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Il matriarcato immaginario


Lettera aperta a Loredana Lipperini


di TK


Cara Loredana, ti chiedo scusa ma anche se tu l’hai espresso, non ho capito le motivazioni della condivisione di questo articolo. Sarei davvero felice se tu mi volessi aiutare a comprendere. Nell’articolo sostanzialmente si sostiene che esiste un non ben definito movimento pro-madri, che propone un matriarcato sessista peggiore del patriarcato stesso. Non si parla di “immaginario” si parla di un movimento politico che addirittura detta l’agenda politica del femminismo. Questo giusto per rimanere al singolo testo. Hai condiviso l’articolo poiché condividi questo contenuto? In effetti anche tu sostieni che esiste uno spostamento di “poteri” (le virgolette sono tue) verso le madri. Di quali poteri parli esattamente? E te lo chiedo, sottolineando che qui, con questo articolo si sta facendo un discorso politico.

Nell’articolo non si sostiene che una delle conseguenze del patriarcato è la costruzione dell’identità femminile sul ruolo di madre, perfettamente interiorizzato da molte donne ma si sta sostenendo che esiste una controparte del patriarcato, il matriarcato o un certo matriarcato, che assegna maggiori poteri (senza virgolette) alle madri. E si sostiene che questo movimento matriarcale abbia colonizzato il femminismo o parte di esso, dettandone l’agenda politica. Questo lo si sostiene per l’intero articolo, nonostante l’evidente contraddizione della parte finale in cui si legge:

Ho il diritto di dire che non accetto che si sposti il dibattito sempre più a destra con parole e modi che vanno bene nel programma di Barbara D’Urso, con tanto di commenti della Mussolini e di tutte le promotrici del modello dellabeddamatresantissima. Ho il diritto di dire che chi afferma che vi sia una “guerra contro le madri” fa lo stesso errore che compie chi dice che c’è “una guerra contro il padre“, ed è come dire che “le femministe odiano gli uomini“, perché di questo irrigidimento di ruoli può anche non importare a tanta gente che non vive per questo.

Curioso, tutto ciò in chiusura di un lungo articolo in cui si sostiene che esiste un movimento pro-madre, sessista, moralista (un po’ come le femministe?) e reazionario che, a volte (!) detta l’agenda politica del femminismo, all’insegna della criminalizzazione dei padri. Un movimento che fa guerra ai padri quindi. Direi che “le pro-madri (!!) (con la connivenza del femminismo) odiano i padri” è parente molto prossimo di “le femministe odiano gli uomini”. Una roba alla d’Urso insomma. O alla Timperi? Ma io non sono un’esperta di comunicazione  e sicuramente sbaglio. Tu che ne pensi? Aggiungo una piccola nota al tuo riferimento a Timperi che immagino non sia alla persona ma ai contenuti da lui espressi. Prova a vedere questo video. Esprime contenuti assolutamente in linea con quelli di questo articolo. Immagino che tu li condivida a questo punto. Nell’articolo si legge anche:

Il movimento pro/madri è reazionario per tanti versi e non importa che mi si dica che dall’altro lato c’è il patriarcato da sconfiggere perché il mio patriarcato io l’ho già sconfitto, in casa mia non c’è, ma non l’ho fatto certamente promuovendo il matriarcato come alternativa.

Che significa questa cosa? Me la puoi spiegare tu che la condividi? Io che da donna comune ho bisogno di trovare punti di riferimento nel discorso pubblico che mi aiutino nel mio percorso personale di emancipazione, capisco che ci sono i “patriarcati”. Il mio, il tuo, il suo… ognuno ha il proprio. Quella contro il patriarcato, con due righe, diventa una battaglia individuale, direi una faccenda privata che si consuma tra le mura della propria casa. Istanbul in poche righe diventa una barzelletta. Questa si chiama confusione, non complessità.

Vorrei proporti una riflessione e, credimi, non voglio in alcun modo essere sgradevole. C’è chi sostiene che è in atto una spaccatura tra “giovani” (magari ultraquarantenni  ) e “vecchie” femministe. C’è chi sostiene che la spaccatura è invece tra borghesi e precarie. Mi chiedo invece se la principale spaccatura che comincia a delinearsi non sia tra intellettuali, donne che fanno cultura e donne comuni. Non so se è solo un mio sentire o se è condiviso da altre donne “comuni” come me, è chiaro che parlo solo a nome mio, ma sento di dovere ricordare a chi oggi, come te, ha voce in capitolo nel dibattito pubblico e intende occuparsi della questione culturale, cioè quella che giustamente è stata individuata come la radice del sistema di dominio patriarcale che ad oggi grava sulla vita delle donne, la grossa responsabilità che questo comporta.

Io credo che spesso, troppo spesso, si confonda la complessità con la confusione, la diversità con il relativismo. E questo in nome di chi viene fatto? Delle donne che quotidianamente si muovono nel mondo confrontandosi con quel sistema di dominio? Questa è davvero una grossa responsabilità.

Com’è che da questo articolo si sente chiamato in causa una persona come Andrea Mazzeo? Dovrebbe sentirsi chiamata in causa anche Luisa Betti? Com’è che non si capisce di quale femminismo si sta parlando? Non si capisce neanche se si parla di un femminismo. Insomma di che movimento si parla? "Pro-madri" è davvero definizione generica che vuole dire tutto e nulla e che, alla fine, esattamente quale immaginario va ad alimentare? Che confusione! Com’è che certi signori qui intervenuti si sentono legittimati proprio dal contenuto di quell’articolo? Io credo che nella migliore delle ipotesi ci sia un serio problema di comunicazione. Di scelta comunicativa. Forse va ripensata.

La complessità che diventa confusione, la diversità di opinioni che diventa relativismo, e purtroppo accade spesso (su Abbatto i muri è una costante. Spero di avere diritto a questa mia opinione), soprattutto quando si è individuato nella cultura e nella formazione l’unico modo per porre fine al patriarcato e alla violenza ad esso necessaria per conservare il suo dominio, una donna comune come me (nel cui nome si fanno battaglie anche culturali) viene colta dall’avvilimento. E la distanza tra il mio sentire e chi nel dibattito pubblico prende voce e porta avanti battaglie in mio nome, diviene incolmabile. Confusione e relativismo rendono quella culturale una battaglia persa in partenza. A me rimane di sperare in leggi dure che modifichino a forza il sentire comune. E così abbiamo perso tutti.

* * *

Nel momento in cui si sostiene che quella contro la violenza sulle donne è una battaglia prima di tutto culturale (e concordo perfettamente con te) e tu proprio di questo ti occupi, si tratta di una battaglia anche in mio nome.

Se la tua opinione è che la posizione subordinata rispetto agli uomini in cui sono costrette le donne anche attraverso la violenza è strettamente dipendente dalla questione culturale, se sostieni che “E molte di noi hanno detto e ripetuto che nessuna repressione e nessun giro di vite porterà a risultati se non si insiste sulla prevenzione. Scuola. Formazione degli educatori. Libri di testo delle elementari. Educazione al genere, all’affettività, alla sessualità. Da subito” stai dando indicazioni su qualcosa che riguarda anche me. E bada bene che non è una critica, è la constatazione di un’evidenza. 

In questa stessa discussione dici per esempio che: “Quindi, certamente bisogna che gli uomini facciano non poco lavoro, ma che lo facciano anche le donne. Che a quel ruolo di cura tengono eccome, e che vi trovano spessissimo una conferma identitaria.” Mi pare ovvio che tu stia esprimendo una tua opinione, c’è bisogno di ribadirlo? 

Sto dicendo che il ruolo di chi fa cultura in quella che, come tu stessa sostieni, è una battaglia prima di tutto culturale, è un ruolo di grande responsabilità. Ti sto semplicemente esprimendo il disagio di una donna comune che viene a leggere te, Murgia, Betti, Spinelli e altre per trovare spunti utili per il personale percorso di emancipazione e ti sto dicendo che a volte (e questa è una di quelle) ho trovato quella che secondo me è confusione più che complessità. Una confusione tale che l’obiettivo sembra allontanarsi incredibilmente e non rimane che sperare nella legge più che nella cultura. Prendilo per quello che è, uno spunto di riflessione, non una critica da cui smarcarsi. Ma insomma, fanne ovviamente ciò che vuoi. Anche liquidarmi come tifoseria.


Riferimenti:
Muri abbattuti o spostati?

5 Responses to “Il matriarcato immaginario”

  1. Lizzi, io sarei pure d'accordo con le critiche di Tk Brambilla all'articolo di Eretica anzi diciamo che sono d'accordo (del resto nel thread famoso mi trovo più d'accordo con te che con eretica) però Loredana Lipperini non merita di essere attaccata in questo modo con tanto di fotina presa a Ballarò, e lo dice uno che da lei è stato rimproverato spesso..ma se hai qualcosa da recriminare glielo dici a lei sulla sua bacheca facebook a viso aperto..rifugiarsi nel proprio blog mi pare un po' vigliacchetto...scusa se te lo dico

  2. dell'articolo di eretica condivido la condanna della pratica di diffondere foto sexy delle donne "avversarie" per screditarle

  3. Loredana Lipperini non è "attaccata". E' soltanto criticata. La lettera si rivolge a lei. La foto la rappresenta ed è un riconoscimento del suo ruolo pubblico. I contenuti del post sono stati prima pubblicati sulla sua bacheca e solo successivamente riprodotti qui, per rilanciare la discussione. Il post è stato condiviso su Facebook. Nel testo e in fondo compare il link alla discussione originaria. Purtroppo, le reazioni finora ricevute sono state sproporzionate e non pertinenti, all'insegna del vittimismo. Non ce n'è motivo, perchè non siamo contro nessuno, vogliamo solo discutere.

  4. "Non mi sta bene che si dica che tutte le donne sono cattive, che le madri siano tutte profittatrici e non mi sta bene che si facciano altrettante e pessime generalizzazioni sui padri"

    e concordo anche su questo..ma ciò che penso di taluni padri separati resta

  5. ma non credo che questo fantomatico movimento "pro-madri" ammesso che esista pensi che i padri sono tutti cattivi.posso concordare che alcune donne separate provino rabbia (come gli uomini) e parlino in preda alla rabbia ma fare di ciò un "movimento" no non mi pare stia avvenendo..piuttosto sono alcuni padri separati che universalizzano i loro problemi personali e fanno generalizzazioni contro tutte le ex mogli basandosi sul loro caso (ammesso che sia andata come dicono e non sempre è così). Poi il fatto che anche una donna possa essere stronza e che uomini e donne siano moralmente pari nel bene e nel male e che buoni e cattivi genitori ci sono sia tra i padri che tra le madri..non è in discussione, è vero.

    Lizzi, se vuoi discutere potevi farlo sulla bacheca facebook (la foto sa tanto di contrapposizione artefatta tra donne comuni buone e donne che vanno in tv cattive)

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