Loredana
Lipperini mi ha bloccato su Facebook, per rendermi inaccessibile la
sua pagina. E' suo diritto. Le pagine di Facebook come i blog,
esistono per iniziativa privata e volontaria. Ciascuno seleziona i
suoi amici e i suoi ospiti come meglio crede. Anch'io escludo
qualcuno, escludo gli incivili e i fascisti. Dato che, nonostante gli
insulti che lei mi proferisce, non sono né l'uno, né l'altro,
immagino di essere stato bloccato per le mie idee, a volte
discordanti dalle sue, che lei confonde come attacchi personali,
poiché discuto a tutto campo, spesso da questo blog, e dismetto la
vecchia e cattiva abitudine di nominare
il peccato, ma non il peccatore,
poiché penso che i lettori abbiano sempre il diritto di sapere e di
capire di cosa sto parlando. Allo stesso modo faccio quando rendo
merito. Alla stessa Loredana Lipperini.
Se
l'esercizio del diritto di esclusione non si può negare, si può
invece giudicare come una persona gestisce il rapporto con il
pubblico, come gestisce il dissenso. Se lo gestisce o soltanto lo
rifiuta. Se vuole un pubblico interlocutore con cui confrontarsi o
solo un pubblico plaudente, per sentirsi apprezzata e confermata.
Quel che mi ha colpito, è che insieme a me siano stati bloccati
molti altri, secondo un evidente criterio di similitudine politica.
Persone associabili, anche solo per un like, a questo blog, al blog
del Ricciocorno, al blog di Lunanuvola. Un bannaggio simile, per
ampiezza e composizione, a quello avvenuto l'anno scorso su
Femminismo a sud, dopo la svolta filo-mascolinista di quel blog,
svolta da cui originò Abbatto i
muri.
Si
può inoltre giudicare il fatto che le persone escluse da una bacheca
con 5000 amici e 4000 fans, siano fatte oggetto su quella stessa
bacheca di commenti insultanti, sgradevoli e deformanti. Quello che è
appunto successo sulla bacheca di Loredana Lipperini e che potete
leggere qui.
Anche il bannaggio più esteso non rende
una bacheca perfettamente impermeabile, specie se la si usa chiamando
in causa, in modo scorretto, chi ne è escluso. Nella conversazione,
oltre a ribadire che sono violentissimo,
falso, etc, si attribuiscono –
a me e ad altri bannati con me – opinioni e posizioni che non mi
sono mai sognato di sostenere. Quindi, voglio ristabilire quel che
invece corrisponde al mio pensiero, sia in riferimento a quanto è
stato detto in modo molto serio, sia a quanto è stato detto con
dubbia e tendenziosa ironia.
E'
falso che voglia solo bersagliare e distruggere alcunché.
Da oltre un anno è FikaSicula/Eretica
(fondatrice di Femminismo
a sud e poi di Abbatto
i muri)
a bersagliare il femminismo e le femministe - da
lei definite donniste, uteriste,
ancelle di patriarchi, etc. -
sparando su generici gruppi femministi che si aggirano sul web. Ronde
antisessiste (e fasciste) a cui
attribuisce a suo piacimento nefandezze varie. Le sue accuse sono
volutamente generiche, nessun link a testi precisi che permettano di
individuare esattamente di chi si tratta. Non attribuisce precise
responsabilità a singoli individui. Scredita genericamente le voci
di chi si dichiara abolizionista e anti pas. Allo stesso modo prende
di mira l'antiviolenza. Tutti infilati in un generico calderone di
proibizionisti con i forconi che mettono al rogo le «puttane» e
fantomatici pro-madre reazionari che dettano l'agenda del femminismo.
Questo è sputare, in effetti, sul femminismo. Gli stessi
articoli di Eretica sul Fatto sono questo. E l'operazione messa in
atto da Lipperini nei nostri confronti è prestarsi a questa cosa.
Questo va nella direzione di chi sostiene che femminismo e
maschilismo sono le due facce della stessa medaglia. In
verità, per Eretica non sembrano la stessa cosa, se consideriamo la
gentile ospitalità riservata sulle sue pagine ai padri
separati, di cui pubblica diari,
buste paghe e lunghe interviste settimanali. Per
parte mia, ho solo contrastato questa direzione.
E'
falso che chieda la censura di Costanza Miriano.
O che la voglia morta,
verbalmente silente.
Sono solo contrario alla denigrazione della petizione delle
femministe spagnole. Non considero la censura di un libro un tabù,
anche se in linea di massima, sono sfavorevole all'esercizio della
censura. Tuttavia, si può ritenere che l'invito della donna alla
sottomissione violi palesemente il principio e il diritto di
uguaglianza e incentivi la violenza, dal momento che, come sostiene
il Preambolo della Convenzione di Istanbul, il "raggiungimento
dell’uguaglianza di genere de jure e de facto costituisca un
elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne"
e che "la violenza
contro le donne sia una manifestazione dei rapporti di forza
storicamente diseguali tra i sessi".
L'iniziativa delle femministe spagnole può essere interpretata come
una semplice richiesta di applicazione dell'art 13 della legge contro
la violenza di genere promulgata nel 2004 (LEY
ORGÁNICA 1/2004, de 28 de diciembre, de Medidas de Protección
Integral contra la Violencia de Género).
Tale articolo recita: "Le
Amministrazioni pubbliche vigileranno sull'applicazione della legge
riguardo alla tutela e alla salvaguardia dei diritti fondamentali
prestando particolare attenzione alla eradicazione nei mezzi di
comunicazione delle condotte che incentivano la diseguaglianza delle
donne”.
il primo comma dell'art. 14 della suddetta legge, a sua volta,
recita: "I mezzi di
comunicazione promuoveranno la tutela e la salvaguardia
dell'uguaglianza tra uomini e donne, evitando qualsiasi
discriminazione”.
Dunque,
se un libro fa apologia di reato, o offende gravemente individui o
intere categorie di individui, può anche essere censurato. Censura
può intendersi come
biasimo,
riprensione severa della condotta o delle azioni altrui, o delle
opere dell’ingegno.
«Sposati
e sii sottomessa»
predica l'inferiorizzazione della donna e può creare aspettative
sbagliate, perciò non mi sembra peregrina l'accusa secondo cui il
libro possa giustificare la violenza maschile. Trovo più sana la
reazione spagnola che quella italiana, piuttosto blanda. Anche se la
specifica richiesta di ritirare il testo dalle librerie può essere
discutibile, resta il fatto che nei confronti delle donne si ritiene
che tutto sia permesso. Camillo Langone ha scritto che si vuol
vietare di dire che era meglio la donna tradizionale. Mi domando come
si reagirebbe, se un libro affermasse che era meglio il «negro
tradizionale» o «l'ebreo tradizionale». Camillo Langone ha difeso
Costanza Miriano per convinzione. Loredana Lipperini solo per
opportunismo. O per malintesa cavalleria. Quindi, nessuna
equiparazione tra i due. Il mio appunto riguarda l'inutilità, non il
merito, della sua difesa. Oltre al fatto di aver definito opinione
discordante, la sottomissione femminile, come fosse una divergenza
come un altra. Nadia Somma scrive che chiederne
la censura significa farle
pubblicità. Bene. Dato che il rischio di essere censurata non lo
corre, né in Spagna, né tantomeno in Italia, anche mettersi
inutilmente a difenderla significa solo farle pubblicità. E farne un
po' a se stessi. Un accreditarsi tra colleghi avversari. Come che
sia, prendo atto del punto di vista di Loredana Lipperini e - a
proposito di censura – per poter accedere alla sua bacheca vorrà
dire mi travestirò da Costanza Miriano.
E'
falso che abbia fatto cenno al censo di Loredana Lipperini o mi sia
presentato come persona del popolo in contrapposizione ad una persona
dell'elite.
Ho scritto che Loredana Lipperini è una conduttrice radiofonica, una
giornalista di Repubblica, una scrittrice, una delle prime blogger
italiane, dunque una intellettuale professionista che ha un notevole
pubblico rispetto ad un blogger comune, quindi le sue parole sono
molto più influenti delle mie. Dovrebbe sentirne il peso. Al posto
suo – ma ormai anche al posto mio – la prima cosa che farei (e
che cerco di fare) è questa: stare attento a quello che dico, ai
contenuti che divulgo, perché chi mi segue, può prendermi sul
serio. In Lipperini, come in altre personalità pubbliche in verità,
non avverto questa tensione, non vedo questo senso di responsabilità.
La stessa conversazione oggetto di questo post, ne è un ulteriore
esempio.
E'
falso che mi presenti come mite, o dolce,
o
mellifluo o buono.
Dunque, falso e ipocrita. Cerco solo di essere civile ed educato. Ma
dico quello che penso. E lo faccio pubblicamente. Nel modo più
descrittivo possibile.
E'
falso che abbia stigmatizzato le prostitute.
Non ho mai scritto o pubblicato nulla che potesse somigliare a Le
prostitute sono cattive.
Secondo la mia visione, le prostitute sono vittime. Della violenza.
Del bisogno. Dell'induzione. Vittima di un sistema e di una cultura
che oggettivizza il corpo delle donne e lo tratta come merce. Io sono
e mi sento solidale con tutte le prostitute, anche con quelle che si
autodefiniscono sex
workers.
Il mio stigma è tutto e soltanto per i protettori e per i clienti.
Ciò detto, non è esatto dire che voglio i clienti in galera. La legge svedese e adesso anche la legge francese prevedono la multa per i clienti. Capisco la praticità della scelta. Per fare una multa basta un poliziotto, non è necessario istruire un processo. Quindi, come deterrenza potrà forse essere la scelta più efficace. Ma in linea di principio, osservo che il tipo di sanzione dice del tipo di reato. Le multe si fanno per le infrazioni del codice stradale, per gli illeciti amministrativi. Secondo me, i clienti, incentivando la tratta, umiliando e asservendo delle persone dietro compenso in denaro, commettono un reato molto più grave, che merita una condanna penale. Questo principio mi piacerebbe veder affermato. Poi la sua concreta applicazione mi interessa secondariamente. Può essere la condizionale, i domiciliari, le pene alternative, o anche solo la pena pecuniaria. Non è necessario mettere i clienti in galera.
Ciò detto, non è esatto dire che voglio i clienti in galera. La legge svedese e adesso anche la legge francese prevedono la multa per i clienti. Capisco la praticità della scelta. Per fare una multa basta un poliziotto, non è necessario istruire un processo. Quindi, come deterrenza potrà forse essere la scelta più efficace. Ma in linea di principio, osservo che il tipo di sanzione dice del tipo di reato. Le multe si fanno per le infrazioni del codice stradale, per gli illeciti amministrativi. Secondo me, i clienti, incentivando la tratta, umiliando e asservendo delle persone dietro compenso in denaro, commettono un reato molto più grave, che merita una condanna penale. Questo principio mi piacerebbe veder affermato. Poi la sua concreta applicazione mi interessa secondariamente. Può essere la condizionale, i domiciliari, le pene alternative, o anche solo la pena pecuniaria. Non è necessario mettere i clienti in galera.
E'
falso che reputi le madri tutte buone e i padri tutti bruti.
Sono soltanto contrario a sottrarre i figli alle madri sulla base di
sindromi psichiatriche inesistenti come la Pas, anche derubricata a
disturbo come mobbing genitoriale. Provvedimenti che consistono di
fatto nel far rientrare dalla finestra il reato di plagio dichiarato
incostituzionale nel 1981. Se si vuole essere garantisti,
antiautoritari e libertari, questa è una buona occasione. Sono
contrario all'affido condiviso, quando un genitore è un violento e
un abusante. Sono contrario all'affido alternato, perché il bambino
non è un pacco postale. Sono favorevole al diritto all'ascolto dei
minori. Siano loro a dire chi è buono e chi è cattivo. Sono
contrario a fare della questione dei padri
separati
una questione di rilievo generale. La grande maggioranza delle
separazioni avviene in forma consensuale. Se in caso di conflitto,
continuano a prevalere gli affidi alle madri, è conseguenza del
fatto che sono ancora le madri a dedicare più tempo ed energie ad
accudire i figli, e sono in prevalenza i padri ad esercitare abusi e
violenze. I padri devono rivendicare il loro ruolo dal principio non
dalla fine. Si battano per il congedo di paternità, sono con loro.
Anche in sede di separazione saranno più credibili. Questi
argomenti sono seguiti con rigore e competenza dal blog del
Ricciocorno Schiattoso e dal blog Infobigenitorialità di Andrea
Mazzeo (entrambi bannati). E' inaccettabile che il loro lavoro sia
liquidato con tanta insultante superficialità sulla bacheca di
Loredana Lipperini.
E'
falso che abbia un gruppo.
A meno che le persone che si trovano d'accordo con Loredana Lipperini
non siano il gruppo di Loredana Lipperini. Le persone con le quali mi
sento più d'accordo e in sintonia, non costituiscono un gruppo.
Peraltro è scorretto nei confronti dei singoli individui che vengono
annullati in questo fantomatico "gruppo".
E' la negazione delle loro individualità espresse anche nelle
sfumature e differenze di pensiero oltre che di modalità scelta per
espimerlo. Questo è un modo particolarmente arrogante e sminuente di
zittire i propri interlocutori. Al solito, ad essere citati per nome,
dunque riconosciuti come individui, sono gli uomini – Stefano
Dall'Agata ed il sottoscritto, detentore
del gruppo
– a scomparire come persone,
ad essere annullate nel gruppo
sono le donne.
E'
falso che voglia un femminismo che non dialoga con gli uomini.
Oltre che falso è una evidente amenità, anche solo per il fatto che
io stesso sono un uomo. Non ho nessun interesse nel proporre alle
femministe il separatismo. Lo rispetto quando viene scelto, ma è
ovvio che non può essere da me desiderato. Il punto è il dialogo, o
peggio la convergenza con i mascolinisti. Gruppi organizzati di
misogini in rete che praticano la violenza verbale contro le donne.
Sono realtà simili alle formazioni xenofobe o antisemite. E' grave
immaginare di riconoscere a loro qualsiasi rappresentatività del
genere maschile. Se affermo che Borghezio e Boso o persino la Lega
nord, non possono essere interlocutori, non mi si può obiettare che
non voglio parlare con i settentrionali.
E'
falso che abbia una black-list.
L'unica black list esistente è quella che forma l'elenco dei bannati
dalla bacheca di Loredana Lipperini.
E'
falso che voglia la scomunica Eretica.
La scomunica presuppone il battesimo e l'ambito di una comunità
ecclesiastica. Nelle organizzazioni politiche il battesimo è il
tesseramento. Nei movimenti politico-culturali, non esiste. Quindi,
non può esistere neanche il suo invalidamento o la sua revoca. La
scomunica presuppone che la definizione politica delle persone sia un
sostantivo. Ad esempio, comunista in quanto iscritto e militante del
Partito comunista. Su questo piano, non essere d'accordo con il fatto
che io sia un comunista significa proporre la mia espulsione dal
partito. E' un provvedimento disciplinare e rituale che mi esclude da
una comunità. Tuttavia, una definizione politica può essere intesa
anche come aggettivo. Ad esempio, comunista in quanto pensiero,
dichiarazioni e azioni sono comuniste. Ma qualcuno può obiettare che
no e trovare le mie idee più simili a quelle dei socialdemocratici o
dei liberaldemocratici. Se sono tollerante, vivrò la controversia
come una opinione discordante. Se sono intollerante, la vivrò come
una espulsione e mi rappresenterò come vittima di una scomunica. Se
infine, mi metto ad esprimere contenuti somiglianti a quelli di
leghisti e fascisti e li ospito pure sul mio blog, sarebbe strano che
qualcuno non mettesse in dubbio la mia adesione ideale al comunismo.
Ciò detto, al di fuori di vincoli organizzativi, è sempre questione
di dibattito e mai di sentenze. Nello specifico, la mia opinione è
che nel femminismo ci possa stare di tutto e di più, tranne
l'antifemminismo. Dunque, non riconosco nei post di Eretica contenuti
femministi, dopo di che non l'ho mai esclusa o bannata da nulla, né
auspicato che altri lo facessero. Altri possono invece riconoscerla
come tale. Riguardo a me, se qualcuno dice che sono femminista e di
sinistra lo prendo come un bel complimento, ma di norma nelle cose
che scrivo non mi presento o autodefinisco in nessun modo.
E'
falso che sia stato bannato dopo un post su uno status di Loredana
Lipperini.
Sono stato bannato dopo aver commentato un post di Lipperatura. Non
so che senso abbia affermare che se
vuole dirmi qualcosa, deve avere il fegato di venirla a scrivere su
Lipperatura, e non fare il postarello sui miei status.
Mi
chiedo perché ci voglia fegato per intervenire su Lipperatura.
Perchè potrei intervenire su Lipperatura, mentre non posso
intervenire sulla bacheca della
stessa blogger.
Quando Loredana Lipperini dice qualcosa riferita a me, non lo dice
sul mio blog. Lo dice sul suo blog e soprattutto sulla sua bacheca.
Che io non posso leggere. Mi domando se questo sia dimostrare di
avere
fegato.
Io mi regolo in questo modo: se devo dire qualcosa solo a qualcuno,
gli scrivo in privato. Se voglio fare un dibattito pubblico, dunque
rivolgermi a tutti, scelgo la forma che mi permetta la maggiore
divulgazione. Non esiste motivo di recintare discussioni di interesse
pubblico in spazi predeterminati. Ad ogni modo, quando mi sono
riferito a cose scritte da Loredana Lipperini o da altri miei
interlocutori, ho sempre linkato la fonte originale o riprodotto il
testo integrale. Posso anche interpretare male e sbagliare nel
riferire il pensiero altrui, ma chi mi legge può sempre verificare
l'originale. Chi legge Lipperini o Eretica che mi attribuiscono
questo o quello, invece, non ha nulla da verificare, a meno che non
venga a cercarmi di sua iniziativa.
E'
falso che sia giustizialista.
Che voglia gogna, forca e galera. Se adottiamo questo termine
nell'uso giornalistico e
polemico
che ne viene fatto, giustizialista
è colui che vuole agire una giustizia sommaria contro alcuni reati,
mentre garantista
è colui che vuole sanatorie e colpi di spugna. Non voglio né l'una,
né l'altra cosa.
In
generale sono favorevole alla depenalizzazione dei reati minori. Pene
alternative invece che il carcere. Sono assolutamente contrario alla
pena di morte. Sono predisposto favorevolmente all'abolizione
dell'ergastolo e delle pene detentive più lunghe. Al limite si può
stabilire – faccio un esempio – che la pena più alta prevista
dal codice penale sia molto più bassa di quelle attuali. Mettiamo
dieci anni. In fondo, gli autori di omicidio fanno in media otto anni
di carcere. Stabilito questo, penso che ai reati più gravi competano
le pene più gravi e che commettere reati contro qualcuno per motivi
di odio razziale, sessista o omofobo, debba comportare il
riconoscimento di un'aggravante. Anche all'interno di pene ridotte al
minimo, è importante quel riconoscimento simbolico. Penso inoltre,
che una società abbia il dovere di riconoscere alcuni comportamenti
lesivi come reati e che tra questi ci sia la violenza contro le
donne, il femminicidio in tutte le sue forme, fino allo stalking. E
che non si possa ridurre questa violenza ad una questione di
educazione e di supporto psicologico. La violenza contro le donne,
non è un disturbo, non è maleducazione, non
è mentalità.
E'
un crimine. E' cultura riconoscerlo!
Un
sistema giudiziario deve prevedere procedure e garanzie a tutela
degli imputati e del diritto alla difesa e ricorrere alla custodia
cautelare in caso di indizi fondati di pericolo sociale, rischi di
reiterazione del reato, inquinamento delle prove e fuga. Ritengo che
i principi di garanzia vadano commisurati a due aspetti. La necessità
di tutelare le potenziali vittime, e la necessità di fronteggiare lo
squilibrio nei rapporti di forza tra le parti in causa. Questo
dovrebbe valere secondo me, non solo per la violenza sulle donne, ma
anche per altri tipi di reato, tipo il mobbing, i licenziamenti
discriminatori e le violazioni in materia di sicurezza sul lavoro e
di sicurezza ambientale, la tortura o altre forme di repressione
delle forze dell'ordine. Per questo genere di reati, data la
disparità dei contendenti, l'onere della prova, a mio avviso,
andrebbe invertito.
Non
voglio neanche le gogne. La gogna è esporre qualcuno al dileggio,
allo scherno, al disprezzo, sui giornali, o su una qualsiasi
pubblicazione. Si riconosce dal fatto che si usano testi violenti e
insultanti, incintanti all'odio, foto deformanti, caricaturali,
titoli violenti. Non ho mai fatto nulla di tutto questo. Ed è molto
scorretto, molto insultante che mi sia attribuito. Non si possono
usare questi metodi per sottrarsi alla critica. Ad essere oggetto di
gogna sono
io (con tanto di nome e cognome) e il fantomatico
gruppo
sulla bacheca di Loredana Lipperini, a noi inaccessibile, con i
commenti offensivi di persone che non ci conoscono e non sanno di
cosa si parla.
E'
falso che reputi Loredana Lipperini non
femminista.
Per me va bene la definizione che lei ha dato di se stessa: una femminista sui generis.
Letteralmente vuol dire di
genere suo proprio, atipica. A
me pare che ingredienti di questa atipicità siano una discreta
superficialità e genericità. Una femminista
surfeggiante.
Con la quale, in caso di discordia, è meglio evitare di approfondire
troppo, altrimenti sospetterà un tentativo di affogamento. In ogni
caso, una femminista. Quindi, né nemica, né avversaria, per quanto
possa comportarsi in modo discutibile. D'altra parte, la sinistra ha
avuto esponenti come Rutelli, Fassino, Veltroni. Oggi, Renzi. Tutti
di sinistra. Sono la sinistra che siamo capaci di avere in questo
paese. Anche il femminismo che abbiamo è quello che siamo capaci di
avere.

Resta il fatto che il blog di Loredana Lipperini ha molti più lettori e lettrici di questo, blog e, appunto perciò, piacerebbe trovare qualche replica puntuale anche tra i commenti del blog Lipperatura, che non è FB, e dove finora nessuno/a sembrerebbe essere stato/a bannato/a.
Mi pare purtroppo che la persone in questione abbia sempre usato questi metodi in ogni tipo di confronto che minacciasse di intaccare il suo potere, sia su questioni di genere che in occasione di certi pasticci letterari riguardanti una sua identità alternativa. Spiace, ovviamente, e spiace ancora di più vedere che c'è ora una escalation in questo tipo di approccio al non-confronto, ma è anche tutto sommato "normale": chi pensa di detenere la fiaccola della Verità non ama certo rischiare di cambiare idea attraverso dei confronti con idee diverse, meglio contornarsi di yes-people accondiscendenti...
Sei buono. Io Costanza Miriano la metterei a lavorare da McDonalds, o magari le farei passare un paio di mesi (non di più perché non sono crudele) da precaria con figli a carico, magari vende la collezione di scarpe di Prada per fare la spesa. Mi spiace solo che sarebbe costretta a licenziare le 5 nanny/colf che stipendia per portare avanti la sua famiglia "tradizionale".
Sì. molto avvelenata, dopo che fui attaccata sul suo blog per aver sostenuto che viveva su una nuvoletta irrealistica, lontana mille miglia dal mondo delle vere donne che lavorano e fanno fatica a far quadrare il bilancio familiare. Ma tant'è, io non pubblico e non ho le conoscenze giuste. Così va quest'Italietta...
Mi dispiace molto. Sono una lettrice silente di questo blog, come pure di Lunanuvola e Ricciocorno. I vostri blog mi sono sembrati sempre estremamente interessanti da leggere, proprio perché pacati e con un alto rigore logico nelle vostre argomentazioni.
Anche se Lipperini ha tutto il diritto di escludere chi vuole dalla sua pagina Fb, constato che non agisce in modo molto diverso da quella censura contro la quale dice di schierarsi.
Massimo, io sono d'accordo con te e con Ricciocorno e con Mazzeo sulla Pas e sui padri separati, e sono anche contro l'abolizione dell'ergastolo (quindi un bel po' più forcaiolo di te) e non sono stato bannato nè dal blog nè da facebook. Ma non è possibile chiarirvi?
Una mia amica è stata etichettata da Costanza Miriano "mantide religiosa". Del resto è una collaboratrice dell'Avvenire, dove il femminismo diventa un superpotere per rendere lesbiche e misandriche donne che poi possono tranquillamente "guarire" e tornare mogliettine devote. Tutto questo è narrato in lettere che sono fiction. Ma noi zitt*. Teniamoci tutto.
Non ho visto repliche né ufficiali e né ufficiose a certi scritti diffusi dall'Avvenire e certamente pericolosi e disinformanti. Non si fa nulla neppure per amore dell'obiettività, dell'informazione stessa e del pubblico.
Pare che il masochismo sia il credo del femminismo italiano e se appena provi ad avere toni un attimo più diretti, arrivano in corsa a dirti che non è il caso, che "noi non facciamo così", in altre parole che se chiedi di essere rispettata nelle tue idee come persona, sei un'estremista.
Qualcuna potrebbe subire anche danni fisici per tutto l'odio che viene fomentato contro il femminismo, ma noi porgiamo l'altra guancia, altrimenti siamo giustizialiste e fasciste e pericolose bombarole. I mascolinisti, invece, quelli che mi hanno augurato stupri e morte o minacciata di prendermi a sprangate, sono interlocutori. Addirittura rappresentanti del genere maschile!
Da parte mia sono anni che mi tengo le diffamazioni e le persecuzioni dei mascolinisti, tanto cari a queste strane femministe, e (per il momento) mi tengo pure i riferimenti chiarissimi e anche questi diffamatori e querelabili. Eppure resto sempre, chissà come mai, giustizialista, fascista e bla bla...
è chiaro che se cominciassi a dar loro ragione, Massimo, se cominciassi improvvisamente a sostenere le stesse cose, saresti ugualmente dalla parte del torto. Mi sa che non dipenda tanto da cosa ma che dipenda di più da chi.
Del resto a me è capitato così.
Sono stata il bersaglio di una blogger femminista per alcuni anni. Questa donna mi indirizzava molti scritti dal sul blog, sempre e solo attraverso riferimenti indiretti. Interpellata direttamente da me per un chiarimento, mi accusava di non occuparmi sufficientemente della PAS, dell'affido condiviso, eccetera, e di disperdere troppe attenzioni contro i mascolinisti e infine concludeva che io ero e restavo sempre una "sorella" ( e questo mentre lei disperdeva attenzioni scrivendo sul suo blog contro la sottoscritta ma sempre in maniera trasversale e subdola, dipingendomi malissimo. Un blog usato per togliersi i sassolini pubblicamente per questioni private laddove in privato mi si lisciava e rabboniva. Come volete che abbia stima di questa persona e della sua doppiezza e slealtà?) .
Quando le ho dimostrato di starmi occupando di PAS, condiviso, eccetera, e addirittura di avere generato una mobilitazione, magicamente in pochissime settimane questa persona è passata dall'altra parte.
Improvvisamente PAS e condiviso sono diventate cose buone e i mascolinisti sono diventati eroi.
Improvvisamente persino i diritti delle donne diventano negativi e vengono screditati fantasiosamente.
Servono a questo i blogs? A togliersi i sassolini dalle scarpe e tagliare la strada a persone che ci sembrano oscurare la nostra visibilità?
E chi sarebbero, quindi, i morti di fama?
Tutta questa faccenda è squallida e deprimente. I contenuti, il modo in cui sono espressi, l'atteggiamento infantile di chi ti vuole poter delegittimare e ti toglie anche il diritto di esprimere frustrazione per essere stato descritto come non sei e per non avere il diritto di difenderti, è tutto svilente ed è svilente anche tentare di difendersi. Per questo tanti infangati replicano una volta ogni dieci attacchi , turandosi il naso.