Le lacrime di Elsa Fornero sono indeterminabili. Possono essere commozione sincera, lacrime di coccodrillo, messa in scena, reazione nervosa allo stress. Come si fa a dirlo? Quello che però, certamente quelle lacrime finiscono per significare è che il governo sta compiendo una dolorosa necessità, che non vorrebbe ma deve. Questo, sincero o meno sul piano emozionale, politicamente è un messaggio falso. Hanno fatto una scelta politica. Potevano farne altre.  

Le misure sono queste:

- Congelamento dell'adeguamento delle pensioni all'inflazione per tutto il 2012.
- Pensione d'anzianità portata a 42 anni per gli uomini e 41 per le donne.
- Convergenza tra uomini e donne per la pensione di vecchiaia all'età di 66 anni, da raggiungere per le donne entro il 2018.
- Contributivo per tutti, quindi fine del retributivo dal gennaio 2012.

A parte il primo punto che è transitorio e eccezionale, gli altri consistono nella cosiddetta accelerazione della riforma delle pensioni. Cosa che la Fornero sosteneva prima ancora di diventare ministro.




Riguardo il passivo del bilancio Inps, bisogna considerare la mole dell'evasione contributiva e il fatto che l'Inps paga anche l'assistenza, che invece dovrebbe essere caricata sulla fiscalità generale. Recupero dell'evasione e separazione tra previdenza e assistenza, queste sarebbero riforme da attuare. Il bilancio Inps è tornato in rosso l'anno scorso per 3,7 miliardi. In conseguenza della crisi, aumentano ammortizzatori sociali, indennità economica di malattia e maternità, assegni al nucleo familiare, la cassa integrazione (La CIGS è una prestazione economica erogata dall'Inps per integrare o sostituire la retribuzione dei lavoratori al fine di fronteggiare gravi situazioni di eccedenza occupazionale che potrebbero portare a licenziamenti di massa) e diminuiscono le entrate contributive. Mentre invece i provvedimenti del governo vanno ad incidere sulle pensioni dei lavoratori dipendenti.


Pensioni, le lacrime della Fornero



Io sono favorevole. La penso come Flores D'Arcais. Travaglio con il suo articolo è sprofondato sotto terra: peggio di un suicidio. Un testo da vero liberale alle vongole. Lo stesso atteggiamento offensivo, insultante di un qualsiasi esponente dell'Udc. Travaglio è un grande giornalista di cronaca giudiziaria. Non dovrebbe mai occuparsi di nessun altro argomento. Usa gli stessi argomenti degli antiabortisti. Sta a coloro che negano il diritto al suicidio riuscire ad argomentare questa loro negazione, senza insultare chi sceglie di suicidarsi. Se non ci riescono - e finora non ho letto o sentito nessuno che ci sia riuscito - forse c'è qualcosa che non va nella loro posizione.

Chi ha detto che il medico deve uccidere? Il medico assiste. Ti istruisce su come fare. Lui vigila sul fatto che tutto avvenga in modo indolore. D'altra parte, un medico non uccide un feto, futuro potenziale bambino? Lo fa in modo molto più diretto e cruento. Ma poi che sia giusto o no, rispetto ad un astratto parametro ideale (quale?), quello che conta è l'alternativa pratica, concreta. Come diceva Pannella: noi siamo favorevoli all'aborto, perchè l'alternativa è peggio: sono le mammane. Tutto qui. E l'alternativa al suicidio assistito è che la gente si ammazza da sola. Ieri un uomo ha buttato la moglie malata dalla finestra. E poi si è ucciso lui. L'anno scorso, qui sotto in giardino, in pieno giorno, con tutta la gente, tutti i bambini, un uomo della stessa età di Magri, si è seduto su una panchina, ha estratto la pistola e si è sparato in testa. Perchè dovrebbe essere meglio questo?

* * *

Il suicidio non è un fatto complicato da mille implicazioni etiche? Il feto è una vita già esistente. In pochi mesi diventa bambino. E ha tutta la vita davanti. Non esiste un argomento razionale per sostenere che assistere al suicidio di un ottantenne, sia peggio che uccidere un feto. Non bisogna lasciare gli aspiranti al suicidio da soli? Forse che bisogna lasciare sole le mamme che vogliono abortire? Cosa c'entra l'esigenza di dare risposte con il riconoscere che l'ultima parola è della persona, per cui gli puoi dare tutte le risposte che vuoi, però alla fine decide lui. O lei. Noi siamo una unità psicofisica. Non ha senso fare una discriminante sulla base organica della malattia. La depressione può essere peggio di un tumore. In ogni caso, chi altri può stabilirlo, chi altri può sindacare il motivo, se non colui che vuole morire?

* * *

Nel caso del suicida le vite in gioco possono essere anche centinaia. Un pilota d'aero lasciato dalla sua fidanzata, andò a schiantarsi su un monte con tutto l'equipaggio. Dalla scatola nera risulta la disperata conversazione con la pilota assistente che cerca di dissuaderlo. Un uomo che si butta dalla finestra può ammazzare chi passa di sotto. Un uomo che si suicida con la pistola può ammazzare un passante. Un uomo che si suicida con il gas, può far esplodere un condominio. Ce n'è di gente che per ammazzare se stessa ha fatto una strage. Ma anche se uno riesce ad ammazzarsi bene da solo, in un giardino pubblico, in pieno giorno, davanti a tutti, non riesco a capire perchè sia meglio, più civile. Nè capisco perchè, in termini etici, sia più grave assistere un ottantenne che uccidere un feto. Certo, neanche a me possono chiedermi di fare da assistente. Non possono chiedermi neanche una puntura, per prelevare il sangue dalla punta del dito indice. Figuriamoci se praticherei un aborto. Insomma, non mi è mai passato per la mente di fare il dottore. E neanche l'infermiere.

L'idea che dare un supporto istituzionale al suicidio, significhi favorirlo, è la stessa degli antiabortisti. Riconosci un diritto, dai un servizio e... sicuramente tutti vengono ad ammazzarsi. E chi deve accoglierli sicuramente li ammazza subito. E tutte abortiscono. E tutti divorziano. E tutti diventano gay. Per me non c'è da fare nessuna graduatoria. Io sto bene, non sono nè malato, nè depresso. E però se per i cavoli miei, voglio ammazzarmi devo poterlo fare. E' civile che lo stato mi assista.

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Questa idea che lo stato debba assistere, serve proprio per eliminare il dolore. Così come l'idea opposta, dato che non può impedire il suicidio, vuole almeno infliggere la punizione del dolore. Siamo in pieno moralismo cattolico. Io non ho nessuna certezza granitica, infatti non voglio decidere per l'altro: rispetto la sua volontà, il suo mistero. Ne prendo atto. Io immagino che Lucio Magri abbia lottato contro la sua depressione. Che ne abbia parlato ai suoi amici più intimi anche per chiedere aiuto. Che tutti abbiano cercato di dissuaderlo. Hanno avuto la delicatezza di informarci che ha provato due volte. Ed è tornato indietro. Non era povero. Non era derelitto e abbandonato. Sicuramente poteva scrivere sul Manifesto quando voleva. Con il suo libro era tornato a girare per l'Italia per presentarlo. Poteva fare il conferenziere. Persino all'estero, dato che è stato tradotto in Inghilterra, Spagna, Brasile, Argentina. Non voleva più vivere. E' un dolore per me. Figurati per chi gli era vicino. Non voleva più vivere. Punto.

* * *

Non c'entra niente il boia. Il boia uccide. Qui si tratta solo di permettere ad una persona di andarsene e di aiutarla a farlo in modo indolore. Spero di non averne mai bisogno, ma se un giorno sarà, spero di trovare un medico che mi aiuti. Non puoi farti carico di una persona oltre e contro la sua volontà. Puoi circumnavigare tutto quel limite per vedere se puoi passare da qualche parte. Ma se alla fine non riesci devi prendere atto. E aiutarlo nella sua ultima volontà. Tu come stato.


Eutanasia e suicidio assistito



Mentre leggevo un suo articolo o ascoltavo un suo discorso, mi sentivo più intelligente. Per lui provavo una particolare ammirazione ed oggi provo molta nostalgia.



Concita De Gregorio viene rimproverata per le sue rivelazioni differite. Doveva continuare a tacere o doveva parlare prima? Quando era direttrice dell'Unità, per salvaguardare la sua posizione, si sarebbe messa il bavaglio da sola, invece di denunciare, o quanto meno informare, a tempo debito che, per esempio, il PD nel Lazio agiva (o meglio nulla faceva), per favorire la vittora della Polverini sulla Bonino, in funzione del rafforzamento di Fini. E' giusto, ma come fa un giornalista a sputtanare il suo editore? Possiamo immaginare Marco Calabresi farci una rivelazione sulla Fiat? O Ezio Mauro sul gruppo De Benedetti?


Sabina Guzzanti vs Concita De Gregorio



Se riferito alla decisione del tribunale, si tratta di una dichiarazione potenziale. Cioè: una invitata, Chiara Danese, che si è astenuta dal partecipare ai riti previsti dalla serata e che, sembra, lei nemmeno si aspettasse, almeno non in quei modi, quelle forme, quei livelli, ha deciso di costituirsi parte civile contro gli imputati.

Il tribunale ha deciso che questa decisione può essere presa anche dalle altre olgettine, Se lo vogliono, possono ripensare a quello che hanno fatto e valutare se davvero volevano farlo. Credo però questo non escluda la valutazione caso per caso, la verifica della credibilità della richiesta.

Se può farlo una, possono farlo anche le altre. Bisogna poi vedere come lo motivano.

Un conto è ragionare del caso della signorina X e di quello della signorina Y, e allora valuteremo le differenze tra la De Nicolò e la Danese (i due estremi).

Un conto è ragionare delle olgettine come soggetto, come insieme.

Sotto il profilo penale dovrebbe comunque ritenersi vittime le ragazze a cui è stato proposto di concedere favori sessuali in cambio di qualsiasi compenso, per il reato di induzione alla prostituzione.

531-536 CP appartiene al gruppo di articoli del reato sfruttamento della prostituzione
— induzione alla (—) e lenocinio. Sono previsti dai nn. 4 e 5 del citato articolo. Risponde di tale delitto chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la (—) o ne agevoli a tal fine la (—) nonché chiunque induca alla (—) una donna di maggiore età, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità. 




Una olgettina (o una prostituta) presta sesso per accedere a delle risorse. Prende una scorciatoia. O l'unica strada che crede possibile. Se potesse accedere saltando quel percorso, lo salterebbe.

E' il dover passar di lì che rende la sua posizione diversa (e subalterna) rispetto alla sua controparte. La De Nicolò non è inferiore nel confronto con una donna "proba". E' inferiore al padrone a cui si sottomette.

In questa condizione di inferiorità, di subalternità, di servitù, lei è vittima, anche se per se stessa non concepisce niente di meglio, anzi riesce pure a sentirsi fortunata e privilegiata. E lo sarà pure nel girone delle serve, delle mancate serve, delle aspiranti serve. Ma in quel girone sta, in quel girone compete. E in quella collocazione è vittima.

Se non lo fosse, anche nella sua squallida filosofia, non sarebbe lei a dover vendere sua madre, piuttosto sarebbe lei a comprare la madre degli altri.

Una donna (immorale e depravata quanto si vuole) che si compra il sesso che le piace e dispone lei delle risorse da redistribuire, per compensare questo o quello, una donna così, non è una vittima.


«Tutte vittime le ragazze del bunga bunga» - Repubblica 22 novembre 2011
Olgettine, ma davvero sono vittime? - Europa 23 novembre 2011
Terry e le radici dell'etica del successo - La Stampa 22 settembre 2011



Sulle organizzazioni islamiste si può pensare tutto il male possibile. Bisognerebbe però dirlo e argomentarlo in modo serio. Non con mistificazioni e miserevoli espedienti propagandistici. Uno molto in voga nel web, è quello di rappresentare una parata di miliziani di hezbollah, di hamas, di fatah con il braccio alzato ed associarla al nazismo o al fascismo, come se quel braccio alzato fosse il saluto romano. Invece è il gesto simbolico con cui si ricorda il giuramento delle truppe islamiche al profeta nel periodo di costituzione della Ummah, prima della conquista definitiva della Mecca (alzare la mano per metterla sotto la mano di Allah).




Un esempio più noto e più sfacciato di mistificazione è quello del giovane Ratzinger con foto tagliata ritratto come se stesse facendo il saluto nazista. Mentre nella foto intera si vede con entrambe le braccia alzate nell'atto della benedizione eucaristica.



La festa per la caduta di Berlusconi ha una sua pagina squallida. Una pagina berlusconiana. Un pezzo di berlusconismo che infierisce sul cavaliere disarcionato. Una pagina scritta con gli insulti e le battute contro le «sue» donne, in particolare le sue ministre. Se ne trovano facilmente su Facebook. «Se il Grana Padano è la prova dell'esistenza della Padania, Mara Carfagna è la prova dell'esistenza di Troia?» Postata da «Informare per resistere» che, evidentemente, vuol far resistere anche il sessismo e la misoginia. Sia mai che declinino insieme con il loro più illustre rappresentante. Dello stesso tenore su FB se ne possono leggere altre che vi risparmio, spesso associate alle foto di Carfagna, Gelmini, Meloni, Brambilla, sempre per qualificarle nel solito modo. Compresa la Prestigiacomo che, pur essendo al di sopra di illazioni e intercettazioni a sfondo sessuale, è pur sempre una donna, quindi una «zoccola». Qualcosa di più disprezzabile - chissà poi perchè - del suo cliente, del suo sfruttatore, del suo favoreggiatore.

Se queste persone si sono vendute, hanno demeriti, peccano di competenza, si possono certo contestare come individui. Il fatto che siano donne, non è un attenuante. Ma neppure un'aggravante. Battute e sfoghi a sfondo sessista non li abbiamo mai letti contro i ministri uomini. Eppure anche loro possono essersi venduti, essere stati incompetenti, avere demeriti, essersi posti soltanto a servizio. Le leggi ad personam, le leggi vergogna portano tutti nomi maschili. Che nessuno si intrattiene ad ingiuriare in quanto maschi.



La cittadinanza è un diritto universale. Ogni essere umano deve poter avere uno status giuridico. La cittadinanza può essere conferita per diritto del sangue (jus sanguinis) o per diritto del suolo (jus soli). L’uno e l’altro possono essere usati in senso inclusivo, nel senso dell’universalità del diritto, o in senso esclusivo, violando l’universalità del diritto e formando situazioni di apartheid. La prevalenza dello jus sanguinis ha senso nei paesi di emigrazione, la prevalenza dello jus soli nei paesi di immigrazione. Per questa ragione, e in conseguenza della sua evoluzione, è necessario che l’Italia assuma sempre di più il criterio dello jus soli.



Venere nera riferito a Naomi Campbell può sembrare una metafora particolarmente lusinghiera, ma non è detto lo sia davvero. Venere nera si dice anche Venere ottentotta.

La Venere ottentotta
Che brutta scimmia, la Venere ottentotta!

I suoi movimenti avevano qualcosa di brusco e capriccioso che ricordava quelli delle scimmie. Soprattutto aveva un modo di sporgere le labbra che assomigliava in tutto e per tutto a quello che abbiamo avuto modo di osservare nell’orangotango. (…) Il tratto più sgradevole della nostra Boscimana era la sua fisionomia: il suo viso richiamava in parte quello del negro, per via della mascella sporgente, dell’obliquità degli incisivi, delle labbra grosse, del mento corto e sfuggente; in parte quello del Mongolo, a causa degli zigomi enormi, dell’appiattimento della base del naso e nelle zone attigue della fronte e delle arcate sopraccigliari, del taglio sottile degli occhi. (…) Il suo orecchio richiamava quello di molte scimmie per via delle sue piccole dimensioni, della delicatezza del tratto e per il fatto che la parte posteriore del bordo esterno era quasi inesistente. (Le sue natiche) esse assomigliano in modo sorprendente alle escrescenze che spuntano sulle femmine dei mandrilli, dei papiou (scimmia non identificata: il nome è decaduto), ecc., e che in certe fasi della loro vita si sviluppano in modo mostruoso. (…) Tutti questi caratteri, sebbene in maniera quasi impercettibile, accomunano le negre e le Boscimane alle femmine delle scimmie».
(Georges Cuvier, «Extrait d’observations faites sur le cadavre d’une femme connue à Paris et à Londres sous le nome de Vénus Hottentotte», in Cuvier et al., Discours sur les révolutions du globe, 1864.)
Lo studio fu scritto dopo l’esame del corpo di Saartjie Baartman, una giovane schiava di etnia khoi, conosciuta come «la Venere ottentotta», portata a Londra nel 1810, fatta girare come un animale da circo e costretta a entrare e uscire da una gabbia dimenando nuda davanti al pubblico il sedere particolarmente sporgente. Recuperato da Cuvier, il cadavere della poveretta, morta probabilmente di sifilide e di polmonite dopo essere stata spinta a prostituirsi una volta abbandonata a Parigi, fu vivisezionato. Il cervello e la vagina che presentava una specie di «velo del pudore», vennero esposti fino al 1974, per circa un secolo e mezzo al Musée de l’Homme di Parigi. La definizione di «boscimano» viene dall’inglese «bush man»: uomo delle selve. Oggi i resti di Saartjie, di cui si ignora il nome originario, riposano in Sudafrica dove, per iniziativa di Nelson Mandela, sono stati sepolti l’8 marzo, giorno della festa della donna.
http://www.negri-froci-giudei.com/



L'umorismo sessista aumenta la violenza sulle donne. A me sembra una cosa normale e persino evidente. Nelle compagnie di amici e amichetti, tra bambini e adolescenti, quello più preso in giro è anche quello che si prende più botte. Naturalmente non si parla di battute occasionali, ma di uno stillicidio di battute che prendono sempre di mira lo stesso bersaglio. Se non si vede questo, ci si ferma a commentare la singola goccia che cade sulla pietra e sembra una idiozia l'idea che possa bucarla.

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Non si parla di un rapporto diretto, di causa ed effetto.  Non è che l'ironia inciti a violentare, magari può persino sublimare, gli ironici non sono di per sè dei violenti. Secondo la ricerca, l'ironia sessista si associa ad una condizione di indulgenza. Coloro che fanno abitualmente battute sessiste sono più indulgenti nei confronti della violenza e determinano più indulgenza. In questo senso favoriscono la violenza. Corrisponde anche nei forum, se mettiamo a confronto le discussioni sull'umorismo sessista e sulla violenza, gli indulgenti sono gli stessi, l'argomento della "modica quantità" è lo stesso. 

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Confusione tra il ridere di sè e il ridere degli altri. Forse la vera sostanziale differenza tra ironia e sarcasmo. Confusione tra l'usufruire di confidenze concesse e il prendersi confidenze mai concesse.

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La cultura maschilista divide la donna in due modelli: madonna e prostituta. In passato, il discorso pubblico sulla donna riguardava la madonna, mentre solo nel privato si poteva trattare della prostituta. Vizi privati e pubbliche virtù. Oggi il discorso pubblico sulla donna ammette e incentiva la prostituta, relegando la madonna alle donne più care (mamma, moglie, sorella, figlia). Si dice alle mamme, alle mogli, alle sorelle e alle figlie degli altri: emancipatevi! Siate prostitute! Godetevi la battuta sessista, la manata sul culo, il bacio rubato! Siete sedute sulla vostra fortuna, approfittatene per farvi selezionare e promuovere. Prostituirsi per far carriera è legittimo. Ma il dualismo resta: madonna e prostituta. Si resta li dentro e l'unica emancipazione che si sa concepire è il passaggio dall'una all'altra. E' la rivoluzione del berlusconismo: il vizio privato che diventa virtù pubblica. Spacciato per emancipazione. Mentre l'emancipazione autentica è quello slogan che diceva: "ne puttana, nè madonna, solo donna!" Che definisce da sè il suo modello, non se lo fa definire nè dal prete, nè dal puttaniere.

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Riguardo il piangersi addosso, non c'è niente di più piagnucoloso, noioso, lamentoso, lagnoso, capriccioso e vittimista, di un maschilista a cui non viene permesso di fare il maschilista. 

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Una persona è propensa ad accettare violazioni dagli altri, quando è chiaro che è lei ad avere il controllo, a poter in qualsiasi momento fissare il limite e dire ora basta. Chi ha il controllo della situazione ha la serenità. L'umorismo sessista si caratterizza proprio per l'intenzione e la pratica di violare il limite altrui. E', come la violenza, un rapporto di potere. All'altra è concesso di scegliere tra subire e andarsene (girare i tacchi, come viene detto). Non c'è neanche da interpretare, sono cose esplicitate. Altra situazione ancora è quella di una persona di cui è noto il pensiero e la pratica ed esprime una battuta contraddicendosi. Questa può essere accettata, in quanto considerata paradossale.

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Non è questione tra uomini e donne, ma tra sessismo e antisessimo. Due orientamenti trasversali, presenti sia tra gli uomini, sia tra le donne. Tante volte una donna al volante commenta negativamente altre donne al volante, sottolineando che sono donne! Come farebbe un uomo. E' un modo di sentirsi emancipate. Ma non legittima un bel niente, esprime solo una subalternità.

Umorismo sessista: riso che fa male (TGCOM)

Facciamo un gioco: troviamo insieme quante più frasi e aforismi misogini, anche apparentemente lievi e persino ritenuti spiritosi, presenti in ogni tradizione e cultura? Inizio io: donne e buoi dei paesi tuoi (che allude al patto tra uomini sul non interferire in materia di governo delle femmine, bene economico fondamentale equiparato appunto al bestiame); chi dice donna dice danno (che traduce l’inevitabilità della sventura legata al sesso femminile e alla sua frequentazione, e giustifica l’assenza in vaste zone del mondo delle bambine, selezionate attraverso l’ecografia o soppresse alla nascita); la donna è la porta del diavolo (significato chiaro, affermazione variamente presente in ogni trattato religioso di ogni fede). Mi fermo qui, rammentando l’apparentemente innocuo auguri e figli maschi che non è raro incontrare, anche solo per scherzo, nei pronostici nazionali. E’ nell’intreccio di questi fattori, impastati micidialmente di ossequio della tradizione, di fondamentalismo religioso e di legge patriarcale che origina la drammatica vicenda planetaria della guerra contro le donne, guerra che miete ogni anno vittime a milioni in tempi e luoghi dove infuria la guerra guerreggiata ma che parimenti umilia, schiavizza e uccide metà del genere umano anche dove non suonano le sirene, cadono bombe o esplodono corpi assassini. (Monica Lanfranco, Liberazione 15 agosto 2006)

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