Il segretario del sindacato di polizia CO.ISP Franco Maccari, intervistato dalla Zanzara, ha dichiarato di aver denunciato, per oltraggio a pubblico ufficiale e per violenza sessuale, Nina De Chiffre alias Jasper Baol, la ragazza notav, salita alla ribalta della cronaca per aver baciato un poliziotto sulla visiera. In un primo momento, la foto del bacio è stata interpretata come un gesto conciliante. Tale da suscitare consensi non violenti e dissensi barricaderi. Interpretazioni smentite sia dalla ragazza, sia dal poliziottoIl poliziotto "baciato" non ha assolutamente avuto la percezione di un gesto amichevole. I presenti raccontano che dopo il "bacio", l'attivista si sarebbe umettata le dita e avrebbe provato ad avvicinarle alla bocca dell'agente. Già allontanata una prima volta, è stata nuovamente invitata a proseguire per la sua strada. La ragazza conferma e rincara:

Ho cercato di provocare questo ragazzo con le modalità di una sex worker, una prostituta insomma. So quali siano le regole d'ingaggio delle forze dell'ordine e ci ho giocato: so bene che non possono reagire alle provocazioni. Non mi sono limitata a baciarlo come si è visto in foto, insomma: gli ho detto delle cose per vedere se reagiva, ma lui è rimasto immobile. Gli ho anche leccato la visiera, mi sono bagnata le dita e ho toccato le sue labbra. Il mio era un gesto di spregio verso le forze dell'ordine. Volevo che quel poliziotto si ricordasse quello che è successo a Marta di Pisa: lo scorso luglio è stata molestata e picchiata senza nessuna conseguenza per gli agenti. (...)  è stata una cosa improvvisa. Ho visto questo ragazzo giovanissimo nella sua divisa, ho provato pena e disgusto per lui.
[Repubblica 18.11.2013]

Così il segretario del Coisp a Radio24 dichiara e giustifica la sua iniziativa:

Ho denunciato la tipa No Tav che ha baciato il casco del poliziotto. Ci sono un paio di reati: uno è l’oltraggio, ma anche la violenza sessuale.
Se io vengo lì e la bacio sulla bocca, non è reato? Se un poliziotto va a baciare un manifestante a caso viene fuori la terza guerra mondiale.
Siamo stanchi di prendere le botte dai No Tav. Se lo facciamo, ci sono miliardi di polemiche, altro che casco. Viene fuori la guerra mondiale appena tocchiamo con un fiorellino qualcuno. In Italia non si può più fare niente.
[Il Fatto, 12.12.2013]

La violenza sessuale è un dramma sociale serio. Che spesso gli uomini colpevolmente sottovalutano. O addirittura buttano in caciara. In tal modo è possibile che un uomo, ancorché tutore dell'ordine pubblico, colga il pretesto di una norma del codice penale, per mettere in atto una trovata. Una iniziativa propagandistica e provocatoria. Il Coisp non è nuovo alle provocazioni. E' il sindacato dei sit-in e dei continui interventi contro Patrizia Aldrovandi. Il suo leader, Franco Maccari, si è già distinto per aver dichiarato la volontà di lanciare lacrimogeni sul Senato, in una intervista al blog di Beppe Grillo.

La denuncia non può essere presa sul serio, perchè la violenza è un rapporto di potere, è violenza di genere, una modalità con cui il genere maschile domina e subordina quello femminile. Ribaltare le parti per astrazione, significa aggiungere la beffa al danno. Il poliziotto baciato non è mai stato in pericolo, non è mai stato messo in una condizione di inferiorità, non ha mai perso il controllo della situazione, non ha subito alcuna conseguenza negativa. Suscita solo rabbia e indignazione immaginare che Nina De Chiffre finisca sotto processo per violenza, mentre chi ha esercitato violenza su Marta rimane impunito. A parti invertite non sarebbe seguita nessuna guerra mondiale. Le parti sono sempre state invertite e l'impunità è stata la regola.




Ciò detto, c'è qualcosa che non funziona nelle dichiarazioni della ragazza e in alcuni argomenti che vogliono prenderne le difese. L'opinione secondo cui la denuncia sia inopportuna, propagandistica, provocatoria, non può indurre ad affermare principi sbagliati. La denuncia del Coisp può essere contestata sul piano dell'opportunità, non su quello dei principi.
Monica Lanfranco critica l'inziativa del Coisp con un articolo nel quale implicitamente sostiene che la violenza sessuale è solo la violenza riconoscibile come violenza grave: L’insulto non è rivolto solo verso le donne vittime di violenza, che quando denunciano i violentatori non è per un bacio (...) una trovata becera come confondere e paragonare una provocazione innocua e banale con la violenza sessuale. Tuttavia, tante volte si infierisce sulle donne con presunte provocazioni innocue: dal bacio rubato alla pacca sul sedere, comportamenti che possono configurare il reato di violenza sessuale da quando la legge ha superato la distinzione tra violenza carnale e atti di libidine violenta. Superamento sempre contestato dai maschilisti. Ora non si può teorizzare che un bacio non desiderato non sia violenza.
Il rapporto tra oppressore e oppresso si ribalta denunciando l'oppressione, non facendone l'imitazione, con il rischio di legittimarlo in astratto. Trovo confuso e pericoloso praticare e poi anche teorizzare che la molestia sessuale possa essere una legittima pratica punitiva, provocatoria, o dimostrativa contro l'autorità. O persino di disobbedienza civile. Disobbedienza civile è violare una zona rossa, per opporsi alla privatizzazione di un territorio che si ritiene debba essere invece un bene pubblico accessibile a tutti. In tal caso ha senso ribellarsi ad una limitazione che si ritiene ingiusta. Baciare una persona, metterle le dita in bocca contro il suo consenso significa violare lo spazio fisico e psicologico della sua personale sovranità. Quella sul proprio corpo. Non può esserci la giusta rivendicazione che il corpo della tal persona sia un bene pubblico disponibile per tutti. O un mero essere simbolico deumanizzato. La ragazza non voleva fare sesso o scambiare affetto. Voleva manifestare disprezzo. Ma quella è la sostanza della violenza sessuale. Il sesso usato a fini di dominio e di disprezzo estremo. Stona poi, il riferimento alla sex worker provocatoria e oltraggiosa. Le prostitute non sono oltraggiose, sono oltraggiate.

La violenza è un rapporto di potere e le parti non si possono rovesciare in astratto. Il poliziotto e la manifestante non stanno sullo stesso piano. Le cose però si complicano se mettiamo a confronto una poliziotta con un manifestante. Anche agli uomini succede di trovarsi in una posizione di inferiorità rispetto ad una autorità femminile. Non in quanto maschi. Anzi, l'esser maschi è l'opportunità che essi credono di avere per riequilibrare la situazione e sminuire, delegittimare la controparte. Facendo ricorso alla molestia sessuale, agita o soltanto verbale. Senza bisogno di mettere a confronto una poliziotta e un manifestante o un'automobilista e una vigilessa, basti pensare alla quantità di violenza verbale sessista che un numeroso popolo maschile riversa contro la presidente della Camera Laura Boldrini e contro tante altre donne potenti, spacciando questa violenza come opposizione, protesta, difesa, come libera e legittima espressione contro il potere politico.

Il sesso come mezzo per sottomettere, umiliare, delegittimare, è un fondamento del sessismo e non può cambiare di segno, essere imitato o sovvertito. L'immaginario del proletario che punisce la donna aristocratica o borghese - rappresentato in alcuni film degli anni '60 e '70 - non può essere rovesciato e assunto da una ragazza notav per metterlo in atto contro un poliziotto. Sovvertire significa distruggere i principi su cui si basa l'ordine costituito per sostituirli con principi di segno opposto. Sovvertire è l'esatto contrario di imitare e normalizzare. Rivendicare la molestia come espressione di disprezzo non sovverte, al contrario conferma e legittima il codice della violenza sessista. Ridurre una persona a simbolo della sua appartenenza non sovverte, ma conferma e legittima il codice della deumanizzazione. In un rapporto asimmetrico, i codici non si possono ribaltare. Come nel confronto tra un attaccante e un portiere. Se il portiere pensa di poter sovvertire i ruoli e butta lui la palla in porta, realizza sempre un punto a suo sfavore: si dice autogol.

La rete è un terreno fertile per l'insulto. E l'insulto paga. Lo sostiene Federico Mello sull'Huffington Post, prendendo spunto dal caso di Maria Novella Oppo. Perchè la rete è un ambiente deumanizzato, in quanto si comunica solo con il testo. E perchè, per farsi notare esistono solo due modi: scrivere qualcosa di utile per le teste; scrivere qualcosa di emotivo per le pance. La seconda via è la più facile. E spiega il successo di Grillo, ma anche di blogger e giornalisti, tipo Andrea Scanzi.

Sembra una spiegazione verosimile - un po' deresponsabilizzante nei confronti di individui e subculture. Ciò vorrebbe dire che grazie alla rete abbiamo molta più violenza verbale. E' probabile però, che grazie alla rete abbiamo molto più di tutto. Ricordo una vignetta in circolazione un anno fa. Mostrava una serie di quadretti divisi in due colonne raffiguranti nella prima quello che facevamo ieri e nella seconda quello che facciamo oggi. Ieri guardavamo un film con la televisione, ascoltavamo musica con la radio o con lo stereo, leggevamo con un libro, giocavamo con le carte, la dama, il flipper, etc. scrivevamo con carta e penna o con la macchina da scrivere. Facevamo sesso con un altra persona. Nella seconda, oggi: facciamo tutto con un computer o con un dispositivo mobile connesso in rete. Compreso, l'insulto. La rete è terreno fertile per tutto e sovradimensiona tutto. Anche il riflettere, ragionare, argomentare, documentare, discutere civilmente. Esistono molti blog e molte pagine assolutamente civili e pensanti, che senza la rete non sarebbero mai state scritte.

L'esplosione della violenza verbale nella comunicazione mediatica ha anticipato la rete di almeno dieci anni. La prima volta accidentalmente, nel 1986, quando Radio Radicale trasmise senza filtro una sequenza non stop di messaggi telefonici, durante la quale si distinsero soprattutto lo scambio di insulti tra settentrionali e meridionali. Poi, alcuni anni dopo, con la caduta del sistema di potere democristiano e l'avvento della Lega Nord e di Forza Italia. Talk-show al posto delle tribune politiche, egemonizzati da personaggi tipo Vittorio Sgarbi con la compiacenza dei conduttori. La rissa come modalità di ripristino del monopolio maschile sul dibattito pubblico. Indubbiamente quelle trasmissioni e quei personaggi hanno avuto successo, perchè sono diventati popolari, ma è stata spesso una popolarità accompagna anche da un a diffusa disistima.

Su Facebook contiamo solo i Mi piace. Non esiste un pulsante che dica Non mi piace. Se esistesse, i click sarebbero altrettanti. E secondo un principio del marketing, un dissenziente (cliente insoddisfatto) vale tre consenzienti (clienti soddisfatti), perchè si mette a fare una pubblicità negativa con un impegno tre volte superiore a quello che vuole fare una pubblicità positiva. Ignoro quanti abbiano sentito il bisogno di scrivere un post per esprimere quanto gli piace Andrea Scanzi. Ne ho letti invece che esprimono il contrario, io stesso ne ho scritto uno a proposito del suo antifemminismo.

Ecco il punto: gli insulti trovano il loro terreno fertile, non tanto nella rete, quanto nella deumanizzazione. Quella prodotta soltanto dalla rete, che cita Mello, è una deumanizzazione individuale, una virtualizzazione dell'altro. Posso illudermi di avere davanti a me, non una persona, ma un avatar. Tuttavia, quello che induce all'insulto è in genere la deumanizzazione di intere categorie di gruppi umani. Chi insulta qualche volta è un maleducato, che diverrebbe educato se solo si esprimesse con garbo. Ma più spesso è una persona che cerca capri espiatori, che disprezza le donne, i neri, gli ebrei, i bassi, i grassi, i vecchi, gli zingari, etc. Uno che quando si esprime con garbo è un razzista occulto. Nella pagina di Grillo, i topic dedicati agli avversari maschili sono relativamente più composti. L'ultimo dedicato a Enrico Letta vede far stancamente capolino di tanto in tanto, qualche faccia di bronzo, faccia di tolla, faccia di merda e coglione. Molto più intensi e violenti sono i topic dedicati a Laura Boldrini, bersagliata da commenti sessisti e pornografici. Di nuovo un po' più stanchi i topic dedicati a Giorgio Napolitano, che però si impennano quando qualcuno decide di colpire il presidente nella sua età avanzata. 64 like concessi a Quando muore questo vecchio di merda. Ad essere terreno fertile sono i vari, tanti razzismi. I razzismi sono i sentieri aperti, blog e social media le autostrade asfaltate.

Il mezzo il suo contributo lo dà, nel momento in cui permette ai bulli, razzisti e misogini, di riconoscersi, percepirsi in tanti, aggregarsi, sostenersi l'uno l'altro, e diventare una riconoscibile massa attraente. C'è da pensarci quindi, prima di difendere una acritica libertà di espressione. Chi gestisce pagine e blog e permette la divulgazione della violenza verbale a sfondo razzista e sessista o addirittura la sollecita, dovrebbe essere chiamato ad assumersene la responsabilità. Il mezzo però dà il suo contributo anche al movimento contrario.

Nella home di Facebook, ho letto una sequenza di status - commenti, invettive, insulti, sfottò - contro la partecipazione alle primarie del PD. Prima, durante e dopo il voto. Per dire in sostanza due cose: è sbagliato contribuire al successo politico del PD; è sbagliato dare soldi al PD (il contributo di due euro richiesto ai non iscritti per poter eleggere il segretario). Sbagliato, perchè il PD è un partito di centro, che sostiene insieme alla destra un governo sottomesso all'austerity dei tecnocrati europei. Ad amplificare la voce contro i tre milioni di elettori democratici ha provveduto Beppe Grillo: La capacità di parte degli italiani di farsi prendere per il culo è inimmaginabile (...) Il pdmenoelle ha incassato insieme agli altri partiti due miliardi e trecento milioni di finanziamenti illegali, bocciati da un referendum. Nel mese di luglio (...) ha goduto di altri 91 milioni di euro di finanziamento insieme ai partiti complici. E ora, ancora, ancora, non e' sazio ancora di elettori masochisti, ancora. Due euro per votare ancora. Per farsi prendere per il culo ancora.

L'esito delle primarie sembra dare ragione ai critici. Il candidato di sinistra, Pippo Civati, ha ottenuto un risultato modesto (14%), anche se superiore a quello incassato nei congressi di circolo (9%). Un risultato simile a quello di Fausto Bertinotti nel 2006 e di Nichi Vendola nel 2012. Sempre all'incirca un sesto dei voti. Mentre ha stravinto il candidato - anche esteticamente - più moderato: Matteo Renzi. Già primo nei congressi di circolo con il 45%, nelle primarie ottiene il 68%. Uno studio dell'Istituto Cattaneo informa che lo scarto più ampio tra i due risultati si è verificato nelle regioni rosse.

Le ragioni della vittoria di Renzi sono spiegate in un post di Nunzia Penelope. Scritto con garbo e ispirato da ottimismo e buon umore, motiva il suo personale consenso. Mi permetto di sintetizzarlo. I contenuti del nuovo leader sono pop: si occupa dei costi della politica invece che dell'evasione fiscale. I suoi modi sono sbrigativi, anche se attento agli interlocutori (peraltro, è difficile liquidare gli altri, ignorandoli). Cambia spesso collaboratori. Di economia non capisce niente, però è bravo e se studia può impararla, diversamente da quanto ha fatto dal 2009. Tuttavia, è il cavallo vincente e piace ai giovani.

Per vincente, si intende colui finalmente in grado di battere in modo netto Berlusconi alle prossime elezioni. E anche Grillo. Una parte dei suoi elettori, lo ha ritenuto inoltre vincente perchè capace di rottamare il famigerato apparato del partito, impersonato dallo spettro di Massimo D'Alema, rappresentato nelle primarie - si dice a torto o a ragione - da Gianni Cuperlo, che pur arrivando secondo ha ottenuto il peggior risultato in confronto alle aspettative, l'unico ad essere votato meno dai simpatizzanti che dagli iscritti, crollando dal 38% dei congressi di circolo al 18% delle primarie.

http://metaforum.over-blog.com/2013/12/primarie-pd-2013-il-terzo-segreto-di-satira.html
Nonostante questo quadro, tornando indietro credo confermerei la mia scelta di votare e di mettere una croce su Civati. Era prevedibilmente perdente, ma non sono indifferenti le dimensioni della sconfitta, nè il fatto di ottenere un risultato migliore o peggiore di quello ricevuto dagli iscritti, al fine di poter esercitare un condizionamento. E sulle dimensioni della sconfitta, le previsioni erano più oscure. Inoltre, mi sembra una buona cosa partecipare al successo, non solo di un partito, ma anche di due strumenti: le primarie, la cui alternativa sono le cooptazioni nei caminetti; i microfinanziamenti, la cui alternativa sono la dipendenza dal finanziamento pubblico, dagli imprenditori e le ruberie. E' vero che il PD non si fa mancare nulla, tuttavia si può sperare che, anche da successi come questo, impari a puntare di più su piccole quote di finanziameno da parte di tanti militanti e simpatizzanti.

Ho contribuito pure ad un successo del Partito Democratico, è vero, nonostante non sia il mio partito e faccia una politica che non mi piace. I dirigenti vecchi e nuovi del PD puntavano su un cambio di governo in Germania, affinchè fosse possibile mettere in discussione le politiche di austerità in Europa. Quel cambiamento non è avvenuto, Angela Merkel ha vinto di nuovo, e l'Italia di centrosinistra non sembra avere nè le capacità, nè le intenzioni di assumere una iniziativa. Abbiamo il pareggio di bilancio in Costituzione e il fiscal compact che ci costringe a reperire 50 miliardi l'anno, per rientrare nel paramentro del 60% di debito in rapporto al PIL entro vent'anni. Un cappio che strozzerà qualsiasi possibilità di crescita o che, anche peggio, provocherà ulteriori recessioni [Cfr. Luciano Gallino, 28.11.2013].

Sono necessari un partito e un leader che mettano in discussione questa politica, ma all'orizzonte non si vedono, salvo affidarsi al populismo di Beppe Grillo. L'insuccesso del PD, in questa fase, è il successo di Grillo. E' lui che ha protestato per la riuscita delle primarie. Ed io non ritengo al momento sia un bene contribuire al successo di un movimento che fa opposizione al parlamento, che usa la violenza verbale, che strizza l'occhio ai fascismi, ai razzismi, ai maschilismi, che cavalca il movimento dei forconi, che incita le forze dell'ordine a insubordinarsi al potere politico.

L'insuccesso delle primarie del PD sarebbe stato un successo di Grillo, perchè alla sinistra del PD non esiste alcun competitore. E' una questione che molti critici da sinistra del PD, eludono. Nonostante quel partito così moderato, che nel corso degli anni ha puntato a temperare il neoliberismo e l'atlantismo, traendo da ogni sconfitta la lezione di doversi moderare ancora di più. Alla sua sinistra avrebbero dovuto aprirsi praterie. Oggi, con l'affermazione di Renzi, dovrebbero aprirsi voragini. Eppure non c'è nulla. La forza più consistente, Sinista, Ecologia e Libertà, viaggia sul 3-4%, proprio grazie al fatto di essere abbarbicata al PD, che gli garantisce una truppa di eletti. Il resto sono solo lumicini tra lo 0,1 e l'1%, compresa la vecchia Rifondazione Comunista, la cui maggioranza interna non riesce neppure ad eleggere il segretario. A stare su queste percentuali c'è anche il Pdci, decimale in più, decimale in meno. Fosse anche un punto. L'altra piccola forza antagonista era Sinistra Critica (0,4-0,6% alle elezioni). Questa estate si è scissa in Sinistra Anticapitalista e Solidarietà Internazionalista. Provo molto affetto e molto rispetto per tutti i compagni e le compagne che militano in queste formazioni. Mi sento con loro. Non so bene in quale formazione. E con i tanti che militano nella Fiom, nei NoTav, che leggono il Manifesto. Tuttavia, è evidente che non siamo una alternativa. Nè da soli, nè messi insieme. Come Syriza in Grecia. O anche solo come la Linke tedesca.

Per tutti questi ultimi vent'anni, il tentativo di condizionare e di ancorare a sinistra il PDS/DS/PD si è risolto in un fallimento. Il tentativo di costruire una alternativa a sinistra e di sinistra si è risolto in un altro fallimento. Due politiche fallimentari. Dunque, entrambe valide. Se si rifiuta la terza via del populismo grillino, non rimane che insistere su quelle due e non vi è motivo che una pregiudichi l'altra.



di Maria Rossi


Mentre l'Assemblea Nazionale in Francia ha appena approvato una legge che abolisce la prostituzione, la Spagna procede in direzione opposta.

Il Governo di destra presieduto da Mariano Rajoy (Partido Popular) ha approntato una riforma del Codice Penale che contempla l'eliminazione del concetto di sfruttamento sessuale previsto dall'art.188.  Secondo fonti del Ministero della Giustizia, l'espressione explotación sexual, espunta dall'articolo in questione, verrà comunque mantenuta nel titolo del Capitolo V, ma ciò non ha lo stesso valore che avrebbe se venisse conservata nel testo appositamente dedicato alla sanzione del reato di prossenetismo. In ogni caso, il problema cruciale è che, se la riforma proposta verrà approvata, diventerà praticamente impossibile perseguire il lenocinio, in quanto l'onere della prova ricadrà sulla vittima dello sfruttamento che dovrà dimostrare di trovarsi in una condizione di dipendenza personale ed economica che non le lascia altra scelta, reale o accettabile, che l'esercizio della prostituzione o dovrà provare che per praticarla le siano state imposte condizioni onerose o sproporzionate o sleali. Si tratta di presupposti di cui è ben difficile, se non impossibile, attestare l'esistenza. Come dimostrare concretamente che la pratica dei rapporti mercenari si prospetta come l'unica soluzione possibile alla povertà? Documentando l'esito negativo della presentazione di 10, 20, 30, 40 domande di lavoro? E soprattutto perché dovrebbe essere necessario fornire prove? Sfruttare la prostituzione altrui non dovrebbe configurarsi come un reato perseguibile in ogni caso, indipendentemente, cioè, dalle motivazioni che hanno indotto una persona a praticarla? Ancor più complesso è certificare la sussistenza degli altri presupposti. Supponiamo che una donna sia minacciata e costretta a prostituirsi 13-14 ore al giorno. Come dimostrare l'esistenza della coercizione se si è assoggettate a forme di intimidazione e se si è formalmente autonome, in quanto i proprietari dei locali dove si esercita la prostituzione non percepiscono una commissione sulle transazioni sessuali, ma affittano le camere alle ragazze per rifuggire dall'accusa di lenocinio e proclamare la propria estraneità alla tratta? L'eventuale estorsione di buona parte del reddito di una prostituta da parte di un prosseneta non sarà certo documentata da contratti o altri atti ufficiali e, dunque, come potrà essere provata? Inoltre - ed è la questione più importante - se spetta alle vittime attestare di essere sfruttate, ciò significa presumibilmente che la polizia non avvierà indagini autonome, ma attenderà la denuncia ben documentata delle persone che si prostituiscono. Se è particolarmente difficile procurarsi le prove dello sfruttamento, lo è ancora di più, per molteplici ragioni e in primo luogo per paura, querelare il proprio prosseneta. Il sistema, simile a quello adottato in Germania, ha prodotto in questo Paese una forte accentuazione della difficoltà delle forze dell'ordine di individuare e sanzionare la tratta. In un'intervista concessa al mensile femminista Emma Hohmann, direttore della sezione di indagine sulla prostituzione di Stoccarda, osserva come per avviare un'indagine sia necessaria la denuncia della vittima che difficilmente è disposta a testimoniare ed è incline piuttosto, specialmente se subisce aggressioni, a scagionare il proprio sfruttatore, definendolo un amico al quale devolve volentieri una quota del proprio reddito. [Die Zuhälter baden doch in Schampus!] [Les proxénètes sont comme coq en pâte]

La deputata socialista Ángeles Álvarez nota come la modifica dell'art. 188 proposta dal governo spagnolo miri ad offrire copertura agli imprenditori del prossenetismo come il magnate nordamericano del gioco d'azzardo, grande finanziatore del partito repubblicano, Sheldon Adelson, che intende costruire un mega casinò a Madrid: Eurovegas, un progetto fortemente contestato da una parte della popolazione, dai socialisti, dall'estrema sinistra e dai verdi e che oltretutto viola il piano urbanistico della città. Per erigere il mega casinò, Adelson pretende: l'applicazione di deroghe alla normativa sul lavoro e alla legge sull'immigrazione, l’esenzione dal pagamento, durante i primi due anni dall'avvio dell'impresa, dei contributi pensionistici e, durante i primi dieci, di tutte le tasse statali, regionali e municipali; l'abrogazione della legge che vieta di fumare nei locali pubblici e un ammorbidimento delle norme di prevenzione del riciclaggio di denaro. Richieste prontamente accolte da Esperanza Aguirre, presidente della Comunità di Madrid ed esponente dell’ala più conservatrice del Partito Popolare al governo, che ha assicurato che si cambieranno tutte le leggi che bisogna cambiare. Decisioni assunte senza alcuna considerazione del fatto che Adelson è sottoposto a diverse inchieste giudiziarie. L'FBI lo sospetta di collusione con la mafia cinese e di corruzione di funzionari pubblici stranieri. L'accusa gli è stata rivolta da un ex dirigente della filiale cinese di Macao della sua società: Steven C. Jacobson, cui avrebbe ordinato di tenere 'tranquilli' gli ispettori nella ex colonia portoghese e di ignorare la possibile presenza nel casinò di uomini delle 'Triadi': la mafia cinese. . Lo stesso Jacobson lo accusa di favoreggiamento della prostituzione a Macao. Per il reato di corruzione di funzionari stranieri, Adelson è indagato anche dalla Securities and Exchange Commission (l'equivalente dell'italiana Consob) e dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. La sua società: Las Vegas Sands ha ammesso recentemente di aver "presumibilmente" commesso il reato di cui è imputata dalla Securities and Exchange Commission . 

La parlamentare Ángela Alemany, esponente dell'associazione delle Donne Giuriste spagnole, ribadisce che il Ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón non può conformare il Codice Penale alle esigenze dei prosseneti.  E' da tempo però che l'Asociación Nacional de Empresarios de Locales de Alterne (ANELA), l'organizzazione che riunisce molti proprietari di bordelli, condiziona pesantemente, grazie alle sue entrature politiche, la legislazione sulla prostituzione. Nel dicembre 2011 il nuovo presidente dell'associazione Juan Carlos Martínez Antúnez incontrò il vice ministro degli Interni e presidente della Comunità di Madrid Luis Armada Martínez-Campos e lo sollecitò a promulgare una legge che regolamentasse l'esercizio della prostituzione in maniera analoga a quanto previsto dall'Ordinanza emanata nel 2002 dal collega catalano. Alla redazione di quest'ultima, che sanziona con multe pesanti la prostituzione che si esercita in strada, ma non quella che si pratica nei locali, che viene così favorita, partecipò il delegato di ANELA in Catalogna: Manuel Nieto Marín, avvocato e agente della polizia giudiziaria di Barcellona, figura che attesta la commistione esistente tra incarichi istituzionali e cariche ricoperte nel mondo dello sfruttamento della prostituzione. Il presidente della Comunità di Madrid si mostrò interessato alla proposta di ANELA tanto da prevedere altri possibili incontri che sfociassero nella redazione congiunta di un decreto che disciplinasse la materia. Scopo dell'abboccamento era anche quello di influire, attraverso la comunità di Madrid, sul Governo di Mariano Rajoy, inducendolo a promulgare una legislazione nazionale che soddisfacesse pienamente le aspettative degli imprenditori del sesso. E' esattamente quel che sta accadendo.

Il Governo spagnolo concorre anche, con l'adozione di una dura politica di austerità che produce disoccupazione e povertà, ad alimentare la prostituzione. L'11 luglio 2012 ha varato imponenti misure di austerità: soppressione delle tredicesime spettanti agli statali, riduzione del sussidio di disoccupazione al 50% della retribuzione, tagli al sistema pensionistico e ai ministeri, aumento del 3% dell'Iva dal 18 al 21% e dall'8% al 10% quella ridotta  La manovra precedente aveva già diminuito di 27 miliardi il bilancio della Sanità e dell'Istruzione.  La crisi, congiunta all'assunzione di provvedimenti recessivi, ha provocato un incremento esponenziale del tasso di disoccupazione che nell'ottobre 2013 ha raggiunto il 26,7% e, addirittura, il 57,4% per i giovani di età inferiore ai 25 anni. . Ne è derivato anche un aumento del 15% della prostituzione e della tratta. Ciò, a mio parere, significa che, lungi dal configurarsi come il frutto di una libera scelta, la pratica dei rapporti mercenari è il risultato di una assenza di alternative, tant'è che potremmo persino assumerla, in un certo senso, come un indice di povertà della popolazione di un Paese. La crescita del disagio economico è strettamente correlata all'aumento della prostituzione. La maggioranza delle donne che si affidano al mercato del sesso lo fa nel momento in cui vede ridursi drasticamente le prospettive di occupazione e le possibilità di sopravvivenza.

Mi chiedo anche se e quanto la banalizzazione della prostituzione possa concorrere ad agevolare l'applicazione delle politiche di austerità. Se è così facile prostituirsi, perché lo Stato dovrebbe adottare provvedimenti economici espansivi che garantiscano un reddito a tutt*? 

La riforma del Codice Penale proposta dal governo spagnolo e approvata dal Consiglio dei Ministri in settembre presenta altre amare sorprese. In primo luogo, se approvata, produrrà un arretramento delle libertà e dei diritti sociali. Prevede infatti la criminalizzazione della protesta sociale, anche di quella che si svolge pacificamente, l'introduzione dell'ergastolo, sia pure, come misura reversibile e la comminazione di una pena di due anni di carcere a chi presta soccorso ai migranti privi di documenti. 

La riforma, osserva María Sandoval, studentessa precaria, militante comunista e femminista, si colloca inoltre sulla scia dell'offensiva del governo contro i diritti delle donne e incrementa la vulnerabilità delle vittime della violenza maschile, aggiungendosi alla revisione in senso restrittivo della legge sull'aborto.

In primo luogo, infatti, la riforma sopprime il concetto di violenza di genere e produce così l'effetto di occultarla.

Le denunce di molestie potranno essere presentate soltanto dalle vittime. Sandoval scrive che, considerata la bassa percentuale di querele, la conseguenza di questa modifica sarà l'impunità degli aggressori, la trasformazione della sfera domestica in una zona franca sottratta all'applicazione del diritto e il rafforzamento del patriarcato.

La violenza perpetrata contro le donne in presenza dei figli cesserà di costituire un'aggravante. Senza alcun riguardo, commenta Sandoval, all'interesse superiore dei minori, che si pretende invece, ingiustamente, di tutelare con l'imposizione dell'affido condiviso e senza alcuna comprensione del fatto che la violenza contro le donne provoca sofferenze e danni ai figli.

L'inadempimento degli obblighi genitoriali cesserà di essere considerato un reato e rientrerà nel campo di applicazione della giustizia civile, che ha una minore efficacia deterrente.

La Ley Integral Contra la Violencia de Género del 2004 viene violata introducendo la mediazione familiare in un contesto di violenza come provvedimento cui condizionare la concessione della sospensione della pena. Si tratta evidentemente di una misura che avvantaggia l'aggressore.

Le lesioni, le minacce e l'assoggettamento delle donne a forme di coercizione verranno classificate come reati minori.

La pena del carcere nei casi previsti dalla legge contro la violenza di genere del 2004 potrà essere commutata nel pagamento di una multa, soluzione che verrà ampliamente applicata, si prevede, nei confronti delle vittime economicamente dipendenti dall'aggressore. 

Infine, la riforma del Codice penale approntata dal governo di destra prevede come attenuanti nei casi di violenza di genere l'abuso di alcool da parte dell'aggressore e la costituzione dell'assassino alla Guardia Civil in caso di femminicidio.

La femminista María Sandoval conclude il suo articolo osservando come, complessivamente, le modifiche che si vogliono apportare al Codice Penale spagnolo prefigurano uno Stato di polizia, misogino, sessista e razzista. Esse costituiscono un duro colpo alle conquiste sociali, ai progressi compiuti verso la parità di genere e alla lotta per la sconfitta della violenza patriarcale.

Il blogger giornalista Alessandro Capriccioli alias Metilparaben, già collaboratore dell'Unità e dell'Espresso, si è stufato, e parecchio, di leggere in giro fregnacce moralisteggianti travestite da progressismo. Dunque ha scritto un post titolato: Prostituzione for dummies. Dieci risposte chiarificatrici rivolte ad un interlocutore o una interlocutrice immaginaria le cui affermazioni sono probabilmente tratte da conversazioni sul blog o su Facebook, e sintetizzate dall'autore per come egli le ha intese o fraintese.
Dato che, in occasione dell'approvazione della legge francese contro i clienti, al pluralismo dei commentatori non è corrisposto un pluralismo degli autori - quasi tutti gli articoli di blog e di giornali che ho avuto modo di leggere si pronunciano contro la legge e a favore della cosiddetta libertà di scelta - torno sull'argomento per puntualizzare alcune questioni relative alle dieci risposte di Metilparaben, commentando ogni risposta. Non necessariamente, le idee o le parole attribuite al suo interlocutore immaginario corrispondono alle mie. Le frasi in grassetto sono dell'interlocutore immaginario, le frasi in corsivo sono le repliche di Metilparaben. Fuori dalle virgolette, in carattere predefinito, i miei commenti. La prima e più importante puntualizzazione riguarda il fatto che, per me, non è in questione la libertà della donna di vendersi, ma la libertà dell'uomo di comprarla.


La prostituzione rappresenta una forma di sfruttamento, e in molti casi di schiavitù, che non possiamo accettare.
La frase andrebbe riformulata, perché in realtà quello che non possiamo accettare è che qualcuno sfrutti il lavoro delle prostitute o che costringa le donne a prostituirsi: ed in effetti si tratta di comportamenti che debbono essere severamente repressi. La prostituzione in sé e per sé, fuori dai casi di costrizione, mi pare accettabilissima.
Coloro che scrivono molto a favore della libertà di prostituirsi, scrivono molto poco o nulla contro la schiavitù sessuale. Ne accennano, per concedere che, in effetti, la schiavitù sessuale va repressa, ma soprattutto per affermare la differenza tra schiave e prostitute libere. Credo ciò esprima bene quel che essi considerano accettabile e quel che considerano inaccettabile.
Tra la schiavitù e la libertà (di...), vi sono molte situazioni intermedie caratterizzate dall'assoggettamento, dal bisogno e dall’induzione. La prostituzione non è trasversale a tutte le condizioni sociali, si prostituiscono in netta prevalenza le donne, le povere e le immigrate. Mentre i clienti sono uomini, benestanti, autoctoni. La prostituzione è un rapporto di potere, anche quando non raggiunge l'estremo del rapporto tra padrone e schiavo.
Se nella prostituzione, tra schiavitù e libertà (di...) vi è distinzione, non vi è però soluzione di continuità. I clienti e i bordelli non distinguono tra libere e schiave. Neanche nei paesi regolamentaristi. Così, la prostituzione libera, per quanto marginale, diventa una condizione favorevole per la schiavitù sessuale.


D’accordo, ma vendere il proprio corpo è comunque una pratica umiliante per la donna.
Può essere. Ma allora dovremmo considerare altrettanto umiliante lavorare in fabbrica, fare il facchino, esercitare il mestiere di badante. Non lavorano con le mani, le braccia, le gambe, costoro? E quindi non “vendono il loro corpo”? Oppure le parti intime debbono essere considerate più “corpo” delle altre? E che dire di chi svolge un lavoro intellettuale? Di chi, cioè, vende qualcosa di ancora più significativo del proprio corpo, vale a dire il proprio cervello, il proprio pensiero, la propria intelligenza?
Lo stesso Capriccioli deve avere il sospetto che la prostituzione non sia un lavoro come un altro, quando in apertura del suo articolo sostiene che lo sfruttamento della prostituzione deve essere severamente represso, nonostante tutti i lavoratori dipendenti siano sfruttati.
Esistono lavori sgradevoli, faticosi, che non richiedono una competenza qualificata. Diventano umilianti perchè sono svolti solo da alcuni in un rapporto di gerarchia. Sono i lavori delle donne, dei poveri, dei migranti. Il lavoro di pulizia dà persino luogo alla figura della donna delle pulizie, tanto è coincidente il lavoro con il genere di chi lo svolge. Possiamo ammettere l'ingiustizia e immaginare come soluzione la redistribuzione di questi lavori. Parliamo di lavori necessari o comunque socialmente utili. Lavori che svolgeremmo anche in una società di liberi ed eguali, con una diversa organizzazione del lavoro più giusta ed egualitaria. Lavori che spesso svolgiamo anche volontariamente. In tutti questi lavori, l'umiliazione, l'alienazione, lo sfruttamento sono dati accessori per quanto prevalenti, ma non necessari. Nella prostituzione sono invece dati costitutivi. L'ingiustizia della prostituzione non si corregge redistribuendola. In una società di liberi ed eguali, la prostituzione non avrebbe senso di esistere, poichè la sessualità femminile sarebbe realmente libera, in quanto non controllata e finalizzata dal desiderio maschile.
La prostituta non vende il proprio desiderio, vende la negazione del proprio desiderio. Dunque, un intellettuale potrebbe trovarsi metaforicamente nella condizione della prostituta nel momento in cui vendesse la negazione di ciò che egli realmente pensa. Tuttavia, possiamo immaginare che gli intellettuali abbiano una maggiore possibilità di sceltà. Se non ce l'hanno, parliamo di negazione della libertà di espressione.
In tutti i lavori manuali, il corpo del lavoratore usa strumenti. Nella prostituzione una persona usa il corpo di un’altra persona, come fosse esso stesso uno strumento. Il corpo è una unità psicofisica e coincide con la persona. Molti libertari della prostituzione immaginano di superare la distinzione tra le diverse parti del corpo, parti intime e non, ma riprongono di fatto la distinzione tra corpo ed anima. Per cui vendere il corpo sarebbe vendere altro da sè.


Sì, ma io credo che prostituirsi non possa essere una scelta davvero libera: chi lo fa, anche se non è costretto fisicamente da qualcuno, è comunque indotto a farlo da uno stato di necessità.
Anche questo può essere. Così come sono indotti dalla necessità gli operai, i pizzaioli, gli elettricisti. Voglio dire, se la cosa intollerabile è che si svolga un lavoro solo per bisogno bisognerebbe abolirli quasi tutti, i lavori, mica solo quello delle prostitute.
Sulla differenza tra la prostituzione e il lavoro ho scritto appena sopra. Qui aggiungo tuttavia che a nessuno verrebbe in mente di difendere il lavoro subordinato con gli argomenti che si usano per difendere la prostituzione. Che le persone siano costrette a svolgere pessimi lavori per bisogno, è una situazione che giudichiamo ingiusta e che vogliamo superare. Non usiamo uno stato di bisogno per giustificarne un altro.
Possiamo distinguere due situazioni. Una nella quale le leggi e i contratti permettono il miglioramento delle condizioni di lavoratori ed una nella quale non lo permettono. Ed allora esigiamo l'abolizione.
E' quel che abbiamo fatto per la schiavitù, ma anche per condizioni servili prossime alla schiavitù, sia pure formalmente scelte dal servo, come la servitù debitoria. Il sistema si basava sulla stipula di un contratto tra il lavoratore emigrante e il mercante o il proprietario dell'imbarcazione che lo avrebbe trasportato. Giunti a destinazione il contratto veniva venduto all'asta ai datori di retribuzione che con esso acquistavano il debito contratto dall'emigrato per partire e, quindi, la futura prestazione d'opera necessaria a riscattarlo. Ora, è evidente che il bisogno che induce una persona ad accettare un lavoro di operaio, elettricista, pizzaiolo, non rende accettabile che una persona per bisogno accetti di sottoporsi ad un lavoro a tempo determinato, ma non retribuito, per estinguere un debito come fosse una retribuzione anticipata. La differenza tra le due situazioni è data dall'eccessivo dislivello di potere, che espone il servo, a differenza dell'operaio, del pizzaiolo e dell'elettricista, all'elevata probabilità di essere vittima di abusi psicologici, fisici, sessuali. Proprio come accade nella prostituzione.


Eh, ma il sesso è una cosa diversa.
In che senso? O meglio, per chi? Per te? E’ possibile. Infatti tu non ti prostituisci, e per sopravvivere fai, supponiamo, la commessa. Invece per un’altra (o per un altro) potrebbe essere il contrario: prova ne sia il fatto che sceglie di offrire sesso a pagamento invece di lavorare da H&M.
Se parliamo di scelta dettata dal bisogno, una scelta non prova una preferenza. E' molto probabile che molte prostitute preferirebbero fare le commesse. Anche molte commesse preferirebbero fare un altro lavoro e la strada non gli è preclusa. Alle prostitute generalmente è preclusa. La libertà di entrare nella prostituzione non garantisce la libertà di uscirne. Ignoro l'esistenza di testimonianze di ex commesse che sostengano la necessità di abolire il loro precedente lavoro. Esistono invece molte testimonianze di ex prostitute. Per citarne alcune: Andrea Dworkin, Rosen Hicher, Trisha Baptie, testimonianze di varie escort, testimonianza di un prostituto gay, Rebecca Mont.


Boh, io credo comunque che prostituirsi non possa essere mai una scelta del tutto consapevole.
Stai dando delle incapaci di intendere e volere alle prostitute che affermano di fare quel lavoro per libera scelta? Cioè: stai affermando che tu conosci meglio di loro quello che hanno in testa? Credi di poterti permettere di pensare al loro posto? Non ti pare una pretesa, come dire, un tantino presuntuosa? Non ti pare che sia il tuo atteggiamento, la cosa davvero “inaccettabile”?
La libertà delle donne è una libertà nel patriarcato e non dal patriarcato. Le donne sono educate a valorizzarsi come oggetti sessuali, a riconoscere a se stesse un valore inferiore a quello riconosciuto agli uomini. Le donne prendono meno la parola, occupano meno spazio con il proprio corpo, hanno meno ambizioni e meno opportunità. In questo contesto culturale e sociale scelgono anche di prostituirsi - molte prostitute hanno subito abusi e violenze nell'infanzia - come altre scelgono di fare le casalinghe. Agli uomini piace pensare lo facciano per libera scelta, questo alleggerisce la loro coscienza, così come gli piace pensare che le donne in fondo amino essere maltrattate. Un uomo che si mette a difendere quella libertà, in realtà difende i suoi privilegi. E' la beffa che si aggiunge al danno.


E comunque la prostituzione lede la dignità di tutte le donne. Anche la mia.
Capisco. Quindi stai dicendo che la prostituzione dovrebbe essere vietata perché tu, non si capisce bene in base a quale meccanismo, ti senti lesa nella dignità da chi la esercita. Bene, spiegami una cosa: che differenza c’è tra te e quelli che dicono che il matrimonio gay non si deve fare perché offenderebbe la loro “sensibilità”? No, perché a quella gente diciamo: mica lo devi fare tu, il matrimonio gay, quindi che vuoi? Ecco, a te domanderei: sei forse tu, che devi prostituirti? No? E allora, perdonami, che vai cercando?
Non dico che la prostituzione deve essere vietata. Anzi, sono perchè la prostituzione sia sempre depenalizzata. Sono per la penalizzazione di protettori, favoreggiatori e clienti.
La prostituzione definisce la sessualità femminile come servizio e la sessualità maschile come bisogno. E' dunque lesiva della dignità di entrambi. Tuttavia, tale lesione grava pesantemente sulle donne. E' tra loro che fa morti e feriti. Un indizio di come la prostituzione leda la dignità delle donne lo si può leggere in questo lungo elenco tratto da Non se ne può più di Stefano Bartezzaghi. Oppure lo si può leggere nei commenti che i fan grillini rivolgono a Maria Novella Oppo o in quelli rivolti a Laura Boldrini. O infine, si pensi solo a come viene chiamata una donna ferma in auto al semaforo che impieghi ben tre secondi prima di partire dopo lo scatto del verde dall'automobilista che le sta dietro. O come viene chiamata qualsiasi donna non corriponda le aspettative di un uomo.
Il paragone con i matrimoni gay non ha alcuna pertinenza. Essere gay è un orientamento sessuale, non una scelta. Nessuno è chiamato ad assumersi la responsabilità di essere gay. Non è giustificata la discriminazione di un orientamento sessuale. Intorno ai gay non si è formata una industria. Per realizzare matrimoni gay non si mettono in atto sequestri, traffici di esseri umani, violenze, e stupri.
Gli sgomberi dei campi rom non devo farli io e non li fanno a me. Eppure offendono moltissimo la mia sensibilità.


Non capisci: la prostituzione è frutto di una mentalità maschilista che vede le donne come oggetti.
Ah, sì? Vediamo se ho capito: prima sostieni che le donne che si prostituiscono non sanno quello che fanno, tant’è che ti permetti di spiegarglielo tu e ti spingi fino a volerglielo impedire, dando loro implicitamente delle galline senza cervello che dovrebbero attenersi alle tue convinzioni, e poi blateri che è la prostituzione ad essere maschilista? Non è che sei tu, il maschilista? Non è che sei tu a considerare quelle donne degli oggetti, mettendo in dubbio la loro capacità di decidere autonomamente?
Ovvio che non approvo le considerazioni offensive nei riguardi delle prostitute che il nostro blogger-giornalista attribuisce al suo interlocutore immaginario. Sulla libertà ho già detto sopra.
Qui annoto solo l'uso dell’argomento secondo cui è sessista la denuncia del sessismo, è razzista la denuncia del razzismo, è malvagio rimproverare gli altri di far male, etc. Vedi Tu quoque
Una donna può decidere autonomamente di farsi oggetto, ma questo non cambia la definizione di quello che fa. E' evidente che se la sessualità femminile è subordinata, dietro compenso in denaro, al piacere della sessualità maschile, la donna sarà oggetto e non soggetto e che il provare piacere per la riduzione della donna ad oggetto presuppone una forma mentale maschilista.


Parli così perché non sei una donna, e quindi non capisci.
Mah. Ci sono un sacco di donne che la pensano esattamente come me. Debbo dedurne che tu, oltre a essere indubbiamente più “donna” di me, ti senti anche più “donna” di loro?
In effetti, essere donna non garantisce di avere una posizione favorevole all’emancipazione delle donne dalla prostituzione e da qualsiasi funzione subordinata all’uomo - vi sono donne contro il divorzio, l'aborto, la fecondazione assistita, l'occupazione femminile, vi sono donne che difendono gli stupratori - tuttavia è certo che la prostituzione è molto più popolare tra gli uomini che tra le donne.


E i clienti delle prostitute, allora? Non ti fanno schifo?
Non mi pare che lo “schifo” sia una categoria giuridicamente o politicamente rilevante. Ti ricorderei che a molti fanno “schifo” gli omosessuali: ora, dal momento che ci si batte per fare in modo che il loro “schifo” (pure legittimo individualmente) non si trasformi in una legge valida per tutti, perché mai di dovrebbe tutelare il tuo? Cioè, il tuo schifo è più schifo del loro? E perché? Perché è tuo? Ah, no, dimenticavo: perché tu hai ragione. Un tantino tautologico, non trovi?
Dipende a cosa è riferito il concetto di schifo. Se al fatto che i clienti sono sporcaccioni o al fatto che sono stronzi.
Trovo il paragone tra clienti e omosessuali una espressione di omofobia. O della continua confusione tra essere e fare. Ne ho già parlato sopra e non ci ritorno.
I motivi per cui si può ritenere che i clienti facciano schifo si possono leggere sul forum Gnoccatravel, su qualsiasi forum di clienti per escort, sulle citazioni di clienti francesi tratte da Corpi a perdere di Emilio Quadrelli. Dei clienti buoni parla Free Irish Woman.
Come scrive Enrique Javier Diez: Quando si parla di prostituzione, si occulta, si protegge e si minimizza il ruolo dei clienti.(...) Questo rifiuto di affrontare un esame critico degli utenti della prostituzione, che sono il più importante anello del sistema di prostituzione, non è altro che una difesa tacita delle pratiche e privilegi sessuali maschili. (...) Perché gli uomini si rivolgono alla prostituzione? Maggior parte degli studi di approfondimento e di ricerca sul tema arriva a una medesima conclusione: "Un numero crescente di uomini cerca le prostitute più per dominare, che per godere sessualmente. Nelle relazioni sociali e personali sperimentano una perdita di potere e di mascolinità tradizionale e non riescono a creare rapporti di reciproco rispetto con le donne con le quali si relazionano. Sono questi gli uomini che cercano la compagnia delle prostitute, perché quello che cercano in realtà è un’esperienza di dominio e di controllo totale".


Insomma, mettila come ti pare ma io trovo inaudito che in un paese civile la prostituzione sia legale.
Sai cosa trovo inaudito io, invece? Trovo inaudito che in un paese civile, come lo chiami tu, si pretenda di decidere al posto degli altri. Lo dico quando si parla di eutanasia, di nozze gay, di contraccezione e di aborto: non vedo perché non dovrei dirlo quando si parla di prostituzione. Piuttosto fattela tu, una domanda: com’è che quando sono i vescovi a voler decidere per te ti fai girare i maroni, e poi tu stesso pretendi di decidere al posto di chi si prostituisce? Non è un tantino troppo facile, fare il libertario soltanto sulle cose che ti piacciono?
L'eutanasia e le nozze gay (ripetutamente citate a sproposito) non sono rapporti di potere. L'aborto è una questione ancora diversa, poichè è parte in causa anche l'essere vivente del nascituro. Sono certamente favorevole alla depenalizzazione e legalizzazione dell'aborto, proprio perchè sono contro l'aborto, perchè penso che attraverso la legge il danno possa essere ridotto e superato. Servisse a questo la legalizzazione della prostituzione sarei anche per essa favorevole. Vediamo invece che dove è stata approvata, ha realizzato gli effetti opposti. Ha gettato nella clandestinità le prostitute che non si sono regolarizzate, la grande maggioranza, ha ampliato il mercato, ha aumentato le dimensioni della prostituzione, compreso il numero delle schiave [Germania, bordello d'Europa].
Noi non possiamo decidere per le prostitute, ma non possiamo neanche nasconderci dietro l'alibi del loro vero o presunto consenso. Alla liceità di drogarsi, non corrisponde quella di spacciare droga, alla liceità di farsi male non corrisponde quella di far male, alla liceità di suicidarsi non corrisponde quella di uccidere. Alla liceità di vendere il proprio corpo, cioè se stessi, non può corrispondere quella di comprare gli altri. Principio già acquisito per la compravendita degli organi. La sovranità personale sul proprio corpo va difesa tanto dallo stato, quanto dal mercato. E chi usa potere, violenza o denaro, per assoggettare, umiliare e asservire gli altri, va sanzionato.
E' troppo facile fare il libertario con i corpi degli altri.

Una dichiarazione di voto andrebbe scritta prima dell'apertura delle urne. Avrei potuto e dovuto scriverla ieri. Ma questa è soltanto una confessione. Sto per andare a votare Giuseppe Civati alle primarie del PD, nonostante il Partito democratico non sia il mio partito, i candidati siano tutti maschi, e veda in questo tipo di consultazioni più un surrogato che non un reale strumento di partecipazione. 

Tuttavia, è quello che abbiamo. La sinistra antagonista è dispersa e frammentata, priva di un rilievo nazionale. Allo stato delle cose, qualsiasi prospettiva di cambiamento non potrà prescindere dal Partito democratico. Motivo per cui, è probabile cambierà poco e nulla, se il cambiamento dovrà dipendere prevalentemente dalla dialettica politica. Possiamo confidare di più nei movimenti, ma pure i movimenti non godono di una salute straordinaria. Senza illusioni, con tutto il disincanto possibile, non costa nulla (ok, costa due euro) scegliere tra i tre, il candidato più a sinistra. In sincerità, Gianni Cuperlo non mi dispiace. Mi sembra una persona per bene, colta e competente. Appassionata quanto basta. Forse l'accusa di essere solo l'espressione del vecchio apparato e di D'Alema in particolare, non gli rende giustizia. Umanamente, lo sento il più simile a me. 

Pippo Civati, il candidato più internettiano, conduce un blog dai tempi di Splinder, pare avere un profilo più preciso su alcune questioni. La lotta alla corruzione, la depenalizzazione dei reati minori, è l'unico che sfiducerebbe la ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri per il caso Ligresti. Sulle questioni economiche e fiscali, è per la tassazione progressiva e l'introduzione di un reddito minimo garantito. E' il solo che vorrebbe mandare a casa il governo, sciogliere ogni vincolo con la destra, fare soltanto una riforma elettorale, per tornare al Mattarellum, è andare a elezioni anticipate.

Matteo Renzi lo avverto il più distante di tutti. Non credo sia come Berlusconi. Fisicamente somiglia un po' a David Cameron, il premier conservatore britannico. E' quello del sindaco d'Italia e delle politiche di Ichino sul lavoro. Quello che insiste sulle privatizzazioni e rimanda sine die la patrimoniale.

Civati ha un profilo netto sull'estensione dei diritti civili agli omosessuali, è senza equivoci e tentennamenti favorevole ai matrimoni egualitari per i gay e alle adozioni per le coppie gay. Nel suo documento ha apertamente posto la questione femminiile che lui chiama questione maschile per intendere che il problema è il maschilismo, tanto radicato in questo paese. E' stato l'unico durante il confronto su SkyTg24 a far notare che i presenti (contendenti e intervistatore) erano tutti maschi. Forse in lui, più che una questione centrale è ancora una questione aggiuntiva, ma può essere un inizio ed è un indedito nella politica italiana.

Beppe Grillo ha inaugurato una rubrica sul suo blog per mettere all’iindice i giornalisti che criticano il M5S. La berlina è inaugurata oggi dalla giornalista dell’Unità Maria Novella Oppo. Mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all'editoria. Finanziamenti che il M5S vuole abrogare in modo che la Oppo dovrà cercarsi un lavoro.
La giornalista così indicata è, a quanto riferisce il post, colpevole di aver scritto che i grillini fanno una pagliacciata al giorno; dimostrano di non saper fare niente per l’Italia; e che Grillo vuole il casino totale.
Impossibilitato a smentire, Grillo ha confermato a più non posso. Con l’ausilio di tanti commenti violenti e sessisti.
Maria Novella Oppo - che riceve la solidarietà di Giulia Giornaliste - è abituata agli insulti di stampo sessista. Ma noi possiamo smettere di essere abituati. Di certo, non possiamo abituarci al fatto che sia un intero partito e il suo leader ad assumere, amplificare, incentivare questa forma di aggressività verbale. Al comico che si fa politico non possono corrispondere i troll molesti che si fanno opinione pubblica. Dario Fo, sostenitore del movimento, si è dissociato.

Sulla sua pagina di Facebook ha indicato al pubblico ludibrio, la sua ossessione preferita: Laura Boldrini. Il testo introduttivo recita: La Boldrini si indigna. Ma su questo non apre bocca. Ultime tre parole scritte in maiuscolo. Foto allusiva della presidente, occhiali da sole, viso sorridente, testa reclinata all’indietro mentre in primo piano si erge un dito indice. Come a sollecitare commenti pornografici. Che immancabilmente arrivano e sono di una violenza misogina inaudita. Il post linkato attribuisce alla presidente presunte incoerenze. Ad esempio l'indignazione per il post di Grillo contro la giornalista Maria Novella Oppo, ma il silenzio su Nichi Vendola che ride per il microfono strappato al giornalista di Repubblica che tenta di interrogare Riva sui morti di tumore a Taranto. Un paragone piuttosto dubbio. Il post contro Oppo è un atto pubblico mirato a intimidire una giornalista, la risata di Vendola era in una conversazione telefonica privata, volta ad arruffianarsi un impreditore, al fine di tenere insieme la tutela ambientale e i posti di lavoro. Vendola imbarazzante, Grillo antidemocratico. Pubblicata l’intercettazione, Vendola in ogni caso si è scusato. Grillo invece continua a rilanciare.

Terzo colpo della giornata, la pubblicazione della lista dei deputati eletti alla Camera con il premio di maggioranza, dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Il post dichiara abusivi i 150 parlamentari eletti - in testa Celeste Costantino - e dispone che sia loro impedito l’ingresso a Montecitorio. Con i consueti toni e relativi insulti nei commenti sul blog e sui Facebook.
La sentenza della Consulta implica solo che alle prossime elezioni, in mancanza di una riforma elettorale, si voterà con l’attuale legge, senza premio di maggioranza e senza liste bloccate. Le precedenti elezioni non sono invalidate. Nè è conferito ad un leader extraparlamentare il potere di sindacare sulla legittimità degli eletti, meno che mai di sciogliere il parlamento. Quello stesso leader che con la legge oggi incostituzionale solo due mesi fa dichiarava di voler vincere le prossime elezioni. Peraltro, essendo incostituzionali anche le liste bloccate, tutti gli eletti, compresi i 5 stelle, sarebbero abusivi.

Troppo spesso e sempre con maggiore intensità Grillo sollecita gli istinti peggiori per alimentare le sue campagne. Senza esitare a strizzare l’occhio ai fascisti e agli xenofobi. Prossima al fascismo è la modalità di schedare i giornalisti con tanto di foto, nome e cognome, per intimidirli e indurli ad autocensurarsi. In particolare, gli riesce di agitare il maschilismo contro le avversarie politiche. Lo fa in modo virtuale, ma ugualmente rinforza e legittima una subcultura prevaricante che agisce tutti i giorni nella quotidianità reale. Più di ogni razzismo, la misoginia è la matrice di tutte le violenze, chi la agita è il primo abusivo e va fermato.

Questa immagine ci dice che l'autorità è maschile: gli amministratori della città alla presidenza sono tutti uomini. A loro spetta il potere e la competenza. La decorazione invece è femminile. Due ragazze infiocchettate di rosso come un pacco di Natale. Mute e marginali. A loro spetta la parte ornamentale. Nello specifico: la raffigurazione dei pacchi natalizi. L'immagine non ci dice nulla dei personaggi, ma i giornali ci informano che si tratta dell'amministrazione di Taranto, dunque una giunta di sinistra, con un sindaco, Ipazio Stefano, niente meno che di Sel, il partito di Nichi Vendola. Il quale ha criticato l'iniziativa. Nessuno è immune dal sessismo, lo sappiamo. Ciò nonostante stupisce lo stesso. Amministratori di sinistra, nel 2013, ignari del dibattito sul corpo delle donne e delle tante polemiche contro il berlusconismo sessista. Così la foto dice anche del carattere autistico di tanta parte del potere politico. Il caso è stato già riassunto e denunciato dal blog Un altro genere di comunicazione. La Rete delle reti femminili lo ha commentato in questo modo.

Per quanto la trovata sia indifendibile, c'è chi si è impegnato a difenderla nei vari thread di discussione sui social media e sui blog. Anche per via del fatto che una parte delle contestazioni ha preso di mira le ragazze, colpevoli di aver accettato di svolgere quel ruolo. Con la stessa filosofia, il biasimo potrebbe essere esteso a tutte le donne presenti, che non si sono alzate per andarsene. E a tutte le donne lettrici che puntano il dito contro le ragazze invece che contro il sindaco. In un discorso pubblico ha poco senso rimproverare qualcosa alle ragazze. In una situazione di disoccupazione strutturale, prevalentemente femminile e giovanile, in particolare al sud, e proprio in Puglia, dove le opportunità di lavoro sono anche e soprattutto queste, dove la società circostante dimostra di avere queste aspettative, dove la cultura prevalente continua ad educare e a trasmettere modelli secondo cui l'uomo è il soggetto e la donna l'oggetto, è difficile e anche ingiusto pretendere che una ragazza dica no a questo genere di offerte lavorative. Il dito va puntato contro gli amministratori e gli organizzatori, che hanno messo in scena quella rappresentazione dei ruoli di genere. E contro un sistema pubblico e privato fondato sulla segregazione del lavoro, per cui alle ragazze quei lavori si offrono e non altri. Sentendosi messe sotto accuse, le due ragazze si sono difese.

Dato che giudichiamo una rappresentazione e una condizione di segregazione sessuale, ha poco senso anche l'argomento opposto. Quello secondo cui il problema non esiste, perchè le ragazze sono libere e nessuno le ha costrette. Ci mancherebbe altro! Uno spot, un film, una rappresentazione teatrale possono essere razziste, anche senza che gli attori e i modelli neri che vi prendono parti siano obbligati a recitare e ridotti con i ceppi alle caviglie. Dalle catene di montaggio, ai call-center, alle imprese di pulizia, tutti i lavoratori sono formalmente liberi. Ciò non chiude il discorso sulle condizioni di lavoro, sull'alienazione, sullo sfruttamento. Allo stesso modo, il consenso delle donne non chiude il discorso sulle rappresentazioni sessiste e sulla divisione sessuale del lavoro.

Nella discussione, al solito, si inseriscono e confondono argomenti moralisti. Le due ragazze sono state definite veline da Repubblica e poi da molti commentatori. La definizione è stata ritenuta offensiva, come fosse un equivalente edulcorato di prostituta o attrice porno. E' stato commentato l'abbigliamento, scollato, succinto, pacchiano, di cattivo gusto. Tutte questioni non pertinenti. Se le due ragazze fossero state vestite in modo sobrio e morigerato, come due antiche vallette, avrebbero comunque svolto solo una funzione ornamentale. Il discrimine non passa tra nudo o vestito, tra erotico o casto, ma tra soggetto e oggetto.




Élaine Audet

(Traduzione di Maria Rossi)


Ricorre oggi l'anniversario della strage del Politecnico di Montréal. 
Marc Lépine, in nome di un fanatico antifemminismo, massacrò il 6 dicembre 1989 
14 studentesse, colpevoli solo di essere donne.


Dedicata alle 14 giovani donne abbattute da un uomo il 6 dicembre 1989 al Pol...i
tecnico di Montréal al grido di: "Odio le femministe!"
Alla fine di un interminabile minuto, settanta battiti
si sgranano nel tuo petto,
clessidra già squarciata dal rumore e dal furore.
Al termine di un istante impazzito
il tuo cuore gonfio di inutile generosità,
il tuo cuore diventato neve
anticipa l'impatto definitivo di questa fredda punta di metallo
riscaldata dall'odio.
Tu giaci nel liquido pallido del tuo sangue sbiadito,
i tuoi occhi luminosi, i tuoi occhi
chiari e chiaroveggenti restano ostinatamente aperti
di fronte alla massa scura dell'uomo
che non ha ancora finito di crivellare il soffio
del suo silenzio di piombo.
Ella cade, ella infonde in me la tua vita con il trasparente dolore delle madri
che la insegue,
e, come un uccello trova nel cielo la memoria delle migrazioni,
la tua anima
nella morte riapprende l'alfabeto delle nascite.
Vedo tua madre,
le sue braccia trascinate a terra da una tale assenza,
da una così irreparabile perdita, 
tu senti la sua voce che scala le tenebre
e il tuo nome proferisce,
ti raccogli nell'indifferenza di chi non è,
di chi non è ancora nato.
Io ti, vi vedo diventare crocevia di pensieri,
energia sovrana restituita a se stessa,
trovare mille sorelle nello spazio-tempo,
tessuto di carne dalle dita di invisibili fate,
ascoltare notte dopo notte il mormorio delle murate vive,
questo passaparola con il tempo,
che nessuno storico si è degnato di ricordare,
rivivere l'inquietudine delle lunghe veglie,
ove, nella vulnerabilità dell'infanzia,
fluttua ancora il profumo invernale del ginepro.
Non vede il tuo nome il mio,
il nome di ogni donna scritto con lettere di sangue
sulla lavagna stridente di un odio alimentato da lungo tempo.
Senza che tu lo sappia, una voglia feroce
dissipa i tuoi sogni,
tu cerchi ancora di capire,
trafitta da un oscuro lampo,
perché su di te
si vendica questo sconosciuto.
Come avresti potuto immaginare
che la tua sola esistenza
negasse la sua,
il solo odore di verbena nei tuoi capelli
gli facesse ingiuria, al punto da volere la tua morte.
O giovane vita,
Eva è il tuo nome,
il nostro nome, di tutte,
il nostro nome da ragazza.
Robbia di dicembre,
spogliata della sua viva corteccia,
come si uccide 
il colore nella bellezza.



di Maria Rossi


Sul settimanale Gli Altri Angela Azzaro ha recentemente pubblicato un articolo nel quale paventa il pericolo rappresentato dalla approvazione della proposta di legge francese che abolisce la prostituzione che comporterebbe, a suo parere, un ulteriore rafforzamento del moralismo in Italia, Paese vicino. 

Non riconoscendo al progetto alcun significato progressista, Azzaro si stupisce che sia stato presentato dai socialisti (e sostenuto con convinzione - aggiungo- dai comunisti e dal Parti de Gauche), anziché dall'estrema destra di Marine Le Pen, la quale, invece, in perfetta consonanza con le istanze del capitalismo e del patriarcato, propone di rafforzare l'industria del sesso con la riapertura delle case chiuse, in sintonia con la Lega Nord e con una parte del centro destra in Italia.

L'opposizione alla politica abolizionista francese - osserva Azzaro - si è manifestata anzitutto con la presentazione dell'appello dei maiali: Giù le mani dalla mia puttana, un titolo che ritengo illustri con estrema chiarezza la visione che i clienti hanno delle donne che si prostituiscono, non solo perché esse vengono designate con un appellativo misogino, ma, soprattutto, perché ne viene rivendicata la proprietà, l'appartenenza, l'appropriazione, ciò che comporta il disconoscimento della loro umanità, della loro autonoma soggettività, confermando così come per gli stessi clienti la prostituzione si configuri come una condizione di perdita della libertà. Io ti pago e tu ti pieghi, appunto. 

Azzaro richiama poi il manifesto antiabolizionista stilato dal cantante Antoine e sottoscritto tra gli altri da Catherine Deneuve e da Charles Aznavour: un appello che dimostra una scarsa conoscenza della legge appena approvata dall'Assemblea Nazionale francese, dal momento che esprime, tra l'altro, il rifiuto della criminalizzazione delle persone che si prostituiscono, mentre il provvedimento in questione abroga il reato di adescamento attivo e passivo previsto dalla Loi pour la sécurité intérieure del 2003, che sanzionava le persone che praticano rapporti mercenari. 

Per sostenere la sua tesi sul presunto moralismo implicito nella politica abolizionista (da lei denominata proibizionista), Angela Azzaro si ispira al pensiero di Élisabeth Badinter, da lei addirittura gratificata del titolo di regina del femminismo francese. Per la verità non è che Badinter sia particolarmente apprezzata dalle militanti del femminismo del suo Paese e ciò fin dall'epoca della pubblicazione di XY de l'identité masculine, un saggio tutt'altro che recente, visto che risale al 1992. Il suo credito è tale che è stata persino inclusa in un opuscolo di denuncia del mascolinismo!

Prescindiamo pure da queste considerazioni e analizziamo la retorica di Badinter. 

Esiste la prostituzione libera – osserva – praticata da persone che decidono consapevolmente e senza costrizione di disporre del proprio corpo. Io, da vecchia femminista degli anni Settanta, penso che una donna abbia il diritto di usarlo come vuole. O lo Stato vuole promuovere l’ideale di una sessualità sempre e solo legata all’amore? E chi gliene dà il diritto?.
In primo luogo l'esercizio della libertà di scelta presuppone che non si sia soggetti a pressanti condizionamenti esterni ed interni e che si disponga di una gamma sufficientemente ampia di opzioni. Ora: la stragrande maggioranza delle donne prostituite è originaria di Paesi (Africa o Europa dell'Est) devastati dalle politiche neoliberiste. Spesso emigrano in Europa Occidentale, gravate da un debito che è fonte di sfruttamento spietato e che le costringe a ricorrere alla pratica dei rapporti mercenari. Strumento di accumulazione capitalistica, il debito si configura come una forma di spossessamento e di rafforzamento della subordinazione delle persone (in questo caso delle donne) che lo contraggono e come un dispositivo attraverso il quale chi detiene il capitale esercita il suo potere sulla vita di chi è costretto ad indebitarsi.

Anche in Occidente, il neoliberismo e le successive politiche di austerità con le quali è stata affrontata la crisi economica hanno prodotto ed incrementato la precarietà del lavoro e la disoccupazione, inducendo molte donne a far ricorso alla prostituzione per garantirsi la sopravvivenza. Da uno studio del 2004 [Home office (2004) Solutions and Strategies: Drug Problems and Street Sex Markets: London: UK Government] risulta che il 74% delle prostitute del Regno Unito individua nella povertà, nella necessità di sostenere le spese per l'affitto o il mutuo e di provvedere al mantenimento dei figli le cause che le hanno condotte a praticare rapporti mercenari.

La povertà, insieme all'etnia, è anche la principale causa della prostituzione delle minorenni ad Atlanta in Georgia: il 90% delle ragazze che la praticano è afroamericana e non gode di sufficiente istruzione. Il 40% delle giovani afroamericane non ha completato la scuola superiore, il 34% è in condizioni di povertà, che risulta particolarmente grave nel 21% dei casi.

Nella Grecia economicamente distrutta, dove la percentuale della disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto il 75% del totale, il numero delle prostitute è aumentato del 150% in questi ultimi due anni.

In Italia, infine, come documenta il Censis, nel 2012 ha subito un incremento notevole la prostituzione anche minorile come deriva estrema della povertà.

Il sistema prostituente non è soltanto fondato sulle diseguaglianze tra uomini e donne, ma anche su quelle di classe ed etniche. La stragrande maggioranza delle prostitute proviene infatti dai ceti poveri e in tutti gli Stati le donne appartenenti alle minoranze etniche o alle ex colonie sono sovra rappresentate nel mercato del sesso (native in Canada e in molti Paesi dell'America latina, aborigene in Australia, maori in Nuova Zelanda, rom, minoranze etniche in Thailandia, minoranze russe nei Paesi baltici, donne africane ecc..) [Mondialisation de la prostitution, ATTAC France, Claudine Blasco et al., 2007]

Inoltre, una percentuale elevatissima di donne ha subito violenze gravi, spesso l'incesto, durante l'infanzia ed è cresciuta imparando ad usare il sesso come merce di scambio per ottenere affetto ed attenzione oppure, per sottrarsi agli abusi, è fuggita da casa ed è stata reclutata dal mercato della prostituzione, perché non c'era altro modo per sopravvivere.

Se a ciò affianchiamo la giovanissima età di ingresso nel mercato del sesso e la perpetuazione sociale, culturale, mass-mediale dell'ordine simbolico patriarcale che riduce le donne a corpo consacrato alla riproduzione, alla cura e all'appagamento delle istanze di godimento maschile, si comprenderà come ben difficilmente l'esercizio della prostituzione possa configurarsi come il prodotto di una scelta autenticamente libera.

Molti di coloro che la evocano non si interrogano sulle costrizioni sociali, culturali, economiche e psicologiche che influenzano considerevolmente le decisioni individuali. Che significa acconsentire e che ne è del consenso dei dominati e delle dominate? Il lemma in questione può essere assunto in almeno due accezioni: come adesione convinta a qualcosa, ma anche come accettazione, sottomissione alla sorte e al volere altrui. In un sistema sostanzialmente neodarwinista come quello capitalista, specie nella versione neoliberista, sostenere, prescindendo dalle reali condizioni di vita, che i ceti subalterni esercitino un'effettiva libertà di scelta può tradursi nel rafforzamento del potere dei dominanti (incluso quello patriarcale) e dell'oppressione dei subordinati, abbandonati a se stessi e privati di una rete solidale di supporto e di tutela dei loro diritti. Se è così semplice, libero e libertario prostituirsi, perché lo Stato dovrebbe predisporre misure che consentano a tutt* di accedere a un reddito decente e perché noi donne dovremmo lottare per conseguire l'effettiva parità salariale e il superamento della segregazione orizzontale e verticale del lavoro? Prostituiamoci tutte, no? E' così facile! E lo Stato non dovrà preoccuparsi della diffusione della povertà, della disoccupazione e della precarietà.

Scrive Angela Azzaro: In nome delle donne, ma mai della loro libertà, si sta costruendo un immaginario fondato sulla loro presunta ed esaltata debolezza. Qui in realtà non si sta discutendo né di forza né di debolezza, bensì di marcate diseguaglianze di genere, di classe e di etnia, tutte questioni che mi paiono rimosse da chi sembra celebrare invece la libertà di farsi sfruttare ed assoggettare al volere e al potere dei clienti pubblicamente riconosciuti nella prostituzione come padroni sessuali delle donne, come scrive la femminista marxista Carole Pateman. E si sta discutendo di patriarcato alimentato dal capitalismo e, in particolare, dalla fiorente industria del sesso.

E come mai ci parrebbe beffardo glorificare la libertà di scelta in riferimento all'attività dell'operaia, della donna delle pulizie, della badante, della bracciante raccoglitrice di ortaggi per pochi euro (al Nord questo è in genere un lavoro femminile), della precaria operatrice di un call center ecc. e ci sembra invece così normale farvi riferimento nel caso della prostituzione?

Quanto alla libera disponibilità del corpo, essa è stata rivendicata dal femminismo degli anni Settanta allo scopo di ottenere la depenalizzazione dell'aborto e la sottrazione delle donne al dominio maschile. Era, dunque, una richiesta di riappropriazione di se stesse. Ora, invece, l'espressione è intesa nell'accezione opposta, come rivendicazione del diritto di sottomettersi al potere dei clienti. La solita risignificazione post-moderna dei concetti che deriva dalla rassegnazione e dalla rinuncia a modificare lo statu quo, che viene semplicemente rinominato per essere reso accettabile.

Riguardo all'uso del corpo, vorrei poi richiamare la vostra attenzione su alcune considerazioni della sociologa femminista Marie Victoire Louis che mi paiono interessanti. Affermare che "il corpo è mio" significa porre il diritto di proprietà a fondamento della propria identità, a dispetto di tutte le filosofie che pongono la libertà come base della persona. Sostenere erroneamente che il corpo è dissociato dall'essere umano, significa ritenere che esso possa essere venduto o affittato. Una volta che si è riconosciuta a ciascuno la proprietà del corpo si è legittimata la capacità di ogni altro di sfruttare, dominare e appropriarsi di altri esseri umani. La dissociazione del sesso dal corpo, del sesso dall'essere umano e del corpo dall'essere umano è di per se stessa una negazione della persona. Una simile operazione, osserva Louis, può legittimare lo sfruttamento prosseneta del corpo delle donne, così come la schiavitù. Sarebbe più corretto pertanto dire che il corpo sono io, non che il corpo è mio.

E' assolutamente ingiustificata, poi, l'idea di Badinter secondo cui lo Stato francese, con la promulgazione della legge che abolisce la prostituzione, abbia inteso promuovere, in un rigurgito di moralismo, questo o quell'altro ideale di sessualità, in primo luogo perché il ricorso di un cliente a un rapporto mercenario, più che una pratica sessuale, può essere definito una forma di esercizio del dominio su una donna, in secondo luogo - mi pare ovvio - perché il Parlamento d'oltralpe non ha affatto sancito che il sesso debba essere praticato solo all'interno di un rapporto sentimentale e stabile o nell'ambito del matrimonio, né che debba essere etero, omo o bisessuale, finalizzato alla riproduzione, in coppia, in gruppo o da soli, né tanto meno ha legiferato in merito alle posizioni del Kāma Sūtra consentite e a quelle vietate. Queste sono assurdità.

All'accusa di moralismo spesso rivolta alle femministe abolizioniste vorrei replicare riportando alcune riflessioni di Ronan David, sociologo marxista, ricercatore all'Università di Caen. 

Non si tratta di difendere la morale sessuale borghese e puritana, la morale dei parroci e degli imams, di difendere il matrimonio, l'astinenza, la castità o, ancora, i rapporti eterosessuali come i soli legittimi [...] Si tratta piuttosto di stabilire una differenza tra la liberazione del corpo e della sessualità e lo sfruttamento postmoderno, mercantile e cinico della sessualità. Perché il presunto immoralismo dell'età postmoderna è legato, una volta di più, alla logica capitalista di reificazione del corpo e della sessualità. [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , 2007, p.49]

Quest'età [postmoderna] che suppone d'altronde che tutte le produzioni culturali, scientifiche, artistiche si equivalgano, che si dichiara tollerante nei confronti di tutti gli stili di vita, ivi compresi quelli che si iscrivono in una logica di oppressione o di repressione, (prostituzione [...] ecc.), è, in effetti, una vera postura ideologica che maschera la realtà concreta dei rapporti sociali [Ibidem, p.33]

Né si può identificare l'abolizionismo con la contrapposizione tra donne per bene e donne per male, non fosse altro perché a comporre il movimento ci sono moltissime sopravvissute alla prostituzione e femministe che si sono prostituite come Andrea Dworkin. Le donne che praticano rapporti mercenari non sono affatto donne per male: questo linguaggio e queste convinzioni non appartengono alle femministe abolizioniste. Le persone che si prostituiscono meritano assoluto rispetto.

Non mi piace, semmai, che i clienti prostitutori vengano collocati sullo stesso piano delle donne, che essi riducono a meri oggetti sessuali. Avete mai letto le recensioni pubblicate nei forum frequentati dai clienti: spazi di omosocialità nei quali gli utenti manifestano la propria adesione al modello di maschilità egemone imperniata sull'oggettivazione sessuale delle donne, sulla competizione, sull'affermazione e sulla narrazione della propria potenza erotica? Il linguaggio impiegato in molte recensioni è estremamente aggressivo: sfondare di brutto il culo o la fregna, puntellare di brutto un ano, Invito tutti gli amici della sorca romana a spaccare loro il culo per bene, martellate d'ano; oggettivante, con la riduzione della donna, per sineddoche, a singole parti del corpo, per giunta, indicate con vocaboli irridenti; sprezzante ed umiliante, caratterizzato dall'uso di classici epiteti sessisti come : "troie", "zoccole", "manze", "esose puttane", "cessa", chiavica, porca, baldracca, ma anche più fantasiosi come navi in disarmo, vacca tibetana, o espressioni come [mi piacciono le] troie che non pijano na lira ma solo puntellate... I clienti si percepiscono come tecnici che sperimentano l'efficacia e le prestazioni di un prodotto, di una macchina da sesso e, pertanto, impiegano verbi come provare, periziare, testare, effettuare un controllo di qualità. In altri casi, invece, concepiscono il rapporto mercenario come l'impressione del proprio marchio sulla donna-merce, per cui parlano di mettere una tacca o di timbrare una prostituta o una sua parte del corpo (le natiche).

E' giusto collocare sullo stesso piano le donne che si prostituiscono e chi le disumanizza e le reifica in questo modo?

Impegniamoci piuttosto ad individuare soluzioni adeguate affinché nessuna ragazza, nessuna donna debba essere più trattata come una baldracca testata da tizi che pretendono, per aver scucito qualche euro, di sfondarle la fregna o l'ano.

Scusate la conclusione poco elegante e parecchio volgare, ma ritengo che la realtà vada conosciuta e non debba essere edulcorata.

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