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Perchè si può essere contrari alla riforma del senato



Vedo almeno due motivi per essere contrario alla riforma del senato proposta da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Il primo è un motivo parziale, il secondo più oggettivo.

1) La sfiducia nella qualità delle leggi che potranno essere adottate in futuro. Storicamente la sinistra è stata a favore del monocameralismo. Una sola camera vuol dire leggi approvate in una sola lettura. Dunque, cambiamenti più rapidi. In un cliclo storico riformatore, come il trentennio compreso dal dopoguerra agli anni 70, il bicameralismo ha costituito un rallentamento, per l’approvazione di provvedimenti favorevoli ai lavoratori, ai poveri, agli studenti, alle donne, all'insieme della cosiddetta sinistra sociale. Tuttavia, in un ciclo storico controriformatore, come sono stati gli anni ‘80 e poi il ventennio berlusconiano, il bicameralismo ha costituito un’argine. Così, a secondo delle aspettative che abbiamo nei confronti del ciclo storico prossimo futuro, se lo immaginiamo imperniato in prevalenza su valori collettivi, solidaristici, cooperativi o competitivi e individualisti, possiamo preferire un procedimento legislativo più decisionista o più valutativo. Dato che la crisi finanziaria globale non ha messo sostanzialmente in discussione l'egemonia liberista sulle politiche dei governi, continuo a preferirne uno più valutativo.

2) L'ncomprensione per un bicameralismo imperfetto. In alcuni paesi la camera alta è l'evoluzione del vecchio consiglio regio, in altri è l'espressione di regioni e stati federati. L'Italia ha adottato il bicameralismo perfetto, con entrambe le camere elette a suffragio universale fin dalla caduta della monarchia ed è uno stato unitario.
Posto che sia preferibile il monocameralismo, anche ai fini di una riduzione dei costi della politica, si fatica a capire perchè Renzi e Boschi vogliano trasformare il senato in una camera non elettiva delle autonomie, anziché abolirlo del tutto. Proposte di correzione alle leggi ordinarie possono venire direttamente dalle autonomie locali. Mentre il potere di intervento su leggi costituzionali e di revisione costituzionale richiede almeno una legittimazione democratica diretta, non una nomina. Tanto più che un senato composto da 108 sindaci dei capoluogo, 21 presidenti di Regione, e 21 esponenti della società civile nominati dal presidente della repubblica andrebbe ad affiancarsi ad una camera dei deputati eletta con l’Italicum, cioè con liste bloccate, senza voto di preferenza, tre soglie di sbarramento e premio di maggioranza per chi raggiunge il 37%, altrimenti ballottaggio tra i primi due. Quindi, con una sproporzionata alterazione della rappresentanza. Una sproporzione già riscontrata negli effetti della legge elettorale (il porcellum) con cui è stato eletto l'attuale parlamento, che secondo il governo, ormai dopo le elezioni europee, dovrebbe metter mano, non solo alla legge elettorale, ma persino alle riforme costituzionali.


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