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L'ambiguità del M5S contro Laura Boldrini

Tra i «limiti» del Movimento 5 Stelle, oltre l’uso e l’abuso della violenza verbale, vi è una costante confusione tra conflitto politico e conflitto istituzionale. 

Un partito attacca gli altri partiti. Se all'opposizione attacca la maggioranza parlamentare. Se in maggioranza attacca l’opposizione. Non dovrebbe attaccare le istituzioni in quanto tali, di cui egli stesso fa parte. Ad esempio, non dovrebbe attaccare il parlamento. 

Il M5S sembra non distinguere i due piani. Così, da questa estate assistiamo alla stravaganza di un partito di opposizione che assume come principale bersaglio, non il capo del governo, ma la presidente della Camera.

Opposizione al governo o al parlamento?

Il conflitto inizia a giugno, con Grillo che insulta il parlamento «non serve più ormai è una scatola vuota, una tomba maleodorante». Laura Boldrini difende l'istituzione che presiede «Attaccarlo è colpire la democrazia». Quindi, Grillo insulta la presidente «una nominata per grazia di Vendola (...) non in grado di capire quello che legge, se legge (...) che deve studiare la Costituzione».

In luglio la presidente della camera richiama alcuni deputati grillini per il loro linguaggio irrispettoso nei confronti del parlamento e del presidente della repubblica, che per regolamento non può essere coinvolto nei dibattiti parlamentari. Dice Laura Boldrini: «L'alternativa al parlamento è la dittatura».

Alla Cerimonia del ventaglio, Laura Boldrini ribadisce l’importanza di un corretto linguaggio istituzionale nel cuore della democrazia, tuttavia espone lei stessa l’affanno del parlamento, la compressione dell’attività parlamentare a causa di un uso eccessivo della decretazione d’urgenza da parte del governo e legittima il ricorso all’ostruzionismo da parte dell’opposizione, proprio nei giorni in cui esso è praticato dal M5S.

Grillo prende spunto da una frase - «La politica gratis è una pessima idea» - per attaccarla sui costi della politica: «Dimezzare lo stipendio ai parlamentari più pagati d'Europa, eliminare i rimborsi elettorali, cancellare odiosi privilegi che ci costano milioni di euro in un momento di crisi senza precedenti sono pessime idee?» Ma le effettive parole pronunciate dalla presidente espongono i tagli fatti per complessivi nove milioni di euro, quelli in programma, e sostengono l’allineamento degli stipendi dei parlamentari italiani a quello dei parlamentari europei, solo ricordano in conclusione che la democrazia comunque ha un costo e non può essere gratis.

Per il solo fatto di annunciare su Facebook, la convocazione della Camera il 20 agosto per la presentazione del decreto sul femminicidio, Laura Boldrini viene attaccata dalla Lega Nord e dal M5S. E così nei giorni a seguire. La presidente usa la camera come una TV commerciale (Roberto Fico). Anche durante la seduta, il M5S ribadisce l’accusa: la presidente ha convocato la camera in piena estate, solo per farsi pubblicità, con spreco di denaro pubblico. Eppure la convocazione è un obbligo costituzionale. L’art. 77 recita al secondo comma: Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. Per la Lega Nord, Boldrini è la «peggior presidente dal dopoguerra» (on. Bonanno).

Due giorni prima, Grillo se la prende con il «politicamente corretto». Non possiamo più parlare come pensiamo. All'ingresso di Montecitorio la politically correct Boldrini metterà la targa 'Non bestemmiare e non nominare Napolitano invano'.

Ai primi di settembre, dodici parlamentari del M5S si arrampicano sul tetto di Montecitorio per protestare contro il DDL sulle riforme che deroga alla procedura di revisione costituzionale prevista all'art. 138 della Carta. La presidente non può che censurare l’atto dimostrativo: «Il nostro regolamento ha tante possibilità per fare un'opposizione costruttiva, non c'era bisogno di gesti così eclatanti. Non è che da qui verrà qualcosa di meglio per il Paese». Un atto dimostrativo che ripropone la confusione tra opposizione ad una maggioranza parlamentare e opposizione al parlamento stesso. Scrive Laura Boldrini su Facebook: Occupare può essere una manifestazione di protesta di chi si sente escluso dalle sedi decisionali, non di chi, invece, ne fa parte a pieno titolo ed ha tutti gli strumenti necessari per opporsi e dissentire. Trovo veramente contraddittorio protestare per difendere la Costituzione violando la sede del Parlamento, cuore della democrazia, esponendo striscioni e bandiere di partito sulla facciata del palazzo in cui tutti devono sentirsi rappresentati.

Grillo reagisce postando sul blog contro la presidente l’accusa di essersi indignata per la protesta dei 5 stelle e non per l' acquisto degli F35, le infiltrazioni della ' ndrangheta nei cantieri Tav, lo sconto alle società di giochi d' azzardo. Seguono vari commenti insultanti lasciati in bella mostra: «ti odio», «parassita di stato», «signora ipocrisia», «serpe». Il più misogino e volgare dice: «Quando non possono più fare le prostitute, perché vecchie scope, le mandano a guidare il Paese». Al post replica la pagina di «Noi votiamo SEL». La retorica del post di Grillo è, con maggior pertinenza, facilmente ribaltabile. Poichè Grillo, a differenza della presidente della camera, in quanto leader di partito ha competenza su tutto, ma nonostante il resto del mondo se la prende spesso e prevalentemente con Laura Boldrini.

Seduta della Camera sul ddl Riforme per approvare il comitato parlamentare dei 40 su riforme istituzionali e elettorali. Dopo il voto favorevole, bagarre in aula, i grillini alzano cartelli di protesta “No deroga art. 138”. I commessi rimuovono i cartelli. I grillini restano con le braccia alzate. La presidente sospende la seduta. Il grillino Alessandro Di Battista dice: «Il Pd è peggio del Pdl, sanzionateci, ma prima sbattete fuori dalle istituzioni i ladri». Fa il gesto delle manette. Pronto il richiamo della presidente: «Non offenda». Curiosamente, alcuni giornalisti definiscono il richiamo una gaffe, pensando che ad essere offeso sia stato il Pd, come se il gesto delle manette, il riferire l’appellativo di ladri ai partiti di maggioranza, l’assumere un partito come parametro del peggio, non costituissero toni e parole offensive.

I dodici deputati grillini arrampicati sul tetto sono sanzionati con cinque giorni di sospensione. Andrea Scanzi, giornalista del Fatto, apertamente schierato con il M5S definisce la Bodrini docente del decoro presunto, maestrina dalla voce stanca e dal partitino rosso, preside compiaciuta, attentissima ai dettagli, alla forma, al nulla e distratta su tutto il resto. Il resto sta forse nell’elenco delle indignazioni di Grillo. Tuttavia, le stesse sanzioni sono solo una formalità, non ci sarebbe allora motivo di prendersela così tanto per nulla.

Nuovo attacco grillino contro Laura Boldrini, seduta della camera, in discussione la legge sullomofobia. Dopo le dimissioni del relatore del PDL, con la maggioranza divisa sul testo, la presidente acconsente ad una sospensione della seduta. Quindi viene attaccata dal grillino Christian Iannuzzi: «Dovrebbe essere imparziale, se non riesce a esserlo, si dimetta». Dopo il dibattito, la presidente diffonde una nota: «va a discapito della qualità stessa del dibattito democratico il fatto che la Camera e la sua Presidenza siano il bersaglio di una costante e strumentale opera di delegittimazione, in Aula come in rete». Giorgio Napolitano esprime solidarietà a Laura Boldrini.

Insulti a sfondo sessista

All'ambiguità anti istituzionale Grillo aggiunge l'ambiguità sessista. Con un surreale post dal titolo «Rispetto, esigo rispetto», Grillo scrive: «Non voglio sentire i queruli rimproveri di una signora che dal suo scranno tratta i nostri rappresentanti come degli scolaretti. Chi le dà questa autorità? La Boldrini, un oggetto di arredamento del Potere, non è stata eletta, ma nominata da Vendola». Con ciò ispira un breve e divertente articolo di Sebastiano Messina, ma anche la risposta della presidente della Camera e di quaranta parlamentari donne: «Attacco a tutte le donne». La ragione la sintetizza bene, una blogger di UAGDC: «(...) a prescindere da quello che si vuole intendere, il paragone con il pezzo di arredamento, l'allusione alla voce querula e all'autorità da maestra, visto che li tratta da "scolaretti" sono commenti a sfondo sessista. Se l'obiettivo era quello di dire che Laura Boldrini non è adatta a ricoprire il suo ruolo per tutti i motivi che si fosse ritenuto opportuno portare ad argomento, non era che da fare in modo esplicito».

L'autore di una offesa vergognosa, per quanto sottointesa, gira la frittata: scrive che la Boldrini deve vergognarsi delle sue parole. Nascondendosi dietro a un dito, accusa la presidente di volersi rifugiare dietro l'intero popolo femminile. «C'è uno sport diffuso tra questi politici d'accatto. Quando ne tiri in ballo uno, quello si intesta un'intera categoria. Come se fosse roba sua». Quale altro «politico d'accatto» tirato in ballo si è intestata una intera categoria? Viene in mente solo Cecile Kyenge. Le si è augurato di essere stuprata da chi aveva il colore della sua pelle, è stata paragonata ad un orango, le si sono lanciate banane addosso. Si è ritenuto che queste offese fossero razziste. Marcello Veneziani ha chiosato che la ministra non può essere toccata perchè è nera. Il M5S si è distinto per l'intervento dell'on. Serenella Fucksia: «Il paragone con l’orango? Ci sta (...) Ma cos’ha detto di così negativo? Io proprio non lo capisco (...) Si tende sempre a strumentalizzare tutto, come nel caso del femminicidio (...) Può anche darsi che le volesse fare un complimento. Quando a lui gli dicono che assomiglia a un maiale non se la prende nessuno». Una blogger di Panorama rivela di sentirsi somigliante ad una cavalla. Sallusti ricorda che Berlusconi è stato paragonato ad un Caimano. A ciascuno il suo animale. Peccato che l'unico figurante nella vecchia associazione razzista tra l'africano e la scimmia sia toccato proprio alla Kyenge. Come l'unico figurante nella vecchia associazione maschilista tra donna e oggetto sia toccato a Laura Boldrini. La continguità tra gli attacchi a Laura Boldrini e quelli a Cecile Kyenge si può notare da questo post fresco di giornata. Dice che «La Boldrini questo non lo sapeva» e linka un articolo del blog titolato «Gli extracomunitari siamo noi» cioè i cinque milioni di italiani poveri. Sottointeso: la Boldrini difende gli immigrati invece dei poveri italiani.

Come succede in questi casi, l'offensore e i suoi sostenitori, soliti od occasionali, si mettono a ricamare sull'ambiguità per negare o relativizzare lo stampo sessista dell'offesa: Boldrini non rappresenta tutte le donne, oggetto ornamentale potrebbe essere detto anche a un uomo (pur mancando l'evidenza empirica), Grillo insulta tutti, ce l'ha con lei perchè è una politica, perchè è parziale, non perchè è una donna, etc. Se la Laura Boldrini è un oggetto ornamentale del potere, chi è il potere? Dato che la lotta dei grillini si caratterizza in prevalenza contro la «casta» e contro i costi della politica, il potere da combattere, nella visione a 5 stelle, deve essere prima di tutto il potere politico. Il presidente della repubblica, il presidente del consiglio, i ministri, i vecchi capi dei partiti. Gli uomini della politica. La prima donna è solo un loro oggetto. Non è questione di durezza (il sessismo può essere anche morbido, persino benevolo), non è questione di insultare una invece che tutti. Un uomo può essere insultato duramente (sei un delinquente), una donna meno duramente (sei l'oggetto di un delinquente). Con un uomo si polemizza per l'uso pessimo della sua soggettività. Con la donna si polemizza negandole la soggettività. Nei confronti dell'uomo si esprime dissenso radicale. Nei confronti della donna si esprime delegittimazione. L'uomo si combatte. La donna si inferiorizza. I toni e le parole di Grillo, oltre che inequivocabilmente allusive, sono maschiliste, non perchè particolarmente dure o uniche, ma perchè inferiorizzanti.

Grillo prova comunque a darsi ragione montando il caso del tweet scomparso, come a insinuare che la Boldrini, dopo il suo post, abbia ritirato l'accusa di aver offeso tutte le donne. Grillo posta più volte durante la giornata sulla sua pagina di Facebook, che la Boldrini ha fatto una figuraccia, che il tweet da lui citato non c'è più, che i giornali non ne parlano, etc. Il tweet effettivamente è scomparso, ma il suo contenuto è riprodotto in tutta evidenza sulla pagina della presidente con oltre un migliaio di condivisioni e seimila like. Per due o tre giorni, l'uso che Grillo fa di Facebook contro la Boldrini somiglia al comportamento del troll di un forum che vuole infastidire e molestare. Tanto da provocare la reazione di Nichi Vendola.

Spesso succede che un uomo rivolga ad una donna un insulto sessista, non per definirla, ma per rimetterla al suo posto. Sono proprio le donne più indipendenti che si prendono della troia (epiteto che, in tutte le sue varianti, si spreca contro Laura Boldrini tra fascisti, leghisti e pentastellati), poichè quell'insulto nomina in modo dispregiativo la condizione estrema di servitù femminile. Dato che fai l'indipendente, ti ricordiamo che dovresti essere una serva e se non sei serva nostra ti diciamo che sei la serva dei nostri nemici. Infatti, Laura Boldrini è accusa dal M5S di eccessivo protagonismo. Cosa insolita per oggetti ed ornamenti. Siamo abituati a pensare le cariche istituzionali come cariche notarili, ai margini o del tutto assenti dal confronto politico. Laura Boldrini, per quanto ricordo ed osservo, è invece probabilmente la presidente della Camera più attiva e dinamica di ogni suo predecessore, e con l'idea di dover investire le proprie qualità personali, non per fare la passacarte, ma per ridare credibilità all'istituzione che rappresenta.

Una presidente in difesa dei diritti

Un dinamismo attivo su temi difficili, impopolari in un paese conservatore, estranei ai vertici delle istituzioni, con il filo rosso della difesa dei diritti: dei lavoratori, degli omosessuali, degli immigrati, delle donne. Apre il Gay Pride a Palermo. Dopo la parata militare del 2 giugno incontra i pacifisti. E' la più esposta nel difendere la ministra dell'integrazione dagli attacchi razzisti. Combatte la violenza sulle donne, il femminicidio, ma anche la violenza molesta e intimidatoria, il cyberbullismo praticato sul web in forme dilaganti. Si schiera a favore dello Ius soli. E' a Lamezia Terme, per il conferimento della cittadinanza onoraria a 400 bambini di origine straniera ma nati e cresciuti qui: «Chi nasce in Italia è italiano». Sollecita un linguaggio corretto nella rappresentazione dei migranti. Riceve in delegazione i lavoratori della Fiom, ma rifiuta l'invito di Marchionne a visitare i suoi stabilimenti, afferma che non si scambia il lavoro con i diritti e che senza dialogo con i sindacati non c'è ripresa. Su Berlusconi: «Vale l'articolo 3 della Costituzione». Riporta a Bologna, in occasione della commemorazione della strage, la presenza delle istituzioni, una presenza che, dopo anni, per la prima volta non viene fischiata, ma applaudita.

Secondo il capogruppo PDL alla Camera Renato Brunetta, la presidente Laura Boldrini è totalmente dissonante rispetto alla larga maggioranza del parlamento e del paese. Una maggioranza, si presume, fatta di interessi e umori particolaristici, individualisti, conservatori e reazionari. Una parte del paese a cui tentano di dare voce, di volta in volta, fascisti, leghisti e ormai anche i grillini, prendendola a bersaglio. Sono tanti, che siano la maggioranza è da vedere.

4 Responses to “L'ambiguità del M5S contro Laura Boldrini”

  1. Solo il Papa gode del concetto di "infallibilità". Almeno per i credenti. Le Istituzioni, in questi casi da lei citati, non vengono criticate in quanto tali ma perché rappresentate da persone che mettono in atto comportamenti che secondo l'opinione dei criticandi sono non "istituzionali". Farei anche molta attenzione ad usare il termine "attaccate" che mi pare improprio. Secondo il suo ragionamento persino Matteotti aveva "attaccato" Mussolini ma a mio modo di vedere si è trattato di una legittima critica. Cosa ben diversa è stata la risposta del nascente regime che ha "attaccato" veramente l'avversario politico. A parer mio, e rimarco a parer mio, essere nominati ad assumere un incarico Istituzionale non autorizza nessuno a godere di credito di "infallibilità". Persino negli USA, laddove la carica di Presidente è sentita come Istituzione di tutti gli americani e non solo della parte che l'ha votata, Obama oggi e Nixon prima sono stati pesantemente messi sulla graticola da tutto il Paese per evidenti violazioni dei principi basilari su cui si fonda la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni stesse. E quasi nessuno, credo, ha gridato come lei allo scandalo... Si chiama democrazia. Si dovrebbe chiamare democrazia. Le Istituzioni sono servizio al Paese e non controllo e dominio sullo stesso. Se questo principio è rispettato trovo difficile pensare che la critica possa essere forte o credibile. In caso contrario... Già... In caso contrario...

  2. be la boldrini è un comunista di SEL, partito non molto popolare col suo 3%, che è rivale del M5S ,quindi non vedo dove stia il problema.

  3. A meno che non salti fuori un tweet di Matteotti con su scritto "Quel panzone pelato d'un Mussolini", trovo il paragone proprio fuori luogo.

  4. parli con me? di quale paragone parli?

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