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Consenso non è 'carezze', dissenso non è 'manganellate'

Anche questa volta - come le precedenti [1][2] - Loredana Lipperini ha reagito alle critiche con affermazioni ingiuriose e diffamatorie. I contenuti del mio ultimo post sono stati da lei definiti come manganellate, randellate, bastonate. Un cercare nemici da impallinare. Spaventoso, deumanizzante. Direttamente sul suo blog. Più allusioni varie, sparse per il web.

Nessun rispetto, nè per me, nè per il senso delle proporzioni. Eppure ho solo preso le sue parole, per metterle a confronto con quelle di altri. Se ci fa una bella o una brutta figura non è responsabilità mia. Non ho usato nei suoi confronti neanche un aggettivo negativo. Solo le parole che ha scelto di scrivere lei. Riassunte letteralmente, linkate ai suoi post, riprodotte in immagine. Integralmente. Se quando le tornano indietro le fanno male, non sono io che uso il manganello, è lei che lancia boomerang.

Non rimprovero la decisione di bloccare il mio account su Facebook e di fare lo stesso nei confronti di altre persone a me associabili anche solo per aver concesso un like, al fine di rendere inaccessibile la sua bacheca. E’ suo diritto. Sono affari suoi, se preferisce ospitare i commenti dei mascolinisti ed escludere i miei. Non è suo diritto invece scrivere cose così:



Per di più, senza dare alcun riferimento testuale. I lettori del suo blog, che immagino siano molte centinaia dato che è uno dei primi blog italiani, non possono verificare se quanto mi viene attribuito è vero, possono solo fidarsi degli insulti che mi vengono rivolti. Perchè le accuse, senza indizi, senza prove, sono solo insulti.

Essere una conduttrice radiofonica, una giornalista di Repubblica, una scrittrice di libri pubblicati da una delle più importanti case editrici italiane, la Feltrinelli, essere una delle prime blogger italiane, significa esercitare un potere d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica. Un potere che può essere esercitato in modo autorevole, argomentando e confutando, cercando di spiegare e persuadere. Oppure in modo autoritario, delegittimando, denigrando, insultando. E’ paradossale, ma frequente, che l’uso del modo autoritario si accompagni alla recitazione del ruolo di vittima eretica perseguitata e oppressa dal potere ortodosso, secondo la scuola dell'amica di Abbattoimuri.

Io non ho nessun potere, salvo quello di qualsiasi utente navigante capace di aprirsi un blog e una pagina su Facebook. Non ho mai insultato Loredana Lipperini. Non l’ho mai qualificata in modo negativo. Non ho mai detto che non la riconosco come femminista. Più volte l’ho citata e linkata in modo favorevole. Era consenso, non baci e carezze. Consenso. Di recente, invece le ho espresso dissenso, non manganellate e bastonate. Dissenso.

Non ho colto alcun pretesto. Da un mese stiamo scrivendo a sostegno della legge francese che sanziona i clienti della prostituzione per combattere la tratta, cercando di confutare, gli argomenti contrari usati dai salauds e dagli intellettuali che li appoggiano. In Francia e in Italia. Pubblichiamo dati, informazioni, testimonianze, analisi. Non insultiamo nessuno. Loredana Lipperini è intervenuta sul suo blog con un breve post. Per esprimere contrarietà alla legge, a mio giudizio in modo superficiale. E per liquidare le posizioni favorevoli come semplicemente ostili alla persona di Elisabeth Badinter. Quindi, ho mostrato quel che ha scritto lei e quel che abbiamo scritto noi. Per mostrare che di Elisabeth Badinter disapproviamo i contenuti, non la persona. Anche se tra la persona e i contenuti, talvolta, c’è conflitto d’interesse.

Se avessi voluto cogliere pretesti, avrei potuto più agevolmente approfittare di altre occasioni. Per esempio, quella che vede Loredana Lipperini impegnata inutilmente in difesa di Costanza Miriano, contestata dalle donne spagnole, per il suo libro «Sposati e sii sottomessa». Autrice già tutelata in modo egregio da Camillo Langone, che oggi paventa il ritorno del rogo dei libri in Europa, mentre solo ieri voleva togliere i libri alle donne affinché tornassero a fare figli.



Una difesa superflua, buona per esibire un po' di tolleranza volterriana. Non condivido quello che dice, ma ha il diritto di dirlo, etc... discutiamone democraticamente... La sottomissione delle donne, una opinione discordante su cui ragionare, finchè qualcuno non pubblicherà l'elogio dello schiavismo o dell'antisemitismo, così giusto per cambiare tavola rotonda.

Sono un dilettante e non ho in progetto di diventare un collega professionista di Loredana Lipperini come invece lo è Costanza Miriano. Spero ugualmente lei voglia un giorno riconoscere lo stesso diritto e dedicare la stessa tolleranza anche a me. Altrimenti, pazienza, ne farò a meno.

6 Responses to “Consenso non è 'carezze', dissenso non è 'manganellate'”

  1. Massimo, la tua colpa è di non essere un mascolinista. I ponti si costruiscono con i molestatori feroci e violenti perché siccome sono ignorantelli fanno pena. Insomma, secondo me è un atteggiamento paternalistico di pietà che tu non puoi meritare perché, invece, hai i mezzi intellettuali e quindi non ti viene perdonato nemmeno di discordare.
    Per qualcuno la cultura è potere poi non importa se fai l'operaio e guidi un'auto di 20 anni fa e se il mascolinista ignorante ha la fabbrichetta e 20 dipendenti sottopagati.
    Mi delude moltissimo questa reazione di lesa maestà.
    E non è la prima volta che ha letteralmente ferito altre persone con indebite prese di posizione non richieste. Persone che non ha mai neppure interpellato per avere la loro versione dei fatti.
    Una specie di tribunale autoeletto dove ha voce solo una parte. Non importa che l'altra parte ne risenta pesantemente, data anche la disparità di potere e visibilità. Non importa che si siano subite gogne su vasta scala e chi ha subito le gogne è stato perfino accusato di quello che ha subito.
    L'obiettività non importa, evidentemente, nemmeno quel tanto per disturbarsi a chiedere. Importano le fazioni, le simpatie e le antipatie.
    Comunque, aprirsi ad alcuni punti di vista di Badinter non può voler dire spacciarla per femminismo. Il femminismo pro-patriarcale è una contraddizione in termini e non perché io voglia assegnare patentini (non mi credo nemmeno io una divinità, al contrario di chi questi patentini li ha erogati anche in tempi non sospetti). è proprio una questione logica elementare. Se si leva questo al femminismo, cosa resta?
    Stanno colpendo tutto, smantellando tutto, si fa passare per perbenismo borghese anche la disapprovazione all'oggettivazione della donna. Insomma, volete le chiavi per chiudere la baracca? Almeno ditemelo, che mi trovo un'altra causa per la quale farmi il fegato così amaro.
    A proposito, sono meno fuori argomento di quel che sembra se scrivo che la risposta alla domanda "cos'hanno certe nuove compagne in meno rispetto alle femministe" è : niente, ma le femministe non augurano la morte ad altre donne, non giustificano i femminicidi come reazioni allo stress causato dalle ex mogli.

  2. vediamo di fare un po' di ordine: loredana lipperini non ha MAI giustificato i femminicidi come causati dalle ex mogli e non è associabile in alcun modo a costanza miriano. Loredana lipperini si è espressa contro una richiesta di censura al libro della miriano fatta in Spagna perchè se passa il principio che un libro di saggistica (per quanto idiota) può essere censurato (sia pure in nome di ideali nobili ma i censori hanno sempre motivazioni nobili) cosa diremo a chi domani vorrà censurare romanzi, film, fumetti, eccetera?
    lizzi, sulla questione dei padri separati io sono d'acordo con te, lo sai.ma la lipperni non è il nemico

  3. Sono molto intristita per i commenti fatti in merito ad un presunto "gruppo" che scriverebbe di "prostitute cattive" e "madri tutte buone, padri bruti". So bene, per averli letti, che i post in merito al fenomeno prostituzione pubblicati da questo blog non hanno mai stigmatizzato la prostituta.
    E veramente mi sembra estremamente superficiale liquidare il dibattito sulla doppia residenza obbligatoria - del quale si occupa il mio blog - con il riduttivo ritornello "madri tutte buone, padri bruti", che ricorda tanto la frase che il personaggio Napoleon aveva insegnato alle pecore ne "La fattoria degli animali" di Orwell: 4 gambe buono, 2 gambe cattivo.
    Io non ho mai scritto una cosa del genere, e chi segue il mio blog lo sa. Mi ferisce molto che il lavoro di ricerca che ho fatto nell'ultimo anno sulle tematiche dell'affido, fornendo sempre al lettore i link alla documentazione originale per dare l'opportunità a tutti di formarsi in piena autonomia una opinione personale, venga svilito e mistificato da una affermazione del genere.
    Sono molto, molto amareggiata.

  4. Come pagina e come persona mi sono espressa almeno un centinaio di volte contro lo stigma sulla prostituzione e discusso, litigato decine di volte con vere persone perbeniste.
    Mi sono presa la mia bella dose di parolacce, vendettine meschine, insulti, segnalazioni per avere sostenuto la dignità delle donne prostituite. Penso che potrei creare una bella antologia e comunque sarebbe inutile. Ogni prova è inutile. Ogni parola è inutile.
    Ci sono prese di posizione che poi vengono persino attribuite a chi per tentare il dialogo finisce ancora più in cattiva luce.
    è come la tela del ragno. Più ci si muove per spiegare e più riescono a ritorcerti le tue parole contro.
    Incontriamo davvero dei muri incrollabili, muri che prima non c'erano e che, come hai detto tu, sono stati spostati per la felicità dei mascolinisti che si sfregano le mani nel gustarsi la spaccatura che sono riusciti a creare.
    L'unica forma di prostituzione verso la quale ho disprezzo da sempre è quella intellettuale di donne e uomini che svendono i diritti di altre persone, talvolta persone disperate, che sia per soldi, per privilegi, per una poltrona, per un posto in una commissione parlamentare, per un pugno di lettori, di complimenti e di likes in più.
    Sostenere che la posizione abolizionista sia una posizione proibizionista cos'è se non proprio una denigrazione, una diffamazione, una menzogna, un modo per sminuire, per delegittimare, per zittire un punto di vista differente appiattendolo, banalizzandolo, distorcendolo, demonizzandolo?
    E perché se la denigrazione, se la delegittimazione viene, puntualmente, sempre dalla stessa parte quella parte ha ragione a prescindere e chi scrive per replicare, per difendersi dopo un attacco gratuito diventa "il cattivo/la cattiva"? è solo una questione di amicizia personale?
    Cioè vuol dire che io non vengo ascoltata e vengo condannata aprioristicamente perché non conosco direttamente la persona che mi sta condannando e chi invece mi delegittima e mi insulta persino ha sempre e solo ragione per una specie di diritto d'amicizia?
    E naturalmente ciò è diverso dal dare pareri in buona fede ma non capisco perché questi pareri non si possano mettere in discussione.

  5. Non so se la mia risposta a Paolo 1984 sia stata accettata dal sistema perché non c'è stato log in né captcha, per cui ripeto. In caso, invece, la risposta ti fosse pervenuta, Massimo, ti chiedo il favore di cancellare questo mio secondo tentativo.
    Caro Paolo 1984, commenta l'articolo e non commentare i miei commenti, per favore. Hai distorto tutto e attribuito a me cose che non ho mai non solo scritto ma neppure pensato.
    Ma stiamo scherzando? Lipperini che giustifica il femminicidio? Proprio lei che ha fatto un lavoro sulle statistiche e contro il negazionismo??? La frase che ho scritto è chiara: sto riferendomi a certe seconde compagne di padri separati che ho visto io stessa giustificare più volte il femminicidio come reazione di esasperazione e usare toni violenti quanto quelli dei più feroci mascolinisti che ho intercettato in anni che faccio l'attivista.
    Del mio commento non hai capito niente. E in quanto a Miriano, dietro la pubblicazione del suo libro c'è il vaticano, quindi quello è un atto propagandistico. La censura c'entra come le arighe a colazione e la tua fissa sui fumetti e la censura c'entra meno ancora.

  6. Ho letto parecchi tuoi commenti sul blog della Lipperini e non immaginavo che si sarebbe potuti arrivare a questo. Se io, X persona, non posso più permettermi di dissentire se non sono d'accordo con il pensiero di Y (ovviamente sempre in maniera delicata), perchè divento automaticamente suo nemic*, allora vuol dire che non c'è un dibattito utile, ma solo un monologo a senso unico. Purtroppo ho notato che molte pagine femministe su facebook e molti blog femministi stanno iniziando a seguire questa corrente di pensiero "se tu sei d'accordo con il mio pensiero, allora puoi scrivere quanto vuoi. Se invece non sei d'accordo, ti banno o cancello i tuoi commenti". Considerare la gente propria nemica, sol perchè la pensa a modo suo, non è occasione di crescita, anzi. Sono rimasta molto delusa dalla Lipperini, perchè non me lo sarei aspettato.

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