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Il lavoro precario in Europa: donne, giovani e migranti



di Maria Rossi


 L'INCA CGIL ha presentato a Londra il 5 novembre il progetto Accessor (acronimo di Atypical Contracts and Crossborder European Social Security Obligations and Rigths), promosso insieme ai suoi partner sindacali europei.

Il progetto ha lo scopo di tracciare un quadro sulle nuove forme di contratto atipico che si sono sviluppate in 8 paesi europei: Regno Unito, Germania, Svezia, Spagna, Italia, Belgio, Slovenia e Francia.

In tutti gli otto paesi del progetto negli ultimi vent'anni si è verificata una proliferazione delle forme di contratto precario, in un contesto caratterizzato dalla crisi economica e dalla globalizzazione; dallo sviluppo di nuove tecnologie e dal deterioramento complessivo del diritto del lavoro.

In Italia, quasi due contratti su tre stipulati negli ultimi anni sono relativi a lavori a tempo determinato.

In Svezia, questi ultimi sono cresciuti fino a rappresentare uno su sei (15 per cento) di tutti i contratti di lavoro. In Francia la crescita del lavoro atipico si è sviluppata a partire dagli anni '80, con un incremento di sei volte del numero di lavoratori a tempo determinato e di quattro volte di quello dei tirocinanti. In Germania si stima che il 10% dei giovani lavoratori qualificati abbia ricoperto un posto di lavoro che non comportava l'erogazione di una remunerazione e un altro 10% abbia percepito un compenso che non garantiva la sussistenza. In questo paese, circa nove milioni di contratti attuali possono essere definiti atipici. In Belgio il lavoro atipico ha cominciato a manifestarsi verso la fine degli anni '90 ma fino al 2010 era limitato a due tipologie: contratti part-time e a tempo determinato. Tuttavia, più recentemente si è verificata una rapida espansione di altre forme di lavoro atipico: autonomo, interinale, in subappalto, stagionale e occasionale e quello domestico, appoggiato dallo Stato.

Non esistono dati precisi sulla misura della varietà delle forme di contratti atipici. Il rapporto nazionale italiano indica un numero compreso tra 19 e 46, a seconda di quale organizzazione esegua il calcolo. Il rapporto nazionale francese stila un elenco di nove forme di contratto atipico, così come quello britannico. Quello sloveno e quello belga elencano sette tipi principali. Il rapporto spagnolo identifica nei contratti a tempo determinato la forma principale di lavoro atipico.

Benché il lavoro precario sia diffuso tra tutti i lavoratori, esso presenta ancora una forte connotazione di genere (è prevalente tra le donne), età (è molto esteso tra i giovani e tra i più anziani) ed etnia (è particolarmente presente tra gli immigrati). Ciò solleva la questione dell'impatto discriminatorio del precariato su queste fasce della forza lavoro, che occupano la posizione più bassa nella gerarchia dell'attività produttiva.

Le donne hanno molte più probabilità di lavorare part-time rispetto agli uomini in tutti i paesi che hanno partecipato al progetto ACCESSOR. In Francia tale possibilità è quattro volte superiore a quella degli uomini. Anche in Svezia il lavoro part-time è prevalentemente femminile e principalmente relegato a certi settori, come le pulizie e l'assistenza agli anziani.

In Belgio il 44% percento delle donne lavora part-time, rispetto al 9% degli uomini. L'80% dei posti di lavoro part-time è occupato da donne. In effetti, questo Paese è uno degli Stati membri della UE con la proporzione più elevata di donne che lavorano part-time rispetto alla media dell'Unione Europea in cui questa percentuale risulta pari al 32 percento. Nel Regno Unito, il 74 percento di tutti i lavoratori part-time è rappresentato da donne.

Il lavoro a tempo determinato ha costituito il 30 % del totale dei posti creati tra il 1987 e il 2007 nell'ambito della UE ed è caratterizzato dalla prevalenza femminile.

Vi sono poi forme di lavoro connotate da una precarietà ancora più accentuata che colpisce soprattutto le tre categorie già menzionate (donne, giovani e migranti), fatta eccezione per l'apprendistato e per il lavoro autonomo e para-subordinato che interessa prevalentemente gli uomini.

I mini job tedeschi, introdotti dal governo di coalizione tra verdi e socialdemocratici e incentivati dallo Stato, comportano l'erogazione di retribuzioni minime (nell'86% dei casi), sono precari, spesso interinali (68%) o a tempo determinato (46%) e stipulati con i giovani (52% del totale). E' più probabile che siano donne ad occupare mini job rispetto agli uomini, con una sovra rappresentazione nel settore del lavoro esclusivamente marginale e nel part-time.

I contratti a zero ore non prevedono un orario fisso. I dipendenti lavorano solo se richiesto dal datore di lavoro che spesso li assume via sms o per chiamata telefonica. Non garantiscono diritti e tutele. Il 53% dei lavoratori in queste condizioni ha un'età compresa tra i 16 e i 24 anni. Si tratta prevalentemente di ragazze. Nel Regno Unito sono probabilmente un milione i dipendenti che hanno stipulato questo tipo di contratto. Circa l'8% della forza lavoro britannica, corrispondente a più di 2 milioni di persone, lavora meno di dieci ore a settimana. Recenti dati dell'ONS indicano che 470.000 persone, tra dicembre 2012 e febbraio 2013, hanno lavorato con un orario di lavoro di sei ore a settimana. Le donne hanno più probabilità di essere impiegate con contratti dall' orario molto ridotto e dei 470.000 lavoratori identificati in quella categoria 161.000 erano uomini (34 %) e 309.000 (66 %) donne.

La sottooccupazione quindi è una caratteristica chiave del lavoro atipico, con particolari ripercussioni sul lavoro femminile, su quello giovanile e sui lavoratori non qualificati. La proporzione dei lavoratori part-time sotto-occupati nell'UE a 27 nel 2012 è aumentata fino a raggiungere il 21,4 percento, superando i nove milioni.

I lavoratori e le lavoratrici atipiche sono discriminati non una, ma tre volte: sono precari e percepiscono basse remunerazioni, sono scarsamente coperti dai sistemi di sicurezza sociale quando restano disoccupati, perdono una parte dei loro diritti quando si spostano in un altro stato UE. Questi tre fattori costituiscono una trappola dalla quale è ben difficile uscire.


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