L’ultimo atto di
vendetta maschile contro Laura Boldrini, rea di aver messo in
discussione l’eterno stereotipo dell’angelo del focolare
rappresentato in pubblicità, è arrivato da Striscia la notizia, con
la consegna del Tapiro d’oro (video). Premio ufficialmente motivato con il
fatto che la battaglia della presidente della camera a difesa dei diritti delle donne nel 2013 sarebbe incoerente con la sua partecipazione, in
qualità di assistente di produzione, ad un varietà televisivo di
Rai Due nel 1988, dove comparivano anche donne seminude. L’ennesima manganellata di Striscia la notizia verso chi è indigesto al suo ideatore e ai suoi amici (Loredana Lipperini).
Molto
probabilmente la giovane Boldrini sarà stata, un quarto di secolo
fa, meno consapevole di oggi, e magari avrà anche avuto bisogno di
lavorare (dice però di avere lasciato il programma dopo soli tre mesi), ma è certo che la televisione italiana che usava pezzi di
carne femminile per fare intrattenimento e vendere pubblicità era
appena agli inizi (con Drive in, con Colpo grosso), non era detto
sarebbe durata decenni, e non esisteva allora l’elaborazione e la
consapevolezza di cui disponiamo oggi, neanche tutti. Io stesso guardavo i programmi di Antonio Ricci e li trovavo divertenti, senza rendermi conto che fossero una porcata: in senso politico, non morale. Perchè oggettivare le donne è una questione politica. Riguarda il rapporto di potere tra i sessi. Non avevo allora lo sguardo di oggi. L'ho maturato nel corso di anni. E giunto forse a maturazione definitiva con il lavoro di Lorella Zanardo.
L’avversione di
Striscia la notizia per la denuncia della rappresentazione sessista
della donna in televisione, infatti non è nuova. Il tapiro a Laura Boldrini rievoca proprio la recente crociata
di
Striscia
contro
Lorella
Zanardo.
La documentarista de «Il corpo delle donne». La persona a cui
l’ufficio stampa di Antonio Ricci attribuisce la descrizione della
coerenza di Striscia la notizia in questi termini: Un
programma che da venticinque anni fa inginocchiare le veline davanti
a due anziani, solo per permettere alle telecamere di poter frugare
tra le loro gambe.
Dunque, i consegnatori del tapiro hanno un piccolo conflitto
d’interesse con gli argomenti e le ragioni esposte da Laura
Boldrini al convegno “Convenzione di Istanbul e media”.
Gli atti di vendetta
maschile talvolta ricorrono all’ausilio di esecutori femminili.
L’aggressione a Lorella Zanardo fu messa in scena dalla velina
Elena Barolo, che rivendicava la sua scelta professionale, si sentiva
offesa dal documentario Il corpo delle donne e non voleva
sentire ragione del fatto che il lavoro dell’autrice fosse una
critica all’uso del corpo delle donne nelle immagini tv, non alle
donne che fanno tv. Da anni, conduttrice di Strisca è Michelle
Hunziker, cofondatrice
con Giulia Bongiorno di Doppia
difesa,
contro la violenza sulle donne, iniziativa - questa si - in
contraddizione con il trattamento riservato a Lorella Zanardo e a
Laura Bodrini. La notizia della consegna del Tapiro è stata
condivisa con soddisfazione su alcune bacheche femminili di Facebook,
che rimproverano la presidente della camera di ridurre il femminismo
a battaglie assurde (il linguaggio, gli stereotipi, l’uso del corpo
delle donne), nulla a che vedere con le battaglie sacrosane del
passato. Pensandoci, è un bel rovesciamento logico. L'assurdità semmai sta nel fatto che certi argomenti ancora necessitino di dar battaglia quando ormai dovrebbero essere scontati. A conduzione femminile è anche il blog Abbatto i muri, una delle tante catapulte virtuali contro Laura Boldrini, ritratta come una
borghese privilegiata, con la quale una precaria o una notav non può
avere niente in comune. Ma si possono citare pure blogger militanti antimperialiste - una delle più note è Barbara Cloro - fissate con l'idea che Laura Boldrini sia favorevole all'intervento militare in Siria. Mentre invece è contraria (post 11 settembre).
Un articolo dedicato alle Donne che odiano Laura Boldrini è stato postato da Floria sul blog Contaminazioni.
* * *
Alcune critiche in
apparenza sembrano costituire una poco motivata contrapposizione tra
questioni materiali e questioni simboliche. Come se non esistesse un
nesso tra lo stereotipo della casalinga e la condizione della donna
esclusa dal lavoro o inclusa spesso solo come precaria e quasi sempre
in lavori esecutivi e subordinati, più facilmente a rischio di
licenziamento. Tra l’inferiorizzazione stereotipata e linguistica
della donna e la facile criminalizzazione delle ragazze che partecipano ai movimenti di
protesta, al trattamento che possono subire da parte forze
dell’ordine, fino a poter essere oggetto di molestie e violenze come accaduto a Marta. Un nesso tra la violenza verbale e fisica contro le donne e la violenza verbale e fisica contro un movimento antagonista.
Laura Boldrini e Lorella Zanardo, credo, non si definiscono femministe. O non si attaccano in fronte questa etichetta. Il loro
femminismo non investe questioni strutturali. I rapporti di potere materiali.
Riguarda questioni culturali, simboliche. Riguarda più gli effetti
che le cause della disparità di genere. Effetti che rinforzano le cause. Oserei dire che il loro è un femminismo all’acqua di
rose. Che un patriarcato più illuminato e lungimirante, più
gentiluomo, non avrebbe difficoltà ad assecondare. Usare un linguaggio politicamente
corretto, superare l’universale maschile nelle parole e nelle
rappresentazioni, superare gli stereotipi, non usare le donne come
oggetti sessuali. Altri paesi lo hanno fatto, lo stanno facendo, non
per questo hanno smesso di essere patriarcali o maschilisti. Lo sono
soltanto in modo più cauto e meno squilibrato. Ma il maschilismo italiano è ottuso e cafone. Tanto che spesso fraintende le critiche che riceve come fossero pure questioni di forma e buona educazione e per tutta risposta rivendica la propria volgarità. Di fronte ad una signora che dice cose
ovvie e ragionevoli, non è capace di comportarsi bene. Questo forse
è parte della quantità di avversione che circola in questi giorni.
Tuttavia, il
femminismo di Laura Boldrini, come quello di Lorella Zanardo, ha un
altro aspetto che lo rende detestabile. All’acqua di rose. Soltanto
culturale. Formale. Simbolico. Ma perfettamente autonomo. Privo di una
giustificazione al di fuori di sè. Quindi, senza alleati in altri
movimenti a dominanza maschile. Quelli che hanno il potere di far si
che una battaglia femminista diventi sacrosanta. Il divorzio,
l’aborto, il diritto di famiglia erano lotte più importanti e più
dure del superamento di un stereotipo in pubblicità (che infatti si
propone senza immaginare di dover affrontare una demenziale
controffensiva). Ma erano anche lotte che stavano all’interno di
conflitti considerati più grandi e più importanti dello stesso
femminismo e a cui il femminismo dava il suo supporto. La lotta dei
laici contro i cattolici, della sinistra contro la destra, del
progresso contro la reazione. I due referendum su divorzio e aborto furono vissuti, non come referendum sul patriarcato, ma come referendum sull'egemonia della chiesa cattolica.
Quando il femminismo è
l’alleato di una lotta contro un nemico diverso dal patriarcato, di
volta in volta, una chiesa, una ideologia, un ordinamento economico
(il capitalismo), un governo o un avversario politico (Berlusconi)
allora esso è ben accetto da una parte importante di uomini e quindi
più legittimato anche agli occhi di tante donne (le vere lotte che
il femminismo dovrebbe fare). Quando invece il femminismo è solo
davanti al patriarcato (non associabile ad alcuna altra entità di dominio), ne
critica il linguaggio, le rappresentazioni, la cultura, compresa la
violenza, con tutto il buon senso e la ragionevolezza possibili, ecco
che sortisce l’effetto di un passante che sfiora un auto dotata di
un antifurto molto sensibile.
In verità, sia Boldrini sia Zanardo provano a cercare una causa ulteriore provando a dimostrare che il miglioramento della condizione della donna costituisce un vantaggio per tutto il paese. Che diverrebbe più forte e competitivo. Zanardo racconta che per gli svedesi ridurre il divario tra i generi significa migliorare il Pil. «Noi lavoriamo per una maggiore occupazione femminile, per potere disporre di asili per tutti: più donne che lavorano significa migliore economia per il Paese. Cioè per tutti». In effetti, la crisi sembra mettere il paese davanti ad un bivio nel modo di trattare la questione femminile. Mobilitare tutte le energie per tentare una ripresa, quindi più imprenditoria, più lavoro femminile. Oppure gestire il declino: se i posti di lavoro sono pochi, meglio che lavorino solo gli uomini. La scelta produrrà una cultura, ma intanto la cultura che abbiamo ci aiuterà a scegliere. Se alla fine avrà avuto ragione l'orgoglio del particolare maschile, gli Andrea Scanzi continueranno a farsi servire dalla propria compagnia, ma prima o dopo dovranno tornare a zappare la terra.
Riferimenti:
L'ossessione di Striscia per Lorella Zanardo (Giovanna Cosenza)
Tapiro alla Boldrini per tv spazzatura, "Nulla di incorente" (Repubblica TV)
I retroscena del dossieraggio anti-Boldrini e le sanzioni morali di Antonio Ricci (Carlo Gubitosa)
Laura Boldrini e il reato di «leso minestrone» (Daria Bignardi)
Odiatori di Boldrini (Loredana Lipperini)
Donne che odiano Laura Boldrini (Contaminazioni)
Le Donne che Verranno: Intorno al Discorso di Laura Boldrini (Lorella Zanardo)
Stereotipi sessisti humus di discriminazione e violenza
Riferimenti:
L'ossessione di Striscia per Lorella Zanardo (Giovanna Cosenza)
Tapiro alla Boldrini per tv spazzatura, "Nulla di incorente" (Repubblica TV)
I retroscena del dossieraggio anti-Boldrini e le sanzioni morali di Antonio Ricci (Carlo Gubitosa)
Laura Boldrini e il reato di «leso minestrone» (Daria Bignardi)
Odiatori di Boldrini (Loredana Lipperini)
Donne che odiano Laura Boldrini (Contaminazioni)
Le Donne che Verranno: Intorno al Discorso di Laura Boldrini (Lorella Zanardo)
Stereotipi sessisti humus di discriminazione e violenza
tutte fesserie, come se l'autore non avesse visto mai delle donne mezze nude in qualche rivista o su internet.
ma il problema non sono le donne nude, vestite, seminude eccetera ma il contesto in cui è la loro immagine, ci sono contesti adatti a immagini di nudo più o meno erotico-sexy (il sexy fa parte della vita, riguarda entrambi i sessi)..molti contesti pubblicitari non sono adatti
ma le femministe la pensano cosi , vogliono togliere tutte le donne sexy, anche quelle che pubblicizzano intimo.