Nel blog Il non senso della vita, curato da Piergiorgio Odifreddi e pubblicato sul sito di Repubblica, il popolare matematico ha inserito un post dedicato all'ultima impresa militare israeliana contro la Striscia di Gaza, inequivocabile fin dal titolo: Dieci volte peggio dei nazisti. L'argomento del post riguarda il rapporto tra le vittime delle due parti, appunto dieci volte superiore al famigerato dieci a uno dichiarato e praticato dagli occupanti tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Dopo 24 ore, il post è stato rimosso dal sito di Repubblica e Odifreddi, di conseguenza, ha deciso di lasciare il blog.
Ignoro come e se sia stata motivata la rimozione del post. Secondo Odifreddi, si è trattato di pressioni della comunità ebraica. Il dibattito in rete si è diviso tra chi approva la censura, perchè rifiuta il paragone tra Israele e il nazismo e chi la condanna, perchè condivide la posizione espressa nel post, o perchè difende comunque il principio della libertà di espressione. A questo proposito, Repubblica viene considerata incoerente rispetto alla sua recente campagna contro la legge bavaglio. In verità, il paragone è poco pertinente. La legge bavaglio era una iniziativa del governo e mirava a impedire a qualsiasi organo di informazione di pubblicare i testi delle intercettazioni o le notizie relative a procedimenti giudiziari in fase istruttoria, minacciando sanzioni contro editori e giornalisti, carcere e multe. Si può escludere invece che Repubblica voglia mettere fuori legge le opinioni di Odifreddi su Israele, vuole solo, presumo, evitare di pubblicarle sui suoi spazi. ben sapendo che potranno trovare ospitalità altrove e che lo stesso professore è in grado di dotarsi dei mezzi per divulgare il suo pensiero, come ne sono in grado persino io in questo momento.
E' sempre brutto vedersi cancellare i post. Ma non è sempre ingiusto, e quasi mai illegittimo. Se Repubblica non vuole che nei suoi media (giornale, sito, riviste) si paragoni Israele al nazismo, ha il diritto di non pubblicare o di censurare chi invece questo paragone lo sostiene. Chi questo paragone lo sostiene, ha il diritto di continuare a sostenerlo su altri mezzi o su mezzi suoi, come anche di disertare definitivamente il media che lo ha censurato. Sul piano della legittimità, l'unica cosa che si può valutare, è se Repubblica ha violato un contratto. Invece una censura può sempre essere valutata sul piano dell'opportunità. Perchè lo hanno fatto? Hanno giudicato il post negativamente, hanno paura di essere giudicati negativamente, hanno ricevuto più proteste che apprezzamenti, etc.? Gli è convenuto farlo? Era meglio confutare? Nel merito, hanno ragione, hanno torto?
Così come esistono almeno due ragioni per pubblicare, ne esistono almeno due per censurare. Ad esempio, linkando l'articolo di Odifreddi, concorro a renderlo pubblico e a divulgarlo, ma il mio scopo non è la divulgazione di quel pensiero, che disapprovo, bensì quello di raccontare un fatto e di documentarlo. Pubblico un articolo a scopo documentario e non a scopo divulgativo, anche se c'è un effetto divulgativo. Allo stesso modo, posso non pubblicare un post, non perchè voglio impedirne la divulgazione, ma solo perchè io non voglio avere nulla a che fare con quel post, non voglio esserne corresponsabile come editore. La censura peraltro è ormai impossibile. Di quel messaggio censurato, in questo blog ne sono linkate due copie. Attraverso i social media è stato riprodotto una infinità di volte. Lo ha ripubblicato Il Fatto Quotidiano - con relativo confronto tra Furio Colombo e Vauro Senesi - e forse altri giornali.
Credo, al posto del direttore di Repubblica, neppure io avrei voluto essere corresponsabile, perchè in questi incauti paragoni vedo la volontà, o comunque l'effetto, di colpire e offendere gli israeliani in quanto ebrei.
Risposta a Barbara Cloro:
Sulla equiparazione tra Israele e il nazismo
Risposta a Barbara Cloro:
Sulla equiparazione tra Israele e il nazismo









