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Il voto alla Lista Tsipras per le Elezioni Europee

Il comportamento elettorale è influenzato da tanti fattori. Uno di essi è il significato attribuito alle elezioni. 
In Italia, le prossime elezioni europee sono considerate un test per valutare chi è più forte tra Renzi e Grillo e di quanto. Per sondare il gradimento del governo e le sue prospettive di sopravvivenza. Per ricalibrare i rapporti di forza al fine di rinegoziare le incerte riforme istituzionali. 
Per alcuni, le elezioni sono un referendum. Su un leader, sul governo, su un pericolo emergente, su un intero ordinamento economico e sociale. Per altri ancora il voto è l’esito di un calcolo, l’elargizione di un premio ad una singola proposta o ad una singola persona, lo scambio con un favore. 
C’è chi le affronta come fosse un concorso matrimoniale, dove in gioco è la scelta del partner. Scegliere bene chi sposare è molto difficile e impegnativo, tanto che può essere conveniente rimandare in attesa del principe azzurro o della fata turchina, mentre nel frattempo si sceglie di rimanere liberi da responsabilità e compromessi. Eppure gli eletti sono già liberi dal vincolo di mandato, non c’è ragione che proprio gli elettori si sentano vincolati.

Un comportamento elettorale è l’astensione. Da molti anni l’astensionismo cresce, è il primo o il secondo partito. Il partito più eterogeneo. In esso confluiscono i delusi di destra, di centro e di sinistra. Gli informati e i disinformati. I militanti e gli indifferenti. I sofferenti e gli appagati. Ci si astiene per dare un segnale. L’astensione di segnali ne dà una infinità in tutte le direzioni. Negando il voto a tutti, lo si dà un po’ ad ognuno, da Matteo Salvini a Barbara Spinelli, passando per Angelino Alfano, Silvio Berlusconi, Beppe Grillo e Matteo Renzi. L'astensione è priva di influenza diretta sull’esito del voto: le elezioni sono valide con qualsiasi percentuale di votanti e i seggi sono comunque redistribuiti al cento per cento. La delegittimazione che deriva da una elevata astensione è relativa e forse persino opportuna per un moderno sistema post-democratico, nel quale la politica ha da essere il più debole dei poteri forti, retto in modo traballante da un suffragio semipopolare. All’astensionismo manca un precedente storico da vantare a suo favore, una situazione per la quale poter dire di aver cambiato il mondo. A parte l'eccezione di Ponzio Pilato.

Per parte mia, concepisco le elezioni come una opportunità per concorrere ad indicare una direzione e a determinare un contesto. Le prossime elezioni eleggono il parlamento europeo. Il contesto è l’Europa originata dai parametri di Maastricht. Su questa Europa si confrontano tre posizioni.

1) La politica europeista dell’austerità dei partiti liberalconservatori e socialdemocratici, alternati al governo o al governo insieme in grandi coalizioni: pareggio di bilancio, risanamento finanziario, cioè pagamento del debito con tutti gli interessi, controllo dell’inflazione, privatizzazioni, moderazione salariale, flessibilità del mercato del lavoro. In Italia ha portato il governo Monti, retto da PD e PDL ad approvare il fiscal compact, ad introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione, a manomettere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una politica che, volendo ridurre il debito, riduce anche il PIL. Il rapporto tra i due termini rimane invariato o addirittura peggiora. 

2) La politica antieuropeista degli euroscettici, partiti populisti, che vogliono uscire dall’Europa, rompere con l’Euro e tornare alla vecchia sovranità nazionale, alla vecchia moneta, per rilanciare le esportazioni con la svalutazione e il basso costo del lavoro. Identificano l’euro con la causa della crisi economica e l’Europa con la libertà dei migranti di trasferirsi in massa nel vecchio continente. Una destra nazionalista che soffia sul fuoco della xenofobia e della paura sociale. Il loro leader continentale è Marine Le Pen. In Italia sono la Lega di Matteo Salvini, i Fratelli d’Italia di Giovanna Meloni e, pur con tutti i distinguo e le distanze anche il M5S di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che mette al primo punto del suo programma il referendum sull’euro. Il loro progetto di fatto è sostituire il liberismo globale con un liberismo locale, più autarchico e protezionista.

3) La politica europeista della sinistra europea, che guarda al partito greco Syriza e candida il suo leader alla presidenza della Commissione europea, Alexis Tsipras. Contro l’Europa neoliberista e contro il ritorno ai nazionalismi, per una Europa sociale. Per un new deal europeo, che metta fine all’austerità, cancellando il fiscal compact, eliminando il pareggio di bilancio dalla Costituzione, e rinegoziando tutti i trattati europei, a cominciare dal Trattato di Maastricht, sulla base di parametri sociali e non solo finanziari, in primo luogo relativi alla lotta alla disoccupazione. Per la quale, la sinistra europea propone la riduzione dell’orario di lavoro e politiche espansive, libere dai vincoli di bilancio: il debito dei singoli paesi si ristruttura, mediante un parziale consolidamento (si cancella la parte che non si può con ogni evidenza riscuotere e si dilaziona il pagamento del rimanente). La BCE assume gli stessi poteri della Federal Reserve (la banca centrale USA), diventa prestatore e pagatore, può comprare i titoli di stato dei paesi più in difficoltà, per arginare la speculazione contrastata anche dalla Tobin Tax, favorisce il credito alle banche che garantiscono prestiti alle piccole e medie imprese, mentre i risparmi dei cittadini sono protetti dalla separazione drastica delle banche commerciali dalla banche di investimento. Propone politiche di integrazione e di accoglienza per i migranti, politiche migratorie che rendano possibile il raggiungimento del continente per vie legali, senza mettere a rischio la vita.

Io scelgo di votare la Lista Tsipras per modificare il contesto europeo in questa direzione - parametri sociali, occupazione, lotta alla speculazione, accoglienza.

Credo questo sia il prioritario interesse dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei giovani e dei migranti. E anche delle donne. Dopo, la vicenda che ha visto protagonista Paola Bacchiddu e un corteo di testi e immagini favorevoli ad una emancipazione berlusconiana secondo cui la libertà è la libertà di prostituirsi, ho letto molti commenti di amiche e compagne attiviste, intenzionate a negare il voto alla Lista Tsipras, ritenendola ambigua sui temi delle donne e del femminismo. Sicuramente buona parte del personale politico di questa formazione è impreparato su questi argomenti, come lo è il PD e tutta la sinistra italiana. A destra c’è il maschilismo, a sinistra c’è discussione, impaccio, imbarazzo, ambiguità, incertezza. Ma c’è uno spazio e va occupato. Se la Lista Tsipras supererà la soglia di sbarramento ha buone probabilità di essere eletta Lorella Zanardo, la migliore antitesi di quell’emancipazione berlusconiana che predica al soggetto di farsi oggetto. Se la Lista Tsipras supererà la soglia di sbarramento andrà in Europa a rafforzare la sinistra europea, la terza forza politica del continente, l’opposizione più coerente al liberismo. Cioè a quell’insieme di politiche economiche e sociali, quel sistema di valori, che tende a mercificare ogni aspetto della vita umana. E’ il neoliberismo il contesto nel quale l'emancipazione della donna si traduce in sfruttamento e autosfruttamento. Voto tenendo presente questa foto. Che è la foto del mondo.


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