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Francia, forte movimento per abolire la prostituzione

  


di Maria Rossi 


In Francia esiste un forte movimento favorevole all'abolizione della prostituzione. E' sostenuto da una molteplicità di importanti associazioni e collettivi femministi e lesbici: 58 sono stati quelli che l'anno scorso, in vista delle elezioni, hanno stilato un appello per la promulgazione di una legge che abolisca il sistema della prostituzione. Vi hanno aderito anche il movimento maschile pro-femminista Zéro Macho e numerosi parlamentari appartenenti soprattutto al Partito Socialista, ma anche ad altri movimenti politici e al Front de Gauche (federazione del Partito Comunista e del Partito della Sinistra), che, schiettamente abolizionista, ha presentato interessanti proposte in merito.

Quest'anno al movimento si sono aggregati studenti e studentesse delle scuole superiori e dell'università che hanno costituito il collettivo Les jeunes pour l'abolition de la prostitution, (I giovani per l'abolizione della prostituzione) composto da 8 organizzazioni (tra le quali Osez le féminisme, (Osate [praticare] il femminismo), i giovani comunisti e socialisti, l'unione dei liceali e il sindacato degli universitari).

La mobilitazione della società civile ha indotto i parlamentari ad occuparsi della questione. Si è proceduto anzitutto all'abrogazione del reato di adescamento, introdotto dal governo di Nicolas Sarkozy, che dal 2003 condannava le donne che praticavano rapporti mercenari a due mesi di reclusione e al pagamento di un'ammenda di 3750 euro . Sono stati prodotti approfonditi rapporti informativi dell'Assemblea Nazionale e del Senato, si è costituita una Commissione apposita, la Ministra dei diritti delle donne Najat Vallaud-Balkacem si è dichiarata favorevole all'introduzione di sanzioni pecuniarie contro i clienti delle persone prostituite. Il 14 ottobre, poi, il gruppo parlamentare socialista ha depositato all'Assemblea Nazionale (corrispondente alla nostra Camera dei Deputati) un progetto di legge che dovrebbe essere discusso in novembre e che impone ai clienti il pagamento di un'ammenda di importo pari a 1500 Euro, raddoppiata in caso di recidiva.

Contro questa proposta sabato scorso a Parigi hanno protestato circa 300 prostitute, che costituiscono però una percentuale irrisoria, oscillante tra l'1,5% e lo 0,75% o anche meno, dell'intero universo delle persone che praticano rapporti mercenari. Il numero di queste ultime, infatti, si aggira tra le 20.000 e le 40.000, cifra fornita dalle forze di polizia, in particolare dall'Ufficio centrale per la repressione della tratta degli esseri umani, ma ritenuta da alcune associazioni sottostimata. L'89% di persone che esercitano rapporti mercenari è costituito da donne, il 3% da uomini frequentati da omosessuali e l'8% da transessuali.

L'80% delle prostitute ( l'85% a Parigi e a Nizza, il 90% a Bordeaux e sui marciapiedi) sono migranti, la maggior parte delle quali assoggettate a reti di trafficanti e di sfruttatori che gestiscono l'intero processo: dal reclutamento delle donne all'invio di denaro ai loro parenti.

Dunque, la gran parte della prostituzione francese coincide in realtà con la tratta e con lo sfruttamento praticato da una rete di sfruttatori, sicché risulta assai difficile, se non impossibile, combattere la seconda senza lottare contro la prima.

Il rapporto con i trafficanti trae origine in genere dalla contrazione di un debito per l'emigrazione in Francia, il cui ammontare oscilla dai 5000 Euro per le donne provenienti dai Balcani ai 50.000 - 65.000 Euro per le ragazze africane e che risulta difficile da estinguere per i molteplici prelevamenti di denaro applicati ai guadagni delle donne prostituite. Spesso la libertà si riconquista soltanto accettando di far parte, dopo anni di pratica dei rapporti mercenari, della rete dei prosseneti.

Le modalità di reclutamento e di assoggettamento delle ragazze nigeriane sono già state raccontate con drammatica forza da Isoke Aikpitanyi e da altre vittime di tratta.

Vorrei soffermarmi brevemente, invece, sul modo in cui avviene la sottomissione ai prosseneti delle ragazze dell'Est, provenienti soprattutto dalla Bulgaria, dalla Romania e dalla Moldavia. Esse, spesso in situazione di vulnerabilità economica e psicologica, vengono sedotte da uomini, i "lover boys" che sovente le vendono come capi di bestiame alle reti di prosseneti per poche centinaia di euro. Successivamente sono condotte in Turchia, nei Balcani o a Cipro dove vengono "addestrate" con il ricorso sistematico agli stupri collettivi, alla privazione di cibo, alla reclusione e alla violenza fisica. Una volta "domate" sono trasferite in Francia o in altri Paesi dell'Europa occidentale dove vengono costrette ad esercitare la prostituzione.

Se questa è la condizione delle migranti, qual è quella delle autoctone che costituiscono il 20% (15% a Parigi e a Nizza e 10% a Bordeaux) delle donne che praticano rapporti mercenari? La risposta ci viene offerta dal Rapporto redatto dall'Assemblea Nazionale nel 2011, dal quale ho attinto le precedenti informazioni, confermate dalla Relazione predisposta quest'anno dal Senato. A pag.60 si legge che, dopo la tratta, è la vulnerabilità in tutte le sue forme: sociale, economica e psicologica a costituire il motivo fondamentale dell'ingresso nella prostituzione, non esente, neppure in questo caso, dal controllo dei magnaccia. Altro che fierezza, come proclamavano le manifestanti di sabato, le cui maschere bianche e rosse, peraltro, occultandone l'identità, contraddicevano lo slogan! Altro che autodeterminazione! Secondo un dossier pubblicato sull'ultimo numero del mensile di Osez le féminisme soltanto il 5% delle persone scelgono liberamente di esercitare la prostituzione in Francia.  p.4. Anche se la cifra non fosse precisa, risulta chiaro come il sistema abbia subito negli ultimi vent'anni mutamenti decisivi, che hanno condotto ad una sempre più stretta identificazione delle donne prostituite con le migranti, in gran parte vittime della tratta o di reti di prosseneti, che esercitano un controllo sempre più spietato e vincolante sull'intero mercato del sesso.

E' questo il destino che vogliamo riservare alle donne più povere e vulnerabili e alle straniere? Intervenendo il 1 ottobre ad un seminario sulla realtà della prostituzione organizzato dalla Lobby europea delle donne a Bruxelles, Nusha Yonkova, originaria della Bulgaria e Presidente della Rete europea delle donne migranti, ha dichiarato con forza e passione: "Noi non accettiamo che la prostituzione venga considerata come un'autentica e valida opzione di lavoro per le donne che emigrano in Europa. Esortiamo il Parlamento europeo, la Commissione europea e gli Stati membri ad affrontare la questione della domanda di prostituzione e della tratta a fini di sfruttamento sessuale con determinazione e senza riserve, al fine di evitare di trasformare le donne migranti nella nuova coorte di donne povere ed emarginate che soddisfano le voglie di una minoranza di uomini europei autorizzati a farlo".

A me piacerebbe che la si ascoltasse e vorrei che si approntassero anche per le donne europee che versano in condizioni di miseria o di fragilità sociale e psicologica soluzioni diverse da quella consistente nella mercificazione del proprio corpo.

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