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Il video misogino di San Valentino



di Maria Rossi


Su YouTube è stato pubblicato un video intitolato Allarme San Valentino che ha riscosso un notevole successo. Ne ha scritto il Ricciocorno in uno splendido post, cui ho poco da aggiungere. Il video in questione, accolto da alcuni con entusiasmo, veicola in realtà un contenuto chiaramente misogino. Il titolo evoca gli insidiosi pericoli che si celano non solo nella celebrazione dell'apparentemente zuccherosa festa degli innamorati, ma nello stesso rapporto sentimentale con una donna.

Ad essere derisa e fortemente contestata è in primo luogo una qualità tradizionalmente attribuita alle donne: l'intuizione, la perspicacia, che le rende particolarmente sensibili a cogliere gli indizi non verbali, come il tono di voce, a individuare emozioni nascoste e a decrittare l'implicito dei discorsi. In Psicosociologia del maschilismo Chiara Volpato, sulla scia di Pierre Bourdieu, osserva come questa dote sia presente in misura spiccata nelle donne a causa della loro secolare condizione di sottomissione agli uomini, che rende necessario acuire l'attenzione e la vigilanza per prevenire i desideri maschili ed evitare disaccordi che potrebbero rivelarsi pericolosi. Nel video, però, quella che dovrebbe configurarsi come una dote si rovescia nel suo contrario, in una successione di distorsioni cognitive, in una capziosa e arbitraria serie di inferenze  e deduzioni accusatorie che  colpevolizzano, anzi, martirizzano il povero, innocente fidanzato, sortendo l'effetto di alimentare il conflitto, anziché di prevenirlo.

La protagonista ci appare come una ragazza odiosa e isterica che esprime convinzioni paranoiche, deliranti, false, come quella di aver subito violenza dal suo ragazzo. Il gioioso e innocente gioco di tirarsi i cuscini, nella sua mistificante interpretazione della realtà, si trasforma in un'aggressione. Come osserva giustamente Ricciocorno, il messaggio che vuole trasmetterci il video è tanto chiaro quanto universale: le donne si inventano di aver subito violenza. Viene qui riprodotto il celebre stereotipo della falsità delle accuse di maltrattamenti e  insinuata la non credibilità delle donne, che non sono altro che pazze furiose.

Non solo. La presunta vittima della violenza - la donna - è, in realtà, colei che pratica la sopraffazione, esercita vessazioni sull'uomo, lo opprime, lo aggredisce con le sue incalzanti false accuse costringendolo sulla difensiva,  lo stordisce e lo priva della libertà  di espressione con l'abile uso di una soffocante loquacità.

Il video opera dunque un'inversione della realtà, nega l'esistenza della violenza maschile sulle donne e al contempo conferma gli stereotipi maschilisti sulla natura femminile. Un procedimento chiaramente maschilista, che mi pare confermato dalla conclusione della storia, che più che una celebrazione dell'omosessualità (il gay riceve l'appellativo insultante e dispregiativo di frocio, che non fa che riprodurre un diffuso atteggiamento omofobico), si configura come un'esaltazione dell'omosocialità, dei rapporti schietti, privi di complicazioni, calorosi e solidali, che gli uomini sanno instaurare fra di loro in assenza delle donne che non sono altro che aliene rompiscatole, prepotenti, opprimenti, bugiarde, pericolose pazze con le quali  non è possibile comunicare.

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