Post più vecchio Post più recente

Infrangere la regola del consenso è stupro

  


di Maria Rossi


L'antropologo Franco La Cecla, in un'intervista concessa a Laura Eduati sull'Huffington Post, propone una riflessione nella quale si intersecano più piani: la concezione della sessualità maschile adulta e femminile adolescenziale, la prostituzione minorile, il confronto tra il comportamento di Berlusconi e quello di Strauss-Kahn. 

Quest'ultimo punto è già stato affrontato con grande acume da Il Ricciocorno Schiattoso. Vorrei però riprenderlo, se non altro per ribadire quanto già scritto da lei, perché ritengo che le sue deduzioni siano estremamente importanti.

Nelle parole di Franco La Cecla, Silvio Berlusconi appare una figura meno tragicamente eroica e trasgressiva rispetto a quella di Dominique Strauss-Kahn, perché acquista quella sessualità sregolata e lussuriosa di cui l'ex direttore del Fondo Monetario Internazionale si appropria invece senza chiedere il permesso a nessuno e infrangendo le norme.

Se la sessualità maschile vorace e incontenibile come quella di Strauss-Khan viene messa al bando, allora personalità politiche come Silvio Berlusconi possono cavalcare il diritto a mostrarsi sessualmente onnivori e amanti delle donne opponendosi al moralismo. E infatti Berlusconi ha anche sdoganato nell'immaginario italico la sessualità con le minorenni, compiendo però un terribile errore. Ha comperato l'infrazione. Ha ottenuto cioè il proprio sesso sregolato e lussurioso pagandolo e dunque mercificandolo. Ha cioè compiuto un passo opposto rispetto a quello del suo antagonista francese Dominique Strauss-Kahn, potentissimo eppure letteralmente rovinato dal proprio appetito sessuale. A Berlusconi è rimasto il potere, ma non l'erotismo. Le intercettazioni e le descrizioni del bunga-bunga sono tutto fuorché erotiche, anzi, sono squallide. E ha rovinato per sempre l'immaginario erotico degli anziani.

Ex direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, come ricorderete, è stato accusato di stupro dalla cameriera dell'hotel Sofitel di New York Nafissatou Diallo, originaria della Guinea-Bissau. In precedenza aveva esercitato un abuso di potere nei confronti dell'economista dell'FMI Piroska Nagy, che aveva costretto ad avere rapporti sessuali con lui. Dopo Nafissatou Diallo, anche la giornalista Tristane Banon lo ha denunciato per un tentativo di stupro avvenuto tempo addietro, ma la magistratura francese ha minimizzato il fatto, derubricando il reato a semplice aggressione sessuale e ne ha decretato la prescrizione. Infine, anche la giornalista italiana Myrta Merlino ha lamentato di essere stata oggetto da parte di Strauss-Kahn di pesanti avances che si configurano come una forma di violenza psicologica.

Suprema incarnazione del potere, l'ex direttore del Fondo Monetario Internazionale ne ha, quindi, ampiamente abusato. Lo stupro di Nafissatou Diallo, in particolare, assume evidentissime connotazioni classiste, razziste, padronali e neocoloniali. Da un lato il potentissimo e ricchissimo direttore francese di un organismo internazionale che promuove politiche di aggiustamento strutturale che determinano un brutale impoverimento delle popolazioni che ne sono oggetto, incentivandone la migrazione, dall'altro una donna, originaria di un'ex colonia francese, costretta da queste politiche ad abbandonare il suo Paese e a svolgere altrove un'attività scarsamente remunerata: in questo caso quella di cameriera. Da un lato, un uomo che può permettersi di spendere 3000 dollari per alloggiare nella stanza di un hotel, dall'altro una donna che percepisce 5-10 dollari all'ora per riassettarla. Si potrebbe sostenere che questa emblematica vicenda rappresenta la metafora dello stupro neocoloniale perpetrato dai dirigenti del Fondo Monetario internazionale sugli abitanti dei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, in particolare sulle donne, dal momento che la povertà presenta una spiccata connotazione di genere. Rievocare questi episodi ci consente dunque di comprendere a chi si riferisca l'antropologo La Cecla quando elegge Strauss-Kahn a simbolo di una sessualità maschile vorace e incontenibile che non dovrebbe essere criminalizzata.

Sono convinta che sia profondamente offensivo per gli uomini essere identificati con l'ex direttore del FMI, o veder descritta comunque la propria pratica sessuale come predatoria, prepotente, dispotica, aggressiva, irrispettosa, incontrollabile. Da un lato l'ordine simbolico patriarcale rappresenta gli uomini come gli autentici depositari della ragione, di cui disporrebbero in grado più elevato rispetto alle donne, dall'altro li dipinge contraddittoriamente come dominati da irrefrenabili pulsioni sessuali che ne plasmerebbero fatalmente le azioni.

Se La Cecla volge uno sguardo che pare colmo di ammirazione a Strauss-Kahn è perché concepisce la sessualità come costante infrazione di norme. Il significato di questa espressione è illuminato da un inquietante periodo, giustamente e intelligentemente evidenziato da il Ricciocorno Schiattoso.


Alcune femministe francesi spiegano bene come il femminismo abbia trasformato anche la sessualità in una trattativa tra uomo e donna, rinunciando totalmente alla lussuria. Se imponiamo delle regole, sacrosante quando vogliamo ottenere dei diritti sociali e politici, ma deleterie quando entriamo nel territorio del desiderio e dell'erotismo, togliamo al sesso quella capacità di infrangere le regole che per questa esperienza è incancellabile.

Una precisazione, anzitutto. Le femministe francesi cui si riferisce La Cecla sono con ogni probabilità Élisabeth Badinter, il cui appellativo di femminista in patria è fortemente contestato dalle esponenti del movimento, e Marcela Iacub, che è in realtà parecchio in sintonia con il maschilismo e ha composto una sorta di apologia di Strauss-Kahn, difeso dall'accusa di stupro e un Antimanuel d'éducation sexuelle in cui lamenta fra l'altro la reintroduzione in Francia del reato di zoofilia, abolito dalla Rivoluzione del 1789.

Ora: per La Cecla la sessualità non dovrebbe contemplare una trattativa tra uomo e donna, ossia, se la logica non mi inganna, non dovrebbe prevedere l'assenso della partner, perché altrimenti si snaturerebbe, depauperandosi di un elemento fondamentale: la lussuria. Dunque: il consenso (non parliamo poi dell'incontro tra desideri) sarebbe un ostacolo alla libera esplicazione della sessualità. Chiedo scusa, ma questo significa per me legittimare lo stupro; perché un rapporto sessuale non consensuale non può che definirsi tale. Non imporre regole alla sessualità viene dunque a configurarsi come un modo per decretare l'irrilevanza del consenso nella sfera delle relazioni intime e, dunque, per legittimare sostanzialmente lo stupro.

L'infrazione alle regole della quale si nutrirebbe la sessualità spiegherebbe e giustificherebbe agli occhi di La Cecla anche il ricorso degli adulti alla prostituzione minorile. Il comportamento dei clienti che praticano rapporti mercenari con le quattordicenni riceve una duplice legittimazione: da un lato questi uomini si conformano all'unica norma alla quale, secondo La Cecla, dovrebbe attenersi la sessualità: quella di infrangere tutte le regole, dall'altro la responsabilità e la colpa viene dislocata, decentrata sulle ragazze in età puberale. Sono loro, secondo l'antropologo, ad offrire provocatoriamente sesso agli adulti per mettere alla prova la loro capacità seduttiva. Gli uomini maturi o anziani si limitano semplicemente a corrispondere ad un desiderio e ad una volontà chiaramente espressa da ragazze di 14 anni. A La Cecla non balza agli occhi l'enorme squilibrio di potere e di esperienza che sussiste tra un'adolescente e un uomo maturo od anziano, provvisto magari di ingenti risorse finanziarie. Il nostro antropologo non si pone neppure la domanda correttamente formulata da Massimo Lizzi in un suo recente articolo: se un uomo abbia, cioè, il diritto di comprare o noleggiare una donna, per farne un suo oggetto. Lizzi aggiunge che ".a questa domanda gli uomini devono rispondere, senza andare a nascondersi dietro l'alibi del consenso femminile". Sono assolutamente d'accordo con lui.

L'ipersessualizzazione delle bambine e delle ragazze in età puberale, la banalizzazione del sesso da parte delle adolescenti, il giovanilismo come istanza ideologica che si impone a tutti, pur essendo fenomeni reali, non possono essere invocati a legittimazione dello sfruttamento sessuale e della riduzione a merce delle quattordicenni da parte degli adulti. Gli uomini devono pur interrogarsi sul senso etico dei propri atti, sul diritto o meno di appropriarsi del corpo di chi è poco più che una bambina.

La dislocazione della responsabilità è un'operazione che La Cecla tende a reiterare con una certa frequenza. La applica, infatti, anche laddove afferma che il turismo sessuale è il prodotto della decisione di mamme sciagurate. Stupisce, anzitutto, che un antropologo liquidi una questione così complessa come la prostituzione infantile e minorile nei paesi del Terzo Mondo con un'attribuzione di responsabilità alle madri sciagurate senza approfondire temi come la schiavitù per debiti, la pauperizzazione delle popolazioni di questi Stati determinata dall'imposizione delle politiche neoliberiste e così via. Di nuovo poi si deresponsabilizzano gli uomini che ricorrono alle prestazioni sessuali delle bambine. Gli Italiani detengono in proposito un triste primato. Secondo l'Ecpat, un'organizzazione che lotta contro lo sfruttamento sessuale infantile, sono 80.000 i nostri connazionali che ogni anno si recano a Santo Domingo, in Colombia, in Brasile, in Kenya, in India e altrove per consumare come merci bambine di età compresa tra i 5 e i 14 anni. I turisti sono giovani e adulti tra i 20 e i 40 anni che vogliono "provare un'emozione nuova", in modo occasionale (60%), o addirittura abituale (35%). Nulla da dire su questi pedofili?

Discutibile mi pare anche la delineazione di un confine tra turismo sessuale e baby prostituzione, interpretati come fenomeni completamente diversi per la differente composizione demografica dei soggetti interessati. Il turismo sessuale, intanto, colpisce anche le quattordicenni, ma poi comprarsi una quindicenne è davvero così diverso dal comprarsi una dodicenne?

Infine, mi pare mistificatorio sostenere che nella prostituzione adulta le donne eserciterebbero un potere impressionante che si concretizzerebbe nella messa in scena di un entusiasmo inesistente. La simulazione del piacere, la pratica di una sessualità senza desiderio, l'appagamento esclusivo delle istanze di godimento maschili rappresentano, al contrario, altrettanti sintomi dell'asservimento ai bisogni e alle pulsioni altrui, del sacrificio di sé, della rinuncia alla propria autonomia e alle proprie aspettative. Non si tratta di un gran potere, mi pare. Al contrario, la mediazione del denaro conferisce al cliente lo status di padrone sessuale temporaneo della donna-merce acquistata.

3 Responses to “Infrangere la regola del consenso è stupro”

  1. Grazie, un argomento che andava approfondito. :-)

  2. Solo una domanda: ma la qualifica di "antropologo" attribuita a questo autore significa che l'autore medesimo ha conseguito un titolo di laurea con indirizzo in antropologia culturale? Ommadò: "lussuria", "madri snaturate", "impressionante". Impressionante veramente, non si finisce mai di stupirsi.

  3. Paola, l'autore dell'articolo che ho commentato non è antropologo soltanto perché ha conseguito un titolo di laurea con indirizzo in antropologia culturale, ma proprio perché questa disciplina la insegna all'Università. E' pure piuttosto famoso!

Leave a Reply

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.