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L'impotenza contrattuale degli attori e delle attrici hard



di Maria Rossi


L'articolo Bertolucci e lo stupro «artistico» include questo periodo: "La paura e l’umiliazione di una vittima sottoposta a violenza è la stessa in un vicolo cieco, tra le mura domestiche, in ufficio e sul set. Come mai sul set diventa arte? Piuttosto è un imbroglio. Ci spacciano per esperienza interpretata una esperienza vissuta. [..] così violano la nostra fiducia. Noi, se siamo persone civili, possiamo guardare con coinvolgimento, ma serenamente, una scena di violenza sapendo che è una fiction. Dovremmo essere sadici per apprezzare la stessa visione, sapendo che gli attori o le attrici sono realmente maltrattate o soffrono realmente. E' il principale argomento che i consumatori medi di pornografia usano per mettersi la coscienza a posto: immaginare che attrici e attori siano sempre d'accordo e consenzienti".

Il bell'articolo Disclaimer del Ricciocorno Schiattoso accosta, a sua volta, la celebre scena del film di Bertolucci alla drammatica vicenda dell'attrice porno Linda Lovelace.

Com'era prevedibile,  nel web si è immediatamente levata la voce di chi, anziché affrontare l'argomento,  si è sentito in dovere, pur non appartenendo alla scena porno, di garantire l'assoluta sicurezza dei set cinematografici dove si girano  questi film, i cui performers sarebbero in grado di esercitare un forte potere contrattuale che assicurerebbe loro il pieno controllo delle modalità e delle condizioni di lavoro.

Certo! Come no! Il set di un film porno è un ambiente sicurissimo e saluberrimo, tant'è vero che la maggioranza degli attori e delle attrici ha contratto qualche malattia sessualmente trasmissibile.   L'herpes genitale, che è pure recidivante, è diffusissimo. Rocco Siffredi, che di porno se ne intende, afferma che tutti/e i/le sex performers l'hanno contratto. Supponiamo pure che abbia esagerato. Resta il fatto che, secondo la dottoressa Sharon Mitchell, l'herpes avrebbe infettato il 66% degli attori e delle attrici hard. Dalla stessa fonte apprendiamo che il 12-18% di loro ha contratto una malattia sessualmente trasmissibile (infezioni da clamidia, gonorrea ecc) e il 7% il virus dell'HIV. 

Tra il 2003 e il 2005, 976 attori e attrici porno si sono sottoposti a test che hanno evidenziato nel 62,6% dei soggetti la presenza di infezioni da clamidia,  nel 30,8% di gonorrea e nel 10,9%  di entrambe le malattie. Un'altro virus sessualmente trasmesso sul set è il papilloma, responsabile del cancro al collo dell'utero che ha colpito la pornostar Roxy. Nel giro di tre settimane, a partire dal 14 agosto di quest'anno, tre  attori e attrici dell'industria del porno di Los Angeles hanno rivelato di essere risultati positivi al test per il controllo dell'HIV e un quarto avrebbe contattato l' AIDS Healthcare Foundation per riferire la medesima cosa. Tra il 1994  e il 2013 sono deceduti 134 attori e attrici porno affetti da AIDS. Non so quanti siano, però, quelli che hanno contratto il virus dell'HIV nel corso di questi anni.

L'ampia diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili è attribuibile  alla circostanza che soltanto il 17% degli attori hard indossa il preservativo sul set. Nel 2004 soltanto 2 delle 200 compagnie di film  porno lo richiedeva. I performers riferiscono di non esigere l'uso del profilattico per timore di perdere il lavoro, in quanto i produttori, ben poco attenti, come risulta evidente da questi dati, alla salute dei loro dipendenti, si ostinano a negarne l'impiego. L’anno scorso nella contea di Los Angeles, in cui ha sede l’industria porno,  si è svolto un referendum popolare che si è concluso con la richiesta che gli attori impieghino il condom. La Free Speech Coalition, l’associazione che riunisce i produttori di questa industria multimiliardaria, ha però presentato ricorso, sostenendo trattarsi di una violazione del “diritto di parola e di espressione” ed ha ottenuto piena soddisfazione. Un disegno di legge che imponeva agli attori hard di indossare il profilattico è stato bocciato la settimana scorsa e l'industria del porno ha promesso soltanto che i controlli per l'individuazione del virus HIV verranno effettuati ogni 14 giorni, anziché ogni 28. A parte il fatto che  questa decisione non può certo essere equiparata all'adozione di una seria misura di profilassi come l'imposizione dell'uso del condom, chi ci garantisce che verrà  effettivamente applicata?

La domanda che, a questo punto, mi pongo è questa: se gli attori e le attrici di film porno non sono neppure in grado di pretendere che sul set venga impiegato il preservativo, come si può ipotizzare che dispongano del potere di contrattare le condizioni e le modalità delle loro prestazioni?

Prima di tentare di offrire una risposta a questo quesito, vorrei fornirvi qualche altro ragguaglio sullo stato di salute degli attori e delle attrici hard.  Nell'ambiente è diffusissimo il consumo di alcool e di sostanze psicotrope e stupefacenti. L'attrice Erin Moore osserva come sia frequente l'uso e l'abuso di  ecstasy, cocaina, marijuana, Xanax, Valium, Vicodin (benzodiazepine, ossia  tranquillanti) e alcool. Tanya Burleson,  nota con il nome di Jersey Jaxin, attribuisce l'elevato consumo di queste sostanze all'esigenza delle e dei performers di  sopportare, senza impazzire, un lavoro che riduce le persone a meri oggetti sessuali. Un sondaggio effettuato nel 2012 tra 177 attrici ha rivelato che il 10% di loro consuma eroina e il 26% tranquillanti. (Covenant Eyes, Pornography Statistics 2013 pag 6).

Ritorniamo alla domanda che abbiamo precedentemente formulato. Siamo sicuri che attori e attrici hard dispongano sempre del potere di autodeterminazione e di controllo delle condizioni e delle modalità di lavoro, dal momento che non riescono neppure a far valere il diritto alla tutela della propria salute?

Innanzitutto, com'è strutturato il mercato pornografico? A partire dal 1995-1996, osserva Michela Marzano, in "La fine del desiderio. Riflessioni sulla pornografia", le produzioni di successo sono costituite soprattutto da film di genere: sadomaso (bruciature, incisioni), bondage, stupri collettivi, scatologia, zoofilia, satanismo, tortura (con uso di catene, pinze, cera rovente, borchie).

Anche nel porno mainstream, comunque, sono frequenti gli atti di aggressione fisica nei confronti delle attrici. Ana J. Bridges, Robert Wosnitzer, Erica Scharrer, Chyng Sun and Rachael Liberman hanno analizzato 30 video prodotti tra  il mese di dicembre del 2004  e il mese di giugno del 2005 e hanno riscontrato la presenza di 88,2% scene di aggressione fisica, consistenti principalmente in sculacciate (75,3%), schiaffi (41,1%),  l'esecuzione della pratica del deep-throating, (infilare il pene in gola), che provoca un senso di soffocamento ( 53,9%) e così via.  Il 48, 7% delle scene analizzate include aggressioni verbali, in particolare insulti. Vengono praticate poi svariate modalità di rapporti sessuali: dalla doppia penetrazione (19% di scene) alla pratica della gang bang (11,5% di scene). Siamo sicure che queste modalità di rapporti siano sempre consensuali ed eseguite con piacere?

Scrive l'ex attrice porno Raffaëla Anderson: "Le ho viste soffrire e piangere, queste ragazze [dell'Europa Orientale]. Conoscono soltanto il sesso tradizionale, a malapena quello orale, non certo la sodomia. Prendete una ragazza senza nessuna esperienza, che non parla la vostra lingua, lontana da casa, che dorme in una stanza d'albergo o sul set: fatele fare una doppia penetrazione, un fist vaginale con contorno di fist anale, a volte tutte e due insieme, una mano nel culo, a volte due. Raccatti una ragazza in lacrime, che piscia sangue a causa delle lesioni e che di solito si caga addosso perché nessuno le spiega che bisogna farsi il clistere. Dopo la scena (che non  hanno il diritto di interrompere, tanto nessuno le ascolta), le ragazze hanno due ore per riposarsi. Poi ricominciano le riprese" [Raffaëla Anderson, Hard, 2002, pp.93-94]

Che cosa troviamo qui se non dolore, umiliazione e violenza? Dov'è la sicurezza tanto decantata?

In precedenza l'attrice aveva scritto: "Ci sono delle ragazze a cui è toccato di peggio. A cominciare da doppia penetrazione vaginale, doppia penetrazione anale, poi le due assieme". (Ibidem, p.47)

L'espressione "toccato di peggio" basta a dissipare ogni illusione sul presunto fascino di questa professione e sul grado di autodeterminazione di cui godrebbero le attrici. Il verbo toccare indica l'inesorabilità del destino, l'impossibilità di decidere alcunché sul set, come afferma anche l'attrice porno Elizabeth Rollings. La conferma che i registi impongono scene che le performers non desiderano recitare e la concezione che hanno di loro risulta pure da questo dialogo tra  un'attrice e il regista francese di film hard John B. Root:

"Senti John...In questa scena ci sono sei tipi che mi eiaculeranno sulla pancia, è così?"
"Sì, tu sei sdraiata sulla schiena [...]
"In sei...allora è una specie di gang bang? [..] Non mi piace [...] Non ho mai fatto del gang bang e non ne voglio fare. E' umiliante".
"Non capisco perché ti dia fastidio, visto che la tua faccia non si vede..."
"Non è questo il problema. Il problema sono i ragazzi. Saranno tutti intorno a me con il cazzo in mano. Come se io fossi un pezzo di carne".
"Esatto, tesoro. Giusta osservazione. Il senso della scena è un po' questo: dei maschi frementi si sfogano su un pezzo di carne di donna [..]"
Mi astengo dal commentare. Non le dico che in parte sono d'accordo con lei". [John B. Root, Porno Blues, pp.55-57. Citato da Michela Marzano, La fine del desiderio, p.152]

Che le donne nel porno siano assoggettate agli uomini, umiliate, disumanizzate, ridotte a pezzi di carne non lo sostengono evidentemente soltanto Catharine MacKinnon e Andrea Dworkin, ma lo esplicitano chiaramente gli stessi registi. Le attrici ne sono consapevoli.

"Di che cosa hai paura? - chiede a una sex performer Alexa Wolf, la regista svedese di "Shocking Truth" (Verità scioccante), un film documentario sulla pornografia realizzato nel 2000. "Di diventare un animale. - risponde lei - Io non sono più un essere umano. Mi sento come un animale". La stessa domanda viene rivolta ad un'altra ragazza. "Di che cosa hai paura? - Di diventare nulla. Ed in seguito meno di nulla". Spogliate della propria umanità, ridotte a buchi da riempire e, dunque, annullate come individui. Così si percepiscono queste attrici.

Shocking Truth documenta i ritmi infernali imposti sul set ai e alle performers dei film porno, caratterizzati da un frenetico susseguirsi di penetrazioni che evocano molto concretamente la catena di montaggio e producono effetti debilitanti sul fisico delle attrici. Poiché, come osserva Michela Marzano, i video vengono girati in due o tre giorni, le scene non  vengono interrotte neppure nel caso in cui si verifichino infortuni (ferite ed emorragie).

Una ragazza intervistata dalla regista svedese Alexa Wolf: Cookie parla di sé in terza persona  e racconta che le è stata richiesta una doppia penetrazione. Aveva un'emorragia. I produttori e gli altri attori l'hanno definita una stronza perché aveva fatto sprecare pellicola. Dopo cinque minuti di pausa, la ripresa è ricominciata  e le hanno fatto concludere la scena.

Cos'è questa, se non violenza?  E' questa la sicurezza sul lavoro di cui si parla?

Lo stesso Rocco Siffredi ha riconosciuto un giorno che alcune "attrici" del porno di livello medio-basso (che costituisce la maggior parte della produzione) avevano la vagina e l’ano distrutti. 

Se le riprese non vengono interrotte neppure in caso di emorragia, è ovvio che proseguano anche in caso di svenimenti. In un'altra scena di "Shocking Truth"  una ragazza bionda piuttosto magra viene sodomizzata da un uomo, quindi da un altro e poi da un terzo. Gli attori fanno la fila, senza pietà. Una catena di montaggio. In senso letterale. L'oggetto da montare, però, è una persona e piange. Le lacrime le fanno colare il trucco. Difficile confondere le sue grida con urla di piacere. Tra il secondo ed il terzo uomo, lei vacilla ed i suoi occhi si rovesciano. Stacco del montaggio.  Sequenza seguente: nuova sodomizzazione, con in più tre mani ficcate nella  vagina. Quando il suo partner si ritira, lei ha un mancamento. Una mano la raddrizza per una spalla e le piazza il viso sul pene. Deve succhiare e ingoiare tutto.

Di abusi fisici da parte degli attori hard riferisce Alexa Milano. La scena porno è costellata di abusi, confermano le performers Jessie Jewels e Généviève

Non sempre le ragazze, almeno all'inizio, si attendono di dover recitare scene di sesso anale, che spesso si traducono in veri e propri stupri organizzati o tollerati dai registi. La pornostar Corina Taylor racconta una sua esperienza. Era convinta di dover girare una scena di penetrazione vaginale. A lei e al partner venne imposto, invece, un rapporto anale, che l'uomo proseguì, nonostante lei gli gridasse di smettere perché stava soffrendo. La penetrazione continuò finché lei svenne. 

Alexa James narra il suo primo rapporto su un set porno con un attore che la penetrò senza alcuna delicatezza. Quando lei iniziò a piangere, lui la girò e proseguì da dietro, affinché non si scorgesse il suo viso rigato di lacrime. Poi le tirò i capelli e le infilò il pene in gola fin quasi a soffocarla. Lei gli fece presente che stava male e non riusciva quasi a respirare, ma lui proseguì imperterrito. 

Il porno è questo. Disumanizzante. "Gli uomini non devono avere emozioni durante le riprese- osserva un produttore- Non occorre, ad esempio, che attendano una risposta dalle loro partner, che prestino attenzione alle loro reazioni.  Se si lasciano coinvolgere, allora non sono adatti a fare questo lavoro. In realtà, gli uomini devono potere agire come macchine.” 

Impiegare termini come autodeterminazione, contesto sicuro, consapevolezza di quel che accadrà sulla scena mi sembra,  a questo punto,  decisamente improprio.

Ciò detto, non sorprenderà apprendere che tra il 2007 e il 2010 36 porn stars siano decedute per suicidio, omicidio, overdose o AIDS

Si legge in L'envers du X,  l'articolo, tradotto in italiano, di Isabelle Sorente, che recensisce il documentario svedese Shocking Truth:  

"Si ha notizia dalle associazioni che la maggior parte delle attrici che sono arrivate alla zoofilia si è suicidata. Almeno quelle di cui si conosce il nome. La tossica senza denti raccolta per strada per farsi scopare da un levriero afgano".

Qual è il milieu, il ceto sociale di provenienza di attori e attrici porno? Sarebbe interessante ricercare queste informazioni. Quel che si sa è che non mancano tra di loro (anzi, pare siano parecchie) le persone che sono state sessualmente abusate durante l'infanzia, come conferma un produttore svedese di film hard:  "Sono molto spesso delle vittime di vecchie violenze o di incesti nell'infanzia". E aggiunge: "Certo, in queste condizioni, ci si può chiedere se scelgano questo lavoro liberamente". Già. E' giusto chiederselo, ma l'industria del sesso non pare eccessivamente turbata dalla conoscenza di questa realtà. "Non ci sono leggi che proibiscono di fare soldi in un sistema capitalista. Non lo ho inventato io il capitalismo. Io sono innocente" afferma, infatti, candidamente un altro produttore. Business is business.

Così, in base a questa convinzione, ci si può opporre ferocemente all'uso del preservativo sul set, all'interruzione delle scene in caso di incidenti più o meno gravi e si possono incoraggiare o imporre stupri nel corso delle riprese. A chi importa in fondo che attori e attrici hard contraggano malattie sessualmente trasmissibili, HIV incluso,  a chi importa che crepino di AIDS o si suicidino, a chi importa che le attrici sanguinino sul set, piangano, urlino di dolore, subiscano stupri? A chi importa?

9 Responses to “L'impotenza contrattuale degli attori e delle attrici hard”

  1. una domanda al autore , da come parla del porno presumo che lei non abbia mai visto un porno vero? se no ci sarebbe un pò di ipocrisia.

  2. .... intendi ke se mai uno ha visto un porno allora è x l'eternità un consumatore di pornografia e nn può dire niente di qs sudiciume sennò è ipocrita?

  3. no uno può criticare , però demonizzare tutto il genere pornografico e eccessivo, e poi alcune attrici non hanno problemi a fare del sesso "animalesco" tipo Sasha Grey.

  4. E cosa ne sappiamo di Sasha Grey? Piace pensarla sul set allegra, felice e realizzata, perchè questo rassicura, come rassicurava immaginare così Linda Lovelace, poi dopo trent'anni se ne scopre la storia. Sasha Grey era la più pagata, la numero uno, entusiasta del suo lavoro. Ha cominciato nel 2006 a 18 anni e però ha mollato appena ha potuto nel 2009 a 21 anni. Ed oggi cerca di scrivere libri senza problemi.

  5. ma veramente Sasha Grey ha abbandono il settore nel 2011, ha rilasciato molte interviste in cui ha detto che il sesso estremo lo pratica pure fuori dal set, quindi di certo dubito che sia stata abusata durante quei film.

  6. Nelle interviste non sempre si dice la verità o tutta la verità. 2009 o 2011, ha lasciato molto presto, quando ero la numero uno, ben pagata, dichiarando che il suo lavoro le piaceva molto. E' singolare. Chi lasciarebbe un lavoro, che gli piace, nel quale primeggia, e per cui è ottimamente retribuito?

  7. ha fatto 271 film come attrice, in pochi anni, per fare un confronto Lisa Ann che fa porno da 10 anni non consecutivi ne ha fatto 289, be sai le pornoattrici lasciano perché poi la società li vede in cattiva luce ,sai forse vogliono non solo essere viste come quelle che lo prendono nel c**o o fanno le ganbang, Eva henger per esempio ha raccontato che le altre donne la vedevano con disprezzo quando faceva quel lavoro.

  8. scusate ma chi li obbliga ? voglio dire, un lavoro simile non lo trovi caduto dal cielo o appena girato l'angolo quindi te lo vai a cercare e non sei obbligato e quanti o quante hanno smesso dopo la prima esperienza negativa ?

  9. Grazie Massimo Lizzi, ci vorrebbero molti più articoli di denuncia sparsi per internet e per i media.

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