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Sessismo: il berlusconismo che resiste



La festa per la caduta di Berlusconi ha una sua pagina squallida. Una pagina berlusconiana. Un pezzo di berlusconismo che infierisce sul cavaliere disarcionato. Una pagina scritta con gli insulti e le battute contro le «sue» donne, in particolare le sue ministre. Se ne trovano facilmente su Facebook. «Se il Grana Padano è la prova dell'esistenza della Padania, Mara Carfagna è la prova dell'esistenza di Troia?» Postata da «Informare per resistere» che, evidentemente, vuol far resistere anche il sessismo e la misoginia. Sia mai che declinino insieme con il loro più illustre rappresentante. Dello stesso tenore su FB se ne possono leggere altre che vi risparmio, spesso associate alle foto di Carfagna, Gelmini, Meloni, Brambilla, sempre per qualificarle nel solito modo. Compresa la Prestigiacomo che, pur essendo al di sopra di illazioni e intercettazioni a sfondo sessuale, è pur sempre una donna, quindi una «zoccola». Qualcosa di più disprezzabile - chissà poi perchè - del suo cliente, del suo sfruttatore, del suo favoreggiatore.

Se queste persone si sono vendute, hanno demeriti, peccano di competenza, si possono certo contestare come individui. Il fatto che siano donne, non è un attenuante. Ma neppure un'aggravante. Battute e sfoghi a sfondo sessista non li abbiamo mai letti contro i ministri uomini. Eppure anche loro possono essersi venduti, essere stati incompetenti, avere demeriti, essersi posti soltanto a servizio. Le leggi ad personam, le leggi vergogna portano tutti nomi maschili. Che nessuno si intrattiene ad ingiuriare in quanto maschi.

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