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Il PD non va bene, ma alla sua sinistra cosa c'è?

Nella home di Facebook, ho letto una sequenza di status - commenti, invettive, insulti, sfottò - contro la partecipazione alle primarie del PD. Prima, durante e dopo il voto. Per dire in sostanza due cose: è sbagliato contribuire al successo politico del PD; è sbagliato dare soldi al PD (il contributo di due euro richiesto ai non iscritti per poter eleggere il segretario). Sbagliato, perchè il PD è un partito di centro, che sostiene insieme alla destra un governo sottomesso all'austerity dei tecnocrati europei. Ad amplificare la voce contro i tre milioni di elettori democratici ha provveduto Beppe Grillo: La capacità di parte degli italiani di farsi prendere per il culo è inimmaginabile (...) Il pdmenoelle ha incassato insieme agli altri partiti due miliardi e trecento milioni di finanziamenti illegali, bocciati da un referendum. Nel mese di luglio (...) ha goduto di altri 91 milioni di euro di finanziamento insieme ai partiti complici. E ora, ancora, ancora, non e' sazio ancora di elettori masochisti, ancora. Due euro per votare ancora. Per farsi prendere per il culo ancora.

L'esito delle primarie sembra dare ragione ai critici. Il candidato di sinistra, Pippo Civati, ha ottenuto un risultato modesto (14%), anche se superiore a quello incassato nei congressi di circolo (9%). Un risultato simile a quello di Fausto Bertinotti nel 2006 e di Nichi Vendola nel 2012. Sempre all'incirca un sesto dei voti. Mentre ha stravinto il candidato - anche esteticamente - più moderato: Matteo Renzi. Già primo nei congressi di circolo con il 45%, nelle primarie ottiene il 68%. Uno studio dell'Istituto Cattaneo informa che lo scarto più ampio tra i due risultati si è verificato nelle regioni rosse.

Le ragioni della vittoria di Renzi sono spiegate in un post di Nunzia Penelope. Scritto con garbo e ispirato da ottimismo e buon umore, motiva il suo personale consenso. Mi permetto di sintetizzarlo. I contenuti del nuovo leader sono pop: si occupa dei costi della politica invece che dell'evasione fiscale. I suoi modi sono sbrigativi, anche se attento agli interlocutori (peraltro, è difficile liquidare gli altri, ignorandoli). Cambia spesso collaboratori. Di economia non capisce niente, però è bravo e se studia può impararla, diversamente da quanto ha fatto dal 2009. Tuttavia, è il cavallo vincente e piace ai giovani.

Per vincente, si intende colui finalmente in grado di battere in modo netto Berlusconi alle prossime elezioni. E anche Grillo. Una parte dei suoi elettori, lo ha ritenuto inoltre vincente perchè capace di rottamare il famigerato apparato del partito, impersonato dallo spettro di Massimo D'Alema, rappresentato nelle primarie - si dice a torto o a ragione - da Gianni Cuperlo, che pur arrivando secondo ha ottenuto il peggior risultato in confronto alle aspettative, l'unico ad essere votato meno dai simpatizzanti che dagli iscritti, crollando dal 38% dei congressi di circolo al 18% delle primarie.

http://metaforum.over-blog.com/2013/12/primarie-pd-2013-il-terzo-segreto-di-satira.html
Nonostante questo quadro, tornando indietro credo confermerei la mia scelta di votare e di mettere una croce su Civati. Era prevedibilmente perdente, ma non sono indifferenti le dimensioni della sconfitta, nè il fatto di ottenere un risultato migliore o peggiore di quello ricevuto dagli iscritti, al fine di poter esercitare un condizionamento. E sulle dimensioni della sconfitta, le previsioni erano più oscure. Inoltre, mi sembra una buona cosa partecipare al successo, non solo di un partito, ma anche di due strumenti: le primarie, la cui alternativa sono le cooptazioni nei caminetti; i microfinanziamenti, la cui alternativa sono la dipendenza dal finanziamento pubblico, dagli imprenditori e le ruberie. E' vero che il PD non si fa mancare nulla, tuttavia si può sperare che, anche da successi come questo, impari a puntare di più su piccole quote di finanziameno da parte di tanti militanti e simpatizzanti.

Ho contribuito pure ad un successo del Partito Democratico, è vero, nonostante non sia il mio partito e faccia una politica che non mi piace. I dirigenti vecchi e nuovi del PD puntavano su un cambio di governo in Germania, affinchè fosse possibile mettere in discussione le politiche di austerità in Europa. Quel cambiamento non è avvenuto, Angela Merkel ha vinto di nuovo, e l'Italia di centrosinistra non sembra avere nè le capacità, nè le intenzioni di assumere una iniziativa. Abbiamo il pareggio di bilancio in Costituzione e il fiscal compact che ci costringe a reperire 50 miliardi l'anno, per rientrare nel paramentro del 60% di debito in rapporto al PIL entro vent'anni. Un cappio che strozzerà qualsiasi possibilità di crescita o che, anche peggio, provocherà ulteriori recessioni [Cfr. Luciano Gallino, 28.11.2013].

Sono necessari un partito e un leader che mettano in discussione questa politica, ma all'orizzonte non si vedono, salvo affidarsi al populismo di Beppe Grillo. L'insuccesso del PD, in questa fase, è il successo di Grillo. E' lui che ha protestato per la riuscita delle primarie. Ed io non ritengo al momento sia un bene contribuire al successo di un movimento che fa opposizione al parlamento, che usa la violenza verbale, che strizza l'occhio ai fascismi, ai razzismi, ai maschilismi, che cavalca il movimento dei forconi, che incita le forze dell'ordine a insubordinarsi al potere politico.

L'insuccesso delle primarie del PD sarebbe stato un successo di Grillo, perchè alla sinistra del PD non esiste alcun competitore. E' una questione che molti critici da sinistra del PD, eludono. Nonostante quel partito così moderato, che nel corso degli anni ha puntato a temperare il neoliberismo e l'atlantismo, traendo da ogni sconfitta la lezione di doversi moderare ancora di più. Alla sua sinistra avrebbero dovuto aprirsi praterie. Oggi, con l'affermazione di Renzi, dovrebbero aprirsi voragini. Eppure non c'è nulla. La forza più consistente, Sinista, Ecologia e Libertà, viaggia sul 3-4%, proprio grazie al fatto di essere abbarbicata al PD, che gli garantisce una truppa di eletti. Il resto sono solo lumicini tra lo 0,1 e l'1%, compresa la vecchia Rifondazione Comunista, la cui maggioranza interna non riesce neppure ad eleggere il segretario. A stare su queste percentuali c'è anche il Pdci, decimale in più, decimale in meno. Fosse anche un punto. L'altra piccola forza antagonista era Sinistra Critica (0,4-0,6% alle elezioni). Questa estate si è scissa in Sinistra Anticapitalista e Solidarietà Internazionalista. Provo molto affetto e molto rispetto per tutti i compagni e le compagne che militano in queste formazioni. Mi sento con loro. Non so bene in quale formazione. E con i tanti che militano nella Fiom, nei NoTav, che leggono il Manifesto. Tuttavia, è evidente che non siamo una alternativa. Nè da soli, nè messi insieme. Come Syriza in Grecia. O anche solo come la Linke tedesca.

Per tutti questi ultimi vent'anni, il tentativo di condizionare e di ancorare a sinistra il PDS/DS/PD si è risolto in un fallimento. Il tentativo di costruire una alternativa a sinistra e di sinistra si è risolto in un altro fallimento. Due politiche fallimentari. Dunque, entrambe valide. Se si rifiuta la terza via del populismo grillino, non rimane che insistere su quelle due e non vi è motivo che una pregiudichi l'altra.

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