In replica al post «Mario Monti più cliccato di Belen Rodriguez?», ho ricevuto il seguente messaggio:

Gent.mi,
 spero vivamente vorrete pubblicare una tempestiva rettifica relativa alla parte dell’articolo in cui si mette in dubbio la veridicità dei dati da noi forniti. Web Profile Project è un progetto che nasce dall’incrocio di ricerche condotte presso l’Università di Pavia, da confronti tra esponenti di alcune Associazioni tecnico-scientifiche e da una serie di articoli pubblicati sulla rivista Valutazione Ambientale ed ha studiato appositamente per decodificare i flussi di informazioni sul web un apposito indice WTI, col quale è stato appunto calcolato lo share dei personaggi. Come ben capirete il lavoro che sta alla base dei dati è bene più complesso di un semplice inserimento di due termini a confronto su Google.
Vi invito quindi a rettificare il vostro articolo e ad informarvi preventivamente d’ora in avanti al fine di non incappare in azioni legali .
 In Fede,
 Ufficio Stampa Web Profile Project
Non capisco quale parte dell'articolo mi si chieda di rettificare, dato che Google Trends conferma il dato di Web Profile Project, pur con proporzioni diverse: a dicembre, Monti è più cliccato di Belen. Si vede che per scoprirlo basta un semplice inserimento di due termini a confronto su Google e non è necessaria una complessità superiore. Ho usato il grafico di Google Trends solo per provare a spiegare il dato. Il grafico mostra un picco molto elevato a favore di Monti, nella prima settimana di dicembre, i giorni della presentazione della manovra finanziaria. Un picco tale da determinare il risultato del mese. Web Profile Projet sostiene una tesi diversa? Dagli articoli che ho letto e linkato (Repubblica e Vanity Fair) non risulta. Ho poi usato Google Trends per vedere se il dato del sorpasso di Monti su Belen è ancora attuale. Sembra di no. Negli ultimi trenta giorni (quindi, ultima metà di dicembre, prima metà di gennaio) Belen torna a prevalere su Monti. Web Profile Projet sostiene il contrario? Di nuovo, dagli articoli sopra citati non risulta. Risulta da altre fonti? Non ne ho trovate.

Dunque, non ho messo in dubbio i risultati della ricerca di Web Profile Projet, che è relativa al solo mese di dicembre. E tuttavia, se anche lo avessi fatto, magari sbagliando, quale sarebbe il reato, tale per cui rischierei di incorrere addirittura in azioni legali? E' illecito, illegale dubitare di Web Profile Projet? Nel caso, dovrei ritenermi calunniato, in quanto mi viene attribuito un dubbio fuorilegge che non ho espresso e invitare il mio commentatore a leggere meno distrattamente i miei post, d’ora in avanti al fine di non incappare in azioni legali.


Nell'attesa di poter approfondire meglio il reato di scetticismo, provo ad trattare il tema del diritto di rettifica su un blog, con un video di Claudio Messora (Byoblu).





Mario Monti supera Belen Rodriguez tra le personalità più cliccate in Italia nei motori di ricerca durante il mese di dicembre. Ce lo dice Vanity Fair. Sorpassata in tempismo dal quotidiano Repubblica. A significare che il presidente del consiglio batte in popolarità persino la regina delle showgirls.

Vero, ma se diamo una occhiata a Google Trends vediamo che il sorpasso di Monti su Belen è determinato da un picco in suo favore avvenuto nella prima settimana. Sono i giorni della presentazione della manovra finanziaria, i giorni delle lacrime della Fornero per i sacrifici. In quei giorni anche la ministra sorpassa la showgirl.

 

Un dato eccezionale, non necessariamente indice di miglior apprezzamento. Se osserviamo gli ultimi trenta giorni, la redistribuzione del numero dei click già torna a posto.




Mario Monti batte Belén sui motori di ricerca (Liquida)


Esiste su Facebook una pagina dal titolo ingannevole "No alla violenza sulle donne" che, grazie al titolo raccoglie migliaia di adesioni da parte di gente che non ne verifica il contenuto. Si tratta di una pagina misogina, raccoglie notizie di reati commessi da donne, per significare che la violenza è femminile. Che attribuisce alle donne, al femminismo, al progresso dei diritti civili la responsabilità dei reati commessi dagli uomini contro le donne. Scritto in verticale nel suo avatar - propone a uomini e donne di unirsi contro il "nazifemminismo", etichetta con cui nell'arcipelago della misoginia online si difinisce il femminismo (mentre i maschilisti più tradizionali e meno deliranti preferiscono dire "veterofemmiismo"). Da quando la pagina esiste il contatore dei suoi fans oscilla intorno ai 463-4 mila. Non saprei dire se il numero è gonfiato ad arte o se davvero vi sono così tante persone che aderiscono senza leggere (più qualcuno che effettivamente odia le donne). Posso dire che nell'ottobre 2010 mi risultavano ben 17 amici comuni tra gli aderenti, compreso un dirigente del Prc. Tutti da me avvisati, ritirarono l'adesione, ma al momento di amici comuni me ne risultano addirittura 47! Tutti di sinistra, democratici, comunisti, pacifisti, notav. La pagina è stata pochi giorni fa denunciata sul forum del gruppo "La TV italiana è sessista" e segnalata agli amministratori di Facebook. L'effetto è che la pagina continua ad essere disattivata e riattivata. Non è l'unica, ne esistono altre. Un gruppo è stato creato per denunciare tutti i fake misogini. Quel che sembra certo è che Facebook ha difficoltà, oppure è molto refrattario, a sbarazzarsi di queste pagine. Eppure si tratta di pagine che in modo diretto o indiretto incitano all'odio e alla violenza contro le donne, che si presentano con titoli ingannevoli, che clonano pagine originali per rovesciarne i contenuti, anche passo a passo.

Una pagina vera
Una pagina falsa


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Commento a I pericoli di uno Stato binazionale di Abraham B. Yehoshua


Non sono (...) d'accordo con Yehoshua (...) sul desiderio dei palestinesi di uno stato binazionale. Non vedo un motivo che sia uno per cui non dovrebbero desiderarlo.

* * *

Penso che lo stato binazionale sia il desiderio della maggioranza dei palestinesi. penso che sia ovvio e non vedo cosa possa esserci di male (Yehoshua pensa che ci sia). E' certamente ciò che più si avvicina a una soluzione giusta, soprattutto ai loro occhi.
Se fossi palestinese lo penserei profondamente.
Penso poi che la maggioranza dei palestinesi è pronta alla soluzione due stati pur di vivere in pace e decentemente, invece che nello stato di cattività in cui sono tenuti da almeno 40 anni. 

* * *

Lo penso perchè sono stati sbattuti fuori da casa loro.
Lo sapevano anche i padri fondatori di Israele.
Basta leggere qualsiasi palestinese.
Quella era casa loro. 
Detto questo, Israele esiste. esitono gli israeliani che sentono quella come casa loro e la maggioranza dei palestinesi ne prende atto e vuole avere finalmente una casa degna di questo nome a fianco di Israele.
Ma se oggi si proponesse uno stato binazionale, i palestinesi non avrebbero una ragione una per non accettarlo.
E non c'è una ragione una perchè questo non sia lecito.

* * *

Questo è uno dei sondaggi più recenti che sono riuscita a trovare (ma credo di averne letti di ancora più recenti che confermano questi risultati). 
http://www.haaretz.com/news/diplomac...state-1.325793
(...) parliamo dei sondaggi.
In genere il committente è di parte israeliana e il senso della domanda posta è la valutazione di quanto sono pronti i palestinesi a vivere in pace con gli israeliani, accettando l'esistenza di israele. insomma, vogliono vedere (o dimostrare al mondo, a seconda del committente) se i palestinesi vogliono buttare a mare gli ebrei.
L'unica risposta ritenuta valida come dimostrazione di volontà di pace è la soluzione a due stati. se si parla di stato unico, binazionale o islamico, in genere e in base al committente, le percentuali si buttano più o meno in unico calderone: i palestinesi non vogliono la pace.
E questo lo sanno anche gli intervistati, più o meno. l'unica opzione accettata da israele e dalla comunità internazionale per "fare la pace" è la soluzione a due stati.
In gran parte, i palestinesi sono pronti ad accettarla. accettano la resa, pur di vivere in pace.
Altro elemento da considerare è che in questi sondaggi gli intervistati sono i palestinesi dei territori, raramente sono inclusi i palestinesi della diaspora, da sempre per lo stato unico, e i palestinesi israeliani che spingono perchè israele stesso diventi stato binazionale.
Come ho già detto, è ovvio che sia così. Era così quando sono stati sbattuti fuori dalla loro casa, è stato così per un po', poi hanno accettato la soluzione a due stati e dopo 20 anni, durante i quali i fatti sul terreno hanno reso impossibile una spartizione che prevede uno stato degno di questo nome per il popolo palestinese, si ritorna a parlare di stato unico.
Del resto, da sempre, le opposizioni allo stato unico sono israeliane.

* * *

(...) è sempre stato così, nonostante i palestinesi siano stati e probabilmente sarebbero pronti ad accettare una soluzione a due stati, pur di avere la pace e una vita degna di un essere umano.
(...) cosa vorrei io (...) in un mondo ideale vorrei uno stato unico, figuriamoci, nel mio mondo ideale non ci sono neanche stati!
In quello reale sarei invece per la soluzione a due stati, per vedere riconosciuto il diritto dei palestinesi ad avere una casa degna di questo nome ma anche il diritto del popolo ebraico alla loro, in un mondo in cui sono stati da sempre perseguitati.


Un commento a: «Ma dove è finito il puttanone?» (7 gennaio 2012 at 12:04)


La fanciulla è cresciuta, è una giovane donna che sulla sua pelle ha imparato che a una donna non è permesso neanche di essere una stronza. Il ruolo di puttana le viene comunque appioppato, tra una gomitata d’intesa, un rutto e una risata.
Tutti pronti a difendere la dignità delle donne se basta far presenza in una piazza ma il sessismo fa così parte del dna italico che dare della puttana a una donna è un colpo sicuro, un successo assicurato.
Peccato.

Un commento a "Fuori orario" (Metilparaben)

E va bene che ‘sti commercianti sono ladri per principio e evasori per vocazione ma adesso non hanno neanche voglia di lavorare?
E capisco anche che milioni di persone vogliano vivere un tantino meglio. Resta da chiedersi se ‘sti negozianti hanno diritto a farsi la ceretta, tagliarsi i capelli, comprarsi il maglioncino, fare la spesa e magari chissà anche loro avranno un marito, una moglie, dei figli e perfino degli amici.
Naaaa, il negoziante no, avido fannullone, “non tiene famiglia”, diciamo pure che non “tiene” una vita! E se proprio vuole, si organizzi gli orari in modo da averne una, un po’ come può fare qualsiasi libero professionista (deve proprio tagliarsi i capelli o comprarsi il maglioncino la notte? Si organizzi gli orari!). E i dipendenti? Beh, i dipendenti si considerino fortunati ad avere ferie, giorni di riposo e festivi e perfino la malattia o la maternità (per i piccoli negozianti sono lussi).
Da negoziante non sono contraria alla liberalizzazione degli orari. Ognuno ne faccia ciò che crede. Urta assai invece il piglio con cui sembra lo si pretenda.
Sarà forse per il mio sangue bastardo, un po’ italico un po’ extracomitario, che conferisce attitudine allo spezzarsi la schiena per bene, anche io come il signore sotto casa sua ho prolungato l’orario, un giorno alla settimana perfino fino alle 22. Certo lasciando a casa marito e figli, l’ultima quasi partorita al lavoro, e aspetto, aspetto fiduciosa questi milioni di italiani che, ahime, più che non avere il tempo per spendere, non hanno i soldi!
Ah che triste guerra tra poveri! 
Orari dei negozi, al via la liberalizzazione, ma i commercianti preparano la resistenza (Repubblica)
Al via la liberalizzazione degli orari dei negozi di Roma, ma ai commercianti non piace (Liquida)

La trasmissione che fu di Daria Bignardi, Barbara D'Urso e Alessia Marcuzzi cala il sipario. La rivista "Gli Altri" ne piange la fine. Sua (e del cinepanettone?). Angela Azzaro teme l'affermarsi di un nuovo padrone nelle vesti della sobrietà e del moralismo cattolico. Quasi cita il Vangelo per elogiare i reality, il format in cui gli ultimi diventano i primi come nel Regno dei Cieli e un transessuale diventa vincente come Vladimir Luxuria.

Resta da capire perchè gli "ultimi" debbano desiderare di comparire in televisione. Perchè li si debba sollecitare ad avere questa "ambizione". Perchè una persona qualsiasi dovrebbe sognare di andare in TV, senza saper far niente, senza avere nulla da dire, con l'illusione di diventare una star solo perchè ha un bel faccino. Una tv popolare è solo una tv che fa da specchio ai suoi telespettatori? E da buco della serratura, per farne dei tele-voyeur. Anche il sermone di un prete non è meglio di tutto questo nulla? O un classico cartone animato. Non è popolare Walt Disney? - La Bella e la Bestia, 7.652.000 (26,05%) VS Grande Fratello 12, 4.028.000 (17,35%) - Sembra di si e a decretarlo è il popolarissimo indice di ascolto, non un «golpe ben riuscito».

Del valore della vittoria di Luxuria si può essere più che incerti. Tra le sue tifose ci fu pure Alessandra Mussolini, la stessa che a «Porta a porta» le disse in faccia: "Meglio fascista che frocio!". Evidentemente all'«Isola dei famosi» valeva il contrario. Davvero è innovativo accettare un trans come fenomeno da baraccone?

* * *

Anche un esperto può essere in realtà un incompetente. Il risultato di una selezione sbagliata. Delude una aspettativa. L'esibizione dell'incompetenza non è l'obiettivo voluto da programma. Se fosse voluto, sarebbe criticato.

I reality sono programmi di intrattenimento. I partecipanti diventano dilettanti del varietà, si improvvisano filosofi, cantanti, attori. Litigano, si confessano, fanno gare, si mostrano in situazioni di finta intimità. Si esibiscono. In quanto tali sono fenomeni da baraccone. Un trans in quella situazione può essere più facilmente accettato dal pubblico. La sua diversità è una stravaganza lecitamente e opportunamente mostrata. In televisione, a teatro, al circo. Il palcoscenico è il luogo giusto per lui o per lei. Altra cosa è avere il trans in ufficio, a scuola, in fabbrica o come vicino di casa. Il clown può smettere i suoi panni, il trans resta trans e non è affatto detto che le luci della ribalta riescano a sdoganarlo nei contesti quotidiani.


* * * 

Televisione popolare. Non esiste un popolo che fa la televisione. Qualsiasi televisione è una elite che "si dedica al popolo". Può dedicarsi in modo nobile o ignobile con tutte le varianti.


Riferimenti:
Ascolti flop. Chiusura anticipata per il Grande Fratello 12?

Da Facebook

Non è vero che dei morti si parla sempre bene. La vita di Giorgio Bocca, ad esempio, è stata ricordata, facendone un sandwich. Oltre sessant’anni schiacciati tra alcune sue affermazioni giovanili e altre sue affermazioni senili. Lo ha denunciato Andrea Scalzi sul suo blog. In effetti, quel che l’ormai molto anziano giornalista può aver detto su Napoli e i meridionali è troppo estemporaneo e provocatorio, da poter permettere di identificare un pensiero o addirittura una biografia. Certo, gli si può rimproverare la simpatia leghista e il voto per Formentini nel 1992, ma non ricordo dichiarazioni antimeridionali dell’epoca. Meno che mai contro gli immigrati. La Lega era un movimento nuovo, emergente, e poteva essere vista, con tutti i suoi difetti, come parte di quella stagione di rinnovamento e risanamento morale, con l’inchiesta Mani Pulite e il crollo dei partiti della cosiddetta prima repubblica. Altre cose gli possono essere rimproverate. Un certo anticomunismo. L’essersi schierato contro i camalli negli anni ‘80. Quando lo leggevo da giovane, mi sembrava un qualunquista, perchè pareva criticare tutto e tutti. Non sosteneva un partito in particolare. Era un giudizio superficiale. Il suo partito, il partito d’azione, non esisteva più dal dopoguerra e i partiti negli anni di De Mita e Craxi erano già soltanto macchine di potere, macchine elettorali, come la realtà descritta da Enrico Berlinguer nella famosa intervista concessa a Scalfari sulla questione morale, nel 1981. Giorgio Bocca scrisse una bella biografia di Palmiro Togliatti.

Riguardo le dichiarazioni giovanili, è soprattutto Vittorio Feltri a rievocarle. Il suo sostegno attivo al fascismo, la sua adesione al Manifesto della Razza. Bocca era del 1920. Sarà stato poco più che adolescente. Cesserebbe di essere fascista solo nel disastro della seconda guerra mondiale, per poi diventare antifascista come molti italiani. Dunque, l’antitaliano era italiano come tutti gli altri, come lo stesso Feltri: un’opportunista. In questo quadretto non c’è solo la deformazione di Bocca, che come molti altri giovani nati e cresciuti sotto il regime di Mussolini, non ha avuto immediatamente da ragazzo l’opportunità di essere altro che un fascista, vi è anche la deformazione della storia italiana. Come se l’antifascismo fosse stato nella storia della repubblica un conformismo equivalente alla subordinazione al duce durante il ventennio. L’antifascismo ha avuto una parentesi relativamente d’oro durante gli anni ‘60 e ‘70, ma è stato tenuto ai margini prima e dopo: durante gli anni ‘50 quando si cantava “Vecchio scarpone” e i partigiani erano più epurati degli stessi fascisti. E durante l’ultimo trentennio, segnato dal revisionismo. Se Bocca fosse stato davvero un italiano opportunista come lascia intendere Feltri, sarebbe stato alla finestra durante la guerra di liberazione, democristiano sotto il centrismo, di sinistra e comunista negli anni della contestazione e del compromesso storico, craxiano negli anni ‘80, e Berlusconiano nell’ultimo ventennio. Se fosse stato un opportunista, i libri di Gianpaolo Pansa, li avrebbe scritti lui. Invece, una volta aperto gli occhi, è diventato un partigiano, un azionista, un antifascista e lo è rimasto per tutta la vita, in opposizione ai tratti più deteriori del nostro carattere nazionale.


E' morto a Milano Giorgio Bocca. Napolitano: "Sempre stato coerente"

Esistono discussioni sempre verdi. Una di queste è: si possono tollerare gli intolleranti? Oppure, si devono tollerare gli intolleranti? Perchè c’è anche da scegliere su come impostare la discussione: sul piano dell’opportunità o sul piano dei principi. Sul piano dell’opportunità io non sono per correre a sciogliere d’autorità tutte le organizzazioni naziste, fasciste o razziste. Potrebbe essere controproducente. Valuterei caso per caso. In linea di massima, cercherei di lasciar sopravvivere. Altra cosa però è mettersi a proclamare il diritto, la libertà di essere fascisti, scrivendo articoli, firmando appelli, ribadendo quello che si è scritto e firmato anche dopo una strage.

A lato della polemica tra Marina Terragni, «Gli Altri» e «Femminismo a sud», il blog Metilparaben ha scritto un post in cui spiega «Perchè sono contrario a chiudere Casapound» (15.12.2011); poi ha scritto il post «Fiancheggiatori della democrazia» (23.12.2011), in simpatia con coloro che sostengono la libertà di essere fascisti; poi ha intervistato Emanuele Toscano, un “sociologo di sinistra”, per dirci: «Che errore chiudere Casapound»; oggi ha scritto il post: «Un nervo scoperto», che sarebbe, non il suo, ma quello di chi vorrebbe creare un tabù sul tema di ammettere la libertà di espressione anche per le opinioni (le chiama proprio così) dei fascisti.

Riguardo l’argomento posto e riprosto da Metilparaben, non mi sento di rimproverare violazioni di alcun sacro principio. Semmai una certa ridondanza, a cui partecipo anch’io come commentatore. E poi il ribadire più che l’interloquire. Non ho trovato in questo ultimo post alcuna risposta alle tante obiezioni fatte ai post precedenti, anche da altri intervenuti. Evidentemente, la si pensa in modo diverso e ciascuno resta della sua opinione (mi fa un po’ impressione adesso usare questa parola). Non mi pare sia in atto una corsa a chiudere alcunché. Non capisco l’esigenza di questo catenaccio quasi quotidiano. Salvo la passione per l’argomento. E per il posizionamento.

Nel merito dico questo. I tabù non sono sempre e soltanto cose negative. Alcune cose non possono essere razionalmente confutate e sono perciò inibite con dei tabù: il desiderio di amoreggiare con la propria madre. L'idea che gli ebrei vadano gasati, allo stesso modo non può essere confutata, può essere solo inibita. Queste idee non sono opinioni, sono minacce alla convivenza civile.

Tale carattere di minaccia non può essere stabilito in assoluto, poichè non c'è un dio che lo decide o un’autorità superiore ai contendenti. Può essere stabilito da un contratto sociale che voglia essere inclusivo anche degli ebrei. Dico gli ebrei come potrei dire i neri, i rom, i gay, etc. Dal punto di vista di chi non appartiene a nessuna di queste categorie, di chi non corre il rischio di essere capro espiatorio, la questione è puramente etica o estetica. O di immagine di sé.

In nome di una malintesa libertà, si può concedere piena libertà a fascisti e razzisti e poi, poco importa se ciò concretamente limita la libertà delle loro vittime potenziali. Per me Casapound può esistere, esprimersi, e manifestare come meglio crede. Anche a Firenze. Tanto io non sono senegalese. Teorizzare l’inferiorità dei neri è soltanto una opinione per me, che da bianco posso discutere democraticamente con altri bianchi.

Su Facebook è stata rivolta a Metilparaben una domanda molto arguta: «Se sei a favore della libertà di espressione sempre, senza se e senza ma, perché i commenti al tuo blog sono moderati?» Alessandro Capriccioli risponde: «Perché c'era gente che faceva spamming brutale e impediva, di fatto, di fruire del blog. Direi che l'esempio è calzantissimo: quei troll non esprimevano opinioni, ma finivano per impedire agli altri di farlo». Risposta più che condivisibile, ma che non risolve la contraddizione. Chi si oppone al principio della libertà di espressione per fascisti e razzisti, pensa esattamente questo: che fascisti e razzisti siano in una società democratica, quello che troll e flamer sono in un blog. Alessandro Capriccioli potrebbe provare a spiegarci cosa c'è di sbagliato in questo parallelo.


Riferimenti:

Chiunque si sia cimentato come blogger o come admin di una comunità virtuale avrà fatto i conti con l'affitto di un server e avrà scorso in rassegna tante offerte «vantaggiose», tra cui quelle che offrono spazio illimitato, banda di traffico illimitata, database illimitati, email illimitate, indirizzi ip illimitati, tutto illimitato e magari gratuito. Gli ex principianti scrivono sempre e subito sui forum di supporto di diffidare di tali offerte, perchè di illimitato, fisicamente, non può esistere nulla, e i limiti in un modo o nell'altro te li ritrovi. Meglio, molto meglio le offerte che te li dichiarano onestamente. Magari li puoi contrattare. Ecco, io penso che chi offre o propone o sostiene qualcosa di illimitato, con intenzione o senza rendersene conto, finisce per sostenere qualcosa di truffaldino. Per Metilparaben, diamo certo per scontata la buona fede, e così lo commentiamo (plurale maestatis, giusto per allargare un po' i nostri limiti).

Posso dire che Alessandro Capriccioli è un pedofilo? Posso dire Che Alessandro Capriccioli fa aumentare la criminalità, l'insicurezza, che ci ruba la casa, il posto di lavoro, che abbassa il nostro potere d'acquisto, che è incompatibile con la democrazia e con la nostra cultura? Che in definitiva, sarebbe molto meglio che il signor Alessandro Capriccioli non fosse tra noi? Posso dire che il signor Alessandro Capriccioli deve essere ucciso? Posso dire che dobbiamo organizzarci per uccidere Alessndro Capriccioli?

Sono sicuro che Alessandro Capriccioli converrà con me, che tutte queste cose, o almeno alcune, non si possono dire. Sono diffamazione, calunnia, istigazione all'odio, alla violenza, a delinquere. E non soltanto opinioni.

Una volta stabilito che alcune cose non si possono dire, esisterà una discussione su cosa è lecito e non è lecito dire. E qualcuno sosterrà che quel che è illecito dire contro un individuo è altrettanto illecito dirlo contro un intero gruppo umano. Di qui la inamissibilità del razzismo. O del fascismo. Poiché la libera espressione degli intolleranti, dei violenti è un fatto che limita concretamente la libertà degli altri, dei loro avversari, dei loro capri espiatori. Se i limiti non sono stabiliti con un patto, il più forte, il più violento, il più intollerante, impone di fatto i suoi limiti.

La risposta di Metilparaben è una scorciatoia, un modo semplice di risparmiarsi la fatica di questa discussione che è invece ineludibile. La stessa democrazia non è un sistema che esiste allo stato puro, sospeso in un vuoto pneumatico. E' il prodotto di una storia, è disegnata su un modello. La nostra è (o vorrebbe essere) una democrazia liberale. Determinata da regole, contrappesi e limiti, dalla tutela dei diritti delle minoranze. La maggioranza non può decidere quello che vuole, può decidere entro i limiti della Costituzione. Una democrazia liberale discute e decide i suoi limiti.

Riferimenti:
Chi ha sdoganato Casapound
Chiudere Casapound?

Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti. Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, 1945
La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, 1945

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