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Momenti di gloria su Twitter

La nomina di otto ministre nel nuovo governo Renzi è stata motivo di dibattito generale. Tutti ne hanno parlato. Per apprezzare il progresso. Per dire che non basta. Per dire che è stata una scelta di immagine. Per dire che il genere non conta, contano le persone. Ne ho parlato anch’io. Ho scritto un primo articolo, prendendo spunto da uno status di Alessandro Gilioli e della discussione che ne è seguita, per notare come all'esame di merito e competenza siano sottoposte le ministre e non i ministri. Questo articolo è stato ripubblicato dal sito di Se Non Ora Quando (Snoq) di Torino. Dai commenti ricevuti sulla mia bacheca di FB, sulla pagina del gruppo di Maschile Plurale e da un articolo di Alberto Leiss sul Manifesto, ho tratto spunto per scrivere un secondo articolo, per notare come la diffusa delegittimazione delle ministre nel dibattito si fondi sul fatto che le designate non corrispondono a parametri ideali di tipo ideologico o politico: se non sono donne «come diciamo noi» il superamento della discriminazione non conta nulla. Anche il secondo articolo è stato ripubblicato sul sito di Snoq -Torino.

Nel secondo articolo c'è un passaggio nel quale dico che se il potere è egemonizzato dagli uomini, lo è anche l'opposizione al potere. Dunque, tanto il potere maschile, quanto l'opposizione maschile al potere, possono strumentalizzare le donne. Nel primo caso usando le ministre, nel secondo usando le «femministe» che bocciano le ministre e con loro il governo. Citavo ad esempio la rivista ampiamente maschile Micromega che pubblica contro il governo delle donne un articolo di Eretica/Fikasicula. Una pubblicazione che può essere ritenuta strumentale, tanto quanto la nomina delle ministre bocciate da quell'articolo. In questi giorni, tanti uomini citano le femministe o alcune femministe, anche strumentalmente, per dire che la presenza rosa al governo non è importante o è persino dannosa. Con ciò, non volevo teorizzare che è destino ineluttabile delle donne essere strumentalizzate dall'egemonia maschile, ma proprio il contrario: che alla strumentalizzazione maschile può corrispondere un aumento del potere contrattuale femminile. Nel momento in cui gli uomini hanno bisogno delle donne, le donne hanno una opportunità in più per farsi valere e guadagnare nuovi spazi. Per cui con tutti i limiti presenti, sono un progresso le donne al governo, come sono un progresso le tante donne in più che si esprimono sui giornali e sulle riviste, mediante la rete, anche se non sono sempre le donne che ci piacciono. A me, ad esempio, non piace Eretica/Fikasicula. Mi riferisco alle sue idee. Dal mio punto di vista, lei è antifemminista e misogina. Tuttavia, una misogina è meglio di un misogino, il suo accesso al Fatto Quotidiano e a Micromega, a conti fatti, è comunque positivo, perchè tante donne insieme, non importa come sono individualmente, orienteranno in modo migliore la politica e l'informazione. Così ogni donna in più costituisce un vantaggio. Non perchè le donne siano meglio degli uomini, ma perchè ambienti paritari sono meglio di ambienti monosessuati.

Eretica ha dato una interpretazione egocentrica negativa a questo pezzo dell'articolo e alla scelta di Snoq di pubblicarlo. Una interpretazione che ha sintetizzato nell'idea che Snoq la stava facendo sculacciare da un paternalista. Che sarei io. Poichè, a suo dire, vorrei stabilire qual è il vero bene delle donne e quali sono le femministe da accreditare come tali, per scomunicare le altre. Se Snoq proprio voleva sculacciarla doveva farlo con parole sue e non affidarsi alle parole di un paternalista. Già solo in questa rappresentazione emerge la misoginia di Eretica. Se un uomo condivide quel che scrive una donna e lo divulga, è lui che accredita lei come «giusta». Se una donna condivide quel che scrive un uomo e lo divulga, lei prende in prestito le sue parole, perchè non sa dirne di proprie, lei si affida a lui. In entrambe le situazioni, la posizione della donna rispetto all'uomo è inferiorizzata.

Eretica ha espresso la sua protesta con due articoli sul suo blog [1] [2]. Con vari rilanci sulla sua fanpage e su altre fanpage ad essa collaterali. E con vari interventi sul profilo Twitter di Snoq. Su Twitter è stata sostenuta dalla vicedirettora degli Altri, Angela Azzaro e da Loredana Lipperini.

Secondo Angela Azzaro, Snoq ha fatto sue le posizioni di un paternalista che stalkerizza le femministe. Seguono insulti a Snoq. Angela Azzaro sembra non rendersi conto che lo stalking è un reato. Ed è un reato anche muovere ad altri false accuse di reato. Si dice calunnia e diffamazione. Oppure, se ne rende conto e non gliene importa. Io mi attengo ad un metodo, che contraddice un precetto popolare. Quello secondo cui si dice il peccato, ma non il peccatore. Penso sia giusto che i miei pochi lettori possano sempre capire di cosa parlo (i peccati) e di chi parlo (i peccatori). Se i peccatori si sentono perciò perseguitati, mi dispiace, ma è un principio di trasparenza. Nel dibattito e nella lotta politica ho sempre fatto così. E ci sono stati periodi in cui sono stato accompagnato sempre dagli stessi avversari, alcuni più spesso di altri. Così in questo ultimo anno ho avuto varie occasioni per polemizzare con Eretica, cioè con un insieme di blog e di fanpage che possono orientare potenzialmente migliaia di persone. Credo di averlo fatto comunque in numero inferiore alle tante occasioni in cui Angela Azzaro ha polemizzato contro Lorella Zanardo, per accusarla di moralismo, o contro la stessa Snoq. Secondo la sua logica, questo farebbe di Angela Azzaro una stalker di femministe. Il ragionamento può valere anche per Eretica. La quale per scomunicare i femminismi che non piacciono a lei - vero tema del suo blog invece della lotta al maschilismo - ha divulgato varie definizioni: femminismo autoritario, carcerario, coloniale, borghese, istituzionale, oltre che il donnismo (fascista e antifemminista), il matriarcato reazionario, etc. I suoi interlocutori mascolinisti sono più sintetici, parlano solo di «nazifemminismo».

Loredana Lipperini, gloriosa ogni giorno, ha scritto che questi sono i miei momenti di gloria e che voglio dare lezioni di femminismo alle donne. Eppure, Loredana Lipperini apprezza gli articoli di Christian Raimo, nei quali si spiega che il femminismo sbaglia ad essere moralista, vittimista, rivendicativo, ad interessarsi solo della ristretta questione femminile, deve assumere una visione più ampia, deve occuparsi anche e soprattutto della sofferenza maschile. Allora, non c'è nulla di male in un uomo che spiega alle donne come deve essere il femminismo. Sono proprio le mie idee a dispiacere. Ma Lipperini non spiega il perchè. Alla sollecitazione di commentare l'articolo e di non bersagliare Snoq, Lipperini dà una risposta da premio Sacharov: «Non commento una persona che attacca chi dissente, nè la frequento». Ora, avendo Eretica ed io opinioni diverse e contrastanti, chi è il dissidente? Siamo in dissenso reciproco.

Sono privo di una visione femminista organica e compiuta. Non sono un teorico. Sono consapevole del fatto che in questo ultimo quarto di secolo le definizioni politiche sono impazzite. Che le persone e i gruppi che se ne appropriano spesso esprimono significati diversi da quelli indicati dai dizionari e dalle enciclopedie, anche per questo preferisco ormai evitare di autodefinirmi e però mi concedo, in modo del tutto intuitivo, di mettere ogni tanto in dubbio le autodefinizioni altrui. Così mi permetto di dubitare del liberalismo di Silvio Berlusconi o del russo Vladimir Zhirinovsky anche se non tengo una cattedra di liberalismo. Dubitavo del socialismo di Craxi e ancora oggi di vari partiti socialdemocratici, anche se non tengo una cattedra di socialdemocrazia o di socialismo. Dubitavo e dubito del comunismo dei partiti dell'est, della Cina, della Corea del Nord, ed oggi di alcuni comunisti nostrani che tifano per Putin, senza con ciò tenere una cattedra di comunismo o di marxismo. Mi si permetta allo stesso modo di dubitare del femminismo di Eretica, di Angela Azzaro, e qualche volta persino di Loredana Lipperini. Mi oriento in modo semplice, vedo come femminismo quel movimento che soprattutto combatte contro le disparità e le discriminazioni, che lotta contro il patriarcato e il maschilismo, che combatte contro la violenza, mentre invece dubito di quel femminismo che combatte soprattutto gli altri femminismi variamente squalificati e che invece della violenza si preoccupa dell'antiviolenza. Fa specie che persone le quali tutti i giorni scrivono che le donne non devono fare le vittime di fronte alle molestie, alla violenza, al femminicidio (parola che a loro non piace), poi si presentino così facilmente come perseguitate ogni volta che ricevono una critica, fosse pure condita da toni polemici un po' accessi. Ecco, di queste femministe io dubito, ma è solo la mia opinione ed io ho il senso della relatività delle mie opinioni.

2 Responses to “Momenti di gloria su Twitter”

  1. dai, sulla questione del cinquanta e cinquanta sono abbastanza d'accordo con il tuo post nel senso che non si può pretendere che vadano al governo solo donne che la pensano come noi, ci sono donne e uomini che non hanno le nostre stesse idee. Però sta disputa sul web tra voi è un po' stucchevole. Telefonatevi

  2. Mi stupisce molto il contenuto di questi attacchi. Mi ritengo femminista, il che significa che desidero le pari opportunitá e dignitá per uomini e donne.
    Con questa premessa direi che, quando leggo questo blog o un altro qualsiasi, non mi importa il genere di chi ha scritto il post, mi importano solo le idee che vi sono contenute.
    Che sia stato scritto da Massimo Lizzi, Maria Rossi (nomi che potrebbero benissimo essere degli pseudonimi), Vladimir Luxuria (tanto per andare al di lá del dualismo uomo-donna, ci metto anche una trans) o MiaNonna, ció che mi interessa é leggere e discutere le idee, dalle quali eventualmente si puó dissentire.
    Ma tacciare la firma Massimo Lizzi di *paternalismo* solo perché é un uomo mi sembra una rinuncia al dibattito per fare un attacco alla persona. Se fosse stata la firma Maria Rossi a scrivere le stesse idee, sarebbe stata tacciata di paternalismo? Lipperini che si lamenta di *lezioni di femminismo alle donne* limita parecchio la discussione.
    Poiché sono convita che la paritá e le pari opportunitá riguardino tutti i generi, per conto mio sono piú che benvenuti gli uomini che ne discutono. Tutti, a mio parere, dovrebbero discuterne.
    Dissento anche da quell'espressione, *lezioni*, in quanto dai post di questo blog non mi pare si siano volute dare lezioni a chicchessia, ma si siano semplicemente esposte delle chiavi di lettura, condivisibili o meno.

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