cosa succederà. Le news sulla rete e le analisi, gli approfondimenti, le inchieste sulla carta e poi tutto in un archivio digitale consultabile online. Gli articoli in rete sono importanti non tanto per essere letti, quanto per essere conservati e consultati.

Riguardo i dilettanti che uccidono la cultura, mi sento quanto meno corresponsabile. Da anni sto facendo questo: scrivo nelle liste di discussioni, nei forum ed ora pure nei blog. Senza nessuna preparazione, competenza specifica, senza alcun titolo. Mi siedo davanti al computer e pontifico su quel che mi passa per la testa. E qui il mio testo vale quanto quello di Eugenio Scalfari. In verità, non è proprio così: il sito di Repubblica avrà un milione di accessi, io forse una decina. Ed anche tra i blog, i più visitati, quelli della classifica nazionale o mondiale dei primi cento, sono quasi tutti tenuti da autori professionisti che dispongono anche dei mezzi per offrire contenuti interessanti. Io non sarò mai competitivo nè con l'Huffington post, nè con Beppe Grillo, ma neanche con Paolo Attivissimo che pure risiede su Blogger (blogspot).

Milioni e milioni di blogger, e in particolare quelle migliaia che hanno la costanza di non chiudere, possono scrivere e divulgare molte idiozie e con ciò invadere del loro rumore la cultura, come magari sto facendo io in questo istante. Ma tutte queste persone non sono solo materiale di lettura, sono anche materiale di scrittura. In tutta onestà, non potrei dire a chi passa eventualmente di qui, che se mi legge ne saprà di più. Però, sono io che scrivendo ne saprò di più. Per scrivere, penso, metto ordine nella mia testa, mi sorge qualche idea, mi emancipo dalla mancanza di ispirazione e sono pure indotto a leggere meglio, così come chi fa attività fisica, senza nulla togliere all'agonismo sportivo, è indotto a mangiare meglio. Insomma, milioni o anche solo migliaia di persone che si mettono a scrivere sulla pagina bianca del loro monitor, produrranno si poca o tanta cacofonia a danno di chi sa veramente scrivere, come il signor Andrew Keen (che si legge agevolmente e piacevolmente), ma produrranno anche il miglioramento di se stesse, della loro cultura, e con ciò, della cultura.

(9 luglio 2010)

Ho aderito alla petizione del Fatto Quotidiano a sostegno dei pm di Palermo, della loro inchiesta sulla trattativa stato-mafia. E' vero che a rigore l'azione della magistratura deve trovare il suo fondamento nella legge e non nel consenso dell'opinione pubblica. Ma ciò implica che gli inquisiti non organizzino il dissenso e non intraprendano iniziative volte a ostacolare e delegittimare le inchieste. Quando gli inquisiti sono politici, essi non esitano a politicizzare la loro vicenda giudiziaria accusando la magistratura di fare politica o comunque di agire in modo illegittimo. Nel caso dell'inchiesta di Palermo addirittura il presidente della repubblica ha deciso di sollevare di fronte alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione contro la procura di Palermo, poichè essa non ha distrutto immediatamente le intercettazioni telefoniche tra l'intercettato Nicola Mancino, indagato per falsa testimonianza e il capo dello stato. Distruzione non disposta da nessuna legge. In questo contesto diviene lecito e persino doveroso che altri soggetti della politica, dell'informazione, della società civile intraprendano iniziative volte a sostenere l'azione giudiziaria che gli inquisiti e i loro sostenitori vorrebbero indebolire, neutralizzare, impedire.

Perciò, non ha fondamento l'accusa di eversione mossa al Fatto e ai pm di Palermo, da Piero Sansonetti. Il principio di separazione dei poteri è messo a repentaglio in primo luogo da chi si contrappone all'indipendenza della magistratura, per scardinare un altro principio costituzionale: l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. L'articolo qui citato riprende il principale argomento contro i giudici dai tempi di Tangentopoli: Il potere della magistratura si è mostruosamente espanso, ha invaso il campo del potere politico. Ma non sono state approvate leggi che hanno aumentato il potere della magistratura. Nè i magistrati si sono attribuiti poteri abusivi. Se lo si sostiene bisogna dimostrarlo. L'articolo, come il suo genere letterario di appartenenza, non lo dimostra. A sostegno si ricorre a prove indirette: la caduta extraparlamentare di tre governi (Berlusconi primo, Prodi secondo e, seppure di rimbalzo, Berlusconi terzo col caso Ruby) e anche la caduta di numerose giunte e consigli regionali (valga per tutti l’esempio barbarico della persecuzione contro Ottaviano Del Turco).

In verità, i governi cadono quando la loro maggioranza è divisa. E la loro maggioranza si divide quando perde il consenso. Berlusconi non fu certo abbattuto dall'invito a comparire inviatogli dalla procura di Milano, mentre presiedeva il G7 a Napoli. La maggioranza del primo governo Berlusconi si presentò divisa già alle elezioni, con un polo della libertà al nord (Forza Italia-Lega Nord) e un polo del buon governo al sud (Forza Italia-An). Il governo di centrodestra fu travolto dalle proteste contro la riforma delle pensioni, motivo per cui la Lega, sentendosi penalizzata dal rapporto privilegiato con An, tolse la fiducia anche in considerazione del peso specifico della classe operaia al nord. Il secondo governo Prodi non fu abbattuto dall'arresto della moglie di Clemente Mastella, ma da una caduta verticale di consensi dovuta all'indulto e ad una esosa finanziaria di risanamento. Oltre che dal conflitto latente tra il presidente del consiglio e il nuovo segretario del partito democratico, Walter Veltroni il quale annunciò una trattativa con Berlusconi per giungere all'approvazione di una legge elettorale che avrebbe permesso al Pd e al Pdl di presentarsi da soli alle elezioni successive. Vero motivo per cui, Mastella rovesciò il tavolo e anche il governo. Il terzo governo Berlusconi, come è noto, non è caduto per via di Noemi, Patrizia D'Addario, o Ruby, ma per aver perso per strada Gianfranco Fini e non aver retto la prova della crisi finanziaria. Proprio con la caduta del governo ci siamo dimenticati di Ruby ed abbiamo conosciuto lo spread.

Che la magistratura abbia accresciuto il suo potere, è solo un effetto ottico. E c'entrano ben poco i giornali e l'opinione pubblica. Basti dire che oggi tutti i giornali sono schierati con il presidente della repubblica. In realtà è il potere politico ad aver diminuito il proprio, anzi più precisamente ad aver perduto credibilità, per via della dimensione endemica dalla corruzione politica, che fa un giro di affari di 60 miliardi, per la collusione con la criminalità organizzata, che riguarda almeno un quarto del territorio, e per gli elevati costi della politica, non giustificati da capacità e competenza di governo. La politica prima non ha creato sviluppo, poi non ha protetto i cittadini dalla crisi. Così, rispetto ai suoi privilegi e alle sue illegalità, la politica è meno protetta. E' più facile che un imprenditore denunci, che un mafioso parli. E di fronte ad una notizia di reato un magistrato ha il dovere di procedere, non può preoccuparsi che non cada il governo, che il tal politico non abbia stroncata la carriera, che il tal partito perda le elezioni. Di fronte ad una notizia di reato un magistrato deve applicare la legge, non mettersi a fare valutazioni di opportunità politica. E' paradossale che i magistrati siano accusati di essere politicizzati, proprio perchè non tengono conto delle ragioni di opportunità politica dei loro inquisiti.

La politica ha tutti i mezzi per tutelarsi. Anche troppi. La destra non ha esistato ad usarli: ha depenalizzato reati, ha allungato i tempi della prescrizione. Ha approvato una serie di leggi, alcune bocciate dalla corte costituzionale, per favorire o per sottrarre l'imputato Berlusconi ai processi. La politica può ripristinare l'immunità parlamentare.

Un editorialista può pure scrivere che la trattativa tra stato e mafia fu sacrosanta perchè servì per salvare vite umane (ma c'è chi pensa invece che servì per salvare le vite dei politici, spostando il mirino su magistrati e cittadini, a cominciare dall'assassinio di Paolo Borsellino perchè contrario a qualsiasi trattativa). E' una legittima opinione dell'editorialista. Che risponde al suo senso dell'opportunità. A fondamento dell'azione giudiziaria però c'è la legge. Al magistrato interessa valutare se con quella trattativa si sono commessi reati. Per il politico, per l'editorialista, potrà esistere il reato sacrosanto. Per il magistrato no. Chi pensa che la trattativa sia stata giusta, non deve chiedere ai magistrati di non indagare, deve chiedere al potere politico di mettere il segreto di stato.

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