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«Tutti puttane» la norma morale neoliberista

«Prostituirsi è uno scambio intrinsecamente morale. È la sublimazione del godimento della propria indipendenza privata». Lo slogan «Siamo tutti puttane» di Annalisa Chirico, giornalista di Panorama, rilancia la morale di Silvio Berlusconi, sotto processo per sfruttamento della prostituzione: morale è far sognare, illudere, morale è evadere le tasse, morale è prostituirsi per fare carriera, morale è comprare e vendere qualsiasi cosa. Una rivendicazione che risolve la doppia morale borghese, assolutizzando il primo termine. I vizi privati sono pubbliche virtù.

La legittimazione delle «puttane» a vendersi per accedere alle risorse e fare carriera, è di fatto il paravento della legittimazione dei «puttanieri» a decidere la selezione, non per il godimento di tutti, ma per il proprio godimento privato e individuale. Le due parti a confronto, sono diseguali nel mercato. La libertà consensuale della prima fa da velo al potere reale della seconda, contro l’interesse pubblico.

Improbabile qualcuno desideri essere curato da un dottore, essere assistito da un avvocato, essere istruito, formato, da un professore, essere informato da un giornalista, che si trovi al suo posto, non per il valore delle sue competenze, ma solo per il valore del suo prezzo. A maggior ragione, se in attività intellettuali, politiche, scientifiche, mediche, il valore del suo prezzo è stato determinato dal suo corpo. Nessuno vorrebbe trovarsi in una sala operatoria sotto i ferri di una chirurga che ha saputo conquistarsi quel posto grazie alla sua capacità di brigare, prima con i suoi docenti, poi con il suo primario.

Esiste un nesso tra la valorizzazione del merito (per quanto il concetto non sia neutro) come criterio di selezione e un principio di selezione professionale aperta a tutti, senza discriminazioni. La prostituzione come modalità di accesso aderisce ad un sistema e lo rinforza. Un sistema di divisione sessuale del lavoro, nel quale alle donne competono le funzioni accessorie e subordinate. Lo slogan che titola il libro, reso al maschile universale (tutti), ignora o finge di ignorare che la prostituzione del corpo è proposta soprattutto dagli uomini, che occupano la maggior parte delle posizioni di potere, alle donne che invece ne sono escluse.

Sono le donne, in netta prevalenza, ad essere valorizzate per il loro corpo e ad essere svalutate sul piano intellettuale. Pubblicità e varietà televisivi in cui il nudo femminile è dilangante, non sono l'effetto della libera volontà, del desiderio, di miriadi di giovani veline, ma l'effetto del potere di autori e programmatori di palinsesti in funzione degli inserzionisti. Un mondo di uomini che usa il corpo delle donne e di donne che scelgono di fare buon viso a cattivo gioco o rinunciare. Se libera e vincente è la velina, altrettanto libera e vincente non è l’esperta di economia o di qualsiasi altra cosa. Con le consuete eccezioni che confermano la regola, in televisione gli autorevoli, i competenti, gli esperti continuano ad essere maschi, gli ornamenti, gli sfondi, i break, gli annunci, continuano ad essere femmine. Preferibilmente seminude, sezionate in pezzi di carne, magari in pose degradanti e umilianti. Da una indagine del Censis emerge che il 53% delle donne in televisione non ha voce, il 43% è associata a temi come sesso, moda, spettacolo e bellezza, e solo nel 2% dei casi a impegno sociale e professionalità. «I ruoli femminili nei media sono piuttosto deleteri per l’effetto depauperante che hanno nei confronti delle potenzialità delle donne: le ragazze oggi fanno più fatica, di qualche decennio fa a immedesimarsi in ruoli emancipati ed influenti, soprattutto se non crescono in contesti sociali evoluti, e in Italia molte zone sono ancora culturalmente depresse». [Paola Manfroni, art director]

In politica e nelle attività intellettuali (ad esempio il caso Minetti), la vendita del corpo femminile per poter accedere, non costituisce un pedaggio diverso, ma aggiuntivo. Se anche i colleghi maschi si possono vendere sul piano delle doti intellettuali, della coscienza civile, politica, per poter essere assunti, promossi, candidati, nominati, la donna non salda il suo debito soltanto con il corpo. Anche a lei poi tocca di vendersi con il cervello. Lo scambio sessuale per le donne, non è uno scambio diverso - già questo è comunque discriminatorio - ma uno scambio in più.

Altre sono le battaglie che il femminismo dovrebbe condurre, sostiene Annalisa Chirico. Non contro la strumentalizzazione del corpo delle donne, ma per la procreazione assistita, per l’aborto, per superare il tetto di cristallo nel mondo del lavoro. Tuttavia, lei stessa si dedica alla lotta contro il «femminismo moralista» invece che agli altri temi «più importanti» da lei usati evidentemente solo come diversivo. Come quelli che chiedevano di parlare del Darfur e non della Palestina, salvo poi passare il tempo a difendere Israele. Diversivi che non vogliono aprire altri discorsi, vogliono solo chiudere il discorso nel quale si inseriscono. Diversivi fondati in genere su falsi dilemmi. Il mondo che discrimina le donne sul lavoro e ne limita l’autodeterminazione riproduttiva è lo stesso mondo che ne mercifica e ne strumentalizza i corpi. 

Un diversivo è il tema della libertà. Un tema sul quale non si può dire niente, se dissociato dalla responsabilità e dal contesto in cui agisce, che viene evocato appunto per questo, perchè non si dica niente, per azzittire la critica, per inibire un’altra libertà, quella del giudizio pubblico su atti e comportamenti pubblici. Un diversivo che ritorna spesso sul sessismo, ma che sarebbe inconcepibile su altre rappresentazioni, per esempio sul razzismo. Nel film «Via col vento», i personaggi neri si esprimono in maniera scorretta e sgrammaticata, come a voler esprimere la loro inferiorità culturale. Ciò può essere considerato razzista o realistico, se ne può discutere, ma non sarebbe corretto e pertinente obiettare che gli attori neri si sono prestati liberamente e volontariamente a quel tipo di recitazione, argomento sul quale non c'è nulla da discutere. La libertà individuale di svestirsi o di vestirsi integralmente non può essere discussa di per sè, ma solo nel suo significato in rapporto ad un contesto. Rivendicare l'uso del velo nell'Iran dello Scià o in quello degli Ayatollah cambia il senso della rivendicazione: opposizione o adesione al potere. Allo stesso modo lo cambia rivendicare il nudo nell'Italia democristiana degli anni '50 o nell'Italia del ventennio berlusconiano.

Altri temi importanti sono il diritto di famiglia in materia di separazioni e affido e la violenza sulle donne. Temi su cui Annalisa Chirico è in linea con i padri separati e con i neomaschilisti. «Il diritto familiare è sbilanciato a favore delle donne. Troppo spesso le donne usano i figli come arma di ricatto a vita. C’è una legge sull’affido condiviso che è sistematicamente violata. Per non parlare degli alimenti». «Il femminicidio? Un business fondato su una "emergenza” che tale non è» «l’Italia non è un paese di maschi stupratori e assassini» i femminicidi sono il 30 per cento degli omicidi. I maschi continuano a essere ammazzati assai più delle femmine». Dunque, diversi temi antifemministi che delineano una visione complessiva, coerente con quella berlusconiana. Una visione che adotta la sua neolingua, definisce talebane le femministe, così come spesso l’antisemitismo definisce nazisti gli ebrei. Da segnalare anche un ardito tentativo in difesa di Calderoli, che insultò la ministra dell'integrazione paragonandola ad un orango tango. Chirico sostiene che ognuno somiglia ad un animale e lei stessa si dichiara somigliante ad una cavalla, per sostenere che Cecilie Kyenge, in effetti, somiglia ad un orango.

C’è da chiedersi però quale coerenza vi sia tra questa visione e la visione della Lista Tsipras, dopo che la capo comunicazione del movimento, Paola Bacchiddu, è tornata a far parlare di sè con una nuova foto in cui pubblicizza il libro di Annalisa Chirico insieme con la stessa autrice, dando così un più chiaro significato retrospettivo alla foto precedente, nella quale si mostrava in bikini e dichiarava di essere pronta ad usare ogni mezzo per far votare la sua lista. Immaginiamo la stessa capo comunicazione farsi fotografare insieme con Oscar Giannino, nel mentre pubblicizza un libro a favore della privatizzazione dell’acqua o con Alesina e Giavazzi per pubblicizzare il libro «Il liberismo è di sinistra». Presumo ne risulterebbe un messaggio che sarebbe giudicato incoerente e che indurrebbe i leader del movimento a pronunciarsi senza essere sollecitati, per chiarire la linea del movimento. Perchè sulle questioni che reputano importanti, i partiti aspirano ad avere una linea chiara.

A proposito del post elettorale con la foto in bikini, Barbara Spinelli ha così risposto ad una intervista al Manifesto: «Non è una stra­te­gia della lista. È una mossa pro­vo­ca­to­ria nata all’interno del gruppo comu­ni­ca­zione, dan­nosa per il nostro pro­getto e per molti can­di­dati: per giorni lo sber­leffo ha oscu­rato il pro­gramma. Non so dirle per­ché sia nata; so solo che si tende a tra­sfor­marla in un’offensiva ideo­lo­gica con­tro il fem­mi­ni­smo, e anche con­tro la mia can­di­da­tura. Per quanto mi riguarda, con­si­dero la dia­triba del tutto assurda: non ho mai fatto parte né del movi­mento «Se non ora quando», né di altri movi­menti femministi».

Come è corretto interpretare questa risposta? Barbara Spinelli, pur valutando il danno ricevuto, è neutrale rispetto ad una diatriba, che non dovrebbe coinvolgerla? Dice, come Grillo con l'antifascismo, che il femminismo non è di sua competenza?


Puoi leggere anche:
La comunicazione (con ogni mezzo) della Lista Tsipras
Moralista è il maschilismo
Donne e media in Europa (Censis)
Il fascino discreto del puttanismo (Marina Terragni) - Con citazioni del libro di Chirico
Il corpo deve essere nostro. Nè dello stato nè del mercato (Intervista a Silvia Federici)
Il corpo è mio e non è mio (Ida Dominijanni)
Fantasmi in libertà. Risposta ad Angela Azzaro (Ida Dominijanni)
Libera sarai tu? (Cristina Morini)
A proposito di corpo, libertà, differenza sessuale (Maria Luisa Boccia)
Il corpo non è solo mio (Marina Terragni) 
Il corpo della libertà (Paola Rudan)

2 Responses to “«Tutti puttane» la norma morale neoliberista”

  1. C’è da chiedersi però quale coerenza vi sia tra questa visione e la visione della Lista Tsipras, dopo che la capo comunicazione del movimento, Paola Bacchiddu, è tornata a far parlare di sè con una nuova foto in cui pubblicizza il libro di Annalisa Chirico - See more at: http://www.massimolizzi.it/#sthash.hn1lbeS0.dpuf

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    La faccenda risulta chiara fin dall'inizio: il culo della Bacchiddu è un'arma contro il "neo-femminismo reazionario" (definizione mia) di candidate come Zanardo e Lipperini. L'incoerenza interna della politica produce malessere crescente. Nulla di oscuro in quel che sta accadendo.

  2. Credo l'inizio sia stato casuale. Una battuta da condividere con gli amici. Forse davvero una provocazione contro i media che oscurano la Lista e una parodia del "velinismo in politica".
    Poi però i media ne hanno fatto un prevedibile uso strumentale. Il velinismo è impossibile sfotterlo, perchè è già burlesco di per sè.
    Sono arrivate le critiche e nel rispondere alle critiche la provocazione contro i media è diventata provocazione contro il femminismo. Come se non ci si rendesse conto che il femminismo, al pari dell'ambientalismo, del pacifismo, dell'antirazzismo, è uno dei riferimenti culturali della sinistra. Tanto che trova espressione in precise candidate.
    La capo comunicazione si è lasciata troppo facilmente strumentalizzare dagli avversari e dalle avversarie della candidata Lorella Zanardo. Forse era anche predisposta a questo, se si è formata nell'ambiente giornalistico del Foglio, di Panorma, Linkiesta.
    Non so perchè parli di femminismo "reazionario". Altri dicono "moralista". Sono aggettivazioni che vanno fuori bersaglio. E' il femminismo che c'è. Mentre quello che gli si contrappone diventa facilmente antifemminismo, andando a far leva su una idea di libertà molto berlusconiana.

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