Mentre leggevo un suo articolo o ascoltavo un suo discorso, mi sentivo più intelligente. Per lui provavo una particolare ammirazione ed oggi provo molta nostalgia.



Concita De Gregorio viene rimproverata per le sue rivelazioni differite. Doveva continuare a tacere o doveva parlare prima? Quando era direttrice dell'Unità, per salvaguardare la sua posizione, si sarebbe messa il bavaglio da sola, invece di denunciare, o quanto meno informare, a tempo debito che, per esempio, il PD nel Lazio agiva (o meglio nulla faceva), per favorire la vittora della Polverini sulla Bonino, in funzione del rafforzamento di Fini. E' giusto, ma come fa un giornalista a sputtanare il suo editore? Possiamo immaginare Marco Calabresi farci una rivelazione sulla Fiat? O Ezio Mauro sul gruppo De Benedetti?


Sabina Guzzanti vs Concita De Gregorio



Se riferito alla decisione del tribunale, si tratta di una dichiarazione potenziale. Cioè: una invitata, Chiara Danese, che si è astenuta dal partecipare ai riti previsti dalla serata e che, sembra, lei nemmeno si aspettasse, almeno non in quei modi, quelle forme, quei livelli, ha deciso di costituirsi parte civile contro gli imputati.

Il tribunale ha deciso che questa decisione può essere presa anche dalle altre olgettine, Se lo vogliono, possono ripensare a quello che hanno fatto e valutare se davvero volevano farlo. Credo però questo non escluda la valutazione caso per caso, la verifica della credibilità della richiesta.

Se può farlo una, possono farlo anche le altre. Bisogna poi vedere come lo motivano.

Un conto è ragionare del caso della signorina X e di quello della signorina Y, e allora valuteremo le differenze tra la De Nicolò e la Danese (i due estremi).

Un conto è ragionare delle olgettine come soggetto, come insieme.

Sotto il profilo penale dovrebbe comunque ritenersi vittime le ragazze a cui è stato proposto di concedere favori sessuali in cambio di qualsiasi compenso, per il reato di induzione alla prostituzione.

531-536 CP appartiene al gruppo di articoli del reato sfruttamento della prostituzione
— induzione alla (—) e lenocinio. Sono previsti dai nn. 4 e 5 del citato articolo. Risponde di tale delitto chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la (—) o ne agevoli a tal fine la (—) nonché chiunque induca alla (—) una donna di maggiore età, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità. 




Una olgettina (o una prostituta) presta sesso per accedere a delle risorse. Prende una scorciatoia. O l'unica strada che crede possibile. Se potesse accedere saltando quel percorso, lo salterebbe.

E' il dover passar di lì che rende la sua posizione diversa (e subalterna) rispetto alla sua controparte. La De Nicolò non è inferiore nel confronto con una donna "proba". E' inferiore al padrone a cui si sottomette.

In questa condizione di inferiorità, di subalternità, di servitù, lei è vittima, anche se per se stessa non concepisce niente di meglio, anzi riesce pure a sentirsi fortunata e privilegiata. E lo sarà pure nel girone delle serve, delle mancate serve, delle aspiranti serve. Ma in quel girone sta, in quel girone compete. E in quella collocazione è vittima.

Se non lo fosse, anche nella sua squallida filosofia, non sarebbe lei a dover vendere sua madre, piuttosto sarebbe lei a comprare la madre degli altri.

Una donna (immorale e depravata quanto si vuole) che si compra il sesso che le piace e dispone lei delle risorse da redistribuire, per compensare questo o quello, una donna così, non è una vittima.


«Tutte vittime le ragazze del bunga bunga» - Repubblica 22 novembre 2011
Olgettine, ma davvero sono vittime? - Europa 23 novembre 2011
Terry e le radici dell'etica del successo - La Stampa 22 settembre 2011



Sulle organizzazioni islamiste si può pensare tutto il male possibile. Bisognerebbe però dirlo e argomentarlo in modo serio. Non con mistificazioni e miserevoli espedienti propagandistici. Uno molto in voga nel web, è quello di rappresentare una parata di miliziani di hezbollah, di hamas, di fatah con il braccio alzato ed associarla al nazismo o al fascismo, come se quel braccio alzato fosse il saluto romano. Invece è il gesto simbolico con cui si ricorda il giuramento delle truppe islamiche al profeta nel periodo di costituzione della Ummah, prima della conquista definitiva della Mecca (alzare la mano per metterla sotto la mano di Allah).




Un esempio più noto e più sfacciato di mistificazione è quello del giovane Ratzinger con foto tagliata ritratto come se stesse facendo il saluto nazista. Mentre nella foto intera si vede con entrambe le braccia alzate nell'atto della benedizione eucaristica.



La festa per la caduta di Berlusconi ha una sua pagina squallida. Una pagina berlusconiana. Un pezzo di berlusconismo che infierisce sul cavaliere disarcionato. Una pagina scritta con gli insulti e le battute contro le «sue» donne, in particolare le sue ministre. Se ne trovano facilmente su Facebook. «Se il Grana Padano è la prova dell'esistenza della Padania, Mara Carfagna è la prova dell'esistenza di Troia?» Postata da «Informare per resistere» che, evidentemente, vuol far resistere anche il sessismo e la misoginia. Sia mai che declinino insieme con il loro più illustre rappresentante. Dello stesso tenore su FB se ne possono leggere altre che vi risparmio, spesso associate alle foto di Carfagna, Gelmini, Meloni, Brambilla, sempre per qualificarle nel solito modo. Compresa la Prestigiacomo che, pur essendo al di sopra di illazioni e intercettazioni a sfondo sessuale, è pur sempre una donna, quindi una «zoccola». Qualcosa di più disprezzabile - chissà poi perchè - del suo cliente, del suo sfruttatore, del suo favoreggiatore.

Se queste persone si sono vendute, hanno demeriti, peccano di competenza, si possono certo contestare come individui. Il fatto che siano donne, non è un attenuante. Ma neppure un'aggravante. Battute e sfoghi a sfondo sessista non li abbiamo mai letti contro i ministri uomini. Eppure anche loro possono essersi venduti, essere stati incompetenti, avere demeriti, essersi posti soltanto a servizio. Le leggi ad personam, le leggi vergogna portano tutti nomi maschili. Che nessuno si intrattiene ad ingiuriare in quanto maschi.



La cittadinanza è un diritto universale. Ogni essere umano deve poter avere uno status giuridico. La cittadinanza può essere conferita per diritto del sangue (jus sanguinis) o per diritto del suolo (jus soli). L’uno e l’altro possono essere usati in senso inclusivo, nel senso dell’universalità del diritto, o in senso esclusivo, violando l’universalità del diritto e formando situazioni di apartheid. La prevalenza dello jus sanguinis ha senso nei paesi di emigrazione, la prevalenza dello jus soli nei paesi di immigrazione. Per questa ragione, e in conseguenza della sua evoluzione, è necessario che l’Italia assuma sempre di più il criterio dello jus soli.



Venere nera riferito a Naomi Campbell può sembrare una metafora particolarmente lusinghiera, ma non è detto lo sia davvero. Venere nera si dice anche Venere ottentotta.

La Venere ottentotta
Che brutta scimmia, la Venere ottentotta!

I suoi movimenti avevano qualcosa di brusco e capriccioso che ricordava quelli delle scimmie. Soprattutto aveva un modo di sporgere le labbra che assomigliava in tutto e per tutto a quello che abbiamo avuto modo di osservare nell’orangotango. (…) Il tratto più sgradevole della nostra Boscimana era la sua fisionomia: il suo viso richiamava in parte quello del negro, per via della mascella sporgente, dell’obliquità degli incisivi, delle labbra grosse, del mento corto e sfuggente; in parte quello del Mongolo, a causa degli zigomi enormi, dell’appiattimento della base del naso e nelle zone attigue della fronte e delle arcate sopraccigliari, del taglio sottile degli occhi. (…) Il suo orecchio richiamava quello di molte scimmie per via delle sue piccole dimensioni, della delicatezza del tratto e per il fatto che la parte posteriore del bordo esterno era quasi inesistente. (Le sue natiche) esse assomigliano in modo sorprendente alle escrescenze che spuntano sulle femmine dei mandrilli, dei papiou (scimmia non identificata: il nome è decaduto), ecc., e che in certe fasi della loro vita si sviluppano in modo mostruoso. (…) Tutti questi caratteri, sebbene in maniera quasi impercettibile, accomunano le negre e le Boscimane alle femmine delle scimmie».
(Georges Cuvier, «Extrait d’observations faites sur le cadavre d’une femme connue à Paris et à Londres sous le nome de Vénus Hottentotte», in Cuvier et al., Discours sur les révolutions du globe, 1864.)
Lo studio fu scritto dopo l’esame del corpo di Saartjie Baartman, una giovane schiava di etnia khoi, conosciuta come «la Venere ottentotta», portata a Londra nel 1810, fatta girare come un animale da circo e costretta a entrare e uscire da una gabbia dimenando nuda davanti al pubblico il sedere particolarmente sporgente. Recuperato da Cuvier, il cadavere della poveretta, morta probabilmente di sifilide e di polmonite dopo essere stata spinta a prostituirsi una volta abbandonata a Parigi, fu vivisezionato. Il cervello e la vagina che presentava una specie di «velo del pudore», vennero esposti fino al 1974, per circa un secolo e mezzo al Musée de l’Homme di Parigi. La definizione di «boscimano» viene dall’inglese «bush man»: uomo delle selve. Oggi i resti di Saartjie, di cui si ignora il nome originario, riposano in Sudafrica dove, per iniziativa di Nelson Mandela, sono stati sepolti l’8 marzo, giorno della festa della donna.
http://www.negri-froci-giudei.com/



L'umorismo sessista aumenta la violenza sulle donne. A me sembra una cosa normale e persino evidente. Nelle compagnie di amici e amichetti, tra bambini e adolescenti, quello più preso in giro è anche quello che si prende più botte. Naturalmente non si parla di battute occasionali, ma di uno stillicidio di battute che prendono sempre di mira lo stesso bersaglio. Se non si vede questo, ci si ferma a commentare la singola goccia che cade sulla pietra e sembra una idiozia l'idea che possa bucarla.

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Non si parla di un rapporto diretto, di causa ed effetto.  Non è che l'ironia inciti a violentare, magari può persino sublimare, gli ironici non sono di per sè dei violenti. Secondo la ricerca, l'ironia sessista si associa ad una condizione di indulgenza. Coloro che fanno abitualmente battute sessiste sono più indulgenti nei confronti della violenza e determinano più indulgenza. In questo senso favoriscono la violenza. Corrisponde anche nei forum, se mettiamo a confronto le discussioni sull'umorismo sessista e sulla violenza, gli indulgenti sono gli stessi, l'argomento della "modica quantità" è lo stesso. 

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Confusione tra il ridere di sè e il ridere degli altri. Forse la vera sostanziale differenza tra ironia e sarcasmo. Confusione tra l'usufruire di confidenze concesse e il prendersi confidenze mai concesse.

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La cultura maschilista divide la donna in due modelli: madonna e prostituta. In passato, il discorso pubblico sulla donna riguardava la madonna, mentre solo nel privato si poteva trattare della prostituta. Vizi privati e pubbliche virtù. Oggi il discorso pubblico sulla donna ammette e incentiva la prostituta, relegando la madonna alle donne più care (mamma, moglie, sorella, figlia). Si dice alle mamme, alle mogli, alle sorelle e alle figlie degli altri: emancipatevi! Siate prostitute! Godetevi la battuta sessista, la manata sul culo, il bacio rubato! Siete sedute sulla vostra fortuna, approfittatene per farvi selezionare e promuovere. Prostituirsi per far carriera è legittimo. Ma il dualismo resta: madonna e prostituta. Si resta li dentro e l'unica emancipazione che si sa concepire è il passaggio dall'una all'altra. E' la rivoluzione del berlusconismo: il vizio privato che diventa virtù pubblica. Spacciato per emancipazione. Mentre l'emancipazione autentica è quello slogan che diceva: "ne puttana, nè madonna, solo donna!" Che definisce da sè il suo modello, non se lo fa definire nè dal prete, nè dal puttaniere.

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Riguardo il piangersi addosso, non c'è niente di più piagnucoloso, noioso, lamentoso, lagnoso, capriccioso e vittimista, di un maschilista a cui non viene permesso di fare il maschilista. 

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Una persona è propensa ad accettare violazioni dagli altri, quando è chiaro che è lei ad avere il controllo, a poter in qualsiasi momento fissare il limite e dire ora basta. Chi ha il controllo della situazione ha la serenità. L'umorismo sessista si caratterizza proprio per l'intenzione e la pratica di violare il limite altrui. E', come la violenza, un rapporto di potere. All'altra è concesso di scegliere tra subire e andarsene (girare i tacchi, come viene detto). Non c'è neanche da interpretare, sono cose esplicitate. Altra situazione ancora è quella di una persona di cui è noto il pensiero e la pratica ed esprime una battuta contraddicendosi. Questa può essere accettata, in quanto considerata paradossale.

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Non è questione tra uomini e donne, ma tra sessismo e antisessimo. Due orientamenti trasversali, presenti sia tra gli uomini, sia tra le donne. Tante volte una donna al volante commenta negativamente altre donne al volante, sottolineando che sono donne! Come farebbe un uomo. E' un modo di sentirsi emancipate. Ma non legittima un bel niente, esprime solo una subalternità.

Umorismo sessista: riso che fa male (TGCOM)

Facciamo un gioco: troviamo insieme quante più frasi e aforismi misogini, anche apparentemente lievi e persino ritenuti spiritosi, presenti in ogni tradizione e cultura? Inizio io: donne e buoi dei paesi tuoi (che allude al patto tra uomini sul non interferire in materia di governo delle femmine, bene economico fondamentale equiparato appunto al bestiame); chi dice donna dice danno (che traduce l’inevitabilità della sventura legata al sesso femminile e alla sua frequentazione, e giustifica l’assenza in vaste zone del mondo delle bambine, selezionate attraverso l’ecografia o soppresse alla nascita); la donna è la porta del diavolo (significato chiaro, affermazione variamente presente in ogni trattato religioso di ogni fede). Mi fermo qui, rammentando l’apparentemente innocuo auguri e figli maschi che non è raro incontrare, anche solo per scherzo, nei pronostici nazionali. E’ nell’intreccio di questi fattori, impastati micidialmente di ossequio della tradizione, di fondamentalismo religioso e di legge patriarcale che origina la drammatica vicenda planetaria della guerra contro le donne, guerra che miete ogni anno vittime a milioni in tempi e luoghi dove infuria la guerra guerreggiata ma che parimenti umilia, schiavizza e uccide metà del genere umano anche dove non suonano le sirene, cadono bombe o esplodono corpi assassini. (Monica Lanfranco, Liberazione 15 agosto 2006)

Da sinistra: Cancellieri, Severino, Fornero

Ha detto Stefano Boeri: «Un Governo post-Berlusconi senza una consistente presenza di donne nei Ministeri, nei Ministeri chiave, non e' un Governo post-Berlusconi. Diciamolo forte e chiaro.». Ha detto Emma Bonino: «Stiamo rischiando di avere un governo da Arabia Saudita, tutti maschi». E' stato fatto anche un appello: nel prossimo governo devono esserci anche giovani e donne.

Alla fine ne è venuto fuori un governo con l'età media di 64 anni e tre donne, collocate però in tre dicasteri importanti: Anna Maria Cancellieri agli Interni, Elsa Fornero al Welfare e Paola Severino alla Giustizia. Governo monogenere scongiurato. Questo risultato - sia pure ancora insoddisfacente - è frutto di una rivendicazione, non la smentita di una previsione sbagliata.

Dire che quello che conta è il merito, la competenza, e non il genere e l'età, è una grande ipocrisia. Di più, è una mistificazione. Come se i criteri di selezione fossero neutri di fronte al genere e all'età. A chiedere davvero che contino merito e competenza, sono quelli che si oppongono alla esclusione dei giovani e delle donne dai luoghi decisionali. Se i criteri fossero davvero merito e competenza è ovvio che ne risulterebbe un governo a composizione mista e tendenzialmente equilibrata, un po' anziani e un po' giovani, un po' uomini e un po' donne. Solo una persona che ha pregiudizio contro i giovani e contro le donne, può pensare che naturalmente un governo di competenti non possa che essere un governo di vecchi maschietti. 

Sarebbe ingenuo credere che nella formazione del governo non contino anche la similitudine, la familiarità, la coptazione. Un maschio sceglie i maschi, un anziano sceglie gli anziani, un milanese sceglie i milanesi, un cattolico sceglie i cattolici, un banchiere sceglie i banchieri e via così. Poi in questo ambito si può scegliere il meglio o il peggio, ma funziona così, nell''incrocio poi di trattative tra ambiti analoghi.


Anna Maria Cancellieri
Elsa Fornero
Paola Severino



A Torino, il giudice Casalbore allontana dall'aula una interprete araba perchè ha il capo coperto da un foulard in ossequio all'obbligo di legge il quale prevede che si stia in aula a capo scoperto.

Mi ricorda un caso del 1985 al comune di Roma, quando un funzionario fece allontanare da una riunione tutte le donne presenti, poichè il regolamento (uguale per tutti) prevedeva l'obbligo di indossare giacca e cravatta, per rispetto nei confronti dell'istituzione.

La ragola e la sua applicazione dovrebbero avere un senso: è evidente che suore, religiose musulmane, pazienti in chemioterapia, non si coprono il capo per mancare di rispetto alla giustizia.


Molto probabilmente però ad una suora non sarebbe successo.


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