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Ancora dalla parte di Badinter (e dei salauds)

Loredana Lipperini scrive che in queste settimane è vivissima la polemica sulla propsta di legge francese, che prevede di punire i clienti di prostitute con un’ammenda di 1.500 euro, raddoppiata in caso di recidiva.
Quali sono i termini della polemica?
Lipperini espone il punto di vista degli oppositori. Cita il manifesto dei 343 salauds, contrari alla legge perchè trovano ingiusto che il parlamento legiferi sui loro piaceri e desideri. Cita Elisabeth Badinter secondo cui lo stato non deve legiferare sulla sessualità degli individui, decidere cosa è bene o è male e reputa la legge una dichiarazione di odio contro la sessualità maschile.
Poi espone il punto di vista dei favorevoli: ce l’hanno con Badinter perchè è miliardaria (27esima Ora) e anche peggio (altrove).
Dopo questa esposizione delle parti in causa, espone la sua opinione: La posizione di Badinter è limpida. La prostituzione può essere una libera scelta, e la mentalità di un uomo che vuole comprare un rapporto sessuale non si cambia con una legge che reprime, ma con una legge che fa cultura. Quindi, suggerisce la lettura di un articolo di Elena Guicciardi su un saggio di Badinter. Per meglio chiarire le cose.
La morale dell'articolo allegato al post sembra questa: le femmine divengono donne naturalmente identificandosi con la madre, i maschi diventano uomini solo dopo essersi separati dalla madre, per potersi identificare con il padre. Molti vivono però il distacco con un senso di tradimento o un'ansia da castrazione, se non trovano un padre mentore che li aiuti nella conquista della loro identità virile, e dato che tante volte tale aiuto non lo ricevono, perchè i padri sono assenti, essi vanno incontro al destino del macho tutto muscoli senza cuore e cervello o dell’invertebrato incapace di assumere la sua virilità. Saranno costoro i potenziali clienti a cui non serve fare la multa?

Il saggio non è piaciuto al Ricciocorno Schiattoso, che ha così commentato:

Tutte queste affermazioni sono assolutamente prive di riscontri. Studi empirici sulla genitorialità hanno dimostrato che simili sciocchezze sulla mascolinità e femminilità non hanno niente a che spartire con il sano sviluppo di qualsiasi bambino, maschio e femmina che sia, e la realtà quotidiana delle famiglie “non ideali” (quelle, per intenderci, che non dispongono di una mamma e di un papà, perché hanno solo una mamma o solo un papà, o due papà o due mamme) ce lo dimostra ogni giorno. Un bambino ha bisogno di un genitore che sappia prendersi cura di lui: cosa quel genitore ha in mezzo alle gambe è irrilevante.
Gli unici che soffrono dell’ “assenza del padre” sono quegli uomini incavolati per la enorme mole di privilegi che sono spettati per secoli e secoli al virile “pater familias”, ed ora pensano di convincerci che il loro non essere più al centro del dibattito è una tragedia per il mondo intero… Se l’osservazione diretta dei bambini ci mostra che anche senza “il Padre” i bambini stanno benissimo (perché come ha anche dichiarato pubblicamente L’Associazione Italiana di Psicologia “le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale […]. Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico­sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno), quello che dovremmo davvero chiederci è cosa spinge questa signora a riempire pagine e pagine di vecchie favole, mentre dovremmo tutti adoperarci affinché anche questo paese segua la scia di quelli che hanno abbandonato la religione dei padri e cercano di affidarsi ad un sano buon senso.
Per il resto: se il genere maschile, che ha sempre goduto e gode a tutt’oggi del potere economico e politico, è in crisi perché ha sviluppato un “ego fragile”, perché non decide di prendersi un po’ di riposo, di abbandonare gli scranni per autorelegarsi in casa a sfornare torte e passare lo straccio; forse, assumere per un po’ un ruolo subordinato e un atteggiamento sottomesso potrebbe far diventare questi poveri uomini in crisi forti ed equilibrati come noi donne… (è ironia, si capisce?)

I 343 salauds devono allora trovarsi un'altra spiegazione. E altri 326 firmatari, poichè sono in realtà soltanto 17. Tra cui Frédéric Beigbeder, direttore di un mensile porno-soft, Richard Malka, avvocato di Dominique Strauss-Kahn, Ivan Rioufol, polemista, antifemminista, giornalista del quotidiano di destra Le Figaro, Eric Zemmour, altra firma del Figaro, scrittore di destra e reazionario, autore de Le premier sexe, dove scrive che la virilità va di pari passo con la violenza e che l'uomo è un predatore sessuale, un conquistatore. Basile de Koch strenuo oppositore dei matrimoni gay. [cfr. Maria Rossi 04.11.2013]

Il Manifesto dei 343 maiali fa il verso allo storico «Manifesto delle 343 sgualdrine» del 1971: oltre quarant’anni fa molte donne firmarono sul Nouvel Observateur un appello in cui affermavano di avere avuto un aborto, allora illegale. Il testo redatto da Simone de Beauvoir e sottoscritto da Marguerite Duras e Catherine Deneuve (tra le altre) fece scandalo e contribuì alla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza, tre anni dopo. [Corsera 31.10.2013]
La ministra per i Diritti delle Donne e portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, ha commentato con indignazione: «Le 343 sgualdrine chiedevano di disporre del proprio corpo, i 343 mascalzoni vogliono disporre del corpo degli altri». Una delle «sgualdrine» del 1971, Anne Zalensky, oggi presidente della Lega dei diritti delle donne, ha immediatamente scritto su Le Monde che «questo appello umilia le donne. Nessuno è libero: né chi si prostituisce, costretto da ragioni economiche o psicologiche, né il cliente, preso in un sistema di relazioni uomo-donna fondato sul malinteso e la paura».[Corsera 31.10.2013]
Il logo della campagna contro la legge anti prostituzione è una mano aperta con la scritta Touche pas à ma pute , «Giù le mani dalla mia puttana», che ricalca lo slogan di Sos Racisme degli anni Ottanta Touche pas à mon pote , «Giù le mani dal mio amico (l’immigrato, ndr )». L’idea ha provocato la protesta di Sos Racisme. Che ha denunciato un uso improprio e desolante del suo slogan. Per l’organizzazione antirazzista l’aspettativa dei clienti di poter comprare rapporti sessuali non è un diritto e la campagna dei Salauds distorce troppe battaglie, quella per i diritti di cittadinanza degli immigrati, quella per la depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza e il diritto fondamentale delle donne di poter disporre del proprio corpo. [cfr RTL.fr 30.10.2013]

Ai salauds rimane il consenso di Elisabeth Badinter. Una figura centrale del potere francese, scrive la 27esima Ora, che la qualifica nel titolo femminista miliardaria. In Italia femminismo è un concetto molto ampio e dilatato. Fino a comprendere lo stesso antifemminismo, se di parte femminile. In una libreria Feltrinelli, sotto la voce donne/femminismo si possono trovare tanto i libri di Simone de Beauvoir, quanto quelli di Costanza Miriano [Foto blogger UAGDC]. Miliardaria può far storcere il naso a sinistra, ma è dubbio che sul Corriere della Sera, primo giornale della borghesia, abbia un significato denigratorio. Quel titolo avrà voluto giocare sulla curiosità, usare una immagine somigliante ad un ossimoro. L'articolo, tutt'altro che polemico e personalistico, è persino lusinghiero. Le idee di Badinter sono riportate in modo acritico. Lei, celebre filosofa di sinistra, a cui l'Assemblea nazionale chiede spesso un parere autorevole in occasione dei dibattiti parlamentari, grande studiosa del secolo dei lumi, che combatte la molezza contro l'islam radicale, è definita eretica e coraggiosa.  Altrove, mi pare, non se ne sia parlato, a parte un favorevole articolo del Giornale d'Italia, direttore Francesco Storace. Dunque, chi ne parla male o addirittura peggio? Purtroppo, nessuno.

Qui, ne abbiamo parlato in due occasioni. Per commentare proprio l'articolo della 27esima Ora e mettere in evidenza la contraddizione tra il voler riconoscere (distorcendone il senso) l'autodeterminazione della donna quando si prostituisce e il volerla però disconoscere quando indossa il velo. [cfr 12.011.2013]. In una replica ad Eretica/Fikasicula che qualifica le femministe abolizioniste come borghesi, neoliberiste, colonialiste, per farle notare che personalità di quel tipo sono invece dalla sua parte.

(...) Quanto ad Élisabeth Badinter, soltanto in Italia la ricca ereditiera viene gratificata del titolo di femminista. In Francia le militanti del movimento delle donne le assegnano il posto d'onore tra le compagne di strada dei maschilisti. Aspre critiche riceve anche dalle femministe canadesi ed inglesi. Nel nostro Paese, invece, è apprezzata in ugual misura, in uno stranissimo connubio, da femministe (per le sue posizioni sulla maternità) e da infervorati antifemministi, che sui loro siti pubblicano compiaciuti le sue interviste e stralci del libro La strada degli errori. Alla signora Bleunstein-Blanchet (Badinter è il cognome del marito) si possono tranquillamente attribuire tutti gli epiteti che l'autrice dell'articolo che sto commentando rivolge, a mo' di invettiva, alle femministe abolizioniste, a partire da quello di neocolonialista, nella singolare accezione in cui lo intende la nostra blogger, che indirizza l'insulto a chi in Francia si è dichiarato contrario a consentire alle donne di indossare il velo nei luoghi pubblici. Non solo Badinter sostiene questa posizione, ma esorta pure calorosamente le mussulmane che dimorano in Francia e si ostinano ad indossarlo ad emigrare in Afghanistan o in Arabia Saudita!
A Badinter si possono soprattutto indirizzare le accuse di collusione con la borghesia e con il capitalismo neoliberista rivolte dalla nostra blogger alle femministe abolizioniste. Mi correggo! La signora Badinter non è complice, ma prestigiosa esponente del club dei più facoltosi capitalisti francesi. Dal padre ha ereditato, infatti, la multinazionale Publicis, la terza agenzia pubblicitaria del mondo, che nel 2012 ha realizzato un fatturato di sei miliardi e seicento dieci milioni di euro.  La signora, che è azionista di riferimento e presidente del consiglio di sorveglianza della società, ha incassato l'anno scorso 1,4 miliardi di dollari. Non proprio un'anticapitalista, un'indignata o un'occupy Paris, come potete constatare!
La pubblicità, come sappiamo, concorre a perpetuare la divisione dei ruoli, il sessismo e l'oggettivazione del corpo delle donne. Non desta alcuno stupore, quindi, la posizione favorevole alla prostituzione e l'assenza di impegno antisessista di Badinter.  Persino la sua, pur legittima, scarsa simpatia per le madri e alcune sue posizioni, come quella contro l'allattamento al seno, lasciano palesare l'esistenza di un gigantesco conflitto di interessi. Uno dei migliori clienti della Publicis è, infatti, la Nestlé, produttrice di latte in polvere, che ha stipulato con la multinazionale della pubblicità contratti del valore di centinaia di milioni di euro. Del resto, alla giornalista di Le Monde che le chiedeva nel 2010 come fosse maturata in lei l'idea di scrivere il libro Le conflit: la femme et la mère, tradotto in italiano con il titolo di Mamme cattivissime, Élisabeth Badinter rispondeva così: La decisione di scrivere questo libro mi è venuta ascoltando una notizia alla radio nel 1998. Il Ministro della Sanità dell'epoca: Bernard Kouchner aveva appena firmato un decreto che, in conformità con le direttive europee, vietava la pubblicità del latte in polvere e l'offerta di campioni gratuiti nei reparti di maternità degli ospedali pubblici. Ciò significava che le donne che non volevano allattare dovevano pagare il latte in polvere, un'intollerabile ingiustizia per chi ricava profitti milionari dagli spot per la Nestlé. [Cit. Maria Rossi 4.11.2013].
 
Infine, poichè Elisabeth Badinter è molto apprezzata dai gruppi misogini e neomaschilisti, una scheda a lei dedicata, compare in uno dei saggi sul mascolinismo, quello relativo alla Francia, pubblicato qui la scorsa estate.

Elisabeth Badinter è professoressa di filosofia alle scuole superiori, oggi docente al Politecnico. E' una delle tre figlie del pubblicitario Marcel Bleunstein-Blanchet e Presidentessa del Consiglio di Sorveglianza di Publicis dal 1996. E' anche la seconda azionista del gruppo, di cui detiene circa il 10%, e figura ai primi posti tra le 500 persone più ricche della Francia.
Si può affermare che Elisabeth Badinter sia molto apprezzata dai mascolinisti: è citata nella home page del sito dei congressi Paroles d'Hommes e su numerosi altri siti mascolinisti.
Bisogna dire che la Badinter ce la mette tutta. Fin dal 1992, ella fustiga «l'uomo debole» che il femminismo avrebbe partorito:
«Le donne nordiche ne hanno abbastanza dell'uomo debole. Anche le donne più sensibili alla tenerezza maschile non vogliono più saperne di uomini di questo tipo, surrogati delle donne tradizionali. Gli uomini, da parte loro, sono stanchi di dover lavare i piatti e svolgere le faccende domestiche per avere il diritto a far sesso con la propria moglie». [Elisabeth Badinter, XY de l'identité masculine, Odile Jacob, Paris, 1992, p.230]. In Fausse route [La strada degli errori], una dozzina di anni più tardi, ella critica il femminismo, denigra l'inchiesta sulla violenza contro le donne, difende la PAS, critica le legge del 2002 sulle molestie sessuali che estende la sua definizione ai rapporti tra colleghi di lavoro: «non sarebbe stato meglio incoraggiare gli uomini e le donne a praticare l'autodifesa, piuttosto che considerarli vittime indifese?». In questo saggio, che segna, secondo molti, la sua rottura, qualsiasi cosa ne dica l'autrice, con il femminismo, si trova una buona parte dei miti mascolinisti. [Il mascolinismo in Francia 01.07.2013].

4 Responses to “Ancora dalla parte di Badinter (e dei salauds)”

  1. Se ho capito bene, proclamarsi femministe e poi citare Badinter è un po' come proclamarsi comunisti citando il Mein Kampf.
    Mamma mia, quanta confusione...!

  2. Il Mein Kampf è troppo! :) Forse la Scuola di Chicago. E' una tendenza che, in effetti, hanno avuto anche comunisti e socialdemocratici con la conversione al liberismo.

  3. Ups, ho avuto un sussulto... intendi la Scuola di Chicago economica di Friedman neoliberista, o la Scuola di Chicago di socioantropologia urbana? La prima, immagino :)

  4. Visto che a me la titolare del blog Lipperatura ha risposto con un link :( se linko questo documentatissimo articolo come replica verrebbe reputato offensivo? Che fo'? Io son di animo tenero.

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