Élaine Audet

(Traduzione di Maria Rossi)


Ricorre oggi l'anniversario della strage del Politecnico di Montréal. 
Marc Lépine, in nome di un fanatico antifemminismo, massacrò il 6 dicembre 1989 
14 studentesse, colpevoli solo di essere donne.


Dedicata alle 14 giovani donne abbattute da un uomo il 6 dicembre 1989 al Pol...i
tecnico di Montréal al grido di: "Odio le femministe!"
Alla fine di un interminabile minuto, settanta battiti
si sgranano nel tuo petto,
clessidra già squarciata dal rumore e dal furore.
Al termine di un istante impazzito
il tuo cuore gonfio di inutile generosità,
il tuo cuore diventato neve
anticipa l'impatto definitivo di questa fredda punta di metallo
riscaldata dall'odio.
Tu giaci nel liquido pallido del tuo sangue sbiadito,
i tuoi occhi luminosi, i tuoi occhi
chiari e chiaroveggenti restano ostinatamente aperti
di fronte alla massa scura dell'uomo
che non ha ancora finito di crivellare il soffio
del suo silenzio di piombo.
Ella cade, ella infonde in me la tua vita con il trasparente dolore delle madri
che la insegue,
e, come un uccello trova nel cielo la memoria delle migrazioni,
la tua anima
nella morte riapprende l'alfabeto delle nascite.
Vedo tua madre,
le sue braccia trascinate a terra da una tale assenza,
da una così irreparabile perdita, 
tu senti la sua voce che scala le tenebre
e il tuo nome proferisce,
ti raccogli nell'indifferenza di chi non è,
di chi non è ancora nato.
Io ti, vi vedo diventare crocevia di pensieri,
energia sovrana restituita a se stessa,
trovare mille sorelle nello spazio-tempo,
tessuto di carne dalle dita di invisibili fate,
ascoltare notte dopo notte il mormorio delle murate vive,
questo passaparola con il tempo,
che nessuno storico si è degnato di ricordare,
rivivere l'inquietudine delle lunghe veglie,
ove, nella vulnerabilità dell'infanzia,
fluttua ancora il profumo invernale del ginepro.
Non vede il tuo nome il mio,
il nome di ogni donna scritto con lettere di sangue
sulla lavagna stridente di un odio alimentato da lungo tempo.
Senza che tu lo sappia, una voglia feroce
dissipa i tuoi sogni,
tu cerchi ancora di capire,
trafitta da un oscuro lampo,
perché su di te
si vendica questo sconosciuto.
Come avresti potuto immaginare
che la tua sola esistenza
negasse la sua,
il solo odore di verbena nei tuoi capelli
gli facesse ingiuria, al punto da volere la tua morte.
O giovane vita,
Eva è il tuo nome,
il nostro nome, di tutte,
il nostro nome da ragazza.
Robbia di dicembre,
spogliata della sua viva corteccia,
come si uccide 
il colore nella bellezza.



di Maria Rossi


Sul settimanale Gli Altri Angela Azzaro ha recentemente pubblicato un articolo nel quale paventa il pericolo rappresentato dalla approvazione della proposta di legge francese che abolisce la prostituzione che comporterebbe, a suo parere, un ulteriore rafforzamento del moralismo in Italia, Paese vicino. 

Non riconoscendo al progetto alcun significato progressista, Azzaro si stupisce che sia stato presentato dai socialisti (e sostenuto con convinzione - aggiungo- dai comunisti e dal Parti de Gauche), anziché dall'estrema destra di Marine Le Pen, la quale, invece, in perfetta consonanza con le istanze del capitalismo e del patriarcato, propone di rafforzare l'industria del sesso con la riapertura delle case chiuse, in sintonia con la Lega Nord e con una parte del centro destra in Italia.

L'opposizione alla politica abolizionista francese - osserva Azzaro - si è manifestata anzitutto con la presentazione dell'appello dei maiali: Giù le mani dalla mia puttana, un titolo che ritengo illustri con estrema chiarezza la visione che i clienti hanno delle donne che si prostituiscono, non solo perché esse vengono designate con un appellativo misogino, ma, soprattutto, perché ne viene rivendicata la proprietà, l'appartenenza, l'appropriazione, ciò che comporta il disconoscimento della loro umanità, della loro autonoma soggettività, confermando così come per gli stessi clienti la prostituzione si configuri come una condizione di perdita della libertà. Io ti pago e tu ti pieghi, appunto. 

Azzaro richiama poi il manifesto antiabolizionista stilato dal cantante Antoine e sottoscritto tra gli altri da Catherine Deneuve e da Charles Aznavour: un appello che dimostra una scarsa conoscenza della legge appena approvata dall'Assemblea Nazionale francese, dal momento che esprime, tra l'altro, il rifiuto della criminalizzazione delle persone che si prostituiscono, mentre il provvedimento in questione abroga il reato di adescamento attivo e passivo previsto dalla Loi pour la sécurité intérieure del 2003, che sanzionava le persone che praticano rapporti mercenari. 

Per sostenere la sua tesi sul presunto moralismo implicito nella politica abolizionista (da lei denominata proibizionista), Angela Azzaro si ispira al pensiero di Élisabeth Badinter, da lei addirittura gratificata del titolo di regina del femminismo francese. Per la verità non è che Badinter sia particolarmente apprezzata dalle militanti del femminismo del suo Paese e ciò fin dall'epoca della pubblicazione di XY de l'identité masculine, un saggio tutt'altro che recente, visto che risale al 1992. Il suo credito è tale che è stata persino inclusa in un opuscolo di denuncia del mascolinismo!

Prescindiamo pure da queste considerazioni e analizziamo la retorica di Badinter. 

Esiste la prostituzione libera – osserva – praticata da persone che decidono consapevolmente e senza costrizione di disporre del proprio corpo. Io, da vecchia femminista degli anni Settanta, penso che una donna abbia il diritto di usarlo come vuole. O lo Stato vuole promuovere l’ideale di una sessualità sempre e solo legata all’amore? E chi gliene dà il diritto?.
In primo luogo l'esercizio della libertà di scelta presuppone che non si sia soggetti a pressanti condizionamenti esterni ed interni e che si disponga di una gamma sufficientemente ampia di opzioni. Ora: la stragrande maggioranza delle donne prostituite è originaria di Paesi (Africa o Europa dell'Est) devastati dalle politiche neoliberiste. Spesso emigrano in Europa Occidentale, gravate da un debito che è fonte di sfruttamento spietato e che le costringe a ricorrere alla pratica dei rapporti mercenari. Strumento di accumulazione capitalistica, il debito si configura come una forma di spossessamento e di rafforzamento della subordinazione delle persone (in questo caso delle donne) che lo contraggono e come un dispositivo attraverso il quale chi detiene il capitale esercita il suo potere sulla vita di chi è costretto ad indebitarsi.

Anche in Occidente, il neoliberismo e le successive politiche di austerità con le quali è stata affrontata la crisi economica hanno prodotto ed incrementato la precarietà del lavoro e la disoccupazione, inducendo molte donne a far ricorso alla prostituzione per garantirsi la sopravvivenza. Da uno studio del 2004 [Home office (2004) Solutions and Strategies: Drug Problems and Street Sex Markets: London: UK Government] risulta che il 74% delle prostitute del Regno Unito individua nella povertà, nella necessità di sostenere le spese per l'affitto o il mutuo e di provvedere al mantenimento dei figli le cause che le hanno condotte a praticare rapporti mercenari.

La povertà, insieme all'etnia, è anche la principale causa della prostituzione delle minorenni ad Atlanta in Georgia: il 90% delle ragazze che la praticano è afroamericana e non gode di sufficiente istruzione. Il 40% delle giovani afroamericane non ha completato la scuola superiore, il 34% è in condizioni di povertà, che risulta particolarmente grave nel 21% dei casi.

Nella Grecia economicamente distrutta, dove la percentuale della disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto il 75% del totale, il numero delle prostitute è aumentato del 150% in questi ultimi due anni.

In Italia, infine, come documenta il Censis, nel 2012 ha subito un incremento notevole la prostituzione anche minorile come deriva estrema della povertà.

Il sistema prostituente non è soltanto fondato sulle diseguaglianze tra uomini e donne, ma anche su quelle di classe ed etniche. La stragrande maggioranza delle prostitute proviene infatti dai ceti poveri e in tutti gli Stati le donne appartenenti alle minoranze etniche o alle ex colonie sono sovra rappresentate nel mercato del sesso (native in Canada e in molti Paesi dell'America latina, aborigene in Australia, maori in Nuova Zelanda, rom, minoranze etniche in Thailandia, minoranze russe nei Paesi baltici, donne africane ecc..) [Mondialisation de la prostitution, ATTAC France, Claudine Blasco et al., 2007]

Inoltre, una percentuale elevatissima di donne ha subito violenze gravi, spesso l'incesto, durante l'infanzia ed è cresciuta imparando ad usare il sesso come merce di scambio per ottenere affetto ed attenzione oppure, per sottrarsi agli abusi, è fuggita da casa ed è stata reclutata dal mercato della prostituzione, perché non c'era altro modo per sopravvivere.

Se a ciò affianchiamo la giovanissima età di ingresso nel mercato del sesso e la perpetuazione sociale, culturale, mass-mediale dell'ordine simbolico patriarcale che riduce le donne a corpo consacrato alla riproduzione, alla cura e all'appagamento delle istanze di godimento maschile, si comprenderà come ben difficilmente l'esercizio della prostituzione possa configurarsi come il prodotto di una scelta autenticamente libera.

Molti di coloro che la evocano non si interrogano sulle costrizioni sociali, culturali, economiche e psicologiche che influenzano considerevolmente le decisioni individuali. Che significa acconsentire e che ne è del consenso dei dominati e delle dominate? Il lemma in questione può essere assunto in almeno due accezioni: come adesione convinta a qualcosa, ma anche come accettazione, sottomissione alla sorte e al volere altrui. In un sistema sostanzialmente neodarwinista come quello capitalista, specie nella versione neoliberista, sostenere, prescindendo dalle reali condizioni di vita, che i ceti subalterni esercitino un'effettiva libertà di scelta può tradursi nel rafforzamento del potere dei dominanti (incluso quello patriarcale) e dell'oppressione dei subordinati, abbandonati a se stessi e privati di una rete solidale di supporto e di tutela dei loro diritti. Se è così semplice, libero e libertario prostituirsi, perché lo Stato dovrebbe predisporre misure che consentano a tutt* di accedere a un reddito decente e perché noi donne dovremmo lottare per conseguire l'effettiva parità salariale e il superamento della segregazione orizzontale e verticale del lavoro? Prostituiamoci tutte, no? E' così facile! E lo Stato non dovrà preoccuparsi della diffusione della povertà, della disoccupazione e della precarietà.

Scrive Angela Azzaro: In nome delle donne, ma mai della loro libertà, si sta costruendo un immaginario fondato sulla loro presunta ed esaltata debolezza. Qui in realtà non si sta discutendo né di forza né di debolezza, bensì di marcate diseguaglianze di genere, di classe e di etnia, tutte questioni che mi paiono rimosse da chi sembra celebrare invece la libertà di farsi sfruttare ed assoggettare al volere e al potere dei clienti pubblicamente riconosciuti nella prostituzione come padroni sessuali delle donne, come scrive la femminista marxista Carole Pateman. E si sta discutendo di patriarcato alimentato dal capitalismo e, in particolare, dalla fiorente industria del sesso.

E come mai ci parrebbe beffardo glorificare la libertà di scelta in riferimento all'attività dell'operaia, della donna delle pulizie, della badante, della bracciante raccoglitrice di ortaggi per pochi euro (al Nord questo è in genere un lavoro femminile), della precaria operatrice di un call center ecc. e ci sembra invece così normale farvi riferimento nel caso della prostituzione?

Quanto alla libera disponibilità del corpo, essa è stata rivendicata dal femminismo degli anni Settanta allo scopo di ottenere la depenalizzazione dell'aborto e la sottrazione delle donne al dominio maschile. Era, dunque, una richiesta di riappropriazione di se stesse. Ora, invece, l'espressione è intesa nell'accezione opposta, come rivendicazione del diritto di sottomettersi al potere dei clienti. La solita risignificazione post-moderna dei concetti che deriva dalla rassegnazione e dalla rinuncia a modificare lo statu quo, che viene semplicemente rinominato per essere reso accettabile.

Riguardo all'uso del corpo, vorrei poi richiamare la vostra attenzione su alcune considerazioni della sociologa femminista Marie Victoire Louis che mi paiono interessanti. Affermare che "il corpo è mio" significa porre il diritto di proprietà a fondamento della propria identità, a dispetto di tutte le filosofie che pongono la libertà come base della persona. Sostenere erroneamente che il corpo è dissociato dall'essere umano, significa ritenere che esso possa essere venduto o affittato. Una volta che si è riconosciuta a ciascuno la proprietà del corpo si è legittimata la capacità di ogni altro di sfruttare, dominare e appropriarsi di altri esseri umani. La dissociazione del sesso dal corpo, del sesso dall'essere umano e del corpo dall'essere umano è di per se stessa una negazione della persona. Una simile operazione, osserva Louis, può legittimare lo sfruttamento prosseneta del corpo delle donne, così come la schiavitù. Sarebbe più corretto pertanto dire che il corpo sono io, non che il corpo è mio.

E' assolutamente ingiustificata, poi, l'idea di Badinter secondo cui lo Stato francese, con la promulgazione della legge che abolisce la prostituzione, abbia inteso promuovere, in un rigurgito di moralismo, questo o quell'altro ideale di sessualità, in primo luogo perché il ricorso di un cliente a un rapporto mercenario, più che una pratica sessuale, può essere definito una forma di esercizio del dominio su una donna, in secondo luogo - mi pare ovvio - perché il Parlamento d'oltralpe non ha affatto sancito che il sesso debba essere praticato solo all'interno di un rapporto sentimentale e stabile o nell'ambito del matrimonio, né che debba essere etero, omo o bisessuale, finalizzato alla riproduzione, in coppia, in gruppo o da soli, né tanto meno ha legiferato in merito alle posizioni del Kāma Sūtra consentite e a quelle vietate. Queste sono assurdità.

All'accusa di moralismo spesso rivolta alle femministe abolizioniste vorrei replicare riportando alcune riflessioni di Ronan David, sociologo marxista, ricercatore all'Università di Caen. 

Non si tratta di difendere la morale sessuale borghese e puritana, la morale dei parroci e degli imams, di difendere il matrimonio, l'astinenza, la castità o, ancora, i rapporti eterosessuali come i soli legittimi [...] Si tratta piuttosto di stabilire una differenza tra la liberazione del corpo e della sessualità e lo sfruttamento postmoderno, mercantile e cinico della sessualità. Perché il presunto immoralismo dell'età postmoderna è legato, una volta di più, alla logica capitalista di reificazione del corpo e della sessualità. [Ronan David, Postmodernité et différence de sexes, in «Illusio», n.4/5 , 2007, p.49]

Quest'età [postmoderna] che suppone d'altronde che tutte le produzioni culturali, scientifiche, artistiche si equivalgano, che si dichiara tollerante nei confronti di tutti gli stili di vita, ivi compresi quelli che si iscrivono in una logica di oppressione o di repressione, (prostituzione [...] ecc.), è, in effetti, una vera postura ideologica che maschera la realtà concreta dei rapporti sociali [Ibidem, p.33]

Né si può identificare l'abolizionismo con la contrapposizione tra donne per bene e donne per male, non fosse altro perché a comporre il movimento ci sono moltissime sopravvissute alla prostituzione e femministe che si sono prostituite come Andrea Dworkin. Le donne che praticano rapporti mercenari non sono affatto donne per male: questo linguaggio e queste convinzioni non appartengono alle femministe abolizioniste. Le persone che si prostituiscono meritano assoluto rispetto.

Non mi piace, semmai, che i clienti prostitutori vengano collocati sullo stesso piano delle donne, che essi riducono a meri oggetti sessuali. Avete mai letto le recensioni pubblicate nei forum frequentati dai clienti: spazi di omosocialità nei quali gli utenti manifestano la propria adesione al modello di maschilità egemone imperniata sull'oggettivazione sessuale delle donne, sulla competizione, sull'affermazione e sulla narrazione della propria potenza erotica? Il linguaggio impiegato in molte recensioni è estremamente aggressivo: sfondare di brutto il culo o la fregna, puntellare di brutto un ano, Invito tutti gli amici della sorca romana a spaccare loro il culo per bene, martellate d'ano; oggettivante, con la riduzione della donna, per sineddoche, a singole parti del corpo, per giunta, indicate con vocaboli irridenti; sprezzante ed umiliante, caratterizzato dall'uso di classici epiteti sessisti come : "troie", "zoccole", "manze", "esose puttane", "cessa", chiavica, porca, baldracca, ma anche più fantasiosi come navi in disarmo, vacca tibetana, o espressioni come [mi piacciono le] troie che non pijano na lira ma solo puntellate... I clienti si percepiscono come tecnici che sperimentano l'efficacia e le prestazioni di un prodotto, di una macchina da sesso e, pertanto, impiegano verbi come provare, periziare, testare, effettuare un controllo di qualità. In altri casi, invece, concepiscono il rapporto mercenario come l'impressione del proprio marchio sulla donna-merce, per cui parlano di mettere una tacca o di timbrare una prostituta o una sua parte del corpo (le natiche).

E' giusto collocare sullo stesso piano le donne che si prostituiscono e chi le disumanizza e le reifica in questo modo?

Impegniamoci piuttosto ad individuare soluzioni adeguate affinché nessuna ragazza, nessuna donna debba essere più trattata come una baldracca testata da tizi che pretendono, per aver scucito qualche euro, di sfondarle la fregna o l'ano.

Scusate la conclusione poco elegante e parecchio volgare, ma ritengo che la realtà vada conosciuta e non debba essere edulcorata.



Progetto di legge sull'abolizione della prostituzione: perché voto a favore
Marie-George Buffet - Deputata comunista di Seine- St. Denis ed ex Ministra
(Traduzione di Maria Rossi)


Stiamo vivendo un momento importante della storia della nostra Assemblea, un momento rilevante per l'emancipazione umana.

Tra qualche minuto, spero, adotteremo un testo di legge che dice che la società deve liberarsi da un sistema di sfruttamento e di dominazione: il sistema prostituente. Daremo finalmente attuazione alla posizione abolizionista adottata dalla Francia nel 1960. Rispondiamo così affermativamente alle 55 associazioni riunite nel collettivo "abolizione 2012".

Questa legge rappresenta, innanzitutto, una nuova tappa della liberazione delle donne che, come abbiamo ricordato nel corso del nostro fecondo dibattito, costituiscono l'85% delle persone prostituite.

Perché la prostituzione non è il più vecchio "mestiere" del mondo, come alcuni si compiacciono di dire.

No. La prostituzione è soltanto una delle più violente espressioni del sistema patriarcale. Questa realtà deve essere enunciata e noi l'abbiamo fatto nei lavori della commissione speciale e in questo emiciclo.

Come definire altrimenti la scelta di un individuo di disporre del corpo e dell'intimità di un altro essere umano attraverso un rapporto imposto dal denaro? Nella prostituzione non vi è un contratto tra due persone libere, ma vi è piuttosto una persona che decide e l'altra che subisce.

Nel corso del dibattito si sono avuti numerosi interventi di deputati che hanno citato medici, associazioni, donne che hanno mostrato la brutalità di questa violenza, anche attraverso le parole dei clienti. Questa legge aiuterà dunque tutt* coloro che vogliono uscire dalla prostituzione con misure che permetteranno a ciascun* di riprendere il proprio posto nella società.

La prostituzione è anche tratta degli esseri umani, un traffico molto redditizio per le reti che lo organizzano. Esso genera un profitto annuo di 32 miliardi di euro e un volume annuale di affari di 3 miliardi di euro in Francia.

Qui non si parla quindi di rapporti umani, bensì di rapporti di dominazione mercantile, fondati sulla violenza.

Ed è contro tutto questo che noi lottiamo. E' per questo che ribaltiamo la responsabilità, facendola ricadere su coloro che profittano di questo sistema disumano: in primo luogo i trafficanti e i prosseneti, ma anche i clienti che nel 99% dei casi sono uomini.

Care e cari colleghi,

noi non parliamo di una condizione virtuale nella quale la "prostituzione sarebbe libera" e le persone prostituite sceglierebbero di vivere "delle proprie grazie"!

No, noi parliamo di una realtà sordida che, come giustamente afferma l'associazione "Zéro Macho", offende anche la dignità degli uomini. Poiché, lungi dal contribuire alla loro libertà sessuale, il ricorso alla prostituzione li incatena a una concezione della sessualità caratterizzata da frustrazione e dominio.

Senza clienti non c'è prostituzione, senza domanda non c'è bisogno di organizzare il commercio degli esseri umani.

Per abolire questo sistema disumano, bisogna dunque responsabilizzare coloro che scelgono di utilizzarlo.

E' per questo che decidiamo di penalizzare il cosiddetto cliente.

Perché la società abbia gli strumenti per imporre il divieto di mercificazione dei corpi e, perciò, i mezzi per progredire sulla via dell'emancipazione.

Non è né la morale né la voglia di una società normalizzatrice ad animare la nostra azione, ma è il desiderio di emancipazione. Perché la libertà non si compra. Così come essa non è sinonimo di proprietà, soprattutto quando si parla dell'umanità. Nell'ambito della sessualità, così come in altri campi, gli esseri umani hanno diritto a rapporti ben diversi da quelli regolati dalla legge del più forte, dalla legge del mercato.

Noi dobbiamo dunque compiere una scelta politica. Non - lo ripeto - in nome della morale, ma a partire dalla visione che abbiamo della società e della direzione che vogliamo imprimerle.

E così noi ci mobilitiamo per ottenere un cambiamento di mentalità.

Perché le donne devono poter contare sulle leggi per conquistare diritti e, fruendo di questi diritti, devono mutare la concezione che la società ha di loro. Noi scompaginiamo le rappresentazioni ancestrali che imprigionano le donne nelle due immagini della "madre e della puttana", come aveva denunciato Simone de Beauvoir.

E' dunque in nome della libertà della persona, in nome del diritto all'uguaglianza tra uomini e donne che io, con il gruppo della Sinistra, Democratica e Repubblicana, esprimo l'auspicio che la nostra assemblea adotti questo testo di legge.



Gli uomini non hanno una sessualità pulsionale
più di quanto non ce l'abbiano le donne
Intervista a Patric Jean - (Traduzione di Maria Rossi)


Portavoce di Zéromacho, il regista Patric Jean pubblica una "perorazione maschile  in favore dell'abolizione della prostituzione" nella quale descrive le false credenze sulla sessualità.

Il suo libro si presenta  come  un'apologia  del pensiero abolizionista. Non è utopistico parlare d'abolizione?
Patric Jean: Certo che lo è. Come l'abolizione della schiavitù, la decolonizzazione o l'eliminazione del lavoro minorile. Sono utopie che diventano realtà. L'idea abolizionista è nata alla fine del XIX secolo, sulla scia dell'abolizione della schiavitù. La prima a  combattere questa battaglia da una prospettiva femminista è stata Joséphine Butler. Altri si sono subito dopo impegnati contro quella che consideravano una forma di schiavitù: Victor Hugo, Jean Jaurès, Émile Zola, Victor Schoelcher. Tra le donne che si sono distinte nella lotta contro il "mercato" del sesso ricordiamo Maria Deraismes, Louise Michel o, più tardi, Marcelle Legrand-Falco. Questi personaggi che hanno edificato il pensiero abolizionista possono essere forse tacciati di conservatorismo moralista, retrogrado o paternalista? Sono in realtà militanti progressisti la cui battaglia ha strutturato l'idea di uguaglianza.

Perché oggi Lei prende la parola?
Patric Jean: Perché bisogna ascoltare anche la voce degli uomini, quella degli uomini abolizionisti. Sollevare questa questione non significa fomentare la guerra tra i sessi. La grande maggioranza degli uomini non fa ricorso alla prostituzione. Io appartengo ad essa. Siamo in molti a ribellarci all'immaginario che vuole che noi uomini abbiamo pulsioni sessuali che si manifesterebbero con la stessa urgenza dell'urinare. E che sia quindi dovere civico organizzare questo divertimento maschile, al fine di tutelare le donne dalla manifestazione della loro libido aggressiva. Gli uomini non hanno una sessualità pulsionale più di quanto non ce l'abbiano le donne.  E' una falsa credenza, che funziona esattamente come tutte le altre. Bisogna confutarla, perché essa legittima le violenze.

Si capisce dal suo libro che gli incontri con le persone prostituite l'hanno profondamente turbata
Patric Jean: Le ho incontrate nel corso del mio lavoro di regista. Ne sono rimasto scioccato. Vivono in una situazione terribile. Mi è impossibile restare indifferente alla loro sofferenza. Abbiamo il dovere di impegnarci concretamente per abolire il privilegio maschile di disporre del corpo altrui.

Cosa risponde a coloro che sostengono che la prostituzione sia una libera scelta?
Patric Jean: A sostenerlo sono gli alto borghesi dello star -système, persone  totalmente avulse dalla realtà della gente comune, persone che vivono di eccessi. E' una classe sociale di persone  pubblicizzate dai media e che se ne fottono completamente - donne comprese - del fatto che le donne delle classi popolari siano ridotte a  vendere la vagina e l'ano. Al di là del rapporto tra i sessi,  vi è un terribile disprezzo sociale.

Lei ha esplorato i forum dei clienti. Cosa vi ha trovato?
Patric Jean: Questi clienti sviluppano una misoginia delirante. Le donne, per loro, possono essere soltanto dei pezzi di carne.  Ho discusso con un responsabile della rivista Causeur, all'uscita del loro "manifesto dei 343 maiali". E alla mia domanda: "Come fa a distinguere tra una donna che è assoggettata a una rete di prosseneti o di trafficanti e una che non lo è?" Lui mi ha risposto: " Quando compro della carne, spetta allo Stato informarmi se è avariata oppure no". Leggere i racconti contenuti nei forum dei clienti, consente di scorgere ciò che l'animo umano ha di più sordido, violento e soprattutto, di più indifferente, al dolore dell'altro. Queste persone si riferiscono al corpo delle donne come a un "bene" che "acquistano". Formano una sorta di fraternità dei  "clienti".

Che cosa pensa della proposta di legge che sta per essere discussa all'Assemblea Nazionale? (corrisponde alla nostra Camera dei Deputati)
Patric Jean: Dopo la legge sul matrimonio per gli omosessuali e questa legge abolizionista, si può davvero avanzare verso la trasformazione sociale e il progresso per tutta la società. Viviamo in un momento storico. L'adozione della proposta di legge permetterà alla Francia di servire da esempio, potrà indurre altri Paesi a seguirne le orme. Tanto più che il dibattito sulla prostituzione sta rifiorendo, soprattutto in Europa.



di Maria Rossi


I deputati e le deputate dell'Assemblea Nazionale francese hanno approvato, con 268 voti contro 138, la proposta di legge sostenuta dal governo che condanna il cliente al pagamento di una contravvenzione dell'importo di 1500 euro, raddoppiata in caso di recidiva. L'acquisto di atti sessuali viene infatti considerato una violenza.

Come sanzione complementare è prevista la frequentazione da parte dei clienti di uno stage di sensibilizzazione sulle condizioni effettive di esercizio della prostituzione.

Il testo abroga il reato di adescamento introdotto nel 2003, che criminalizzava le persone prostituite.

Viene costituito un fondo per la prevenzione della prostituzione e per il sostegno sociale e professionale delle persone prostituite, alimentato dallo Stato,dalle ammende inflitte ai clientie dai proventi delle reti dei trafficanti e dei prosseneti individuate e smantellate.

Alle persone che ne faranno richiesta presso associazioni accreditate sarà proposto un percorso di uscita dalla prostituzione che contemplerà l'esenzione totale o parziale dal pagamento dell'imposta, la dotazione di un alloggio ecc. Il budget sarà elevato dai 10 attuali ai 20 milioni di euro all'anno.

Alle migranti impegnate nel percorso di uscita dalla prostituzione sarà rilasciato un permesso di soggiorno provvisorio di 6 mesi. Finora ne avevano diritto soltanto coloro che denunciavano il proprio prosseneta. Queste migranti fruiranno di un reddito temporaneo di 336 euro al mese.

Prima di entrare in vigore, il testo dovrà tuttavia passare al vaglio del Senato che dovrà esaminarlo entro giugno.

Queste sono le misure principali previste dalla legge votata soprattutto dai deputati e dalle deputate socialiste e del Fronte di sinistra che include il partito di sinistra e quello comunista . Non vi è perfetta corrispondenza con quanto richiesto dalle associazioni abolizioniste, ma si è compiuto un primo passo importante verso la considerazione dei clienti come responsabili dei propri atti e del mantenimento del sistema prostituente che, come rivelano molte sopravvissute, è intessuto di violenza.



di Maria Rossi


Vorrei richiamare la vostra attenzione soprattutto sulla prima firmataria di questo appello: Christine Delphy perché è una delle figure più prestigiose del femminismo francese. Ha partecipato nel 1968 al Mouvement de libération des femmes ed è stata tra le fondatrici, con Simone de Beauvoir, della  rivista Questions féministes, ancor oggi da lei diretta e pubblicata con il titolo di Nouvelles Questions féministes. Sociologa, esponente dal 1996 del CNRS (Centre national de la recherche scientifique), la maggiore e più rilevante organizzazione di ricerca pubblica francese, Delphy è tra le fondatrici del femminismo materialista, che ricorre appunto all'approccio materialista per individuare e analizzare l'oppressione e lo sfruttamento specifico delle donne, concepite come una classe, da parte degli uomini. Il femminismo materialista costituisce la corrente egemone in Francia e impronta di sé anche una parte importante dell'anarcofemminismo. Ad esso si ispirano numerose organizzazioni del vitalissimo panorama femminista francese, a partire da tutte quelle che si sono espresse a favore dell'abolizione della prostituzione (più di 50 nel 2012, cui se ne sono aggiunte altre quest'anno)
Al nome di ciascun'altra firmataria aggiungo la professione ed eventualmente qualche breve nota biografica.


L'uguaglianza passa per la penalizzazione del cliente
Christine Delphy (Sociologa), Françoise Héritier (Antropologa) e Yvette Roudy (ex Ministra dei diritti delle donne)

Coerenza vuole che dopo lo ius primae noctis, l'abuso sessuale (rapporto ottenuto in seguito all'esercizio di un abuso di potere) e lo stupro (rapporto sessuale ottenuto con la forza), l'acquisto di un atto sessuale, secolare diritto maschile conferito dal denaro, sia rimesso a sua volta in discussione.
Fin dagli anni Ottanta gli studi del sociologo svedese Sven Axel Mansson hanno individuato nella prostituzione un sistema fortemente conservatore, uno "spazio omosociale svincolato dalle esigenze paritarie delle donne", dove "l'ordine antico viene ripristinato". Nel 2004 la sola inchiesta nazionale condotta in Francia sui clienti della prostituzione ha  evidenziato un immaginario sessuale fondato di sovente sulla dominazione, sulla violenza e sulla reificazione della donna.

"Rimettere le donne al loro posto"
Manifestazioni sportive, stipule di contratti, festeggiamenti...
In nome di un'idea - datata - di virilità, il cliente compra il potere di imporre la sua volontà a donne che si vedono così sottrarre il diritto, conquistato a duro prezzo, di dirgli di no. Pagando, il cliente esprime la sua appartenenza ad un mondo maschile tradizionale che intende "rimettere le donne al loro posto".
Ciò che lo caratterizza, è l'indifferenza morale. "Quando mangio una bistecca, non mi chiedo se la mucca ha sofferto" dice uno di loro, interrogato sul rischio di sfruttare una vittima della tratta. "Hai soltanto questa roba? " chiede un altro alla gestrice di un bar dove ci si prostituisce. L'universo chiuso della prostituzione è lo spazio emblematico del disprezzo, se non dell'odio verso le donne, che si esprime nei forum dei siti delle "escort", dove i commentatori rivaleggiano in sessismo e razzismo.
Quello che il cliente prostitutore acquista è il diritto di sfuggire alle regole e alle responsabilità che fondano la vita sociale. Nella prostituzione egli trova l'ultimo spazio che lo tutela dal dovere di rispondere dei propri atti: uno stato di eccezione dove le violenze e le umiliazioni che infligge vengono rimosse in virtù del fatto che ha erogato denaro. Egli è, però, come mostrano tutte le inchieste, il principale responsabile delle violenze subite dalle persone prostituite: insulti, aggressioni, stupri e anche omicidi. E gli studi recenti mostrano che da lui derivano i gravi attentati alla salute fisica e psicologica delle persone prostituite.
Queste evidenze non distolgono un consumatore sempre più  spregiudicato dal " fare la spesa" in un vivaio di donne i cui percorsi di vita sono segnati dalla precarietà, dalle violenze, dalla soggezione ai prosseneti e alle reti della tratta. Bisogna forse ricordare che il Protocollo di Palermo (Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico degli esseri umani, 2000), così come la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro il traffico degli esseri umani, nota come Convenzione di Varsavia (2005), chiedono agli Stati di "scoraggiare la domanda" che è all'origine della tratta? Questi documenti invitano ad adottare misure sociali, culturali, educative, ma anche legislative per raggiungere questo obiettivo.

La necessità di essere coerenti
Com'è inevitabile, le resistenze sono numerose. Per opporsi alla rimessa in discussione di questo secolare diritto si evocano i rischi della clandestinità (ma questa è proprio la confessione della pericolosità dell'incontro stesso con il cliente!) o si invoca il pragmatismo.
Sanzionare i clienti risponde a un'esigenza di coerenza, non al gusto per la repressione. Come accontentarsi dello statu quo? Delle persone prostituite considerate come delinquenti [n.d.t. in Francia, le prostitute sono criminalizzate per l'introduzione nel 2003 del reato di adescamento passivo], dei clienti trattati da innocenti, delle straniere esposte alla minaccia dell'espulsione, quando bisognerebbe invece proteggerle dalle reti dei trafficanti e dei magnaccia che le sfruttano?
Come procedere nella prevenzione della prostituzione e nella creazione di alternative, se non verrà introdotta alcuna sanzione per responsabilizzare coloro che ne sono i  promotori? A che scopo moltiplicare i discorsi sulla lotta contro le violenze o sull'uguaglianza tra ragazze e ragazzi, se viene salvaguardato il diritto di infischiarsene   in merito alla prostituzione?
Solo una politica coraggiosa potrebbe far regredire questo arcaismo indegno delle nostre democrazie e liberare la sessualità, non solo dal moralismo e dalla violenza, ma anche dal peso del mercato. Questa rivoluzione culturale permetterebbe infine di valutare la volontà degli uomini di considerare le donne come uguali a loro, di riconoscere i loro desideri, il diritto  al piacere di cui essi godono e la medesima posizione nella società.

Christine Delphy (Sociologa), Françoise Héritier (Antropologa) et Yvette Roudy (Ex ministra dei diritti delle donne); Olympia Alberti, poetessa, saggista, romanziera, critica letteraria, semiologa; Éva Darlan, attrice e produttrice di spettacoli teatrali, una delle fondatrici dell'organizzazione femminista Ni putes, ni soumises (Né puttane, né sottomesse); Claudine Legardinier, autrice, in collaborazione con Saïd Bouamama, del libro "Les Clients de la prostitution, l'enquête" (Presses de la Renaissance, 2006); Florence Montreynaud, storica, fondatrice dell'associazione femminista "Chiennes de garde" (Cagne da guardia); Coline Serreau, regista, sceneggiatrice ed attrice.



di Maria Rossi

Qualche giorno fa ho pubblicato la testimonianza di una escort di 24 anni che sosteneva di non essere affatto turbata dall'equiparazione tra stupro e prostituzione e di essere molto più irritata da chi normalizza quest'ultima, negando la violenza ad essa intrinsecamente connessa. 

Abbattoimuri ha replicato con un articolo dai toni che si prefigurano durissimi sin dal titolo: StigmaKills, che rappresenta un'accusa pesante per chi accomuna la prostituzione allo stupro a pagamento: quella di essere, per il solo fatto di sostenere la veridicità di questa affermazione, complici, se non peggio, degli omicidi delle sex workers.  Suppongo che l'accusa sia rivolta anche a me, dal momento che un mio articolo reca proprio il titolo di: Lo stupro a pagamento non è un lavoro come un altro. Naturalmente chi si difende e respinge queste imputazioni è automaticamente collocato nel girone infernale dei violenti, mentre chi le formula è vittima dell'altrui malvagità. Il mondo alla rovescia, insomma. Non so se anche le numerose sopravvissute alla prostituzione che accomunano la propria esperienza a quella di uno stupro reiterato debbano essere considerate complici dell'assassinio delle loro sorelle. Chi lo sa? Non si tiene presente, infatti, che sono proprio loro le prime a proporre questo confronto.

Abbattoimuri sembra dimenticare che gli assassini delle donne prostituite sono i clienti e i magnaccia, persone le cui pratiche vengono strenuamente contestate dalle femministe abolizioniste. Non mi pare che opporsi a qualcuno sia un modo per agevolarne le attività, incluse quelle criminali. Questa è un'antinomia, un'affermazione totalmente illogica ed assurda. Come ho già dimostrato altrove, la regolamentazione della prostituzione non incrementa affatto la sicurezza delle persone che la praticano. Tutt'altro!  Vi invito a leggere l'articolo che linko

In Germania  il 61% delle donne prostituite intervistate da Melissa Farley ha subito aggressioni fisiche e il 52% minacce con l'uso delle armi e non mancano certo gli omicidi. Percentuali elevatissime di violenze si riscontrano anche negli altri Paesi che hanno legalizzato la prostituzione, in Turchia come in Thailandia e in numerosi altri Stati. 

Quando ero prostituta e costretta alla pornografia, sono stata minacciata di morte un numero incredibile di volte. Conosco la freddezza e l'odio di chi uccide le prostitute. La morte è considerata semplicemente come un rischio associato al fatto di essere inseriti nel mercato del sesso. [...] Non c'è sicurezza per alcuna donna o ragazza nel mercato del sesso ed essere uccise o meno, è solo questione di fortuna. 
[rmott62]

L'articolo di laglasnost afferma che l'equiparazione tra prostituzione e stupro costituisce una teoria neofondamentalista, autoritaria, paternalista, supponente, malsana, creatrice di stereotipi, promotrice di tutoraggio e, non plus ultra, che essa si configura come una autentica forma di legittimazione dello stupro (sic!) perché farebbe intendere che questo crimine viene perpetrato esclusivamente fuori dalle mura domestiche e che l'unico modo per non subirlo sarebbe quello di non prostituirsi (Ma chi l'ha mai scritto?). Accuse molto soft, come si può notare.

Tale tesi, afferma la nostra blogger, trae origine dalle teorie delle femministe radicali americane Dworkin-MacKinnon che sarebbero quindi neofondamentaliste, autoritarie ecc ecc. Ecco il punto. La questione è che Andrea Rita Dworkin, tanto vituperata e demonizzata, non elaborava teorie astratte, ma raccontava e analizzava con passione e lucidità la propria esperienza. Anarchica, sposata ad Amsterdam con un compagno della sua stessa fede politica, ne subì la violenza brutale. Decise di fuggire e, disperata, senza denaro e senza fissa dimora, per sopravvivere fu costretta, per un certo periodo di tempo, a prostituirsi. Quando si occupava di prostituzione, Andrea Dworkin non teorizzava un bel nulla, ma descriveva la violenza che le si era iscritta nella carne. Per lei la prostituzione, che aveva praticato, era un'infinita reiterazione dello stupro. Nei suoi scritti Andrea Dworkin rendeva pubblico il proprio vissuto, perché nessun'altra donna dovesse subire quel che lei aveva sofferto. Che ci siano state delle femministe come MacKinnon ed altre che le abbiano manifestato empatia, l'abbiano saputa ascoltare ed abbiano ripreso le sue affermazioni, attribuendo rilevanza alla sua drammatica conoscenza e coscienza della realtà, non mi pare così scandaloso. Certo è molto meglio che demonizzarla e definirla, senza neppure sapere chi fosse, una autoritaria, paternalista che legittima stupri e alimenta stigmi che uccidono le prostitute.

Ritorniamo a noi.

La prostituzione viene ricondotta allo stupro anzitutto perché l'intrusione reiterata di estranei nel proprio corpo viene percepita come una violazione dell' integrità fisica e psichica, come riferiscono molte donne che si sono prostituite. Questa equiparazione  assume anche il significato esplicitato dalla escort, la cui testimonianza ho tradotto:

Le abolizioniste ritengono che il bisogno economico e il potere del denaro che ne deriva (ricordiamo en passant che il potere economico nel mondo è detenuto in larga maggioranza dagli uomini e che la parità salariale è ben lontana dall'essere realizzata nella maggior parte degli Stati)  siano alcune delle cause che permettono ai clienti di imporre alle donne prostituite rapporti sessuali non desiderati e non consensuali (dal momento che cedere non significa acconsentire) e che, sotto questo profilo, l'equiparazione della prostituzione allo stupro sia pertinente.

La  dazione di denaro non è ininfluente nel determinare la configurazione della relazione sessuale nella prostituzione, giacché il cliente ritiene di acquistare non solo una prestazione, ma il potere sulla donna e il diritto di farle ciò che è stato pattuito, che lei voglia o no. «Io ti pago, tu ti pieghi» osserva un utente del sito Gnocca Travels. Alcuni studi recenti confermano l'esistenza piuttosto diffusa di queste convinzioni tra i consumatori di rapporti mercenari. Il 27% di 103 clienti londinesi ha spiegato chiaramente che, dopo aver pagato, il cliente ha diritto di  fare qualsiasi cosa desideri, il 47% ha espresso in modo più o meno chiaro l'idea che le donne non possiedono sempre certi diritti mentre si prostituiscono [Melissa Farley, Julie Bindel, & Jacqueline M. Golding, Men Who Buy Sex, (2009), ] Il 43% dei 113 clienti intervistati a Chicago ha dichiarato che la donna che si prostituisce dovrebbe fare qualsiasi cosa le si richieda, dopo essere stata pagata [Rachel Durchslag  and Samir Goswami, Deconstructing the Demand for Prostitution, 2008, p.18]

L'equiparazione tra stupro e prostituzione mira a descrivere e a riconoscere la realtà, non certo a rafforzarla!

Esercitare il diritto di recesso da un accordo, nel caso della prostituzione, è quasi impossibile. La maggior parte delle donne che praticano rapporti mercenari sono assoggettate a reti di prosseneti, sono costrette a prostituirsi per sopravvivere e quando la violenza ha luogo la penetrazione è già iniziata ed è assai difficile, se non impossibile, impedire la prosecuzione del rapporto.

Il sito escortforum riporta  recensioni di atti che non si possono definire in altro modo che stupri. Vi sono clienti che provocano dolore fisico alle ragazze che si prostituiscono per costringerle a pratiche sessuali che hanno rifiutato e che non sono  previste dall'accordo. 

In conclusione: l'equiparazione tra stupro e prostituzione non è affatto arbitraria e infondata.

PS: Replicare a chi ti accusa, in quanto sostenitrice di determinate posizioni, di legittimare lo stupro e di provocare l'assassinio delle donne prostituite, non è cyberbullismo. E' un atto di legittima difesa, semmai. Spero che mi si riconosca il diritto di confutare argomentazioni che ritengo errate e di respingere imputazioni offensive, senza gridare all'attentato ed evocare il reato di lesa maestà.

Loredana Lipperini mi ha bloccato su Facebook, per rendermi inaccessibile la sua pagina. E' suo diritto. Le pagine di Facebook come i blog, esistono per iniziativa privata e volontaria. Ciascuno seleziona i suoi amici e i suoi ospiti come meglio crede. Anch'io escludo qualcuno, escludo gli incivili e i fascisti. Dato che, nonostante gli insulti che lei mi proferisce, non sono né l'uno, né l'altro, immagino di essere stato bloccato per le mie idee, a volte discordanti dalle sue, che lei confonde come attacchi personali, poiché discuto a tutto campo, spesso da questo blog, e dismetto la vecchia e cattiva abitudine di nominare il peccato, ma non il peccatore, poiché penso che i lettori abbiano sempre il diritto di sapere e di capire di cosa sto parlando. Allo stesso modo faccio quando rendo merito. Alla stessa Loredana Lipperini.

Se l'esercizio del diritto di esclusione non si può negare, si può invece giudicare come una persona gestisce il rapporto con il pubblico, come gestisce il dissenso. Se lo gestisce o soltanto lo rifiuta. Se vuole un pubblico interlocutore con cui confrontarsi o solo un pubblico plaudente, per sentirsi apprezzata e confermata. Quel che mi ha colpito, è che insieme a me siano stati bloccati molti altri, secondo un evidente criterio di similitudine politica. Persone associabili, anche solo per un like, a questo blog, al blog del Ricciocorno, al blog di Lunanuvola. Un bannaggio simile, per ampiezza e composizione, a quello avvenuto l'anno scorso su Femminismo a sud, dopo la svolta filo-mascolinista di quel blog, svolta da cui originò Abbatto i muri.

Si può inoltre giudicare il fatto che le persone escluse da una bacheca con 5000 amici e 4000 fans, siano fatte oggetto su quella stessa bacheca di commenti insultanti, sgradevoli e deformanti. Quello che è appunto successo sulla bacheca di Loredana Lipperini e che potete leggere qui. Anche il bannaggio più esteso non rende una bacheca perfettamente impermeabile, specie se la si usa chiamando in causa, in modo scorretto, chi ne è escluso. Nella conversazione, oltre a ribadire che sono violentissimo, falso, etc, si attribuiscono – a me e ad altri bannati con me – opinioni e posizioni che non mi sono mai sognato di sostenere. Quindi, voglio ristabilire quel che invece corrisponde al mio pensiero, sia in riferimento a quanto è stato detto in modo molto serio, sia a quanto è stato detto con dubbia e tendenziosa ironia.

E' falso che voglia solo bersagliare e distruggere alcunché. Da oltre un anno è FikaSicula/Eretica (fondatrice di Femminismo a sud e poi di Abbatto i muri) a bersagliare il femminismo e le femministe - da lei definite donniste, uteriste, ancelle di patriarchi, etc. - sparando su generici gruppi femministi che si aggirano sul web. Ronde antisessiste (e fasciste) a cui attribuisce a suo piacimento nefandezze varie. Le sue accuse sono volutamente generiche, nessun link a testi precisi che permettano di individuare esattamente di chi si tratta. Non attribuisce precise responsabilità a singoli individui. Scredita genericamente le voci di chi si dichiara abolizionista e anti pas. Allo stesso modo prende di mira l'antiviolenza. Tutti infilati in un generico calderone di proibizionisti con i forconi che mettono al rogo le «puttane» e fantomatici pro-madre reazionari che dettano l'agenda del femminismo. Questo è sputare, in effetti, sul femminismo. Gli stessi articoli di Eretica sul Fatto sono questo. E l'operazione messa in atto da Lipperini nei nostri confronti è prestarsi a questa cosa. Questo va nella direzione di chi sostiene che femminismo e maschilismo sono le due facce della stessa medaglia. In verità, per Eretica non sembrano la stessa cosa, se consideriamo la gentile ospitalità riservata sulle sue pagine ai padri separati, di cui pubblica diari, buste paghe e lunghe interviste settimanali. Per parte mia, ho solo contrastato questa direzione.

E' falso che chieda la censura di Costanza Miriano. O che la voglia morta, verbalmente silente. Sono solo contrario alla denigrazione della petizione delle femministe spagnole. Non considero la censura di un libro un tabù, anche se in linea di massima, sono sfavorevole all'esercizio della censura. Tuttavia, si può ritenere che l'invito della donna alla sottomissione violi palesemente il principio e il diritto di uguaglianza e incentivi la violenza, dal momento che, come sostiene il Preambolo della Convenzione di Istanbul, il "raggiungimento dell’uguaglianza di genere de jure e de facto costituisca un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne" e che "la violenza contro le donne sia una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi". L'iniziativa delle femministe spagnole può essere interpretata come una semplice richiesta di applicazione dell'art 13 della legge contro la violenza di genere promulgata nel 2004 (LEY ORGÁNICA 1/2004, de 28 de diciembre, de Medidas de Protección Integral contra la Violencia de Género). Tale articolo recita: "Le Amministrazioni pubbliche vigileranno sull'applicazione della legge riguardo alla tutela e alla salvaguardia dei diritti fondamentali prestando particolare attenzione alla eradicazione nei mezzi di comunicazione delle condotte che incentivano la diseguaglianza delle donne”. il primo comma dell'art. 14 della suddetta legge, a sua volta, recita: "I mezzi di comunicazione promuoveranno la tutela e la salvaguardia dell'uguaglianza tra uomini e donne, evitando qualsiasi discriminazione”.
Dunque, se un libro fa apologia di reato, o offende gravemente individui o intere categorie di individui, può anche essere censurato. Censura può intendersi come biasimo, riprensione severa della condotta o delle azioni altrui, o delle opere dell’ingegno. «Sposati e sii sottomessa» predica l'inferiorizzazione della donna e può creare aspettative sbagliate, perciò non mi sembra peregrina l'accusa secondo cui il libro possa giustificare la violenza maschile. Trovo più sana la reazione spagnola che quella italiana, piuttosto blanda. Anche se la specifica richiesta di ritirare il testo dalle librerie può essere discutibile, resta il fatto che nei confronti delle donne si ritiene che tutto sia permesso. Camillo Langone ha scritto che si vuol vietare di dire che era meglio la donna tradizionale. Mi domando come si reagirebbe, se un libro affermasse che era meglio il «negro tradizionale» o «l'ebreo tradizionale». Camillo Langone ha difeso Costanza Miriano per convinzione. Loredana Lipperini solo per opportunismo. O per malintesa cavalleria. Quindi, nessuna equiparazione tra i due. Il mio appunto riguarda l'inutilità, non il merito, della sua difesa. Oltre al fatto di aver definito opinione discordante, la sottomissione femminile, come fosse una divergenza come un altra. Nadia Somma scrive che chiederne la censura significa farle pubblicità. Bene. Dato che il rischio di essere censurata non lo corre, né in Spagna, né tantomeno in Italia, anche mettersi inutilmente a difenderla significa solo farle pubblicità. E farne un po' a se stessi. Un accreditarsi tra colleghi avversari. Come che sia, prendo atto del punto di vista di Loredana Lipperini e - a proposito di censura – per poter accedere alla sua bacheca vorrà dire mi travestirò da Costanza Miriano.

E' falso che abbia fatto cenno al censo di Loredana Lipperini o mi sia presentato come persona del popolo in contrapposizione ad una persona dell'elite. Ho scritto che Loredana Lipperini è una conduttrice radiofonica, una giornalista di Repubblica, una scrittrice, una delle prime blogger italiane, dunque una intellettuale professionista che ha un notevole pubblico rispetto ad un blogger comune, quindi le sue parole sono molto più influenti delle mie. Dovrebbe sentirne il peso. Al posto suo – ma ormai anche al posto mio – la prima cosa che farei (e che cerco di fare) è questa: stare attento a quello che dico, ai contenuti che divulgo, perché chi mi segue, può prendermi sul serio. In Lipperini, come in altre personalità pubbliche in verità, non avverto questa tensione, non vedo questo senso di responsabilità. La stessa conversazione oggetto di questo post, ne è un ulteriore esempio.

E' falso che mi presenti come mite, o dolce, o mellifluo o buono. Dunque, falso e ipocrita. Cerco solo di essere civile ed educato. Ma dico quello che penso. E lo faccio pubblicamente. Nel modo più descrittivo possibile.

E' falso che abbia stigmatizzato le prostitute. Non ho mai scritto o pubblicato nulla che potesse somigliare a Le prostitute sono cattive. Secondo la mia visione, le prostitute sono vittime. Della violenza. Del bisogno. Dell'induzione. Vittima di un sistema e di una cultura che oggettivizza il corpo delle donne e lo tratta come merce. Io sono e mi sento solidale con tutte le prostitute, anche con quelle che si autodefiniscono sex workers. Il mio stigma è tutto e soltanto per i protettori e per i clienti. 
Ciò detto, non è esatto dire che voglio i clienti in galera. La legge svedese e adesso anche la legge francese prevedono la multa per i clienti. Capisco la praticità della scelta. Per fare una multa basta un poliziotto, non è necessario istruire un processo. Quindi, come deterrenza potrà forse essere la scelta più efficace. Ma in linea di principio, osservo che il tipo di sanzione dice del tipo di reato. Le multe si fanno per le infrazioni del codice stradale, per gli illeciti amministrativi. Secondo me, i clienti, incentivando la tratta, umiliando e asservendo delle persone dietro compenso in denaro, commettono un reato molto più grave, che merita una condanna penale. Questo principio mi piacerebbe veder affermato. Poi la sua concreta applicazione mi interessa secondariamente. Può essere la condizionale, i domiciliari, le pene alternative, o anche solo la pena pecuniaria. Non è necessario mettere i clienti in galera.

E' falso che reputi le madri tutte buone e i padri tutti bruti. Sono soltanto contrario a sottrarre i figli alle madri sulla base di sindromi psichiatriche inesistenti come la Pas, anche derubricata a disturbo come mobbing genitoriale. Provvedimenti che consistono di fatto nel far rientrare dalla finestra il reato di plagio dichiarato incostituzionale nel 1981. Se si vuole essere garantisti, antiautoritari e libertari, questa è una buona occasione. Sono contrario all'affido condiviso, quando un genitore è un violento e un abusante. Sono contrario all'affido alternato, perché il bambino non è un pacco postale. Sono favorevole al diritto all'ascolto dei minori. Siano loro a dire chi è buono e chi è cattivo. Sono contrario a fare della questione dei padri separati una questione di rilievo generale. La grande maggioranza delle separazioni avviene in forma consensuale. Se in caso di conflitto, continuano a prevalere gli affidi alle madri, è conseguenza del fatto che sono ancora le madri a dedicare più tempo ed energie ad accudire i figli, e sono in prevalenza i padri ad esercitare abusi e violenze. I padri devono rivendicare il loro ruolo dal principio non dalla fine. Si battano per il congedo di paternità, sono con loro. Anche in sede di separazione saranno più credibili. Questi argomenti sono seguiti con rigore e competenza dal blog del Ricciocorno Schiattoso e dal blog Infobigenitorialità di Andrea Mazzeo (entrambi bannati). E' inaccettabile che il loro lavoro sia liquidato con tanta insultante superficialità sulla bacheca di Loredana Lipperini.

E' falso che abbia un gruppo. A meno che le persone che si trovano d'accordo con Loredana Lipperini non siano il gruppo di Loredana Lipperini. Le persone con le quali mi sento più d'accordo e in sintonia, non costituiscono un gruppo. Peraltro è scorretto nei confronti dei singoli individui che vengono annullati in questo fantomatico "gruppo". E' la negazione delle loro individualità espresse anche nelle sfumature e differenze di pensiero oltre che di modalità scelta per espimerlo. Questo è un modo particolarmente arrogante e sminuente di zittire i propri interlocutori. Al solito, ad essere citati per nome, dunque riconosciuti come individui, sono gli uomini – Stefano Dall'Agata ed il sottoscritto, detentore del gruppo – a scomparire come persone, ad essere annullate nel gruppo sono le donne.

E' falso che voglia un femminismo che non dialoga con gli uomini. Oltre che falso è una evidente amenità, anche solo per il fatto che io stesso sono un uomo. Non ho nessun interesse nel proporre alle femministe il separatismo. Lo rispetto quando viene scelto, ma è ovvio che non può essere da me desiderato. Il punto è il dialogo, o peggio la convergenza con i mascolinisti. Gruppi organizzati di misogini in rete che praticano la violenza verbale contro le donne. Sono realtà simili alle formazioni xenofobe o antisemite. E' grave immaginare di riconoscere a loro qualsiasi rappresentatività del genere maschile. Se affermo che Borghezio e Boso o persino la Lega nord, non possono essere interlocutori, non mi si può obiettare che non voglio parlare con i settentrionali.

E' falso che abbia una black-list. L'unica black list esistente è quella che forma l'elenco dei bannati dalla bacheca di Loredana Lipperini.

E' falso che voglia la scomunica Eretica. La scomunica presuppone il battesimo e l'ambito di una comunità ecclesiastica. Nelle organizzazioni politiche il battesimo è il tesseramento. Nei movimenti politico-culturali, non esiste. Quindi, non può esistere neanche il suo invalidamento o la sua revoca. La scomunica presuppone che la definizione politica delle persone sia un sostantivo. Ad esempio, comunista in quanto iscritto e militante del Partito comunista. Su questo piano, non essere d'accordo con il fatto che io sia un comunista significa proporre la mia espulsione dal partito. E' un provvedimento disciplinare e rituale che mi esclude da una comunità. Tuttavia, una definizione politica può essere intesa anche come aggettivo. Ad esempio, comunista in quanto pensiero, dichiarazioni e azioni sono comuniste. Ma qualcuno può obiettare che no e trovare le mie idee più simili a quelle dei socialdemocratici o dei liberaldemocratici. Se sono tollerante, vivrò la controversia come una opinione discordante. Se sono intollerante, la vivrò come una espulsione e mi rappresenterò come vittima di una scomunica. Se infine, mi metto ad esprimere contenuti somiglianti a quelli di leghisti e fascisti e li ospito pure sul mio blog, sarebbe strano che qualcuno non mettesse in dubbio la mia adesione ideale al comunismo. Ciò detto, al di fuori di vincoli organizzativi, è sempre questione di dibattito e mai di sentenze. Nello specifico, la mia opinione è che nel femminismo ci possa stare di tutto e di più, tranne l'antifemminismo. Dunque, non riconosco nei post di Eretica contenuti femministi, dopo di che non l'ho mai esclusa o bannata da nulla, né auspicato che altri lo facessero. Altri possono invece riconoscerla come tale. Riguardo a me, se qualcuno dice che sono femminista e di sinistra lo prendo come un bel complimento, ma di norma nelle cose che scrivo non mi presento o autodefinisco in nessun modo.

E' falso che sia stato bannato dopo un post su uno status di Loredana Lipperini. Sono stato bannato dopo aver commentato un post di Lipperatura. Non so che senso abbia affermare che se vuole dirmi qualcosa, deve avere il fegato di venirla a scrivere su Lipperatura, e non fare il postarello sui miei status. Mi chiedo perché ci voglia fegato per intervenire su Lipperatura. Perchè potrei intervenire su Lipperatura, mentre non posso intervenire sulla bacheca della stessa blogger. Quando Loredana Lipperini dice qualcosa riferita a me, non lo dice sul mio blog. Lo dice sul suo blog e soprattutto sulla sua bacheca. Che io non posso leggere. Mi domando se questo sia dimostrare di avere fegato. Io mi regolo in questo modo: se devo dire qualcosa solo a qualcuno, gli scrivo in privato. Se voglio fare un dibattito pubblico, dunque rivolgermi a tutti, scelgo la forma che mi permetta la maggiore divulgazione. Non esiste motivo di recintare discussioni di interesse pubblico in spazi predeterminati. Ad ogni modo, quando mi sono riferito a cose scritte da Loredana Lipperini o da altri miei interlocutori, ho sempre linkato la fonte originale o riprodotto il testo integrale. Posso anche interpretare male e sbagliare nel riferire il pensiero altrui, ma chi mi legge può sempre verificare l'originale. Chi legge Lipperini o Eretica che mi attribuiscono questo o quello, invece, non ha nulla da verificare, a meno che non venga a cercarmi di sua iniziativa.

E' falso che sia giustizialista. Che voglia gogna, forca e galera. Se adottiamo questo termine nell'uso giornalistico e polemico che ne viene fatto, giustizialista è colui che vuole agire una giustizia sommaria contro alcuni reati, mentre garantista è colui che vuole sanatorie e colpi di spugna. Non voglio né l'una, né l'altra cosa.
In generale sono favorevole alla depenalizzazione dei reati minori. Pene alternative invece che il carcere. Sono assolutamente contrario alla pena di morte. Sono predisposto favorevolmente all'abolizione dell'ergastolo e delle pene detentive più lunghe. Al limite si può stabilire – faccio un esempio – che la pena più alta prevista dal codice penale sia molto più bassa di quelle attuali. Mettiamo dieci anni. In fondo, gli autori di omicidio fanno in media otto anni di carcere. Stabilito questo, penso che ai reati più gravi competano le pene più gravi e che commettere reati contro qualcuno per motivi di odio razziale, sessista o omofobo, debba comportare il riconoscimento di un'aggravante. Anche all'interno di pene ridotte al minimo, è importante quel riconoscimento simbolico. Penso inoltre, che una società abbia il dovere di riconoscere alcuni comportamenti lesivi come reati e che tra questi ci sia la violenza contro le donne, il femminicidio in tutte le sue forme, fino allo stalking. E che non si possa ridurre questa violenza ad una questione di educazione e di supporto psicologico. La violenza contro le donne, non è un disturbo, non è maleducazione, non è mentalità. E' un crimine. E' cultura riconoscerlo!
Un sistema giudiziario deve prevedere procedure e garanzie a tutela degli imputati e del diritto alla difesa e ricorrere alla custodia cautelare in caso di indizi fondati di pericolo sociale, rischi di reiterazione del reato, inquinamento delle prove e fuga. Ritengo che i principi di garanzia vadano commisurati a due aspetti. La necessità di tutelare le potenziali vittime, e la necessità di fronteggiare lo squilibrio nei rapporti di forza tra le parti in causa. Questo dovrebbe valere secondo me, non solo per la violenza sulle donne, ma anche per altri tipi di reato, tipo il mobbing, i licenziamenti discriminatori e le violazioni in materia di sicurezza sul lavoro e di sicurezza ambientale, la tortura o altre forme di repressione delle forze dell'ordine. Per questo genere di reati, data la disparità dei contendenti, l'onere della prova, a mio avviso, andrebbe invertito.
Non voglio neanche le gogne. La gogna è esporre qualcuno al dileggio, allo scherno, al disprezzo, sui giornali, o su una qualsiasi pubblicazione. Si riconosce dal fatto che si usano testi violenti e insultanti, incintanti all'odio, foto deformanti, caricaturali, titoli violenti. Non ho mai fatto nulla di tutto questo. Ed è molto scorretto, molto insultante che mi sia attribuito. Non si possono usare questi metodi per sottrarsi alla critica. Ad essere oggetto di gogna sono io (con tanto di nome e cognome) e il fantomatico gruppo sulla bacheca di Loredana Lipperini, a noi inaccessibile, con i commenti offensivi di persone che non ci conoscono e non sanno di cosa si parla.

E' falso che reputi Loredana Lipperini non femminista. Per me va bene la definizione che lei ha dato di se stessa: una femminista sui generis. Letteralmente vuol dire di genere suo proprio, atipica. A me pare che ingredienti di questa atipicità siano una discreta superficialità e genericità. Una femminista surfeggiante. Con la quale, in caso di discordia, è meglio evitare di approfondire troppo, altrimenti sospetterà un tentativo di affogamento. In ogni caso, una femminista. Quindi, né nemica, né avversaria, per quanto possa comportarsi in modo discutibile. D'altra parte, la sinistra ha avuto esponenti come Rutelli, Fassino, Veltroni. Oggi, Renzi. Tutti di sinistra. Sono la sinistra che siamo capaci di avere in questo paese. Anche il femminismo che abbiamo è quello che siamo capaci di avere.

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