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La strage del Politecnico di Montréal




Élaine Audet

(Traduzione di Maria Rossi)


Ricorre oggi l'anniversario della strage del Politecnico di Montréal. 
Marc Lépine, in nome di un fanatico antifemminismo, massacrò il 6 dicembre 1989 
14 studentesse, colpevoli solo di essere donne.


Dedicata alle 14 giovani donne abbattute da un uomo il 6 dicembre 1989 al Pol...i
tecnico di Montréal al grido di: "Odio le femministe!"
Alla fine di un interminabile minuto, settanta battiti
si sgranano nel tuo petto,
clessidra già squarciata dal rumore e dal furore.
Al termine di un istante impazzito
il tuo cuore gonfio di inutile generosità,
il tuo cuore diventato neve
anticipa l'impatto definitivo di questa fredda punta di metallo
riscaldata dall'odio.
Tu giaci nel liquido pallido del tuo sangue sbiadito,
i tuoi occhi luminosi, i tuoi occhi
chiari e chiaroveggenti restano ostinatamente aperti
di fronte alla massa scura dell'uomo
che non ha ancora finito di crivellare il soffio
del suo silenzio di piombo.
Ella cade, ella infonde in me la tua vita con il trasparente dolore delle madri
che la insegue,
e, come un uccello trova nel cielo la memoria delle migrazioni,
la tua anima
nella morte riapprende l'alfabeto delle nascite.
Vedo tua madre,
le sue braccia trascinate a terra da una tale assenza,
da una così irreparabile perdita, 
tu senti la sua voce che scala le tenebre
e il tuo nome proferisce,
ti raccogli nell'indifferenza di chi non è,
di chi non è ancora nato.
Io ti, vi vedo diventare crocevia di pensieri,
energia sovrana restituita a se stessa,
trovare mille sorelle nello spazio-tempo,
tessuto di carne dalle dita di invisibili fate,
ascoltare notte dopo notte il mormorio delle murate vive,
questo passaparola con il tempo,
che nessuno storico si è degnato di ricordare,
rivivere l'inquietudine delle lunghe veglie,
ove, nella vulnerabilità dell'infanzia,
fluttua ancora il profumo invernale del ginepro.
Non vede il tuo nome il mio,
il nome di ogni donna scritto con lettere di sangue
sulla lavagna stridente di un odio alimentato da lungo tempo.
Senza che tu lo sappia, una voglia feroce
dissipa i tuoi sogni,
tu cerchi ancora di capire,
trafitta da un oscuro lampo,
perché su di te
si vendica questo sconosciuto.
Come avresti potuto immaginare
che la tua sola esistenza
negasse la sua,
il solo odore di verbena nei tuoi capelli
gli facesse ingiuria, al punto da volere la tua morte.
O giovane vita,
Eva è il tuo nome,
il nostro nome, di tutte,
il nostro nome da ragazza.
Robbia di dicembre,
spogliata della sua viva corteccia,
come si uccide 
il colore nella bellezza.

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