Oppressed Majority, un cortometraggio francese, prova a immaginare una società in cui i comportamenti di uomini e donne sono ribaltati, e in cui sono gli uomini a occuparsi dei figli, a indossare il velo, a ricevere per strada commenti sgradevoli e aggressivi per il proprio aspetto, a subire violenze fisiche e a sentirsi dire che se la sono cercata quando le denunciano perché in fondo indossavano “bermuda corti e una maglietta”. Il risultato è molto efficace. Il video è in francese, con sottotitoli in inglese. [Il Post 11.02.2014]. Il video di Eléonore Pourriat, caricato su YouTube il 5 febbraio 2014, ha un grande successo di pubblico, conta ad oggi oltre 7 milioni di visualizzazioni.

Il cortometraggio ha molte recensioni favorevoli, tra cui quella dell'Independent del 13 febbraio, a firma di Ellie Rose. Che racconta di quando e come è successo a lei di essere molestata. Da un uomo in un ascensore nella stazione della metropolitana, da un ubriaco che ha tentato di baciarla, dal suo istruttore di guida che le ha toccato accidentalmente il ginocchio e il seno. Del dialogo ascoltato attraverso il muro tra suo fratello e un suo amico che parla della violenza commessa su un'amica comune, lui tranquillo perchè lei non avrebbe denunciato, per non vedersi messa sotto esame la propria vita sessuale. Così è rimasta colpita dal cortometraggio. Umoristico in un primo momento per via dell'inversione delle parti, ma poi più grave quando mostra la violenza di cui è vittima Pierre. Alcune parti del film risultano vere in modo brillante: il disgusto provocato dalla donna che urina nel vicolo (perchè a qualcuno dovrebbe essere permesso?); il doppio standard esposto dalla donna podista in toplees (gli uomini possono esibire i propri capezzoli senza un motivo particolare, le donne vengono fatte sentire a disagio per l'allattamento in pubblico). Ma alcune parti sembrano improbabili: la maggior parte delle donne subisce violenza, non da sconosciuti, ma da parenti e conoscenti, perciò spesso le vittime incolpano se stesse. La maggior parte delle donne non è sottoposta ad una continua e incessante sequenza di commenti sessuali, come accade a Pierre. Lei però non è del tutto sicura di percepire una esagerazione. Perchè il sessismo contro le donne è normalizzato, radicato, insidioso, non viene espresso a voce alta nelle strade alla luce del sole. Almeno, abbiamo leggi per contrastare le molestie fisiche e verbali, anche se a volte non applicate. Quello che preoccupa è il silenzio, l'accettazione della rappresentazione della donna totalmente legale che si gioca ogni giorno in ogni parte d'Europa. I media sono particolarmente colpevoli e molto difficili da affrontare. Secondo gli studi, in media ogni giorno vediamo 247 immagini di marketing che oggettivano il corpo di una donna. Leggiamo articoli che mettono a confronto i vestiti delle mogli dei leaders, che citano presunte qualità e interessi femminili in modo non pertinenti. Assistiamo alla sottovalutazione delle competenze femminili, che sono sempre sottopagate. Questa roba è angosciante come quella mostrata nel film. Sono due facce della stessa medaglia. Brutti sintomi e un ambiente che permette ai sintomi di manifestarsi. Non ci sono molti film femministi di grande successo. Questo non è un film perfetto, ma è un buon contributo, stimolante. Un clip di nove minuti non può dire tutto - il divario retributivo, la violenza domestica, la misoginia online, l'anoressia, l'accesso all'aborto - ma sono un soffio d'aria fresca e ce ne vorrebbero molti di più.

Potremmo dire che il video mostra, a parti invertite, in modo volutamente esagerato in pochi minuti, che rappresentano l'arco di una giornata, quello che ad una donna accade anche con una certa frequenza nell'arco di una vita.

Un'altra recensione positiva è pubblicata sul Guardian da Paula Cocozza. Ma lo stesso giornale ha pubblicato le critiche di Richard Seymour. L'articolista inglese, parlando del video, svaluta la denuncia del sessismo, la derubrica a cliché. Gli par di vedere invece nello svolgimento della trama a parti invertite, razzismo e classismo. La vera ragione, secondo lui, della viralità del video è nella morale che gli attribuisce: il femminismo può salvare la Francia dall'Islam. Gli elementi del video che Seymour mette a fuoco, per sostenere la sua accusa, sono: 1) Il protagonista Pierre è un uomo francese della classe media (dunque non un proletario), denigrato e molestato dalle donne. 2) Lo scambio islamofobo tra Pierre e Nissar, un babysitter musulmano, che indossa un passamontagna (in luogo del velo). Pierre, il bianco borghese, lo rimprovera di essersi tagliato i baffi, i peli, di vivere sempre più intrappolato, mentre il musulmano con aria di deferente sottomissione gli risponde che questa è la legge e così dio lo protegge. 3) La scena razzista e classista di Pierre che subisce un'aggressione da parte di una gang proletaria e maghrebina. Il video, dunque, ignorerebbe che la maggior parte delle violenze e moleste le donne le subiscono in famiglia da parte dei propri parenti connazionali.

In effetti, il video poteva essere più completo con una scena di violenza domestica. Senza la quale però, il significato della denuncia del sessismo non ne viene affatto stravolto. Le critiche di razzismo, islamofobia, classismo sembrano agevolate proprio dalla sottovalutazione del sessismo, se non dalla volontà di occultarlo. E' vero che il video di Eleanor Pourriat ci mostra il sessismo e la violenza sessista degli altri, ma il racconto cuce insieme quella violenza e quel sessismo altro con quello agito dalle bianchissime forze dell'ordine, dalla bianchissima vicina di casa e dalla bianchissima, borghese, istruita e amorevole moglie. La pasta di cui è fatto quel sessismo è la stessa. 

Perfino la scena sull'hijab si può leggere diversamente da come la legge Seymour, proprio come denuncia di quello sguardo neocoloniale: la donna bianca (nel gioco di ribaltamente si tratta naturalmente di un uomo bianco) guarda alla poveretta islamica come a una succube? Eppure il video mostra che sono molto simili, perchè lo sguardo che le definisce è lo stesso: è lo sguardo maschile che le vede allo stesso modo. Il punto non è la critica al velo (sia il tipo con il velo che l'occidentale che gli fa il predicozzo sono mostrati enfatizzandone la rappresentazione stereotipata) ma l'evidenziare che donne apparentemente diverse per cultura, condividono la stessa condizione. Donne sono e donne rimangono. E chi le guarda sono gli uomini. Gli stranieri: anche gli stranieri delinquono, anche gli stranieri sono maschilisti e violenti. Ciò detto anche in questo caso mi pare che il punto non sia parlare della violenza degli stranieri ma mettere a fuoco che lo sguardo maschile è uguale a tutte le latitudini.

Il video mostra episodi stereotipati (ma realisti) di sessismo e mostra come il sessismo del disgraziato, del diverso, dello straniero, sia lo stesso del bianco borghese, perfino della polizia. Che ad essere rappresentata sia una donna (un uomo) borghese ci racconta della trasversalità del sessismo.

L'attrice, sceneggiatrice e regista francese Eléonore Pourriat spiega genesi e significato del suo cortometraggio in una conversazione con il quotidiano spagnolo El Pais. Il film, girato quattro anni fa, non ha ottenuto subito una buona copertura mediatica. Ha ottenuto un boom di visualizzazioni su YouTube solo adesso che è stato tradotto in inglese. Il film è ispirato dalla sua vita quotidiana in 40 anni. I suoi amici sono quasi tutti femministi, ma alcuni hanno avuto reazioni stupite al suo lavoro. Alcuni maschi stupidi le hanno scritto commenti aggressivi. Lei non voleva fare un film violento, voleva far ridere e favorire l'identificazione con il protagonista. A volte si è chiesta come sarebbe il mondo senza i nonni, senza i figli, senza gli uomini, senza le donne. Un giornalista, Antonio Jiménez Barca, ha firmato dieci anni fa una storia sulle terribili conseguenze per la nostra vita se fossero scomparsi gli 800 mila immigrati venuti a Madrid in cerca di futuro. Un altro esercizio di immaginazione altrettanto educativo sarebbe quello di pensare ad un mondo in cui gli eterosessuali fossero una minoranza. Uomini e donne attratti dal sesso opposto, che vivessero sentendosi sempre imbarazzati e in certi paesi puniti con la pena di morte. Che si sentissero dire da gay e lesbiche cose come: «No, io sono molto tollerante, ho molti amici etero, ma un'altra cosa è che ti sposi...». Questo metodo può essere applicato in molti campi. La sorpresa è la fonte che genera l'emozione e il senso. La viralità del video si spiega con il fatto che i diritti delle donne sono in pericolo in tutto il mondo, anche in paesi come Spagna e Francia. In Francia gli atteggiamenti stanno diventando molto conservatori, si ha paura dei matrimoni gay, si ha paura dell'annullamento delle differenze tra uomini e donne. Il classico complesso di castrazione! Eleonore, nipote di un musicista spagnolo, che andò in esilio in Francia all'inizio della guerra civile sta preparando un libro su un personaggio che gli era molto vicino. Sta preparando anche un lungometraggio, un finto documentario su come gli uomini esercitano pressione sulle donne affinché si radano il pelo pubico. Molti hanno protestato per l'uso improprio del termine «femminista». Lei si aspettava fosse compreso il senso satirico, più prossimo al significato di «hembrismo» l'atteggiamento prepotente delle donne rispetto agli uomini, come indicato in una petizione per iscrivere questa parola nel dizionario. Al contrario lei immagina un mondo femminista nel quale i diritti sono uguali e tutti meritano rispetto.

 


di Maria Rossi


Mito n. 1 - La regolamentazione della prostituzione accresce la sicurezza delle donne

Falso. Nei Paesi che hanno legalizzato o regolamentato la prostituzione le donne coinvolte continuano ad essere esposte a gravi atti di violenza. Secondo il rapporto prodotto dal governo della Nuova Zelanda nel 2008 "la maggioranza delle sex workers intervistate ha sostenuto che la decriminalizzazione della prostituzione poteva fare ben poco per ridurre la violenza esercitata" nell'industria del sesso. [justice.govt.nz p.14]

L'omicidio insoluto della vittima ungherese della tratta Bernadette Szabò nel 2009, che è stata accoltellata in un bordello legale del quartiere a luci rosse di Amsterdam, mostra come la pratica dei rapporti mercenari in un locale autorizzato non garantisca protezione contro la violenza. Inoltre, anche se il crimine è stato eseguito in una zona apparentemente controllata, quasi quattro anni dopo, non è stato ancora individuato alcun responsabile né dell'omicidio, né della tratta della donna.

Nel Nuovo Galles del Sud (Australia), un ufficiale di polizia che si occupa della tratta ha così commentato gli effetti della regolamentazione: "Benché l'intenzione fosse quella di offrire un ambiente di lavoro sicuro alle sex workers, è accaduto il contrario, vale a dire che i magnaccia e i gestori dei bordelli hanno acquisito più potere e si sono arricchiti"  A Victoria, in Australia, un funzionario di polizia si è lamentato che "molti bordelli non vengano controllati da anni", mentre il Project Respect, un'organizzazione che offre aiuto alle donne nella prostituzione, ha sostenuto che l'accesso ai locali dove si praticano rapporti mercenari "è limitato e a discrezione della direzione di ciascun bordello".  [Jacqui Hunt, Direttrice di Equality Now, ufficio di Londra]

Neppure l'installazione di dispositivi come i pulsanti di emergenza nelle stanze ove si esercita la prostituzione garantisce la sicurezza delle persone che la praticano. Nei Paesi Bassi, dove, teoricamente, tutte le camere dei bordelli e delle vetrine dovrebbero esserne provviste, il 70% delle donne prostituite confessa di aver subito uno stupro nell'esercizio della propria attività.

Una ricerca compiuta a San Francisco ha rivelato che il 62% delle donne di origine asiatica che praticava la prostituzione nelle sale massaggio della città era stata aggredita dai clienti. Che l'esercizio della prostituzione nei bordelli non sia affatto sicura lo testimoniano, fra le altre donne, una sopravvissuta californiana che riferisce di tentativi di strangolamento e di atti di sadismo e Rebecca Mott.

In Colombia il 59%, in Germania il 52%, in Messico (dove sono state intervistate anche le lap dancers) il 48%, in Turchia il 68% delle donne prostituite sono state minacciate con armi. Negli stessi Paesi rispettivamente il 70%, il 61%, il 59%, l'80% di loro ha subito violenze fisiche; il 47%, il 63%, il 46% e il 50% di loro è stata stuprata. Sono dati ricavati da uno studio di Melissa Farley del 2003 (pag.43) e si riferiscono a Stati che hanno adottato una normativa di regolamentazione della prostituzione.

Richard Poulin, sociologo marxista canadese che si occupa di prostituzione, scrive in La marchandisation sexuelle mondialisée des femmes et des fillettes:

Per provare che la regolamentazione della prostituzione e la legalizzazione del prossenetismo consentirebbero alle donne di operare in un ambiente più sicuro, bisognerebbe dimostrare che gli omicidi delle prostitute sono: 1) collegati al regime giuridico e non sono soltanto la conseguenza della violenza sessuale maschile; 2) che sono connessi, in sostanza, alla prostituzione di strada. Infatti, i promotori della regolamentazione della prostituzione sostengono che la prostituzione negli appartamenti, nei bordelli, nelle agenzie di escort, nelle sale massaggio ecc. è più sicura di quella che si esercita in strada. Ora: tra i 29 omicidi di donne prostituite o legate alla prostituzione avvenuti nel Québec a partire dal 1989 vi sono stati almeno 19 assassini di donne, vale a dire i due terzi dei casi, che non esercitavano un'attività prostituzionale sul marciapiede al momento dell'assassinio. La lista delle donne assassinate, legate alla prostituzione, ci dice che molte di loro prestavano servizio presso agenzie di escort, operavano nei loro appartamenti o si recavano a casa dei clienti. Alcune sono state uccise dai clienti, altre dai prosseneti. Alcune sono state assassinate da un loro cliente abituale, altre da sconosciuti nell'ambito di un regolamento dei conti (crimine organizzato). E' dunque arbitrario sostenere che la regolamentazione della prostituzione nei bordelli e in altri luoghi simili garantisca una maggiore sicurezza alle prostitute.
Se si analizza il problema avvalendosi di un confronto, sorgono parecchi dubbi sul fatto che la legislazione eserciti l'influenza che i sostenitori della regolamentazione le attribuiscono. Il camionista Eckert Volker, soprannominato l'assassino della Polaroid, perché nella cabina del suo camion conservava le fotografie delle sue vittime, ha ucciso 23 donne, soprattutto prostitute. Ha seminato la morte in diversi Paesi europei, tra cui la Spagna dove il prossenetismo è legale, in Germania (dove il prossenetismo e la prostituzione nei bordelli sono stati legalizzati nel 2002, pratiche che, prima della legalizzazione, erano tuttavia largamente tollerate), in Francia e forse anche in Italia. Un altro assassino: Jack Unterweger ha percorso in lungo e in largo l'Europa, il Canada e gli Stati Uniti. Dopo l'estradizione dagli Stati Uniti (dove ha ucciso almeno tre prostitute) è stato accusato in Austria dell'assassinio di 11 prostitute, dieci in Austria e una nella Slovacchia, ed è stato condannato per l'omicidio di nove di loro. Ora: in Austria la prostituzione è legale nei bordelli dal XIX esimo secolo e la prostituzione di strada è proibita.
Nei Paesi dove la prostituzione e il lenocinio sono stati legalizzati, un'alta percentuale di prostitute, se non la maggioranza, esercita al di fuori del contesto legale [...] Nello Stato di Vittoria, in Australia, dove la prostituzione nei bordelli è regolamentata dal 1984, le autorità stimano che vi siano 500 bordelli, 400 dei quali illegali.
La causa degli omicidi è l'odio degli uomini verso le donne, sopratutto verso le prostitute, quale che sia l'inquadramento giuridico della prostituzione : regolamentarista o no e indipendentemente dal fatto che l'attività prostitutiva si svolga in bordelli, in appartamenti, sul marciapiede, nelle agenzie di escort, nei bar o nelle sale massaggio.
Gli assassini sessuali seriali colpiscono le donne per pura misoginia e per bisogno di dominio. Aggrediscono soprattutto le prostitute perché sanno che la scomparsa di queste donne e la loro morte non interessano alle autorità e che essi possono pertanto cavarsela. In Canada, se le prostitute sono di origine autoctona o meticcia, questo fattore risulta aggravato. Ciò spiega in buona parte la scarsa efficacia della polizia, messa in evidenza, tra l'altro, dal caso di Robert Pickton a Vancouver in Canada e dal caso Gary Ridgway, l'assassino di Green River nella zona di Seattle negli Stati Uniti. Questi omicidi hanno potuto proseguire le proprie attività per molti anni, perché la polizia non si preoccupava affatto della scomparsa e dell'assassinio di donne prostituite. La violenza sessuale letale nei confronti delle donne operanti nell'industria del sesso deriva dalla natura stessa di questa industria e dai rapporti sociali ad essa sottesi, incluso il razzismo. Sono le donne più fragili, quelle appartenenti soprattutto a minoranze etniche e nazionali, vittime di aggressioni sessuali nell'infanzia ad opera di membri della loro cerchia familiare, le più suscettibili di essere reclutate dall'industria del sesso.

Mito n. 2 - La regolamentazione della prostituzione incrementa la salute e il benessere delle donne

Falso. In un rapporto redatto nel 2007, il ricercatore olandese Daalder osserva come il grado di benessere psicologico delle donne che si prostituiscono si sia ridotto tra il 2001 e il 2006. Corrispondentemente, si è accresciuta l'entità del disagio, così come l'impiego dei sedativi . [A. Daalder, Prostitution in the Netherlands since the lifting of the brothel ban, 2007, p.66. www.wodc.nl. pp.15 e 71] Questa informazione trova conferma nel rapporto stilato nel 2010 da Anton van Wijk e da altri autori, che segnalano anche il consumo di sostanze stupefacenti come "farmaci" che consentono di tollerare il malessere connesso alla pratica dei rapporti mercenari. [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep. Een onderzoek naar de prostitutiebranche in Amsterdam (Una professione vulnerabile. Un'indagine sul settore della prostituzione ad Amsterdam), 2010, pp.33 e 38, ecpat.nl pp60]

Le organizzazioni di aiuto sono particolarmente preoccupate per le condizioni di salute delle prostitute dell'Europa dell'Est ed in particolare delle ragazze rom che praticano rapporti mercenari nei Paesi Bassi. Queste ultime vengono frequentate da uomini che pretendono rapporti sessuali estremi, adottano un comportamento violento e non vogliono pagare il prezzo pattuito [Ibidem, p.59].

Dalla ricerca succitata di Melissa Farley si apprende che l'86% delle prostitute colombiane, il 60% di quelle tedesche, il 54% di quelle messicane e il 66% di quelle turche soffre di sindrome da stress post traumatico, un disturbo psicologico caratteristico delle donne che hanno subito stupri.

L'abuso di alcool, stupefacenti e psicofarmaci è elevatissimo. In un'alta percentuale di prostitute è stata riscontrata la presenza di ansia e di depressione che può condurre ad ideazioni suicidarie. Quanto ai disturbi fisici sono frequenti disturbi gastrointestinali: dolori allo stomaco, nausea, vomito, disturbi pelvici e molti altri tipi di affezioni. Ingente il numero di infezioni uterine ed anali e di gravidanze indesiderate. [Melissa Farley, pp.53-54] La diffusione delle malattie sessualmente trasmesse merita una considerazione a parte.


Mito n. 3 - La regolamentazione della prostituzione favorisce la diffusione di pratiche sessuali più sicure

Nei bordelli tedeschi, almeno in quelli che applicano la tariffa forfettaria, non è infrequente che venga pubblicizzata dai proprietari e, quindi, sostanzialmente imposta alle prostitute la pratica del sesso orale senza preservativo, come accade ad esempio nel celeberrimo Pascha.

In Svizzera, altro Paese regolamentarista, è molto diffusa la prostituzione coatta che si svolge sotto il controllo di prosseneti particolarmente violenti. Le ragazze, provenienti soprattutto dalla comunità rom dell'Ungheria, vengono picchiate fino a perdere conoscenza, costrette ad abortire e ad accettare qualsiasi tipo di rapporto sessuale senza l'uso del profilattico [rts.ch]. L'80% dei clienti chiede che non venga usato il preservativo[criminologiaonline.com].

Anche nei bordelli del Senegal la maggior parte dei clienti rifiuta l'uso del condom. [Michael Pelz, The Senegalese and South African Responses to HIV/AIDS: Different actors, different outcomes?, 2012, p.9]

Nei Paesi Bassi, per evitare che le prostitute contraggano malattie sessualmente trasmissibili, i proprietari dei sex club dovrebbero rifornirle di preservativi, come prescritto da una serie di regolamenti comunali. Non sempre, però, questa norma viene rispettata. Vi sono gestori che accollano alle prostitute l'onere di provvedere alla tutela della propria salute. Alcuni di loro sono perfettamente consapevoli che alcune ragazze non impiegano il preservativo e sono convinti che questo comportamento sia positivo perché genera introiti supplementari al locale. Per attirare clienti, molte prostitute dell'Europa dell'Est che espongono il proprio corpo nelle vetrine riducono il prezzo della prestazione e praticano rapporti senza profilattico, con il rischio di contrarre malattie, di rimanere incinte, di abortire. Dalle recensioni pubblicate su un forum di clienti si apprende che circa un sesto e anche più di escort ad Amsterdam pratica rapporti orali senza condom (il contatto tra sperma infetto e mucose è una delle vie di contagio del virus HIV). Dal 17% al 22% degli accompagnatori della città che servono una clientela maschile ha contratto una malattia sessualmente trasmissibile. Come ammettono i clienti, anche le prostitute che esercitano in casa offrono abbastanza frequentemente prestazioni sessuali non protette, soprattutto ai frequentatori abituali. Lo stesso accade nelle sale massaggio cinesi e thailandesi. Delle 405 ragazze che si sono rivolte al Centro Prostituzione e Salute di Amsterdam nel 2008 54 sono risultate affette da malattie sessualmente trasmissibili (in particolare dall'infezione della clamidia = 63%, dalla sifilide = 26% e dalla gonorrea = 11%) . Il 15% delle donne dell'Europa dell'Est sottopostesi volontariamente ai test è risultato affetto da una malattia sessualmente trasmissibile. Lo stesso è accaduto al 9% delle olandesi. [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep. Een onderzoek naar de prostitutiebranche in Amsterdam (Una professione vulnerabile. Un'indagine sul settore della prostituzione ad Amsterdam), cit].


Mito n. 4 - La regolamentazione della prostituzione offre a chi la pratica migliori condizioni di lavoro e opportune garanzie previdenziali

Falso. Nel 2007, cinque anni dopo la promulgazione della legge che regolamenta l'industria del sesso, il Ministero della Famiglia tedesco ha redatto un rapporto dal quale si evince come la nuova normativa non abbia «apportato alcun apprezzabile miglioramento reale alla sicurezza sociale delle prostitute» e alle loro condizioni di lavoro. Del resto, soltanto l'1% delle donne intervistate aveva dichiarato di aver sottoscritto un contratto di lavoro come prostituta. Analogamente: iscrizioni delle prostitute alla previdenza sociale sono quasi inesistenti. Le condizioni di lavoro, poi, sono pessime, in particolare nei bordelli che hanno introdotto la tariffa forfettaria che prevede che i clienti, dietro corresponsione di una determinata somma di denaro, (ad esempio: 70 euro) possano consumare rapporti mercenari con tutte le donne che desiderano, per tutto il tempo che vogliono e in qualsiasi forma (sesso vaginale, orale anche senza preservativo, anale, gang-bang). Naturalmente ciò si traduce per le ragazze in un ritmo infernale di sfruttamento, in un susseguirsi frenetico di intrusioni di estranei nel proprio corpo, al quale non possono. Le condizioni di lavoro delle donne prostituite sono «peggiorate nel corso degli ultimi anni», spiega l'operatrice sociale Andrea Weppert. «In Germania, nel complesso, sono offerti molti più servizi sessuali in condizioni più rischiose e per meno soldi che 10 anni fa» [consumabili.blogspot.it].

Lo stesso accade nei Paesi Bassi, dove circa il 95% delle prostitute che praticano rapporti mercenari nel settore legale vengono trattate come lavoratrici autonome, che affittano le stanze ove si prostituiscono. Eppure, la maggioranza di loro ha un rapporto di lavoro che si configura come dipendente. Teniamo presente che nei Paesi Bassi le lavoratrici e i lavoratori autonomi non possono ottenere un prestito o un mutuo per l'acquisto della casa, a causa della mancanza di un reddito fisso, e non possono fruire di servizi come la pensione, l'assicurazione malattia, quella contro l'invalidità [A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands..., cit. p.67]. Dunque: la quasi totalità delle prostitute è esclusa dal godimento dei diritti sociali e dall'applicazione delle norme di tutela del lavoro.

Lo stesso accade a Victoria in Australia. [Parliament of Victoria Drugs and Crime Prevention Committee, Inquiry into People Trafficking for Sex Work: Final Report, June 2010, pp.138-139]. Aggiungo che a tutti andrebbero garantiti i diritti sociali fondamentali, indipendentemente dal fatto che siano lavoratori o disoccupati, a prescindere cioè dal loro "valore economico" come "produttori".


Mito n. 5 - La regolamentazione della prostituzione riduce lo stigma delle persone coinvolte

Falso. La stigmatizzazione e la discriminazione delle persone nella prostituzione è fortemente radicata anche nei Paesi che hanno adottato una normativa fondata sulla regolamentazione. Lo testimonia il rapporto del Parlamento di Victoria in Australia [Parliament of Victoria Drugs and Crime Prevention Committee, Inquiry into People Trafficking for Sex Work: Final Report, pp. 131 e 138].

In Senegal le donne che esercitano la prostituzione sono fortemente marginalizzate e percepite come reiette. La maggior parte di loro non si registra per evitare lo stigma e le molestie della polizia [Foley, E.E. and Nguer, R., Courting success in HIV/AIDS prevention: the challenges of addressing a concentrated epidemic in Senegal. African Journal of AIDS Research, 2010, cit da Equality Now, Does Legalizing Prostitution Protect Women and Girls?].

Il rapporto del governo della Nuova Zelanda del 2008 afferma che nonostante la regolamentazione lo stigma continua a colpire le persone coinvolte nell'industria del sesso. Lo sfruttamento è presente anche nei bordelli legali, mentre le donne che praticano rapporti mercenari in strada subiscono molestie ed abusi dai passanti [New Zealand Ministry of Justice, Report of the Prostitution Law Committee on the Operation of the Prostitution Reform Act 2003, May 2008, p. 154 e p.124].

Nei Paesi Bassi, la maggior parte delle prostitute non è iscritta, come previsto dalla legge, alla Camera di Commercio. Molte di loro indicano come causa di questo comportamento il desiderio di conservare l'anonimato in quanto la pratica dei rapporti mercenari rimane fortemente stigmatizzata [A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands since the lifting of the brothel ban, 2007, p.66-67]

Jacqui Hunt, direttrice dell'ufficio di Londra di Equality Now, osserva a proposito della permanenza della stigmatizzazione negli Stati che hanno adottato una legislazione imperniata sulla regolamentazione:

E' difficile per la legalizzazione o per la regolamentazione sopprimere - o almeno ridurre - la stigmatizzazione delle persone nella prostituzione, poiché questi approcci non tengono conto del suo intrinseco carattere imperniato sullo sfruttamento. Lo statu quo è mantenuto e rafforzato, nella misura in cui la legalizzazione e la regolamentazione accettano l'iniquo rapporto di potere che sussiste tra una donna e il suo acquirente. Per contro, anche se acquista l'uso del corpo di un altro essere umano, il compratore di sesso non è in alcun modo stigmatizzato da tali misure. Ciò contribuisce al mantenimento di un sistema, in cui la donna nella prostituzione continua ad essere subordinata, stigmatizzata, sfruttata e non tutelata dai pregiudizi, mentre il suo acquirente si vede accordare l'immunità.

Mito n. 6 - La regolamentazione della prostituzione elimina la clandestinità o comporta, comunque, una riduzione dell'irregolarità, rendendo più trasparente il mercato del sesso

Nient'affatto! Nei Paesi Bassi negli ultimi anni si è verificato un incremento del numero di prostitute che offrono prestazioni sessuali attraverso Internet. La rete offre opportunità alle donne che non possono o non vogliono praticare rapporti mercenari nel circuito dei locali muniti di regolare licenza. [A.L. Daalder, Prostitution in the Netherlands..., cit., p.81]. Secondo dati del Servizio Sanitario Nazionale riferiti al periodo 2002-2004 ad Amsterdam, città sulla quale possediamo un maggior numero di informazioni, vi sarebbero 8000 prostitute, il 25% delle quali esporrebbero il proprio corpo nelle vetrine, l'1% eserciterebbe in strada, il 25% nei sex club e nelle case chiuse e il 49% in altri luoghi illegali (alberghi, bar, sale massaggio, la propria casa) o in altre forme (escort) [Anton van Wijk et al., Kwetsbaar beroep, cit, p.32]. Dunque: quasi la metà della prostituzione ad Amsterdam sarebbe sommersa.
Anton van Wijk e i suoi collaboratori hanno redatto un rapporto nel 2010 che conferma questo preoccupante quadro con riferimento alla città di Amsterdam. Gli autori osservano che, secondo dati del 2009, il numero delle escort operanti ad Amsterdam si aggira tra le 536 e le 580, tra le 200 e le 350, ossia tra un terzo e la metà delle quali non dipendenti da un'agenzia e, pertanto, irregolari [Ibidem, p.98]. Tra le altre forme di prostituzione non autorizzate vi è la pratica dei rapporti mercenari a casa propria che coinvolgerebbe un numero massimo di 1680 donne [Ibidem, p.121].
Anche nelle sale massaggio cinesi e thailandesi possono essere offerte illegalmente prestazioni sessuali.
Diversi informatori indicano, poi, l'esistenza di una tendenza sempre più diffusa ad impiegare gli hotel per esercitare la prostituzione. Questa prassi non è legale. E' probabile che nei Paesi Bassi vi siano 68 hotel in cui si praticano rapporti mercenari su un totale di 254 (dunque, quasi un quarto del totale) [Ibidem, pp.138 e 140]
Altra forma di prostituzione illegale è quella praticata nei bar, nei coffee shops e nei ristoranti che non dispongono di apposita autorizzazione, così come quella esercitata nei parchi dai gay.

Nel 2009 uno studio condotto dall'università di Queensland in Australia ha rivelato che circa il 90% dell'industria del sesso è irregolare [Andreas Shloenhardt & Human Trafficking Working Group, Happy Birthday, Brothels! Ten Years of Prostitution Regulation in Queensland, The University of Queensland, TC Beirne School of Law, 21 September 2009, p.31]

Sempre in Australia, ma nello stato di Victoria, secondo l' Australian Adult Entertainment Industry, esisterebbero un centinaio di bordelli legali e ben 300 (il triplo) illegali [Wikipedia]

In Austria, nell'aprile 2007, erano registrate 1352 prostitute e 21 prostituti, ma il numero di donne che praticavano rapporti mercenari era stimato tra i 3500 [http://en.wikipedia.org/wiki/Prostitution_in_Austria] e i 6000 [Idem e http://www.sjoe.at/content/frauen/themen/koerper/article/618.html]. Dunque la prostituzione irregolare è diffusissima. Chi la pratica rischia di essere arrestata. A un quarto delle donne arrestate perché esercitano rapporti mercenari sono state diagnosticate diverse malattie trasmesse sessualmente [Wikipedia]

Nella Nuova Zelanda la polizia sostiene che la regolamentazione della prostituzione abbia ridotto i controlli sulla regolarità delle condizioni di lavoro nei bordelli, rendendo più difficile scoprire la presenza di abusi e dello sfruttamento da parte dei prosseneti [New Zealand Ministry of Justice, Report of the Prostitution Law Committee on the Operation of the Prostitution Reform Act 2003, May 2008, pag. 101] La medesima situazione è denunciata dalla polizia tedesca che lamenta la drastica erosione del diritto di perseguire trafficanti e prosseneti, l'impossibilità di ispezionare i bordelli e di avviare indagini senza la preventiva querela delle vittime di tratta e condanna l'abrogazione del paragrafo 180 del codice penale che sanzionava il favoreggiamento della prostituzione. ["Die Zuhälter baden doch in Schampus!", Emma, 2011. Articolo tradotto anche in francese].


Mito n. 7 - La regolamentazione della prostituzione riduce lo sfruttamento e la subordinazione ai prosseneti.

Al contrario! La regolamentazione della prostituzione comporta la legalizzazione e la legittimazione sociale del prossenetismo, realizzata attraverso una duplice operazione: la trasformazione dello Stato in magnaccia e dei papponi in rispettabili imprenditori del sesso. Inoltre non determina neppure l'eliminazione della tratta, della prostituzione coatta e delle forme illegali di lenocinio. Nei Paesi Bassi la diffusione della prostituzione coatta sarebbe così estesa da raggiungere cifre comprese tra il 50% e l'85- 90% del totale. Nelle vetrine del quartiere a luci rosse di Amsterdam: il De Wallen almeno il 90% delle prostitute risultano subordinate ad un magnaccia, che estorce loro almeno la metà dei proventi.
La situazione non è diversa in Germania, dove, come rivela un articolo pubblicato sul De Bild, la maggioranza delle prostitute non lo è per libera scelta, ma per coercizione. Christian Zahel, capo dell'Ufficio sulla criminalità organizzata nel Land della Bassa Sassonia dichiara che 9 ragazze su 10 praticano rapporti mercenari perché costrette. Il suo collega Hohmann, che dirige le inchieste sulla prostituzione a Stoccarda, valuta che soltanto il 3%-5% delle donne che si prostituiscono in città non sia soggetta ad un prosseneta. [caloupile.blogspot.fr]


Mito n. 8 - La regolamentazione della prostituzione comporta una riduzione della criminalità organizzata


Ogni anno vengono riciclati in Olanda 18,5 miliardi di Euro. Il 10% di questo denaro deriva dal gioco d'azzardo e dallo sfruttamento della prostituzione. [Gemeente Amsterdam, Ministerie van Veiligheid en Justitie, Projectgroep Emergo, De gezamenlijke aanpak van de zware ( georganiseerde) misdaad in het hart van Amsterdam, cit., p.68]

Più della metà dei coffee shop e delle vetrine dove si esercita la prostituzione ad Amsterdam è risultato essere di proprietà di bande criminali organizzate e di gruppi mafiosi provenienti, oltre che dall'Olanda, da Stati dell'Europa orientale, in particolare dalla Bulgaria e dall'Ucraina. E' per questo motivo che le autorità comunali hanno deciso di procedere alla chiusura di 200 dei 480 bordelli con vista su strada della città [digitaljournal.com; telegraph.co.uk]. Già nel 2003, del resto, il sindaco di Amsterdam aveva dichiarato che la legalizzazione non era riuscita a prevenire la tratta ed aveva riconosciuto che era "apparentemente impossibile creare una zona sicura e controllata per le donne che fosse al riparo dalle violenze commesse dal crimine organizzato" [“Why streetwalkers are getting the boot,” Expatica, 9 December 2003].

Secondo fonti della Comisaría General de Extranjería, la mafia gestisce ben 4000 locali spagnoli dove si esercita la prostituzione.

Nel Nuovo Galles del Sud alti funzionari di polizia ritengono che il crimine organizzato sia diffuso a macchia di leopardo nei bordelli legali. [“Legal brothels linked to international sex trafficking rings,” The Sydney Morning Herald, 10 October 2011].



di Maria Rossi


Su YouTube è stato pubblicato un video intitolato Allarme San Valentino che ha riscosso un notevole successo. Ne ha scritto il Ricciocorno in uno splendido post, cui ho poco da aggiungere. Il video in questione, accolto da alcuni con entusiasmo, veicola in realtà un contenuto chiaramente misogino. Il titolo evoca gli insidiosi pericoli che si celano non solo nella celebrazione dell'apparentemente zuccherosa festa degli innamorati, ma nello stesso rapporto sentimentale con una donna.

Ad essere derisa e fortemente contestata è in primo luogo una qualità tradizionalmente attribuita alle donne: l'intuizione, la perspicacia, che le rende particolarmente sensibili a cogliere gli indizi non verbali, come il tono di voce, a individuare emozioni nascoste e a decrittare l'implicito dei discorsi. In Psicosociologia del maschilismo Chiara Volpato, sulla scia di Pierre Bourdieu, osserva come questa dote sia presente in misura spiccata nelle donne a causa della loro secolare condizione di sottomissione agli uomini, che rende necessario acuire l'attenzione e la vigilanza per prevenire i desideri maschili ed evitare disaccordi che potrebbero rivelarsi pericolosi. Nel video, però, quella che dovrebbe configurarsi come una dote si rovescia nel suo contrario, in una successione di distorsioni cognitive, in una capziosa e arbitraria serie di inferenze  e deduzioni accusatorie che  colpevolizzano, anzi, martirizzano il povero, innocente fidanzato, sortendo l'effetto di alimentare il conflitto, anziché di prevenirlo.

La protagonista ci appare come una ragazza odiosa e isterica che esprime convinzioni paranoiche, deliranti, false, come quella di aver subito violenza dal suo ragazzo. Il gioioso e innocente gioco di tirarsi i cuscini, nella sua mistificante interpretazione della realtà, si trasforma in un'aggressione. Come osserva giustamente Ricciocorno, il messaggio che vuole trasmetterci il video è tanto chiaro quanto universale: le donne si inventano di aver subito violenza. Viene qui riprodotto il celebre stereotipo della falsità delle accuse di maltrattamenti e  insinuata la non credibilità delle donne, che non sono altro che pazze furiose.

Non solo. La presunta vittima della violenza - la donna - è, in realtà, colei che pratica la sopraffazione, esercita vessazioni sull'uomo, lo opprime, lo aggredisce con le sue incalzanti false accuse costringendolo sulla difensiva,  lo stordisce e lo priva della libertà  di espressione con l'abile uso di una soffocante loquacità.

Il video opera dunque un'inversione della realtà, nega l'esistenza della violenza maschile sulle donne e al contempo conferma gli stereotipi maschilisti sulla natura femminile. Un procedimento chiaramente maschilista, che mi pare confermato dalla conclusione della storia, che più che una celebrazione dell'omosessualità (il gay riceve l'appellativo insultante e dispregiativo di frocio, che non fa che riprodurre un diffuso atteggiamento omofobico), si configura come un'esaltazione dell'omosocialità, dei rapporti schietti, privi di complicazioni, calorosi e solidali, che gli uomini sanno instaurare fra di loro in assenza delle donne che non sono altro che aliene rompiscatole, prepotenti, opprimenti, bugiarde, pericolose pazze con le quali  non è possibile comunicare.

Sapevamo che la vittoria di Matteo Renzi alle primarie avrebbe determinato un dualismo con il presidente del consiglio Enrico Letta. Era già successo che i disegni e le ambizioni del segretario del principale partito del centrosinistra entrassero in collisione con la tenuta del governo e del suo presidente. Con Massimo D'Alema ai danni di Romano Prodi nel 1998 e con Walter Veltroni sempre ai danni di Romano Prodi nel 2008. Tante volte è successo con i governi a centralità democristiana in seguito ai mutati equilibri che si realizzavano nei congressi della DC. Sempre preceduti da ipocrite rassicurazioni al presidente del consiglio in carica. Ricordo nel febbraio 1989, il congresso che elesse segretario Arnaldo Forlani, mentre Ciriaco De Mita era capo del governo. Ricordo l'intervento di Antonio Gava, uno dei grandi elettori del nuovo segretario. Rivolgendosi a De Mita, teneva la mano sul cuore dichiarando solennemente che sul sostegno al governo, parola d'onore, non si scherza. Poi in estate la nuova maggioranza democristiana portò a capo del governo il ministro degli esteri Giulio Andreotti. Ad un vertice internazionale, presenti entrambi, fu immortalato lo scambio delle penne, a significare un ipotetico scambio di poltrone, che poi non ci fu. Ministro degli Esteri divenne il socialista Gianni De Michelis. Ad un recente incontro con Matteo Renzi, Bruno Tabacci ha raccontato al nuovo segretario che noi democristiani il problema del presidente del consiglio in carica lo risolvevamo offrendo il ministero degli esteri. Offerta che in effetti ad Enrico Letta è stata fatta, ma che ha rifiutato, durante il suo breve tentativo di resistenza.

Quello che non sappiamo è perchè nel giro di pochi giorni ci sia stata una accelerazione che ha portato ad uno spodestamento brutale del presidente del consiglio in carica. Fino ad una settimana fa sembrava certo che Matteo Renzi volesse diventare premier vincendo le elezioni e che caso mai avesse in mente di provocare le elezioni il più presto possibile, al limite il prossimo anno. Invece tutto è precipitato e questa precipitazione è stata costellata da un attacco del presidente della Confindustria Giorgio Squinzi al governo Letta e dall'uscita di un libro dell'inviato del Financial Times, Alan Friedman, edito dalla RCS, la stessa casa editrice del Corriere della Sera, che rivela i retroscena dell'estate del 2011, da cui si evince che fin da luglio il presidente della repubblica Giorgio Napolitano sondava la possibilità di sostituire il presidente del consiglio di allora Silvio Berlusconi con Mario Monti. Una rivelazione che pare aver indebolito la tutela di Napolitano su Enrico Letta, successore e continuatore di Mario Monti. Un libro che si intitola Ammazziamo il gattopardo, ma che per adesso sembra favorire proprio una operazione gattopardesca, che vede dietro il nuovo leader il sostegno delle tradizionali classi dirigenti. Tutti i principali quotidiani appoggiano il cambio al vertice del governo, il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, il Sole 24 Ore. Dunque, la borghesia italiana sollecita e sostiene l'avvicendamento a Palazzo Chigi, perchè il governo Letta non sarebbe in grado di garantire i provvedimenti da essa richiesti: l'abbassamento delle tasse, il taglio della spesa corrente, la riforma del mercato del lavoro, la sburocratizzazione, le riforme istituzionali. Provvedimenti ritenuti necessari per sfruttare le opportunità di ripresa nel 2014. Anche la minoranza del PD guidata da Gianni Cuperlo, ancora maggioranza nei gruppi parlamentari, sostiene l'avvicendamento, perchè il nuovo premier potrebbe garantire il completamento della legislatura. Matteo Renzi coglie l'attimo, perchè – sostiene Enrico Mentana intervistato da Daria Bignardi – è nella sua natura, in politica contano molto le ambizioni personali, e poi non ha un'altra strada per raggiungere il suo scopo.

Qui arriviamo al modo in cui Matteo Renzi, i sostenitori renziani nel PD, i commentatori a lui favorevoli, come Enrico Mentana, Massimo Giannini, Giancarlo Bosetti e Massimo Gramellini, giustificano l'operazione. Il governo Letta ormai era immobile. Il PD non poteva fargli l'opposizione, essendone il principale sostenitore. Invece potevano fargliela con successo il M5S e Forza Italia, guadagnando consensi con una campagna populista e antieuropeista alle elezioni europee di maggio. Il PD avrebbe scontato nelle urne l'impopolarità di un governo già oggi sceso ad un consenso popolare del 25% e la sconfitta elettorale del PD sarebbe stata imputata al suo nuovo segretario. Renzi in un primo tempo avrebbe puntato sulla riforma elettorale, sull'abolizione del senato, sull'abolizione delle province. Ma questo piano di riforme istituzionali era destinato ad impaludarsi. Renzi ha voluto andare subito al governo per uscire dalla palude. O almeno provarci. La strada delle elezioni anticipate sarebbe stata ostruita dalla contrarietà di Giorgio Napolitano. Prospettiva da lui definita ancora ieri una sciocchezza. Inoltre, le elezioni anticipate si svolgerebbero con la legge elettorale in vigore, il cosiddetto consultellum, cioè con il porcellum corretto dalla consulta, senza il premio di maggioranza alla camera e con il voto di preferenza. Ovvero, con la proporzionale. Il cui esito prevedibile darebbe di nuovo un parlamento diviso tra tre forze equivalenti: PD, Forza Italia, M5S. Con l'ultima indisponibile ad allearsi e le prime due costrette alle larghe intese, cioè ad un governo di nuovo paralizzato.

Il ragionamento dei renziani non fa una grinza dal loro punto di vista, dal punto di vista degli interessi del loro leader e forse del loro partito. Anche se il popolo delle primarie, la più larga opinione pubblica di sinistra non ne sembra convinta. I sondaggi sui principali quotidiani sulla cosiddetta staffetta hanno dato tutti un esito sfavorevole intorno all'80-90%. Anche i sondaggi degli istititi demoscopici (Demos, IPR) risultano si ampiamente favorevoli ad una svolta di governo, ma sfavorevoli o molto scettici rispetto al subentro del sindaco di Firenze. Renzi infatti dichiara che nei primi cento giorni farà cose esplosive, tali da far dimenticare la staffetta. Ergo, in questo passaggio lui stesso si rende conto di non fare la figura del vincente, ma solo quella del prepotente manovriero, che entra in contraddizione con se stesso e riabilita i metodi del personale politico da lui rottamato. Ha buon gioco Pippo Civati a ricordare le dichiarazioni fatte durante il confronto su SkyTg24. E' vero che tutti pensano che in politica la coerenza non sia una virtù da poter pretendere. Ma non è la stessa cosa contraddire soltanto la dichiarazione del giorno prima, fossero anche decine di dichiarazioni, o contraddire persino un elemento costitutivo della propria identità e missione. L'investitura popolare contro la cooptazione era un elemento costitutivo dell'identità politica di Matteo Renzi in lotta contro il vecchio gruppo dirigente. Perciò, non è detto che la staffetta potrà essere dimenticata molto facilmente.

Il governo Monti e il governo Letta sono state due operazioni molto discutibili, ma si giustificavano con un presunto stato di necessità. Il governo Monti doveva salvare l'Italia dalla speculazione, il governo Letta, con le larghe intese, doveva dare una soluzione all'esito delle elezioni 2013, da cui non era uscita vincente una chiara maggioranza parlamentare. Oggi, l'Italia non è sull'orlo del baratro finanziario ed ha una maggioranza in parlamento. La stessa su cui si poggerà il governo di Matteo Renzi. Quindi, il nuovo governo non può darsi una giustificazione dal punto di vista dell'interesse generale. Ma solo dal punto di vista dell'interesse del suo leader e forse del suo partito. Basti immaginare cosa diremmo se una vicenda analoga avesse visto protagonista il partito avversario. Se fosse Forza Italia il perno della maggioranza di governo e se nell'ambito di quel partito, di quella maggioranza, una emergente Marina Berlusconi detronizzasse un Gianni Letta. Chiederemmo a gran voce le elezioni.

La promessa di uno straordinario programma di riforme istituzionali e di riforme sociali, di una legislatura costituente, oltre ad essere poco credibile, si scontra con la legittimità di un parlamento la cui rappresentanza è alterata dal premio di maggioranza e i cui eletti sono stati di fatto nominati dai leader dei partiti: Grillo, Berlusconi e Bersani. Con un parlamento pienamente legittimato, un parlamentarista, un proporzionalista, può accettare che vi sia un cambio di governo e di maggioranza, anche senza passare dalla verifica del voto. Ma la nostra attuale classe politica, soprattutto il nuovo leader, sostiene l'ideologia maggioritaria e la centralità del governo, addirittura del premier. E in ogni caso, questo parlamento non ha quella piena legittimazione. Anche lo svolgimento della crisi in sedi extraparlamentari, per quanto in streaming, ne mortifica ulteriormente la funzione, ne ribadisce l'irrilevanza. Un passaggio parlamentare è ritenuto superfluo, una perdita di tempo.

Il fatto di non avere fiducia nell'esito delle elezioni, nella razionalità dell'elettorato, non può essere una buona ragione per preferire di avere fiducia nelle qualità vitali ed energiche di un leader che saprebbe al posto nostro qual è il vero bene del paese. Nè la contrarietà del presidente della repubblica può davvero reggere nel momento in cui almeno due dei tre principali partiti vogliono le elezioni anticipate e si rendono indisponibili a sostenere qualsiasi governo. In verità, noi non possiamo pensare di conoscere sul serio il risultato delle prossime elezioni politiche, limitandoci a proiettare nel prossimo futuro i sondaggi odierni. Nè possiamo sapere quali soluzioni un parlamento pienamente legittimato potrebbe saper trovare. Non è detto che gli attuali partiti nel prossimo parlamento vorranno semplicemente replicare se stessi. Meglio la sovranità popolare che l'uomo della provvidenza. Se poi nella peggiore ma non obbligata delle ipotesi, la maggioranza che sapremo esprimere sarà soltanto un compromesso tra PD e Forza Italia, vorrà dire che sarà quella, sarà comunque meglio dell'imporsi al governo di una minoranza priva di legittimità.

Il maschilismo possiede due definizioni di donna: la puttana e la madonna. La televisione è più ipocrita del web. Marco Travaglio non può offendere la presidente della Camera come fa il suo amico Grillo mediante i propri fans. Così si limita a ironizzare sul suo essere santa, santuzza, santarella, con l’aureola, il piedistallo e i ceri.

Ho visto solo ieri la puntata di Servizio Pubblico titolata La ghigliottina. Giusto per vedere cosa è stato detto e come. Una trasmissione senza sorprese. Numerosa ma poco incisiva la presenza femminile: Concita De Gregorio, Irene Tinagli e Giuditta Pini. Un elemento surreale della trasmissione era il rappresentante del popolo in studio. Quello che denunciava che la gente non arriva alla fine del mese e muore di fame: il milionario Flavio Briatore. 

La questione della violenza simbolica sessista animata dal blog e dalla fanpage di Grillo contro Laura Boldrini è stata di volta in volta trattata come 1) schifo, nel senso di maleducazione, volgarità, vigliaccheria degli anonimi, 2) divertimento, nel senso che le parole pornografiche suscitano immancabilmente risate e sghignazzi soprattutto maschili, uno dei motivi per cui le risposte ironiche non disinnescano un fico secco; e 3) diversivo, nel senso che a dire di Michele Santoro e Marco Travaglio, si parla di queste cose per non parlare dei regali alle banche. Come se il diversivo fosse stato introdotto da chissà chi. Il fatto che Laura Boldrini sia oggetto di una aggressione in quando donna, come Cecile Kyenge lo è stata in quanto nera, non è mai stato messo a fuoco, se non una volta, timidamente dalla ex direttrice dell'Unità.

La trasmissione poteva dire una parola chiara contro la violenza sulle donne, ancorché violenza virtuale. E poi dedicare tre ore di approfondimento alla riforma bancaria e alla liceità della ghigliottina. Avrebbe così evitato l’ambiguità/complicità sul sessismo e avrebbe parlato molto bene di quell'altro che tanto stava a cuore, al conduttore e al suo primo editorialista. Invece ha scelto di essere superficiale su tutto per un tempo spropositato. Irene Tinagli ha detto che la ricapitalizzazione di Bankitalia è soltanto una operazione contabile, non un vero trasferimento di denaro pubblico e tra tutti quelli che desideravano finalmente parlare dei regali alle banche, nessuno si è soffermato a confutarla. Fino all'intervista conclusiva di Marine Le Pen, deputata a scagionare Grillo dall'accusa di fascismo. Con l'effetto complessivo di minimizzare e banalizzare, quindi normalizzare e legittimare la violenza. Se i violenti del blog e della fanpage di Grillo sono i potenziali stupratori, i benevoli e ironici conduttori e commentatori di Servizio Pubblico sono i potenziali indifferenti.

http://www.theguardian.com/politics/2014/feb/09/laura-boldrini-italian-politician-rape-threats
Ancora oggi, la fanpage di Servizio Pubblico ripropone il video amatoriale sulla Boldrini in macchina per, solo in relazione al video, attribuire alla presidente il giudizio di «sessista» e «violento». Seguono una serie di commenti che dicono che no, il video non è tale, è solo uno scherzo. Il modo provocatorio con cui il video è stato usato, la domanda allusiva dello stesso Grillo, la sequenza di insulti, offese e minacce che ne sono prevedibilmente seguite (l'ennesima volta in tanti mesi), tutto offuscato, in un deprimente esercizio di rimozione e negazione collettiva.

In Francia, con la nuova legge per la parità donna-uomo (notare l'ordine) approvata il 24 gennaio, è stato deciso che l'autorità per la vigilanza su Internet potrà indagare e punire gli autori di insulti sessisti, omofobi e contro i portatori di handicap: sono infatti queste le tre categorie di offese più diffuse. (...) La ministra per i Diritti delle Donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha fatto l'esempio di un tweet contro la militante antirazzista, Rokhaya Diallo. "Bisogna stuprare questa stronza di Rokhaya, così ci sbarazzeremo dell'antirazzismo", era scritto. Un incitamento alla violenza sessuale, poi oggetto di una sentenza di tribunale. Gli attacchi sessisti non sono certo stati inventati con il web. Ma la facilità con cui, anche in Italia, vengono diffusi e tollerati merita una riflessione, com'è accaduto anche negli ultimi giorni dopo gli attacchi a Laura Boldrini, terza carica dello Stato. [Repubblica 05.02.2014]

In Italia infatti, succede il contrario. Ad una donna, qualsiasi donna, fosse anche la donna più importante della Repubblica, frasi come quelle, si possono scrivere tutti i giorni. Nessuno viene denunciato. Nè l'istigatore, nè i commentatori. Anzi, se la donna che li riceve definisce quelle frasi come commenti che sembrano scritti da potenziali stupratori, è lei ad essere denunciata.

Una maxiquerela contro la presidente della Camera per la frase sui "potenziali stupratori" pronunciata a Che tempo che fa. L'iniziativa di massa contro Laura Boldrini è partita dal Movimento Cinque Stelle su Facebook, con il sostegno di diversi parlamentari. Tra le adesioni quelle del presidente dei senatori Vincenzo Santangelo e dei deputati Massimo De Rosa, Alessandro Di Battista, Paolo Bernini, Sebastiano Barbanti, Alessio Villarosa. Non c'è, invece, la firma del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. [Repubblica 5.02.2014].

L'iniziativa può far sorridere, può sembrare paradossale, grottesca, provocatoria. Può far esclamare che questi, oltre a esibire fantasie da potenziali stupratori, hanno anche la faccia come il culo. Ma è la similitudine tra la violenza maschile e la violenza mafiosa, nel tratto subculturale diffuso e nella valenza intimidatoria a consentirgli di poterla avere.

Ha buon gioco Roberto Natale, portavoce di Laura Boldrini a rispondere: "Vuol dire che toccherà sottoporre ai giudici il lunghissimo repertorio di minacce sessiste, di stupri evocati, di oscenità, di insulti che da domenica sono comparsi sul blog e sulla pagina facebook di Beppe Grillo e sentire da loro quale delicata definizione meritino invece gli autori di queste sconcezze, che in nessun modo e in nessuna sede la Presidente Boldrini ha riferito agli aderenti al Movimento 5 Stelle"[Repubblica 5.02.2014].

Ha buon gioco però soltanto difensivo e dal punto di vista giudiziario, se mai si arriverà in tribunale. Iniziative come queste sono trovate per essere annunciate, non per essere portate fino in fondo. Sono propaganda Ottenuto l'effetto, la querela basta ritirarla. Ed è uno dei motivi per cui, io sono favorevole alla irrevocabilità della querela sempre. L'effetto propagandistico va oltre la contesa Boldrini-Grillo. Perchè mette in scena su un grande teatro mediatico e virtuale di dimensione nazionale, quello che accade nelle situazioni di violenza privata. Dopo il fatto, è ancora lui ad intimidire lei. Con l'ambiente circostante indifferente o a lei sfavorevole. Secondo le consuete dinamiche dalla colpevolizzazione della vittima e della vittimizzazione secondaria.

Nel quadro di questa rappresentazione, a Milano viene intercettata una lettera minatoria con proiettile indirizzata a Laura Boldrini [Corriere della Sera 5.02.2014]. Notizia che al momento vede la soddisfazione del 39% dei lettori dell'articolo sul Corriere. Tra le minacce pervenute nella lettera la più esplicita dice: «Ti getteremo dell'acido addosso». I commenti dei detrattori, diffusi sul web, variano dal ben ti sta, al chi semina vento raccoglie tempesta, al se l'è mandata da sola.

Questa storia ci mostra (ci propaganda) che un uomo o più uomini ad una donna possono fare quello che vogliono, possono offenderla e umiliare come vogliono, con tutti gli sfondi sessisti e sessuali che preferiscono, senza subire alcuna conseguenza. Lei non li denuncia, anzi è lei a venire denunciata. Succede persino alla donna che ricopre la carica più alta. Nemmeno lei può permettersi di replicare la cosa più ovvia. Loro possono dirle di tutto, ma è lei che deve stare attenta a quello che dice. E' lei che deve stare zitta e abbassare lo sguardo.

Ho già scritto che, a mio avviso, Laura Boldrini potrebbe, dovrebbe fare come le deputate del PD, che hanno denunciato Massimo De Rosa (ora tra i querelanti annunciati della presidente). Non solo e non tanto per se stessa, ma per tutte le donne che rappresenta. Che non denunciano le violenze, che non le riconoscono come tali. Mi rendo conto che una tale iniziativa farebbe da esempio, ma verrebbe anche deformata, come già succede per la sua sola denuncia all'opinione pubblica. Come si trattasse di una operazione giudiziaria contro gli oppositori e contro poveri elementi popolari già afflitti dal disagio, perseguitati da lei, una donna di potere.

Quando Laura Boldrini ebbe la prima reazione contro l'hate speech, oltre ad accusarla di essere una censora liberticida, le si disse che le leggi a tutela delle persone offese in Italia ci sono già, basta applicarle. Ma a quanto pare, sono leggi passive, che richiedono una querela di parte, per poi eventualmente avviare una istruttoria. Credo questo sia insufficiente e dia luogo alla situazione paradossale per cui alla fine è proprio la persona offesa a poter essere denunciata. La violenza virtuale sessista, omofoba, razzista, non è violenza contro singole persone, ma contro interi gruppi umani. E' una violazione virtuale dei diritti umani. Ha una forte valenza simbolica. Come le offese ingiuriose e le teste di maiale indirizzate contro la Comunità ebraica di Roma. [Repubblica 1.02.2014]

La lotta contro questa violenza ha da essere un compito della collettività, delle sue istituzioni, in una forma attiva di vigilanza, indagine e sanzione. Non deve porsi il problema della denuncia, per chi riceve offese come queste. Sono sotto gli occhi di tutti. Richiedono la procedibilità d'ufficio contro chi le scrive e chi le pubblica. Non è vero che Internet è un rubinetto aperto e che è impossibile controllare ogni messaggio. Gli utenti capiscono molto bene e molto in fretta la politica degli amministratori di una fanpage, di un blog, di un forum, se gli admin istigano alla violenza o la disincentivano, capiscono bene se il luogo in cui entrano è un luogo civile o una fogna. E di conseguenza si adeguano. Perciò, anche in Italia abbiamo bisogno di discutere al più presto di una nuova norma come quella francese.

Vedi anche:

Intervenuta a Che tempo che fa, Laura Boldrini ha pronunciato due affermazioni relative al M5S, che hanno suscitato molta discussione. Quella sui potenziali stupratori e quella sugli eversori.

La prima questione è più semplice. Per giustificare una reazione censoria, i sostenitori grillini hanno tradotto la frase come fosse riferita indiscriminatamente ai frequentatori del blog di Beppe Grillo. In realtà, la frase sembrano quasi dei potenziali stupratori è riferita agli autori dei post violenti e sessisti, sollecitati dallo stesso Grillo con la domanda su cosa fareste se vi trovaste la Boldrini in macchina. Per accreditare questa versione è stato anche falsificato lo screenshot di un tweet della presidente della camera, per poi dire che il tweet era stato da lei cancellato.

Naturalmente, non è possibile stabilire se le persone che hanno scritto quei post siano realmente pericolose. Possiamo fare solo speculazioni e ipotizzare che molti siano solo degli squallidi fanfaroni e solo qualcuno pericoloso. Che alcuni siano innocui da soli e pericolosi in gruppo. Stupisce che si tratti di persone che si presentano con la propria foto, con il proprio nome e cognome, senza curarsi del rischio di conseguenze penali. E' probabile che sia proprio la dimensione del gruppo, del branco, e la sollecitazione dall'alto a rendere plausibile nella mente di ciascuno il poter proferire insulti e offese a sfondo sessuale fino all'augurio o all'incitamento dello stupro.

Quello che si è svolto nella fanpage e nel blog di Grillo ai danni della presidente della camera è di fatto uno stupro di gruppo virtuale, simbolico, il cui danno maggiore è costituito dalla normalizzazione dello stupro come pratica punitiva da infliggere all'avversario quando è una donna. Una pubblica e collettiva manifestazione di cultura dello stupro. A cui finiscono per concorre anche tutti coloro che eludono la matrice sessista di questa violenza verbale, parlando genericamente di volgarità; che la intendono come pura rabbia, disagio, malcontento popolare rivolto contro il potere (ormai anche nelle cronache ci viene proposta la crisi come chiave di lettura dei femminicidi). La cultura dello stupro trova sempre la sua giustificazione in una proprietà della vittima. Oppure in tutti coloro che, dopo aver speso qualche formale parola di circostanza per biasimare i post violenti, si concentrano e si impegnano soprattutto per censurare la reazione della presidente della camera: non è tanto grave esprimersi come un potenziale stupratore, è grave dire che quelle espressioni sono da potenziale stupratore. Motivo per cui quelle modalità di espressione violente e sessiste sono avvolte da sufficiente indifferenza, comprensione, giustificazione, per continuare a ripetersi, come sempre si riproduce la violenza sulle donne. Della medesima violenza da parte di gente dello stesso tipo sono vittime giornaliste, comuni blogger, qualsiasi donna si esponga nel dibattito pubblico

Stupefacente, la replica di Claudio Messora, responsabile comunicazione del movimento, il quale traducendo in modo generalizzato quanto detto da Laura Boldrini, le ha comunicato via tweet di stare tranquilla, perché se anche i 5 stelle fossero dei potenziali stupratori, lei non correrebbe nessun rischio. A differenza di Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo. Come se lo stupro fosse un premio da dedicare alle donne appetibili dal punto di vista dello stupratore, come se lo stupro fosse una prova di passionale e irrefrenabile desiderio mosso dalla donna attraente, come se vi fossero donne stuprabili le quali dovrebbero pure sentirsi lusingate di esserlo. Un messaggio davvero tranquillizzante. Poi Claudio Messora si è scusato per i toni da bar sport e per la sua scarsa eleganza. Ma qui non c'entrano i toni e l'eleganza. O gli errori di cui parla Scanzi, che il M5S non potrebbe mai permettersi di commettere: le pagliuzze. Queste sono impronte digitali di una forma mentale. Di una visione del mondo e del rapporto tra gli uomini e le donne. Già messa nero su bianco sul blog di Grillo alcuni anni nel post «Il nuovo femminismo». Strada facendo i 5 stelle stanno assumendo la cifra del maschilismo come la Lega ha assunto la cifra della xenofobia. La litania grillina secondo cui non si può criticare Laura Boldrini perché è una donna e subito ti accusano di sessismo è uguale alla litania leghista secondo cui non si può criticare Cecile Kyenge perché è nera e subito ti accusano di razzismo.

Pur riferendosi solo agli autori dei post violenti e sessisti e non a tutti i seguaci del blog di Grillo, aggiungo io che esiste un problema anche per tutti gli altri, poiché nessuno di essi, in mezzo a quelle esibizioni di dominio sessuale simbolico volto ad umiliare ed offendere, sembra abbia mai voluto o potuto fare da anticorpo. I violenti su quelle pagine, sul quel blog passano assolutamente indisturbati. E c'è da ricordare che topic come quello della Boldrini in macchina, non sono un fatto isolato ed episodico, ma quasi una prassi. Che questa volta ha avuto rilievo, perchè Repubblica ha deciso di darglielo.

E' stato fatto notare che in tutta questa vicenda, l'unica donna picchiata è stata la deputata 5 stelle Loredana Lupo, schiaffeggiata dal questore deputato di Scelta Civica Stefano Dambruoso. Non faccio differenze e graduatorie tra questa e quella violenza sulle donne. Sono allo stesso modo solidale con Laura Boldrini, con le deputate del PD, come in passato con le donne di Forza Italia, e allo stesso modo oggi con Loredana Lupo. Penso anche lei abbia il diritto dovere di denunciare ed esigere giustizia e che il questore che l'ha aggredita sia intanto dimesso dal suo incarico. Peraltro, l'ufficio di presidenza della camera, nella sua relazione, ha già stabilito che il comportamento di Dambruoso nella seduta del 29 gennaio scorso in Aula "è risultato estraneo alle funzioni da questi ricoperte" nella qualità di questore.

L'altra affermazione di Laura Boldrini che ha fatto scandalo è quella con cui ha definito l'assalto ai banchi del governo e della presidenza e poi l'occupazione delle commissioni parlamentari da parte del gruppo dei 5 stelle, un comportamento eversivo. Si è obiettato che anche in anni passati il parlamento è stato teatro di episodi violenti. Vero. Ma si è trattato di episodi circostanziati, in genere messi in atto da piccoli gruppi, come il partito radicale. Inimmaginabile il PCI che assale il governo, occupa e paralizza le commissioni, aggredisce verbalmente le deputate, costringere la presidente della camera a blindare i suoi uffici. E questo oggi avviene nel quadro di una opposizione che non distingue il governo dalle istituzioni, che insulta in modo becero il presidente della repubblica e la presidente della camera, che mette alla gogna i giornalisti che criticano il movimento, che usa blog e fanpage condivisi da centinaia di migliaia di persone per inscenare linciaggi virtuali e stupri simbolici.

Ciò detto, l'aggettivo eversivo attribuito a questo o quel comportamento del M5S è discutibile, quanto meno impreciso, perchè parlare di eversione evoca l'esistenza di un disegno eversivo. Molto improbabile che il M5S persegua un disegno di questo tipo. Ammesso che persegua un disegno di qualsiasi tipo. Più persuasiva la valutazione di Corrado Augias, in onore del quale è stato inscenato un rogo virtuale di libri, secondo cui i 5 stelle esprimono un fascismo inconsapevole. Pensano di fare una cosa bella, nuova, pulita pura, e non si rendono conto che attaccare quelle cosa da piazza in parlamento significa mimare ciò che avvenne negli anni '20 in Italia e negli anni '30 in Germania con esiti che conosciamo. In questo dico inconsapevole: per età, inesperienza e, azzardo, scarse letture non si rendono conto di quello che stanno facendo. Augias aggiunge però che i fascisti inconsapevoli possono essere più pericolosi dei fascisti dichiarati, quali sono Storace o La Russa.

I più recenti sondaggi dimostrerebbero che il M5S ha tratto vantaggio dagli insulti. Alessandro Giglioli sembra ricavarne la conseguenza che lo sdegno unanime verso parolacce o malaparate dei grillini produce solo un effetto boomerang, perché «chi ha seminato per decenni ineguaglianza e darwinismo sociale non può che raccogliere rancore; chi è stato selvaggiamente espulso e vittimizzato, tenuto fuori dei cancelli delle ville dove scorre il punch, non può essere anche cortese ed educato come un Lord inglese. Ragionamenti che rimuovono la matrice sessista e razzista di queste «parolacce» derubricati a volgarità e maleducazione. La civiltà non è questione di sondaggi. Il razzismo e il sessismo sono mezzi per attrarre consensi, per parlare alle pance, per offrire capri espiatori, per proporsi come catalizzatori, ma il loro uso è molto difficilmente calibrabile. Sono piani inclinati. Che portano sempre più giù. Un errore casomai è stato non porre un argine prima. E prima o dopo si arriva al punto in cui non si può più fare finta di niente. Per l'antisemitismo lo abbiamo giustamente chiaro e non c'è crisi che tenga. In ogni caso, parliamo di congetture, non sappiamo quali sarebbero stati gli orientamenti senza lo sdegno, e se la polarizzazione in fondo non abbia avvantaggiato entrambi. Quello che mi sembra si possa dire è che l'ordine di grandezza del M5S, dopo un anno, non è mutato, continua a rappresentare da un quinto ad un quarto dell'elettorato. L'idea che propagandavano il suo leader e molti suoi adepti, secondo cui le larghe intese avrebbero portato il movimento oltre il 40 o addirittura oltre la maggioranza assoluta, non si sta avverando.

E' probabile che la coppia Grillo-Casaleggio non ci abbia mai creduto davvero, che si renda conto che la dimensione massima del M5S è questa, punto in più punto in meno, e che non sia nei loro progetti né odierni né futuri quello di investirla in una strategia delle alleanze finalizzata al governo. A volte si direbbe - ricordando una inchiesta di Milena Gabanelli - che la loro strategia sia soprattutto commerciale, come se entrambi non avessero in fondo mai smesso di fare il loro mestiere, il comico ed il manager, ma solo adottato la politica come circo più grande, per fare molti più soldi. Come se il presidente della repubblica, la presidente della camera, il governo, le istituzioni, fossero solo pretesti per organizzare come già vent'anni fa quelle stesse piazze insultanti ricordate da una vecchia cartolina di Andrea Barbato in più grandi arene virtuali di sfogo collettivo, che generino sempre più traffico, e rendano moltissimo in pubblicità.

Riferimenti:
Violenza a 5 stelle (Luisa Betti 3.02.2014)
Auguri di stupro, i perché dell'immondizia pentastellata (Lorenza Valentini 3.02.2013)
Armi di distrazione di massa (Maria Rossi 3.02.2014)
Non è normale, nè inevitabile (Maria G. Di Rienzo 4.03.2014)
Cosa ha detto Laura Boldrini e come invece l'hanno tradotto (Mazzetta 3.02.2014)

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