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Sex workers? Non ne conosco!



di Trisha Baptie - www.lacles.org
(Traduzione di Maria Rossi)


Mi sono prostituita per 15 anni e non ho mai incontrato una sola sex worker. Per me, quest'espressione nasce dal film Pretty Woman ed è usata da persone che accettano e sfruttano la reificazione delle donne. Conosco donne prostituite - sono stata una di loro - e le ragioni che costringono ad esserlo sono evidenti: la povertà, il razzismo, l'oppressione di classe, il sessismo e le violenze subite nell'infanzia. 
Un tempo, quando praticavo rapporti mercenari, vi avrei detto che la prostituzione era un atto di potere, un atto liberatorio. Avevo bisogno di pensarlo - come avrei potuto guardarmi allo specchio, altrimenti? Tuttavia mi si stringeva il cuore ogni volta che vedevo prostituirsi qualche nuova ragazza. E nessuna prostituta vuol vedere sua figlia entrare a far parte di questa industria divoratrice di anime. 
Sono contraria a questo presunto lavoro sessuale, perché ferisce non solo le donne prostituite, ma tutte le donne e il loro rapporto con il mondo. In Canada, come ovunque, le donne - quasi tutte povere e oggetto di razzismo - sono reclutate nell'industria del sesso per mezzo della coercizione, della violenza e dell'inganno. Sono contraria all'industria che ci vende come giocattoli per la masturbazione, perché voglio la libertà per tutte le donne.
Si dice spesso: bisogna pur che una donna si procuri i mezzi per vivere! Che ci diano piuttosto istruzione, opportunità, dignità, un reddito garantito sufficiente! Se si erogassero effettivamente gli assegni alimentari [ai figli delle separate]? Se si garantissero le risorse necessarie alle ragazze che crescono nelle comunità alloggio per minori? Ci sono modi di aiutare le donne migliori che lo scoparle!
Le mie amiche, che sono ancora sul marciapiede, sanno che sono impegnata ad ottenere l'abolizione della prostituzione e mi sostengono tutte. Perché nessun'altra persona faccia questa vita. Loro cercano di porsi al riparo [dai pericoli di questa esistenza] e io mi impegno affinché gli uomini siano fermati prima di comprarle.
Riduzione dei danni, dite? Non si può rendere la prostituzione più sicura; è una violenza in sé, uno stupro in cui il denaro non fa che acquietare la coscienza degli uomini. Li crediamo davvero incapaci di fare a meno di orgasmi a gogo? E poi perché i controlli sanitari vengono imposti soltanto alle donne? Affinché noi siamo sane e pulite quando gli uomini ci violentano? Perché non eseguire controlli sanitari anche sugli uomini, se si vogliono tutelare le donne? 
Perché istituzionalizzare ciò che l'umanità conosce di peggio? La nostra cultura impone alle donne di scopare su richiesta, di depilarsi, di subire interventi di chirurgia plastica. Perché non consentirci di essere quel che siamo, con le nostre splendide differenze? Mi rattrista vedere fino a che punto la nostra società costringe le ragazzine e le donne a giocare a fare le prostitute.
Quanto alla cosiddetta libera scelta di farsi scopare più volte al giorno da sconosciuti, la mia esperienza è ben diversa. Ovunque vi sia prostituzione, vi è tratta, criminalità organizzata, droghe e altre attività criminali e nessun paese riesce a liberarsene. Allora, perché lasciare che una piccola minoranza di persone ci imponga il proprio individualismo, quando sappiamo che tutta la società ne soffrirà e che saranno soprattutto le donne povere e di colore a veder calpestati i propri diritti per mantenere l'offerta di sesso su richiesta degli uomini?

Trisha Baptie è una giornalista di Vancouver e un'attivista che si batte per l'abolizione della prostituzione. E' entrata nella prostituzione all'età di 13 anni e ha praticato rapporti mercenari sia in strada che nei locali per 15 anni . All'età di 28 anni è riuscita ad abbandonare la prostituzione. Nel 2007 è diventata giornalista dell'Orato, un quotidiano online, per il quale ha seguito il processo contro Robert Pickton, assassino seriale di prostitute, molte delle quali conosciute da Trisha. In questo periodo ha rielaborato la propria esperienza da un punto di vista politico. Nel 2008 ha vinto il Courage to Come Back Award. Nel 2009 ha fondato l'Exploited Voices Educating, un'organizzazione no-profit di sopravvissute alla prostituzione, impegnate ad ottenerne l'abolizione attraverso l'azione politica, la difesa delle donne e la loro istruzione. Nel 2010 è apparsa nel film documentario "“Our Lives to Fight For”. Alla vita di Trisha è ispirato il film canadese del 2013 " “Buying Sex”, diretto da Teresa MacInnes e Kent Nason. Trisha è citata anche da Janice Raymond nel libro "Not a Job, Not a Choice".

One Response to “Sex workers? Non ne conosco!”

  1. non capisco che c'entri pretty woman ma io sono a favore dei controlli sanitari sui clienti e di aiutare chi vuole uscire dal giro

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