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Le regole comuni dell'irregolare Paolo Barnard

Il giornalista Paolo Barnard ha conquistato in questi giorni una discreta attenzione, per aver postato tweet e articoli violenti contro le donne sul suo profilo twitter e sul suo blog. Cosa che gli è costata l'espulsione dalla trasmissione La Gabbia condotta da Gianluigi Paragone sulla 7. Il comportamento di Barnard ha suscitato una certa indignazione. Ma anche tentativi di difesa o di ridimensionamento. Si è detto che non sta bene. Che il suo è un esperimento sui social-network. Che lo fa per provocare. Che in fondo ce l'ha sia con gli uomini che con le donne. Tutte cose che ha detto lui stesso per giustificarsi.

Ho letto i post e i tweet e non vi ho trovato nulla di originale. Nulla che non si possa leggere su un qualsiasi post, pagina, blog maschilista. Metafore e immaginari sono meramente pornografici. Di quella pornografia maltrattante, ormai prevalente. Il giornalista sarà un rivoluzionario in politica ed economia, ma la sua visione sulle donne, sul rapporto tra i sessi, pare alquanto tradizionale. L'elemento trasgressivo della sua comunicazione punta tutto su violenza e volgarità.

In «Paolo Barnard e Twitter», spiega che il suo comportamento è metaforico. I social-networks sono deragliatori di cervelli di massa; oscenamente dannosi; grottescamente inutili. Lui questo lo ha sempre denunciato. Ora è entrato nei social-networks per impersonare queste tre micidiali caratteristiche, per innalzare la consapevolezza e suscitare una discussione. Ma è rimasto incompreso. Inutile che lui continui, dato che siamo tutti corti di mente. Tuttavia, ha continuato.

In «La verità sulle (infami) donne», racconta per voce di una amica molestata dagli uomini, quanto sono carogne le donne nel mobbing. Segue breve escursus storico sulla miserabile razza delle donne: dalla femminile delazione medievale contro le streghe alle torturatrici di Pol Pot, senza mancare di ricordare la violenza infanticida delle madri contro i bambini. Conclude con una protesta contro la parzialità. Le donne sono al 99% mediocri e dannose, ma per colpa di quel che hanno tra le gambe e del Partito democratico non è possibile apostrofarle come meritano. Come lo meritano il 99% degli uomini di cui però è possibile dire che sono dei porci disumani, senza che nessuno dica nulla. Questo post è costato al giornalista l'esclusione dalla Gabbia di Paragone

Dunque, si spiega e si giustifica in «Paolo Barnard ama le donne, ma ama anche la verità». Qui egli parla delle donne eccezionali che lui ama, cita l'esistenza di due tabù che non si possono toccare: le donne e gli israeliani (che definisce nazisti). Lui li ha toccati entrambi. Ricorda che quel che pensa delle donne, lo pensa anche degli uomini. Argomenti che riprende in «Samantha Comizzoli, la Bignardi e il nano della 7». Il tutto intervallato da tweet nei quali ciò che egli pensa parimenti di uomini e donne si esplicita soprattutto contro le donne.

Quali che siano le sue condizioni e le sue intime convinzioni e motivazioni, il suo caso estremo rappresenta espressioni e contorsioni molto diffuse, che si manifestano anche nei tentativi di difenderlo. Afferma di dichiarare quel che tutti pensano, ma non hanno il coraggio di dire. In verità, molti hanno il coraggio di dirlo, anche se nei ruoli e nelle sedi opportune. La valutazione dei social networks come sede opportuna è ancora motivo di incertezza e di confusione. Molti scrivono, pensando di parlare. Molti si esprimono in pubblico, pensando di conversare in privato. In tanti siti, si pensi al blog o alla fanpage di Beppe Grillo, il coraggio di Paolo Barnard è distribuito a piene mani da tanti commentatori e spesso sollecitato dallo stesso gestore della pagina.

Motivazioni diverse conducono spesso a rivelare gli stessi umori, gli stessi sentimenti, le stesse visioni. L'irregolare Paolo Barnard ha dato voce ad alcune regole molto comuni e molto diffuse.

1) La misoginia è un espediente valido per tutte le cause. Attirare l'attenzione, voler far ridere, provocare, suscitare indignazione, proporre riflessioni, aprire discussioni, esprimere il proprio disagio, malessere, frustrazione, sfogarsi, dimostrare qualcosa ad es. che i social-networks sono orribili, fare esperimenti dadaisti.

2) Ogni causa è una situazione che permette di contestualizzare la misoginia, quindi di espellerla come movente, come dato importante. Ovvero, espellerla del tutto: «Non è misoginia, perché la sua reale motivazione è un altra. Non lo è, lo fa. Pura interpretazione, finzione, quindi inesistenza. Se la ricevente non coglie il punto, è una gallina.

3) La misoginia è assolta, negata, archiviata dall'adorazione per le madonne. L'odio non riguarda le donne, ma solo le puttane. Che purtroppo sono quasi tutte. Ma le madonne, la cui rara presenza ripaga dell'esistenza di tutte le altre, sono amate, onorate, venerate. A riprova del fatto che agisce una valutazione di merito, senza pregiudizio.

4) Par condicio usata come paravento. Il tale di turno ha detto che il parlamento è pieno di troie, che le deputate sono qui solo perché sanno fare sesso, che il 99% delle donne sono esseri immorali, ma... si riferiva anche agli uomini! Peccato, abbia avuto l'idea di usare le donne come riferimento dispregiativo universalmente valido.

5) Vittimismo del dissacratore. La denuncia della misoginia non è altro che la sacralizzazione delle donne. Contro gli uomini si può dire di tutto, contro le donne non si può dire niente. Sono tabù. Un tabù immaginario per la cui denigrazione esistono una infinità di sinonimi e di metafore. Basti girare al femminile tanti nomi maschili

6) Vittimismo del simmetrico. Agli uomini si dice «frocio»! (Cioè che sono poco uomini, quindi un po' donne). Agli uomini si dice «porco».

Vero che per i maschi le denigrazioni non mancano, ma in genere non hanno un effetto discriminatorio, né un effetto limitante, tanté che spesso i maschi si denigrano da soli, anche per trarne vantaggio. Non esiste una riconoscibile categoria di porci, per i quali magari si chiede la regolamentazione e il pagamento delle tasse, che sono tutti i giorni rapiti, ingannati, costretti, oggetto di ingiurie, maltrattamenti, violenze e stupri. Se gli uomini sono porci, sono le donne che devono tenerne conto, altrimenti sono imprudenti e poi hanno poco da lamentarsi. Se le donne sono troie, in primo luogo non dovrebbero esserlo, in secondo luogo gli uomini possono approfittarne, e a non doversi lamentare sono di nuovo quelle di prima. Un insulto è conferimento di libertà, l'altro insulto è limitazione di libertà.

Ovviamente, nessuno dice che Barnard fa bene – al limite qualcuno promuove una petizione per riammetterlo in TV. Forse non lo dice neanche lui di se stesso. Lo si può biasimare in tutti i modi. Tranne in uno: denunciare la sua misoginia, il suo sessismo. Perchè in quello si riflettono ancora in tante e in tanti. E poi esistono spettri ben più importanti. Ad esempio, il politically correct!

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