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Il velo della violenza

A Porto Empedocle, un marito picchia la moglie incinta da poche settimane, perchè lei ha caldo e vuole togliersi il velo. La polizia giustamente lo ha fermato e denunciato alla procura. Merita di essere trattenuto in custodia cautelare, processato e condannato secondo quanto prevede la legge. E' successo per strada, ma poteva succedere entro le mura domestiche, è un atto di violenza privata e per la violenza privata, quella contro le donne, contro i minori, la procedibilità d'ufficio e il carcere preventivo dovrebbero essere sempre la norma, a fronte di una fondata notizia di reato. La violenza maschile è particolarmente odiosa per la sua vigliaccheria, radicata in una mentalità patriarcale, ostenta una volontà di dominio e di possesso, quale che sia il pretesto con cui pretende di giustificarsi.

Nei commenti però i pretesti vengono confusi con le cause. Si veda il Corsera e il Giornale. Così sul banco dell'imputato non viene messo un individuo violento, ma la sua identità egiziana, la sua religione musulmana, la tradizione del velo. Qualche volta a scopo attenuante (bisogna comprenderli), più spesso a scopo aggravante (bisogna cacciarli, assimilarli, civilizzarli). Pure Giuliana Sgrena arriva a scrivere che l'episodio dovrebbe far riflettere tutti coloro che sostengono che portare il velo è una libera scelta della donna. Una criminalizzazione generalizzata. E una incredibile sottovalutazione delle donne musulmane. Per citare solo un esempio: Dalia Moghaed, consulente del presidente Obama per i rapporti con il mondo musulmano, senior analyst e direttore esecutivo del Gallup Center per gli studi musulmani, studiosa pubblicata da The Economist, Financial Times e Wall Street Journal, residente a Washington, è una donna velata. Dati i suoi scritti e le sue frequentazioni, possiamo escludere sia una fanatica. Davvero dobbiamo liberarla? 

L'islam prescrive alle donne di coprirsi:
E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare. (Sura XXIV An-Nûr (La Luce). 
In modo meno perentorio del cristianesimo:
Ma ogni donna che prega o profetizza senza avere il capo coperto fa disonore al suo capo, perché è come se fosse rasa. Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo; perché l'uomo non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo . Giudicate voi stessi: è decoroso che una donna preghi Dio senza avere il capo coperto?,Non vi insegna la stessa natura che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, per lei è un onore; perché la chioma le è data come ornamento. (1Corinzi 11:6). 
E' dubbio, nel caso dell'islam se si tratti di imposizione o sollecitazione. Se lo scopo prioritario sia quello di onorare padri e mariti o difendere la propria vulnerabilità dall'offesa sessuale degli uomini. In ogni caso, il Corano non prescrive ai padri e ai mariti di picchiare le donne che violino la regola o l'invito.

Fossimo musulmani considereremmo il marito egiziano di Porto Empedocle un deviato. Così come consideriamo deviati i nostri violenti, non la conferma della nostra cultura.

Ogni giorno, in Europa, sette donne vengono uccise dai loro partner e in Italia, nel 2011 sono morte 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010. Di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica. E per il 2012 i dati non sono confortanti: fino a giungno sono 63 le donne uccise. Stando ai dati raccolti nei centri di assistenza, la violenza domestica è la forma più pervasiva di violenza, con un taso del 78,21% e colpisce donne in tutto il Paese. Il 34,5% delle donne ha segnalato di essere vittima di incidenti violenti. Eppure, solo il 18,2% delle vittime considera la violenza domestica un crimine, mentre per il 36% è un evento normale. Allo stesso modo, stando al rapporto, solo il 26,5% delle donne considera lo stupro o il tentato stupro un crimine. (Repubblica 25 giugno 2012)Violenza sulle donne in Italia, i dati Istat: una su tre tra i 16 e i 70 anni ne è vittima. Ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a un episodio di aggressione (Corsera 24 febbraio 2011).

Non è neanche solo questione di cultura intesa come istruzione, nè c'entrano benessere e buona collocazione: Benestanti, colte, con un buon lavoro e la vergogna di denunciare. Prigioniera in casa, senza porte e seguita da telecamere. Ma al centro d'aiuto ha detto: «Non chiamatemi più» (Corsera 27 luglio 2012)

In questo contesto, l'islamofobia, che espelle da sé e proietta interamente sull'altro la violenza e l'oppressione della donna, funziona come un esorcismo.

Se ci sono uomini pronti a picchiare una donna perchè non porta il velo, ve ne sono altri pronti ad aggredirla o a commettere abusi perchè lo porta.

AUTISTA BLOCCA BUS DONNA ISLAMICA PORTA NIQAB (Ansa 31 dicembre 2010)
BASSANELLO, STUDENTESSA MUSULMANA INSULTATA E AGGREDITA PERCHE' PORTA IL VELO
L'episodio di razzismo si è verificato ieri sera al Bassanello. Una donna ha insultato la 22enne Hind Talibi, figlia del responsabile della comunità islamica di via Anelli, e ha cercato di strapparle il copricapo islamico. La giovane ha sporto denuncia in questura (PadovaOggi 26 maggio 2011)
GIOVANI TIRANO IL VELO A DONNA MUSULMANA. "IN ITALIA NON SI PORTA VAI NEL TUO PAESE"
Monterotondo, un gruppo di ragazzi ha insultato e percosso due donne tunisine, una delle quali vive in Italia da vent'anni. L'episodio di intolleranza religiosa e razziale è avvenuto alle porte di Roma. "La lite è degenerata in insulti e spinte" ha confermato il comandante dei carabinieri di Monterotondo, che ha seguito l'intera vicenda. Le donne ora chiedono giustizia. (Repubblica 30 marzo 2012).
MAMMA ITALIANA CON IL VELO AGGREDITA MENTRE PORTA LA FIGLIA ALLA SCUOLA ARABA: L’AGGRESSORE E’ ANCORA LIBERO, I MEZZI DI INFORMAZIONE SCELGONO IL SILENZIO Milano, mercoledì 16 maggio, nei pressi della scuola araba bilingue di via Ventura 4 a Milano (zona Lambrate) una donna italiana di 50 anni convertita da più di vent’anni alla religione musulmana, mentre stava accompagnando la figlia di 12 anni a scuola viene aggredita e insultata uomo di circa 35 anni perchè indossa il niqab, il velo islamico che lascia scoperti solo gli occhi. E’ stata prima picchiata sul viso, poi è stata fatta cadere a terra con un calcio al grido di “Sei fuorilegge, sei fuorilegge!”. L’uomo è fuggito velocemente facendo perdere le sue tracce, tuttora è in libertà. La donna, dopo i primi soccorsi, è stata trasferita all’ospedale per medicare le contusioni riportate. Da quel giorno non esce di casa, ha paura di essere nuovamente presa di mira, è sotto choc. Il marito che ha sporto immediatamente denuncia al commissariato di zona, lancia ora un appello alle autorità perché si interessino del caso e alle persone che hanno assistito al fatto affinchè si riesca a individuare il responsabile. (Pumilano.it 16 maggio 2012).


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