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Pagina99 in trentacinque giorni

L'ultimo nato tra i quotidiani di carta, Pagina99, ha chiuso dopo 35 giorni di pubblicazione. Un record. Il quotidiano Pubblico di Luca Telese aveva chiuso dopo 103, nel settembre 2012. Pagina99 è un secondo giornale, cioè un quotidiano in competizione, non con La Stampa, il Corriere della Sera, la Repubblica, ma con il Fatto, l'Unità, il Manifesto. A giudicare dalle firme sembrava soprattutto una scissione del Manifesto.


In generale non lo so. Vedo che gli esperimenti chiudono rapidamente e che i vecchi giornali declinano, ragionano sulla trasmigrazione integrale nel web. Quindi, pare di no. In particolare, cioè a me personalmente, non serve. Di Pagina99 ho letto alcuni articoli, li ho trovati interessanti, ma non ne sono diventato un lettore affezionato.  Per due motivi. 

Le notizie le trovo sul web, prendendole un po' da tutti i giornali, anzi ormai con i social-network sono spesso loro che trovano me. Quasi in tempo reale. A cosa potrebbe servirmi un giornale, un giornale solo, in carta, che mi racconta e analizza le stesse cose il giorno dopo? Poteva esserci la differenza della comodità. Leggere su carta, specie gli articoli di approfondimento, è meglio che leggere sul monitor di un computer. Ma ormai esistono i tablet e gli smartphone. La differenza di comodità è annullata o addirittura invertita.

Riesco a riconoscermi in qualche giornalista, ma non più in un solo giornale. Un tempo il mio giornale era il Manifesto. La scelta del giornale implicava una scelta di appartenza ad una ideologia, ad un'area politica, ad una comunità di persone, parte di una orbita interna od esterna ad un grande partito, quale era il PCI e l'immediato ex PCI. Il Manifesto ne era la coscienza critica. In principio era stato potenzialmente lo strumento organizzativo di un nuovo partito. Insomma, aveva una funzione che andava oltre l'idea di fare soltanto informazione.

Oggi un nuovo giornale di carta deve fare i conti con la concorrenza del web e di tutti i dispositivi digitali che soppiantano la carta e con il vuoto pneumatico della politica. Così gli mancano sia lo spazio, sia l'utilità. I promotori del nuovo giornale sicuramente ci avranno pensato, ma lo hanno fatto lo stesso. Forse perchè per molti giornalisti, nati e cresciuti prima della rete, il giornale di carta è l'autentico e nobile formato dell'informazione. Qualcosa di simile ad una questione di status, ad una questione di rango.

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