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Le bambine del bordello




di Zeneida Bernabé - www.finanzas.com
(Traduzione di Maria Rossi)


Ogni anno, 15.000 ragazzine bengalesi vengono prostituite. Le vendono le loro famiglie o sono figlie di prostitute. Siamo entrati in uno dei più grandi bordelli asiatici, dove si riproduce questo circolo vizioso.

Sarah nasconde le cicatrici che le ricoprono gli avambracci. Si è ferita centinaia di volte: "Volevo morire". Sarah è stata venduta a un bordello all'età di 10 anni. E' stata costretta ad avere rapporti sessuali con molti uomini, ogni giorno. Il suo corpo di bambina non poteva sopportare questo abuso continuo; così è crollata, si è ferita ed è stata ricoverata all'ospedale, dove è rimasta fino a che le sue ferite non si sono rimarginate. "Ma un giorno ho ricevuto questo anello e ho promesso a me stessa che non mi sarei più ferita", dice con fermezza. Dopo sei anni di subordinazione, periodo di schiavitù ritenuto sufficiente per saldare il "debito", Sarah si ribellò contro la sua "sardani", la madama che l'aveva comprata e se ne andò.

Ora Sarah ha 24 anni ed ha contratto una malattia venerea che le impedisce spesso di lavorare. Poiché non aveva altra scelta che quella di continuare a prostituirsi autonomamente. Per ogni rapporto guadagna tra i 50 centesimi e un euro e mezzo, a seconda che il cliente usi o meno il preservativo. Ciò le basta soltanto per pagare l'affitto della piccola stanza che le serve sia da abitazione che da luogo di lavoro. Gli affitti nel bordello sono molto più cari.

Il bordello di Kandapara, nella città di Tangail, ospita 868 donne, 130 delle quali minorenni. Viuzze strette con i muri sudici e il suolo ricoperto di fango e di sporcizia conducono ad una moltitudine di baracche senza finestre e con i tetti di lamiera ondulata. Durante il giorno, venditori ambulanti di ogni genere si addentrano nelle vie, offrendo uova, pesce e carne e incrociano altri uomini che vagano alla ricerca di un altro tipo di merce. Mentre scende la notte, il fermento aumenta. C'è odore di muffa, di tabacco e di alcool. Frotte di uomini invadono le strade e i quartieri poveri. La maggior parte di loro cerca ragazze. Le minorenni vittime di tratta o chukris ("prostitute schiave") occupano la posizione sociale più bassa nella gerarchia del bordello e durante i cinque o sei anni di schiavitù servono una media di 15-20 clienti al giorno, non possono contrattare l'uso dei preservativi e molte di loro sono costrette ad assumere ormoni steroidei per bovini da ingrasso, per avere un aspetto più attraente e florido. Finché un giorno i loro corpi maltrattati non generano più gli stessi profitti. Allora devono prendere una decisione cruciale: o dedicarsi alla tratta o far prostituire le proprie figlie.

In queste strade è nata e cresciuta Luna che a 14 anni si considera una "ragazza da bordello" e che conosceva tutto di questa professione quando sua madre, un anno fa, le procurò il primo cliente. Ella accetta la sua condizione e il suo ruolo di capofamiglia con rassegnazione e con un certo orgoglio: "Mia madre ha lavorato molti anni per mantenermi; ora ha bisogno di riposarsi", dice. La sua amica Nila, che ha la stessa età, ammette di aver provato terrore al momento di avere il primo rapporto con un cliente e ricorda che esso è stato molto doloroso. Da allora sono trascorsi nove mesi; ora lavora tutto il giorno e, pur sentendosi stanca, sorride. "Ci sono clienti violenti, ma mi tocca sopportare il dolore con rassegnazione. Mi piacerebbe essere libera di scegliere i clienti", dice mestamente. Con il suo lavoro mantiene i due fratelli minori e la madre Helena contro la quale si ribella spesso. Helena si difende: " Avrei voluto che Nina studiasse ed avesse una bella vita. Nessuna madre vorrebbe che sua figlia finisse col fare questo lavoro. L'unica ragione che mi ha spinto a ciò è la fame. Mi cibo vendendo il mio sangue!"

Shaina ha spezzato il circolo vizioso senza uscirne. "La mia vita è una schifezza e non voglio che le mie figlie abbiano il mio stesso destino" dice con calma. Perciò, in primo luogo le ha esortate a vivere fuori città, poi ha contattato un "sensale di matrimoni" perché le facesse incontrare con i futuri mariti; infine ha invitato a partecipare a sontuosi banchetti i leaders delle comunità ove risiedevano i pretendenti, affinché accettassero le sue figlie nei loro villaggi. Ha ottenuto ciò che voleva per le sue figlie, ma ha dovuto diventare trafficante di altre ragazze. Solo così ha potuto accumulare denaro sufficiente per poter affrontare le spese per il matrimonio delle sue figlie. Shaina ha 49 anni e continua ad esercitare la prostituzione.

La vita in questa città-postribolo è terribile, ma Kandapara è uno dei bordelli con il minor tasso di violenza del Paese, grazie al lavoro dell'organizzazione Mukti Nari Shango (Donne Unite per la Liberazione). Intervengono nel caso in cui le madame siano troppo spietate o i clienti violenti. I risultati conseguiti possono sembrare scarsi, ma per le prostitute schiave sono significativi. Alcuni anni fa, le donne di Kandapara intrapresero un'azione rivoluzionaria: indossarono le scarpe fuori dal bordello. Fino ad allora non potevano farlo. Una legge non scritta stabiliva che dovessero camminare a piedi nudi affinché la loro condizione potesse essere riconosciuta. Hanno raggiunto un altro traguardo: essere sepolte. Hanno acquistato collettivamente un terreno vicino al cimitero comunale. Oggi, Sarah e le altre hanno la certezza che i loro corpi non finiranno nei fossi o nei fiumi. Ora le figlie del bordello possono visitare questo luogo loro dedicato, dove le loro ossa verranno infine deposte con la dignità che è stata loro negata in vita.

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