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Papa Francesco tollera la violenza domestica?



di Maria Rossi


Durante una visita ad Assisi, Papa Francesco ha pronunciato parole di eccezionale gravità, considerata la carica che ricopre, il magistero che esercita nel mondo cattolico, la risonanza e l'impatto  dei suoi discorsi e, non ultimo, il prestigio e la simpatia di cui gode presso la stampa e presso una parte dell'opinione pubblica. 

All'interno di un ragionamento ispirato alla tradizionale dottrina cattolica che esalta la sacralità della famiglia, concepita come meramente finalizzata alla riproduzione e celebra l'indissolubilità del matrimonio, il Papa ha stigmatizzato la cultura contemporanea, colpevole, a suo dire, di promuovere i "diritti individuali", favorendo le "relazioni che durano finché non sorgono difficoltà". 

Ora: per scongiurare questo pericoloso "egoismo" che corrode la "base morale e spirituale" che serve "per costruire bene, in modo solido" e per incentivare la durata del rapporto "finché morte non vi separi", il Papa che, a quanto ne so, non  ha esperienza di relazioni sentimentali e di convivenza, ha creduto  opportuno elargire questo consiglio agli sposi:

Litigate quanto volete: se volano i piatti pazienza, ma mai finire la giornata senza fare la pace. E se nei matrimoni gli sposi imparano a dire 'scusa, ero stanco', a fare soltanto un piccolo gesto, è questa la pace. Questo è un segreto, che evita le separazioni dolorose.

Si tratta, con tutta evidenza, di una gravissima banalizzazione della violenza domestica, ridotta a tollerabile e scusabile conflitto intrafamiliare, analoga a quella operata da un numero assai rilevante di poliziotti e di magistrati, che archiviano con questa motivazione le denunce di maltrattamento presentate dalle donne. Il lancio di oggetti non può essere confuso con un innocuo litigio, ma costituisce una vera e propria forma di violenza fisica e spesso rappresenta una pericolosa escalation rispetto ad una fase precedente caratterizzata da aggressioni puramente verbali. Accompagnare l'espressione "volano i piatti" con l'intercalare "pazienza"  rappresenta, pertanto, una grave manifestazione di sottovalutazione e di tolleranza della violenza.

Analogamente, la riconciliazione  ricercata dopo aver commesso un maltrattamento non assicura affatto il ristabilimento di relazioni familiari armoniose e imperniate sul rispetto, ma si inserisce in un ciclo di maltrattamenti che prevede l'alternarsi di aggressioni sempre più violente e di riappacificazioni sempre più brevi. Se si ignorano queste dinamiche, è doveroso tacere. Se non altro, è opportuno non  legittimare, normalizzare ed incentivare conflitti e violenze domestiche, come fa invece il Papa  rivolgendo, benevolo ed accondiscendente, questa frase agli sposi: "litigate quanto volete".

E' notevole, poi, il fatto che il pontefice  sembri completamente ignorare dati e statistiche sui femminicidi e sulla violenza domestica, prevalentemente maschile,  nonché  la dinamica di un atto di maltrattamento, che contempla la presenza di un aggressore e di un aggredito. Il Papa, invece,  come dimostra l'uso del sostantivo "sposi"  e i verbi al plurale, attribuisce ad entrambi i coniugi la responsabilità  degli atti di violenza e il successivo  dovere di riconciliarsi. Non adempiere a questo obbligo non è meno colpevole del  lanciare piatti.

La banalizzazione dei maltrattamenti risulta evidente anche dall'individuazione nella stanchezza di un pretesto legittimo per commetterli. La spossatezza non causa, né giustifica l'esplosione della violenza di genere, determinata, invece, dall'esercizio del dominio, del controllo e dal desiderio di possesso. Né è saggio fornire un alibi all'abusante ("ero stanco, quindi è comprensibile che mi sia lasciato andare").

Se l'uso dei verbi al plurale segnala l'adesione del Papa alla teoria della corresponsabilità dei coniugi nell'esercizio della violenza, l'espressione "volano i piatti" è totalmente deresponsabilizzante, in quanto priva  del soggetto agente. Non è chiaro chi lanci le stoviglie che sembrano fluttuare nell'aria per virtù magica, senza che nessuno le abbia tirate a qualcunaltro/a.

E' evidente che una simile minimizzazione della violenza comporti come conseguenza la stigmatizzazione delle separazioni anche in caso di maltrattamenti e la colpevolizzazione dei coniugi che la richiedono per sfuggirvi. Il male, il peccato, infatti, non è lanciare i piatti alla partner, ma separarsi. Di nuovo la colpa viene fatta ricadere sulla vittima, mai riconosciuta come tale, e biasimata nel caso intenda sottrarsi definitivamente alla violenza perpetrata dal coniuge. Bisogna salvaguardare la sacralità e l'unità della famiglia a costo dell'integrità fisica e psichica  di tutti i suoi componenti. Occorre mantenersi fedeli al principio dell'indissolubilità del matrimonio,  valido finché la morte non separi i coniugi, magari in seguito ad un femminicidio. 

Sono convinta  che le parole del Pontefice rispecchino perfettamente la cultura - non solo cattolica - italiana, ancora profondamente intrisa di maschilismo e di pregiudizi di genere che conducono a minimizzare o a negare la violenza domestica sulle donne, a ridurla a mero conflitto, a semplice divergenza di opinioni e ad attribuirne la responsabilità tanto alla vittima, mai riconosciuta come tale, quanto all'aggressore. 

La mia convinzione è avvalorata da questo commento di un giornalista di un quotidiano online "Forse il messaggio più bello, più sentimentale e più umano di Papa Francesco è stato dedicato alla famiglia, a quei genitori che decidono di lasciarsi alle prime difficoltà". E ancora: " Con grande umanità e con un linguaggio popolare il Papa ha voluto dare un consiglio ai novelli sposi e anche a coloro che da anni vivono insieme per evitare le dolorose separazioni".

Affermare,  a questo punto, che il panorama culturale italiano  appare piuttosto desolante, deprimente e tollerante nei confronti della violenza domestica è usare un evidente eufemismo.  

4 Responses to “Papa Francesco tollera la violenza domestica?”

  1. lanciare i piatti può essere fatto da entrambi i coniugi ma al di là di questo anch'io penso che avrebbe fatto meglio a distinguere tra le normali litigate anche accese e la violenza domestica

  2. Questa è una STRUMENTALIZZAZIONE delle parole del Papa. Quando si parla di VIOLENZA DOMESTICA bisogna farlo con criterio e obiettività.
    E lo dico con cognizione di causa, visto che faccio la blogger e scrivo di violenza di genere, faccio parte di movimenti antiviolenza (ne ho fondato uno recentemente) e sto frequentando corsi specializzanti come Operatrice di centri antiviolenza.
    In ogni rapporto di coppia si litiga: possono anche volare piatti (in casa mia li faccio volare io, se proprio volano...) e poi si fa pace.
    Esiste forse un rapporto di coppia senza litigi e scontri? esiste il rapporto perfetto? ogni litigata è un atto di violenza domestica?
    Qui si sta sparando a casaccio ed è un messaggio deviato e deviante. Terribile. Serve criterio nel parlare di certi argomenti.

  3. Al di là di quel che una persona ritiene di poter concedere al suo partner, nel discorso pubblico bisogna avere presente che qualsiasi atto di aggressione e violenza fisica è un reato e che l'ambito familiare non può attenuare questo fatto. Tanto più se ci si esprime avendo come sfondo un contesto sociale nel quale si fa spesso confusione tra conflitto e violenza. Personalmente non ci tengo in modo particolare ad entrare in polemica con questo papa. Mi dispiace che si sia espresso così.

  4. Papa Francesco non si permette di giudicare gli omosessuali, ma Massimo Lizzi si permette di giudicare il Papa?

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