Lo stato nazionale contiene in sé un potenziale di nazionalismo, razzismo e militarismo, nella misura in cui afferma la propria identità in contrapposizione agli altri popoli. L’antisemitismo moderno nasce e si diffonde con l’affermazione degli stati nazionali. Come pure l'imperialismo. Tuttavia, lo stato nazionale può tendere verso il fascismo o verso la democrazia, quindi verso una visione chiusa o aperta nei confronti degli stranieri, di cooperazione o di belligeranza e prevaricazione nei confronti degli altri paesi. Lo stesso nazionalismo può volgersi ad una causa di liberazione o di conquista.



La meritocrazia è quel sistema per cui ciascuno si dimostra bravo a svolgere un certo ruolo, quindi viene promosso ad un ruolo superiore e così via finché non giunge al ruolo in cui si rivela incapace e lì si ferma. Quando alla fine tutti sono stati promossi a fare ciò che non sanno fare, per essere lasciati definitivamente lì, il merito ha realizzato il suo potere.


Il sovraffollamento carcerario è tortura. Una pena supplementare non prevista dalla condanna. Costruire più carceri è un andare alla deriva verso la discarica sociale. Escluderei l'amnistia o l'indulto per i crimini più gravi. Sono favorevole alla reclusione di coloro che uccidono, stuprano, provocano dolosamente lesioni gravi alle persone. Per tutti gli altri studierei pene alternative. La pena deve seguire una sentenza di condanna e non essere preventiva. La custodia cautelare può fondarsi su forti e reali sospetti relativi al pericolo di fuga, all'inquinamento delle prove, alla pericolosità sociale dell'individuo per l'incolumità delle persone, non su teoremi, induzioni, pregiudizi, o anche solo perchè bisogna mostrare subito che si mette in galera qualcuno.

La democrazia è un valore universale. Questa affermazione di principio, può farci mettere tutti i dittatori sullo stesso piano. Ciò è giusto solo in parte. Esistono dittatori che hanno abolito la democrazia, altri che soltanto non l’hanno ereditata, hanno visto nella democrazia liberale le istituzioni di un oppressore colonialista, di una falsa democrazia ed hanno sperimentato istituzioni nuove. Esistono dittatori che hanno voluto conquistare il potere e mantenerlo, mantenendo con esso l’assetto dei rapporti sociali esistenti. Altri sono stati più ambiziosi, hanno voluto conquistare il potere e mantenerlo, per realizzare un progetto, per rivoluzionare o riformare profondamente i rapporti sociali, ingaggiando una lotta contro le vecchie classi dirigenti e contro dominatori stranieri. Esistono dittatori che hanno peggiorato le condizioni del loro popolo rispetto ai loro governanti predecessori, altri che invece le hanno migliorate. Se tutti hanno commesso torti e soprusi e spesso anche crimini, senza volerli prendere a modello, nel giudizio bisogna guardare a cosa è prevalso nella loro politica, cosa li ha motivati e quali risultati hanno ottenuto.

Una realtà urbana opprimente e deprimente, soltanto a vederla. Figuriamoci ad abitarci. C'è un grande quadrilatero vicino al fiume, prossimo ad un quartiere "malfamato" dove i casermoni sono torri altissime. Ci sono entrato una sola volta circa vent'anni fa, per lavorare in una scuola materna. In quel bosco di casermoni, non riuscivo a trovare l'asilo. Ogni tanto, qualcuno sbucava da un cancello per avviarsi alla macchina oppure rientrava. Chiedevo informazioni, ma nessuno sapeva niente dell'asilo. Allora, indicavo il nome della via, ma nessuno conosceva la via. Erano persone che abitavano lì, nel senso che ci dormivano e forse ci mangiavano, magari solo a cena, senza alcun rapporto con quel luogo, senza radici. In un posto così, è un mezzo miracolo se saluti il vicino di casa, se lo riconosci. Certo che ci vogliono le telecamere e tanta polizia. In un ambiente artificiale, sradicato, non può esserci controllo sociale, controllo del territorio da parte delle persone. Se fai dei grandi ghetti, dei grandi dormitori, dove concentri la marginalità, poi per garantire la sicurezza devi quasi militarizzare il territorio. Il problema della criminalità legata allo spaccio, alla prostituzione, per un po' si risolve, o più probabilmente si sposta in un'altra zona simile. Ma quello che spendi in controllo e repressione potresti più utilmente spenderlo per creare realtà urbane a misura d'uomo.

La criminalizzazione della razza geneticamente determinata è solo uno dei modi di razionalizzare il razzismo. Il più diretto, il più ideologico. E’ il metodo pseudobiologico. Ma ne esistono anche altri, che si sono affermati dopo la vergogna del nazismo, ma che già esistevano ai tempi del colonialismo.

Il metodo pseudoantropologico. L’etnia è identificata con una cultura arretrata, per cui il tal popolo non è degno della democrazia, della libertà, dei diritti civili, ed i suoi membri ne sono di conseguenza esclusi.

Il metodo pseudosociologico. L’etnia è identificata con una condizione sociale, ad esempio i poveri. In questo caso la criminalizzazione dell’etnia, passa attraverso la criminalizzazione dei poveri: per non morire di fame non possono che rubare. E dato che noi non abbiamo i mezzi per sfamarli non possiamo che respingerli o cacciarli via. Lo stesso Bossi dice: “Sono dei poveracci, ma non possiamo farci niente”.

Con quel "non possiamo farci niente" si annulla la differenza pratica tra la ragione innata e quella socio-economica o culturale: la modificabilità della condizione altrui. Questo ricorso alla motivazione socio-economica per spiegare il presunto essere negativo del migrante, non chiama in soccorso la politica sociale ed economica per affrontare e risolvere il problema, in quanto ne mancherebbero i mezzi. Predica soltanto la costruzione di una fortezza. Alla fine il dispositivo è lo stesso che può derivare da una motivazione esplicitamente razzista: l’eclusione. L’una e l’altra descrivono una condizione (il carattere innato o la marginalità) che in un tempo umanamente ragionevole si rappresenta ugualmente immodificabile.

Qual è la differenza tra il razzista pseudobiologico, quello pseudoantropologico e quello pseudosociologico? Io non ne vedo nessuna. 



Il significato implicito in questo articolo (o che a me è parso di vedere e se non era nelle intezioni dell'articolista, ce lo metto io) è il seguente: se quello che conta per valutare la solidità finanziaria di uno stato è il debito totale, quindi non solo il debito pubblico, ma anche il debito privato, il risanamento del debito (pubblico) può non risolvere il problema della solidità finanziaria, in quanto esso richiede più tasse, meno salari, meno pensioni, meno sussidi, meno servizi e, di conseguenza, un aumento del debito privato, senza modificare sostanzialmente l'entità del debito totale.

Esistono parole topiche che riassumono stereotipi ed evocano razzismi. Lurido, sporco, riferito a nero. Perfido, avido, strozzino, riferito ad ebreo. Terrone riferito a meridionale. Oca, gallina, isterica, maestrina, riferito a donna. Sono espressioni insultanti, discriminanti e delegittimanti in quanto comunicano che motivo del difetto (l’essere sporco, l’essere avido, l’essere poco intelligente) è nella natura dell’appartenenza. Poco importa che esistano degli equivalenti per tutti gli altri, perchè tali equivalenti non comunicano quello stesso motivo. Gli altri, quando sono il gruppo dominante (i bianchi, gli adulti, gli ariani, i maschi) si danno definizioni, positive o negative, che non indicano specificità di appartenenza, sono neutre, universali, proprio in quanto appartengono a quei gruppi che sono dominanti.

Il punto non è se tratto male tutti o solo qualcuno, ma come tratto male. Se mi esprimo in modo neutro contro l’individuo (sei una stupida!) o anche contro la sua appartenenza (sei un’oca!). Ciò detto, il trattar male tutti non può valere come licenza. Nè le modalità più ruvide di confronto maschile, secondo una malintesa uguaglianza, possono riprodursi nel confronto con le donne. La partecipazione femminile alla sfera pubblica non significa che anche alle donne è concesso di salire sul ring per fare a boxe, significa che cambia completamente il gioco e la sua regola. Significa che c’è una parziale femminilizzazione della sfera pubblica. Trattare le donne come si trattano gli uomini, cioè come quando l’arena era solo maschile, significa opporsi di fatto alla partecipazione femminile.

Mi viene proposto il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti come principio regolatore per la gestione di una comunità virtuale. Sono d’accordo con il primo emendamento. Solo si tratta del dettato costituzionale di uno stato. Una entità composta dal pluralismo di tanti elementi, a sua volta non necessariamente riprodotto in ciascuno di essi. Ad esempio, la libertà politica è la libertà di dar vita a partiti di qualsiasi orientamento. Ma questo non fa si che all’interno di un singolo partito possano esistere tutti gli orientamenti. La libertà di stampa è la libertà di fondare e trovare giornali di qualsiasi linea editoriale, ma ogni singolo giornale non è il collage di tutte le linee editoriali. Avrebbe poco senso evocare il primo emendamento per rivendicare un pluralismo e una libertà assolute all’interno di un singolo partito, di un singolo giornale. Il pluralismo è delle fonti, delle tribune, poi ogni fonte, ogni tribuna, ha la sua specificità, la propria identità. Se fossi il direttore di un quotidiano sarei contrario a pubblicare gli articoli di Feltri, Sallusti, Belpietro, Ferrara, Minzolini. Tuttavia, sono certamente favorevole al fatto che tutti questi giornalisti, persino in veste di direttore, possano avere un loro giornale.

Allo stesso modo, come amministratore di un forum sono poco propenso, per non dire contrario, a pubblicare messaggi dal contenuto razzista, antisemita, misogino. Ciò nonostante per quanto io li consideri negativi, credo debbano poter esistere blog, forum, magazine ispirati da questi orientamenti. Sarei contrario ad una censura poliziesca di tali fonti, salvo il caso in cui incitino esplicitamente all'odio e alla violenza. Sarebbe illiberale e sarebbe anche come nascondere la polvere sotto il tappeto. Occultare una realtà che invece è meglio poter vedere e tenere sotto osservazione.

Se il pluralismo, il contrasto, riguardano oltre le opinioni anche i valori, i valori costitutivi della convivenza, essi non possono che manifestarsi mantenendo la giusta distanza. Il tuo dire liberamente di altri implica il dire liberamente di altri su di te. Così succede che il politicamente corretto, prodotto dalla stessa patria del primo emendamento, è la condizione per potersi dire tutto stando insieme. L’alternativa è la rissa, la guerra. O il dirsi tutto a debita distanza, ciascuno dalla sua tribuna, la sua fonte, la sua casa. Il forum è una tribuna condivisa, deve darsi le forme e le regole per poter convivere. Il politicamente corretto è anche un indicatore. Se un contenuto non è traducibile in una espressione corretta, forse allora quel contenuto è proprio sbagliato.

Io ho il mio orientamento. Penso che i pregiudizi e i luoghi comuni razzisti, antisemiti e misogini siano sbagliati in sè, offensivi nei confronti delle persone che prendono a bersaglio e anche potenzialmente pericolosi, perchè fanno da humus, da corollario, da condizione favorevole alla discriminazione, alla persecuzione e alla violenza. Mi rendo conto che esistono orientamenti diversi e in questo mio spazio ho cercato di trovare un equilibrio tra esigenze diverse. Da un lato quello di permettere l’espressione di qualsiasi contenuto. D’altro quello di collocare alcuni contenuti, i contenuti razzisti e offensivi, in sezioni deputate, in modo che sia chiara ed evidente la mia dissociazione, avendo obiettivamente e di fatto una responsabilità simile a quella editoriale. Perchè io non voglio essere complice passivo e indifferente della divulgazione e della legittimazione di quei contenuti. Anche se, come già detto, nell’universo della rete riconosco ad altri la libertà di esserlo.

Il paragone tra la fine dell'ex leader libico e quella del duce mi convince solo in parte, perchè Mussolini fu ucciso quando la guerra doveva ancora finire, non si era ancora costituito il potere della nuova Italia e i partigiani non erano nelle condizioni di poter tenere e gestire il prigioniero, nè si fidavano degli alleati i quali avrebbero preteso gli venisse consegnato. I partigiani non avevano interesse al suo silenzio in un eventuale processo. Tra i capi della Resistenza non c'erano ex dirigenti del regime fascista. Inoltre, successe nel 1945, un'epoca in cui la concezione del diritto internazionale, del diritto di guerra era meno evoluta di quella di oggi.
Se la fine di Mussolini, lo scempio di Piazzale Loreto poteva essere vissuto come una macchia disonorevole per la guerra di liberazione, in contraddizione con i suoi valori e ideali, la fine di Gheddafi, il suo linciaggio, la sua esecuzione non disonora l'aggressione alla Libia più di quanto non lo sia già, ne è l'epilogo coerente, semmai evidenzia il disonore al grande pubblico. L'esecuzione di Mussolini gettò un'ombra sulla Resistenza, l'esecuzione di Gheddafi getta una luce sulla Nato e sul Cnt.

* * *

Il CLN non decise di uccidere Mussolini per liberarsi di un testimone scomodo. Nè lo fece per conto terzi. L’uccisione di Gheddafi non è paragonabile all’uccisione di Mussolini, se non apparentemente. Il paragone è molto azzardato come ogni paragone che mette a confronto un fatto storico e un fatto attuale. Mussolini e Gheddafi sono due dittatori morti per uccisione violenta da parte dei loro antagonisti sostenuti da alleati stranieri. Le analogie si fermano qui. Mentre il confronto vorrebbe usare la guerra di liberazione italiana per spiegare quella libica. Così come si usa il confronto con le primavere arabe di Tunisia ed Egitto. Si usano le analogie per spiegare quello che avviene in Libia, perchè quello che avviene in Libia non è chiaro, non è sufficientemente conosciuto. Ma torniamo al confronto con il nostro '43-45 e vediamo alcune importanti differenze.

La Nato ha sempre negato di avere Gheddafi come obiettivo. Ha sempre trattato il Colonnello come un affare interno alla Libia. Anche l’ultimo giorno, dopo aver bombardato il suo convoglio in fuga, ha negato di essere a conoscenza del fatto che in quel convoglio ci fosse Gheddafi.
Al contrario, gli alleati avevano esplicitamente Mussolini come obiettivo: farlo prigioniero di guerra. La sua consegna alle Nazioni Unite era esplicitamente disposta nel patto di armistizio del 1943.

Il CLN rivendicò l’esecuzione di Mussolini.
Il CNT non rivendica l’esecuzione di Gheddafi, dichiara di non sapere con esattezza come è morto, non esclude sia successo durante una sparatoria, magari proprio per mano dei lealisti.

Due giorni precedenti la cattura, il CLN emise una sentenza in cui condannava a morte tutti i massimi gerarchi fascisti catturati, in quanto responsabili di aver abolito le libertà costituzionali e portato l’Italia alla catastrofe della guerra. Subordinando tuttavia la decisione finale alla sentenza di un tribunale militare. Non si conosce analogo documento del CNT. D’altra parte, Gheddafi non può essere accusato di aver abolito le libertà costituzionali (ha abolito una monarchia subalterna agli stranieri), nè di aver portato il paese alla guerra. Non ha aggredito i paesi belligeranti, ha invece subito una aggressione. Mussolini aveva consegnato il paese all’occupazione tedesca e rifiutava di firmare la resa ai partigiani solo per timore di firmarla prima dei tedeschi e poter essere accusato da loro di tradimento. Gheddafi con tutti i suoi limiti è stato semmai garanzia di sovranità e indipendenza nazionale.

Mussolini viene giustiziato il 28 aprile, il giorno dopo la cattura, mediante fucilazione. Dal momento della cattura al momento della fucilazione è trattato civilmente come un prigioniero di guerra. Il CLN non attende i tempi della sentenza di un tribunale di guerra, perchè teme di dover consegnare il prigioniero agli alleati, secondo quanto disposto dal trattato di armistizio. Il CLN non ha la piena disponibilità del prigioniero Mussolini. Il CLN non era il governo della nuova Italia. Il CNT è il governo della nuova Libia e ha la piena disponibilità del prigioniero Gheddafi, i suoi miliziani lo uccidono quasi subito dopo averlo catturato, durante un linciaggio.

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Il paragone è stato fatto un po' da tutti. E' venuto in mente anche a me. E' un paragone ovvio. E' anche un paragone nobilitante, che dà un senso a tutta la storia, perchè se Gheddafi è Mussolini, il CNT è il CLN e gli alleati sono sempre quegli alleati, e tutto il conflitto è una guerra di liberazione. Secondo me, neanche una di queste cose è vera.

A livello immaginifico, il paragone fa particolarmente leva sullo scempio di Piazzale Loreto. Ma si trattò dello scempio su un cadavere che, anche se vergognoso, è altra cosa dallo scempio su una persona ancora in vita. Mussolini non è stato ucciso subito dopo la cattura, ma il giorno dopo. Tra la cattura e l'uccisione non risulta gli sia stato torto un capello. E' stato ucciso mediante fucilazione al petto. Esecuzione prevista dai codici militari per i soldati nemici o disertori. Al petto, a differenza che alla schiena, significa reato gravissimo ma non disonorevole. Era l'esecuzione che voleva per sè Saddam Hussein, reputando umiliante l'impiccagione in quanto prevista per i delinquenti comuni. Un rito un po' diverso dallo sparare ad una persona, ferirla, pestarla, ridurla ad un cencio coperto di sangue, metterla in ginocchio e spararle un colpo alla tempia.


Riferimenti:
Il testamento di Muammar Gheddafi (Resistenze.org)
Ammazzeranno Gheddafi - Giovanni Fasanella - Cadoinpiedi.it
Perché hanno ucciso Gheddafi - Giovanni Fasanella - Cadoinpiedi.it
Se ucciso dopo la cattura, la morte di Gheddafi è un crimine di guerra. Necessaria un'inchiesta - Amnesty
Ecco tutte le bugie che ci hanno raccontato sulla guerra libica - Amadeo Ricucci, giornalista Rai
Morte di un riformatore - Gian Paolo Calchi Novati - il manifesto 
Kalashnikov e telefonini lo scempio del branco - Adriano Sofri - Repubblica 
Clinton jubilant over Gaddafi's death: "We came, we saw, he died"(CBSNEWS)

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