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Denunciare la ragazza notav per violenza è una buffonata, ma la molestia non può essere un atto dimostrativo

Il segretario del sindacato di polizia CO.ISP Franco Maccari, intervistato dalla Zanzara, ha dichiarato di aver denunciato, per oltraggio a pubblico ufficiale e per violenza sessuale, Nina De Chiffre alias Jasper Baol, la ragazza notav, salita alla ribalta della cronaca per aver baciato un poliziotto sulla visiera. In un primo momento, la foto del bacio è stata interpretata come un gesto conciliante. Tale da suscitare consensi non violenti e dissensi barricaderi. Interpretazioni smentite sia dalla ragazza, sia dal poliziottoIl poliziotto "baciato" non ha assolutamente avuto la percezione di un gesto amichevole. I presenti raccontano che dopo il "bacio", l'attivista si sarebbe umettata le dita e avrebbe provato ad avvicinarle alla bocca dell'agente. Già allontanata una prima volta, è stata nuovamente invitata a proseguire per la sua strada. La ragazza conferma e rincara:

Ho cercato di provocare questo ragazzo con le modalità di una sex worker, una prostituta insomma. So quali siano le regole d'ingaggio delle forze dell'ordine e ci ho giocato: so bene che non possono reagire alle provocazioni. Non mi sono limitata a baciarlo come si è visto in foto, insomma: gli ho detto delle cose per vedere se reagiva, ma lui è rimasto immobile. Gli ho anche leccato la visiera, mi sono bagnata le dita e ho toccato le sue labbra. Il mio era un gesto di spregio verso le forze dell'ordine. Volevo che quel poliziotto si ricordasse quello che è successo a Marta di Pisa: lo scorso luglio è stata molestata e picchiata senza nessuna conseguenza per gli agenti. (...)  è stata una cosa improvvisa. Ho visto questo ragazzo giovanissimo nella sua divisa, ho provato pena e disgusto per lui.
[Repubblica 18.11.2013]

Così il segretario del Coisp a Radio24 dichiara e giustifica la sua iniziativa:

Ho denunciato la tipa No Tav che ha baciato il casco del poliziotto. Ci sono un paio di reati: uno è l’oltraggio, ma anche la violenza sessuale.
Se io vengo lì e la bacio sulla bocca, non è reato? Se un poliziotto va a baciare un manifestante a caso viene fuori la terza guerra mondiale.
Siamo stanchi di prendere le botte dai No Tav. Se lo facciamo, ci sono miliardi di polemiche, altro che casco. Viene fuori la guerra mondiale appena tocchiamo con un fiorellino qualcuno. In Italia non si può più fare niente.
[Il Fatto, 12.12.2013]

La violenza sessuale è un dramma sociale serio. Che spesso gli uomini colpevolmente sottovalutano. O addirittura buttano in caciara. In tal modo è possibile che un uomo, ancorché tutore dell'ordine pubblico, colga il pretesto di una norma del codice penale, per mettere in atto una trovata. Una iniziativa propagandistica e provocatoria. Il Coisp non è nuovo alle provocazioni. E' il sindacato dei sit-in e dei continui interventi contro Patrizia Aldrovandi. Il suo leader, Franco Maccari, si è già distinto per aver dichiarato la volontà di lanciare lacrimogeni sul Senato, in una intervista al blog di Beppe Grillo.

La denuncia non può essere presa sul serio, perchè la violenza è un rapporto di potere, è violenza di genere, una modalità con cui il genere maschile domina e subordina quello femminile. Ribaltare le parti per astrazione, significa aggiungere la beffa al danno. Il poliziotto baciato non è mai stato in pericolo, non è mai stato messo in una condizione di inferiorità, non ha mai perso il controllo della situazione, non ha subito alcuna conseguenza negativa. Suscita solo rabbia e indignazione immaginare che Nina De Chiffre finisca sotto processo per violenza, mentre chi ha esercitato violenza su Marta rimane impunito. A parti invertite non sarebbe seguita nessuna guerra mondiale. Le parti sono sempre state invertite e l'impunità è stata la regola.




Ciò detto, c'è qualcosa che non funziona nelle dichiarazioni della ragazza e in alcuni argomenti che vogliono prenderne le difese. L'opinione secondo cui la denuncia sia inopportuna, propagandistica, provocatoria, non può indurre ad affermare principi sbagliati. La denuncia del Coisp può essere contestata sul piano dell'opportunità, non su quello dei principi.
Monica Lanfranco critica l'inziativa del Coisp con un articolo nel quale implicitamente sostiene che la violenza sessuale è solo la violenza riconoscibile come violenza grave: L’insulto non è rivolto solo verso le donne vittime di violenza, che quando denunciano i violentatori non è per un bacio (...) una trovata becera come confondere e paragonare una provocazione innocua e banale con la violenza sessuale. Tuttavia, tante volte si infierisce sulle donne con presunte provocazioni innocue: dal bacio rubato alla pacca sul sedere, comportamenti che possono configurare il reato di violenza sessuale da quando la legge ha superato la distinzione tra violenza carnale e atti di libidine violenta. Superamento sempre contestato dai maschilisti. Ora non si può teorizzare che un bacio non desiderato non sia violenza.
Il rapporto tra oppressore e oppresso si ribalta denunciando l'oppressione, non facendone l'imitazione, con il rischio di legittimarlo in astratto. Trovo confuso e pericoloso praticare e poi anche teorizzare che la molestia sessuale possa essere una legittima pratica punitiva, provocatoria, o dimostrativa contro l'autorità. O persino di disobbedienza civile. Disobbedienza civile è violare una zona rossa, per opporsi alla privatizzazione di un territorio che si ritiene debba essere invece un bene pubblico accessibile a tutti. In tal caso ha senso ribellarsi ad una limitazione che si ritiene ingiusta. Baciare una persona, metterle le dita in bocca contro il suo consenso significa violare lo spazio fisico e psicologico della sua personale sovranità. Quella sul proprio corpo. Non può esserci la giusta rivendicazione che il corpo della tal persona sia un bene pubblico disponibile per tutti. O un mero essere simbolico deumanizzato. La ragazza non voleva fare sesso o scambiare affetto. Voleva manifestare disprezzo. Ma quella è la sostanza della violenza sessuale. Il sesso usato a fini di dominio e di disprezzo estremo. Stona poi, il riferimento alla sex worker provocatoria e oltraggiosa. Le prostitute non sono oltraggiose, sono oltraggiate.

La violenza è un rapporto di potere e le parti non si possono rovesciare in astratto. Il poliziotto e la manifestante non stanno sullo stesso piano. Le cose però si complicano se mettiamo a confronto una poliziotta con un manifestante. Anche agli uomini succede di trovarsi in una posizione di inferiorità rispetto ad una autorità femminile. Non in quanto maschi. Anzi, l'esser maschi è l'opportunità che essi credono di avere per riequilibrare la situazione e sminuire, delegittimare la controparte. Facendo ricorso alla molestia sessuale, agita o soltanto verbale. Senza bisogno di mettere a confronto una poliziotta e un manifestante o un'automobilista e una vigilessa, basti pensare alla quantità di violenza verbale sessista che un numeroso popolo maschile riversa contro la presidente della Camera Laura Boldrini e contro tante altre donne potenti, spacciando questa violenza come opposizione, protesta, difesa, come libera e legittima espressione contro il potere politico.

Il sesso come mezzo per sottomettere, umiliare, delegittimare, è un fondamento del sessismo e non può cambiare di segno, essere imitato o sovvertito. L'immaginario del proletario che punisce la donna aristocratica o borghese - rappresentato in alcuni film degli anni '60 e '70 - non può essere rovesciato e assunto da una ragazza notav per metterlo in atto contro un poliziotto. Sovvertire significa distruggere i principi su cui si basa l'ordine costituito per sostituirli con principi di segno opposto. Sovvertire è l'esatto contrario di imitare e normalizzare. Rivendicare la molestia come espressione di disprezzo non sovverte, al contrario conferma e legittima il codice della violenza sessista. Ridurre una persona a simbolo della sua appartenenza non sovverte, ma conferma e legittima il codice della deumanizzazione. In un rapporto asimmetrico, i codici non si possono ribaltare. Come nel confronto tra un attaccante e un portiere. Se il portiere pensa di poter sovvertire i ruoli e butta lui la palla in porta, realizza sempre un punto a suo sfavore: si dice autogol.

One Response to “Denunciare la ragazza notav per violenza è una buffonata, ma la molestia non può essere un atto dimostrativo”

  1. Come ho già detto per molestie sessuali si intende “ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale o qualsiasi altro comportamento basato sul sesso che offenda la dignità delle donne e degli uomini, inclusi atteggiamenti male accetti di tipo fisico, verbale o non verbale; la caratteristica essenziale sta nel fatto che si tratta di un atto indesiderato da parte di chi lo subisce e che spetta al singolo individuo stabilire quale comportamento egli possa tollerare e quale sia da considerarsi offensivo.”
    Alla luce delle dichiarazioni della manifestante il gesto è fuor di dubbio una molestia sessuale.
    Resta il fatto che, dal punto di vista etico, non posso schierarmi col poliziotto offeso, e la mia è una necessità morale, che nasce dal mio personale bisogno di non essere il Ponzio Pilato della situazione.
    Sebbene sia giusto sottolineare che protestare facendo uso della violenza non è che un modo di perpetuare la violenza (non è logico denunciare la violenza sessuale perpetrando una violenza sessuale contro il simbolico colpevole impunito), alla luce della condotta del suddetto sindacato la scelta di denunciare non può che essere interpretata che come pretestuosa e strumentale, e in quanto tale va denunciata.
    Le forze dell'ordine non possono pretendere di mantenere un ordine che esse per prime non rispettano e la rabbia del cittadino, dal mio punto di vista, è molto più comprensibile di questo loro appellarsi ad astratti principi nei quali hanno dimostrato di non credere affatto.

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