Questo articolo di Angela Azzaro non mi convince. Attribuisce in modo diretto o indiretto una serie di cose alla Comencini, ma non si capisce perchè. Da cosa sono tratte queste cose? La Comencini non ha il senso della relatività del suo punto di vista? Non può esprimere un modello senza perciò volerlo imporre a tutto e a tutti? Siamo sicuri che esprima un modello e non una semplice correzione ad una situazione squilibrata, per cui qui e ora ha senso essere e mostrarsi sobrie?

Le minigonne e i tacchi a spillo le si potrebbe voler portare con leggerezza e ironia dentro un convento, perchè desiderare di farlo dentro un bordello? Un bordello è l'universo femminile rappresentato dall'immaginario berlusconiano. E' a quello che ci si rapporta. E se una donna vi aderisce non è libera di farlo? Certo che si. Anche un operaio che va a lavorare il giorno dello sciopero, fa il crumiro, aspira a diventare capo reparto, è libero di farlo. Posso criticarlo, o solo per questo divido la classe operaia e impongo la dittatura del proletariato?

La libertà (formale) va data per scontata. Si può allora andare un po' oltre la constatazione acritica del modo in cui viene usata. L'articolo esprime un filone apprezzato dal Foglio, descritto più ampiamente nell'articolo censurato da Alfabeta2, che ritorna anche nel testo sul velo. Siamo in Italia, in Europa e non in Afghanistan. Rispetto alle veline invece è come se fossimo nel nostro Afghanistan. Avrà un significato identitario far la velina in Arabia Saudita o la donna velata in Europa, ma non il contrario. Quel filone dice che l'emancipazione può passare anche attraverso ruoli ritenuti subalterni. E siamo d'accordo e non da oggi. Persino la prostituzione poteva essere un percorso di libertà. La prostituta era la donna di mondo, più colta e più libera di tanti angeli del focolare. Non per nulla donne emancipate venivano (e succede ancora oggi) apostrofate come puttane. Fatta la constatazione, c'è però da chiedersi come mai una donna per emanciparsi, liberarsi, affermare se stessa decida di passare per quei ruoli. Una donna con il burqa può finalmente uscire di casa e ne siamo contenti, ma perchè deve mettersi il burqa per uscire di casa? Divieto a parte, c'è poi un modello, un contesto, un sistema da criticare?

Ad Angela Azzaro non piace Cristina Comencini. Invece le suscita grande entusiasmo Marina Terragni, per la sua presa di posizione contro «Femminismo a sud». Quella sullo sdoganamento di Casa Pound è una parentesi, ma neanche tanto, perchè per accettare con leggerezza e ironia qualsiasi cosa, si finisce per accettare anche i fascisti e le fasciste. Chissà che non sia anche quello un percorso di emancipazione e affermazione di sé. Salvo poi categorizzare come "terroriste" quelle che si contrappongono a questa impostazione. Che si calzi con leggerezza e ironia anche un passamontagna.


Il blog "Femminismo a sud" ha prodotto un ampio articolo documentario su giornali e giornalisti che in questi anni hanno accreditato Casapound come un movimento politico presentabile e si sono persino battuti, con l'adesione ad un appello, perchè non si vietassero le manifestazioni del movimento neofascista.
Chi ha sdoganato Casapound.

L'articolo ha suscitato una reazione allarmata e indignata da parte di alcuni dei giornalisti citati, in particolare da parte di Alessandra Di Pietro, giornalista della rivista Gioia.
Sono la prima della lista.

La reazione di protesta, è stata sostenuta da Marina Terragni, che mette sotto accusa in particolare l'elenco dei nomi, qualificandolo come "lista di proscrizione".
Liste e femministe

Anche la risposta de «Gli Altri» a firma di Andrea Colombo ritiene di misurarsi con una "lista di proscrizione" e ribadisce la sua posizione a favore della libertà di manifestare per i fascisti.
Casapound. Ci avete proscritto ma non ci offendiamo

In verità, quell'elenco di nomi è la riproduzione di una petizione pubblica, che si può leggere sulle stesse pagine di Casapound.
Appelli di intellettuali artisti e politici per la libertà di manifestare

Parte dell'elenco si può leggere pure in un articolo di Piero Sansonetti in difesa dell'appello pro-Casapound.
Libertà di piazza per i fasci, c'è una sinistra da legge Scelba

Altre esponenti femministe, tra cui Loredana Lipperini, hanno disapprovato l'asprezza e il tono della protesta contro il blog "Femminismo a sud", poiché teso ad emarginare un gruppo di ragazze che da molti anni lavora per le donne, invece di scegliere di discutere con loro.
Occhi aperti, per favore

Ampia parte di questa discussione si può leggere sul forum di "Se non ora quando".

Intanto, la figlia di Ezra Pound, Mary de Rachewiltz, ha avviato un procedimento legale contro il gruppo neofascista, per inibirgli l'uso del nome di suo padre, dopo la strage dei senegalesi, la «goccia che ha fatto traboccare il vaso».
Pound mio padre non abita a Casapound



Già che ho criticato una precedente vignetta di Vauro sulla Fornero, voglio dire invece che questa la trovo geniale. Un disegno sintetizzato in uno schizzo. Basta leggere nei forum e nelle bacheche di Facebook: l'articolo 18 sarebbe un intralcio per il rinnovo di maestranze obsolete. E non più giovanissime. Sono le aziende a chiedere spesso i prepensionamenti dei più anziani. Sono gli anziani ad essere spesso oggetto di mobbing, per essere indotti a licenziarsi. Si aumenta l'età pensionabile, ma agli imprenditori i lavoratori anziani non piacciono. Aumento dell'età pensionabile e libertà di licenziamento: una combinazione micidiale.



Chissà perchè se si permette di licenziare illegittimamente gli adulti, si tutelano meglio i giovani.

Favorisce la crescita? Ma cresci sei fai dei prodotti buoni, se hai un processo di qualità, se sai innovare. Non se sei più libero di far fuori i delegati sindacali o i lavoratori che scioperano o esercitano i propri diritti.

L'articolo 18 non impedisce i licenziamenti collettivi per le ristrutturazioni aziendali, nè i licenziamenti individuali per inadempienze contrattuali, impedisce che si licenzi un lavoratore perchè è un ladro, quando invece non è vero che ha rubato. 

Senza l'articolo 18 ci sarebbero licenziamenti mirati contro persone scomode, perchè sindacalisti, gay, ebrei, qualsiasi cosa non abbia a che fare con l'adempimento del contratto e le esigenze produttive e organizzative dell'azienda. Pochi o tanti, sarebbero  licenziamenti illegittimi e ingiusti. Il voler concedere agli imprenditori la libertà di attuare licenziamenti di questo tipo non non ha nessuna giustificazione economica. 

Si usa una disparità per predicare un riequilibrio al ribasso. Non è vero che l'art. 18 tollera licenziamenti di questo tipo nella maggior parte delle aziende. Esiste proprio per impedirli. Ma nelle aziende con meno di 15 dipendenti non è in vigore. Si è fatto un referendum nel 2003 per estenderlo a tutte le aziende. Chi ha votato no o si è astenuto per farlo fallire, ha agito lui perchè licenziamenti di questo tipo continuassero ad essere possibili nelle piccole imprese.



Cari compagni del Manifesto, oggi  la vignetta di Vauro non mi piace. Un operaio che sculaccia la Fornero piangente. Un uomo che sculaccia una donna. Fa niente che lui sia proletario e lei borghese. "Travolti da un insolito destino" era una parodia. Una contraddizione non viene prima dell'altra. Ricordo il vicepresidente Bush rivolgersi alla rivale Geraldine Ferraro, per contraddirla: "lei ha detto una bugia e si meriterebbe una bella sculacciata". Ad un rivale uomo non si sarebbe rivolto così. Un ministro uomo non verrebbe sculacciato nelle vignette di Vauro. Magari sodomizzato, ma è sempre un modo di "rendere femmina". C'è poco da fare. Sul sessismo non avete la stessa cautela, la stessa cura, la stessa preoccupazione, la stessa avversione che avete sul razzismo o sull'antisemitismo. Voi come tutti.

P.s. Naturalmente sull'articolo 18 la penso come voi.



Marco Rizzo, sul sito del suo partito, esprime cordoglio per la morte di Kim Jong-Il.
Il  Segretario del Partito Marco Rizzo e il Responsabile esteri Alfonso Galdi , hanno  espresso dolore e presentato le proprie condoglianze al popolo nordcoreano per la morte di Kim Jong-il,  guida della causa rivoluzionaria dell’ideologia Juche e del Partito, dell’esercito e del popolo della Repubblica Democratica Popolare di Corea.
Un assessore del comune di Torino e esponente abbastanza di "sinistra" del PD piemontese coglie la palla al balzo sulla sua pagina di Facebook, per apprezzare l'ostracismo a sinistra nella politica delle alleanze del suo partito.
Apprendo che esiste il PCSP, partito comunista sinistra popolare. Che il segretario è Marco Rizzo. Che sono affranti dalla morte di Kim Jong-il, guida e faro dei noti ideali rivoluzionari nord coreani. Mi rincuora sapere che non ci saranno più cartelli elettorali così ampi da averci a che fare.
Bisogna però ricordare che Marco Rizzo era il numero due di Diliberto, votò la fiducia a Prodi, fece parte della maggioranza che appoggiò il governo D'Alema e il governo Amato. Nel 2001, sempre con il Pdci, fece parte della coalizione dell'Ulivo che sosteneva Rutelli e Fassino ed escludeva Rifondazione Comunista.

Sul fatto che la solidarietà con un regime come quello nordcoreano sia inaccettabile sono d'accordo. E anch'io mi sentirei sollevato dal non dovermi alleare con chi esprime una tale vicinanza. Mi chiedo però se sia proporzionato considerare qualcuno più bandito di qualcun altro. A sinistra abbiamo dirigenti e partiti che hanno espresso attivo e partecipato consenso a guerre e aggressioni militari. Che hanno chiamato "diritto all'autodifesa" i bombardamenti su Gaza, con la morte di 1400 persone. Come già esposto sopra, tutti questi e Marco Rizzo sono stati insieme, per anni e senza neanche litigare. Perchè avrebbero dovuto? Basta levarne uno, per rimanere in buona compagnia?



La Corte dell'Aja è entrata in vigore nel 2002, alla ratifica dello statuto da parte del sessantesimo stato.

Parla di "sospetti" di crimini di guerra in relazione all'omicidio di Gheddafi. Una formulazione molto blanda, per un linciaggio e una esecuzione sommaria evidente, persina filmata.

Ciò detto, è probabile che per casi anche più gravi, la Corte sia rimasta in silenzio. Organismi di questo tipo si danno una mossa per dare una copertura legale a situazione di aggressione militare e una parvenza di autonomia per se stessi.

La stessa Corte a giugno aveva incriminato Gheddafi addirittura per crimini contro l'umanità e disposto il suo arresto.


La Corte dell'Aja: «Sospetto crimine di guerra l'omicidio di Gheddafi»



La definizione con cui i giudici si sono misurati, non è quella di "insulto razzista" o di "razzismo", ma di "discriminazione o odio etnico, nazionale, razziale o religioso".

La definizione è tratta dall'art. 3 della Legge 205/1993 (Legge Mancino).

Art. 3. Circostanza aggravante.
1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.

La prima sentenza della Cassazione ha inteso la discriminazione come attività finalizzata all'organizzazione della stessa. Per cui, dare dello "sporco negro" sarebbe discriminatorio solo se finalizzato alla formazione di una società razzista. Se è un semplice sbotto invece no, sarebbe solo ingiuria. Inoltre, la prima sentenza distingue diverse gradazioni del sentimento negativo. Se invece di essere odio, è solo antipatia, avversione, non si configura il reato espresso nella legge Mancino.

La seconda sentenza della Cassazione, che contraddice e supera la prima, ritiene che la discriminazione consista nel semplice disconoscimento dell'uguaglianza e quindi nella sola affermazione inferiorizzante. Inoltre, rifiuta qualsiasi gradazione del sentimento dell'odio.

Dunque, il contendere è intorno al significato di "discriminazione" e di "odio".

Poco importa, secondo me, che i giudici della prima sentenza possano ugualmente ravvisare il razzismo nell'espressione "sporco negro". Non lo negano, ma neanche lo affermano. Sta di fatto che lo equiparano ad una comune ingiuria e non lo perseguono in quanto tale.



Il fatto che Dubcek abbia perso, non ha cambiato il nome alla Primavera di Praga.

Questa idea che la "primavera araba" sia tale solo se gli esiti sono positivi, è molto diffusa.

La metafora della primavera, nel linguaggio giornalistico, fu introdotta con il 1968 cecoslovacco, che finì male. Ma rimase primavera, anche nei libri di storia. La primavera è solo una prospettiva di cambiamento, dopo un lungo inverno di stabilità autoritaria, autocratica, dittatoriale. Nel caso dell'Egitto, la primavera sono i giovani di Piazza Tahir. Se poi prevarranno l'esercito o i fratelli musulmani o un patto tra i due, non sarà per colpa e volontà di quei ragazzi. Negare che sia primavera, significa indicare il difetto già nel movimento.



Uno dei primi blog politici italiani (e di sinistra) spiega perchè è contrario alla chiusura di Casa Pound.
Se vogliamo discutere di un principio, dobbiamo discutere della Costituzione.

La Costituzione della Repubblica Italiana, alla XII delle Disposizioni transitorie e finali, stabilisce: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Siamo favorevoli o contrari a questa disposizione costituzionale? Se siamo favorevoli, possiamo valutare l'opportunità che singole formazioni neofasciste possano esistere. Non perchè ne abbiano il diritto, ma perchè l'autorità valuta opportuno non scioglierle.

Poi, c'è la questione di quale autorità. Non siamo in una realtà nella quale un arco costituzionale si distingue e si contrappone nettamente al neofascismo. Un intero schieramento politico, il centrodestra, non esita ad espandersi fino alla destra estrema.

Secondo me, una formazione neofascista può esistere fino a che non combina un guaio. Quando i suoi militanti iniziano ad essere responsabili di episodi di violenza politica, quando addirittura provocano morti e feriti, la loro formazione può essere sciolta.

Non si tratta di nascondere la polvere sotto il tappeto. Si tratta di togliere la polvere, sapendo che in breve tempo si riforma. Non c'è la possibilità pratica, concreta di eliminare i fascisti, i razzisti e il fatto che essi si diano forme organizzate. Si può però rendere la cosa la più difficile e complicata possibile. Sciogliere una organizzazione, vuol dire farle cambiare nome, simbolo, marchio, sede, spezzarne la continuità organizzativa. Non è risolutivo, ma può essere utile, quando quell'organizzazione dimostra di voler forzare i limiti che la democrazia e la legalità le impongono.

Un altro dato a favore è che lo scioglimento di Casa Pound è una richiesta della comunità senegalese di Firenze.

* * *

Io faccio una ipotesi di corresponsabilità. Naturalmente, deve esserci una inchiesta, un processo, una sentenza. Quello che mi sembra certo è che CasaPound abbia avuto subito un atteggiamento omissivo, non collaborativo, cercando di cancellare ogni traccia della partecipazione del militante omicida al loro movimento.


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