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Bertolucci e lo stupro «artistico»

Bernardo Bertolucci e Marlon Brando si accordarono per girare una scena di sodomia fuori copione, la famosa scena del burro, nel film Ultimo tango a Parigi, senza informare Maria Schneider, l’attrice nella parte della sodomizzata, in modo che la reazione di lei fosse più realistica. La recente ammissione del regista corrisponde alla versione dell’attrice. Maria Schneider ha dichiarato in più di un'occasione che la famosa scena del burro non era nel copione, ma fu un'improvvisazione di Brando con la complicità di Bertolucci, il quale non disse niente all'attrice per avere una reazione più realistica. La Schneider potendo tornare indietro non avrebbe girato quella scena considerandola un'umiliazione.

Colpisce il fatto in sè, ma soprattutto il modo in cui a distanza di più di 40 anni viene raccontato da Bertolucci. Come se il regista fosse incerto se vantarsene o vergognarsene, ma più propenso a vantarsene. Poichè il primato compete alla realizzazione dell’opera per la quale tutto, anche il corpo e la soggettività di una attrice, deve essere usato, strumentalizzato, piegato. Così la sua diventa una trovata intelligente a compensazione della intelligenza solo istintiva dell’attrice, che non avrebbe potuto capire, pur volendo a tutti i costi fare del cinema. Violentata da due grandi artisti, che ricorrono a metodi paragonabili ad uno snuff movie, perchè lei era stupida e ambiziosa (e poi anche rancorosa). Vorrebbe chiederle scusa. Non si comprende il perchè, dato che del proprio comportamento non si pente. Anzi, parla di lei in termini sminuenti e offensivi e rivendica divertito di non essere un uomo di oggi. Forse colpevole, ma non giudicabile da un tribunale. Come non si rendesse conto, ignorando la volontà dell’attrice per simulare su di lei un atto sessuale, di aver compiuto un reato.

Le ammissioni di Bertolucci sono state discusse nei blog, nei quotidiani online, nei social media. Ho letto vari commenti. La maggioranza si dichiara indignata, delusa, e condanna il comportamento di Brando e Bertolucci. Una agguerrita minoranza si indigna per l’indignazione e difende il regista, rimanendo rigorosamente nei confini delle linee difensive adottati nei processi per stupro dagli avvocati difensori e dai commentatori più solidali. Provo a fare una rassegna di alcuni di questi argomenti.

Non c’è stato stupro, perchè non c’è stata penetrazione
Questo punto è dubbio e indimostrabile. Non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai, salvo più dettagliate rivelazioni di Bertolucci. Coloro che ci tengono a negare la penetrazione si appellano alle dichiarazioni della stessa Schneider che dichiarò al Daily Mail: «sapevo che quello che Brando faceva non era reale, ho pianto lacrime vere. Mi sono sentita umiliata e un po’ violentata, sia da lui che da Bertolucci. Dopo la scena non mi consolò». Non era reale, solo un po’ violentata. Espressioni che non consentono di accertare, ma neppure di escludere nulla, in merito alla possibilità della penetrazione.
Inoltre, la versione di una donna che denuncia violenza può rappresentare i fatti in modo ridimensionato in conseguenza del proprio sentimento di vergogna.
Tuttavia, questo aspetto per quanto importante, non è decisivo. All’epoca del fim (1972), la legge italiana distingueva la violenza in congiunzione carnale e atti di libidine violenta.
La fattispecie delittuosa degli atti di libidine violenti era disciplinata dall’art. 521 c.p., il quale, prevedeva la punibilità di “chiunque (...) commette su taluno atti di libidine diversi dalla congiunzione carnale”, prevedendo, in tal caso, la pena della reclusione previste per la fattispecie delittuosa precedente, diminuite di un terzo. Alla medesima pena era assoggettato colui che avesse costretto o indotto taluno alla commissione degli atti di cui sopra “su se stesso, sulla persona del colpevole o su altri”. Gli atti di libidine violenti quindi, si concretizzavano in ogni tipologia di contatto del corpo umano, anche se non necessariamente attinenti agli organi genitali, effettuato in forma diversa dalla penetrazione (Altalex).
Con la nuova legge del 1996, i due concetti di congiunzione carnale e di atti di libidine violenta vengono unificati in una unica fattispecie, quella di violenza sessuale.
Dunque, anche senza penetrazione, il caso della scena del burro, nel 1972 poteva incorrere nel reato di atti di libidine violenta. Dal 1996, incorerebbe nel reato di violenza sessuale.

La scena del burro era solo una finzione
Cosa vogliano dire realtà e finzione in un film è questione controversa, specie quando entrano in contatto i corpi. Qualsiasi atto di un attore può essere inteso come non reale, in quanto compiuto unicamente alla scopo di recitare, simulare, e non con le intenzioni e gli scopi che l’atto avrebbe in una situazione reale. Si bacia o si dà uno schiaffo per interpretare, non per amare o colpire realmente. A volte si tocca a volte no. A volte piano, a volte un po’ più forte. Un esempio di questa ambivalenza è data dalla simulazione di un contratto. L’atto del contratto è vero, ma i due contraenti sono d’accordo nel non rispettarlo. La simulazione implica l’accordo di tutte le parti in causa. Se solo uno dei due non intende rispettare il contratto, si avrà, non una simulazione, ma una violazione di contratto.
E’ lecito simulare una violenza per rendere più realistica la scena di un film? Sottoporre una persona alla simulazione di una violenza è un atto di tortura. Dopo l’11 settembre, la Cia ha applicato alcune centinaia di volte su detenuti speciali, accusati di terrorismo, la pratica del waterboarding, l’annegamento simulato. Consiste nel riempire di acqua la bocca e le narici del detenuto, dandogli la sensazione di annegare. Il detenuto non muore e neanche si fa male, soffre solo tantissimo fino a credere di morire. Lo scopo non è annegarlo, ma interrogarlo. Quando si scoprì l'uso del waterboarding sui prigionieri i responsabili provarono a derubricare questa tecnica dai metodi di tortura, sostenendo che si trattava solo di interrogatori un po' più duri ma utili a strappare informazioni necessarie alla difesa nazionale. C’è chi ha a cuore l’arte, c’è chi ha a cuore la difesa nazionale. E entrambi sono disposti a violare i diritti umani.
E' arte simulare una violenza senza che gli artisti siano tutti consapevolmente d’accordo? Può essere artistica l’interpretazione della paura, dell’umiliazione, il vedere e ammirare un attore nella sua abilità di immedesimarsi e nell’esprimere una situazione che non vive realmente e che lui stesso sa di non vivere. Ma se vediamo quello stesso attore avere realmente paura, sentirsi davvero in pericolo, soffrire sul serio l’umiliazione, tutto questo non c’entra nulla con l’arte. Non sta recitando una brutta esperienza, la sta davvero vivendo. La paura e l’umiliazione di una vittima sottoposta a violenza è la stessa in un vicolo cieco, tra le mura domestiche, in ufficio e sul set. Come mai sul set diventa arte? Piuttosto è un imbroglio. Ci spacciano per esperienza interpretata una esperienza vissuta. Ci fanno apprezzare qualcosa di diverso da quello che crediamo di apprezzare. Ci vendono quello che mai accetteremmo di comprare, così violano la nostra fiducia. Noi, se siamo persone civili, possiamo guardare con coinvolgimento, ma serenamente, una scena di violenza sapendo che è una fiction. Dovremmo essere sadici per apprezzare la stessa visione, sapendo che gli attori o le attrici sono realmente maltrattate o soffrono realmente. E' il principale argomento che i consumatori medi di pornografia usano per mettersi la coscienza a posto: immaginare che attrici e attori siano sempre d'accordo e consenzienti.

Il regista è un artista, un grande maestro, i suoi film un’opera d’arte
C’entra nulla, ma è sottointeso che se il responsabile è un grande, violenza e violazioni possono essergli condonate. L’osservanza di leggi, regole, principi, rispetto sono dovuti solo dai medio-piccoli, che all’occorrenza possono pure essere usati. Bertolucci era un grande, Maria Schneider una medio-piccola. E gli uomini, in genere, sono più grandi delle donne.
Poco tempo fa, Franco Battiato se non il diritto aveva la licenza di dire che il parlamento, il più femminilizzato della storia della repubblica, era pieno di troie. Se contestato fu frainteso. Lui in ogni caso è un grande maestro. D’altro canto, egli stesso disse quel che ha detto, mentre stava difendendo un altro grande maestro: Roman Polansky.

Doveva aspettarselo girando un film erotico
L’attrice avrebbe dovuto aspettarselo. Dato il copione di un film a sfondo sessuale, è plausibile che in corso d’opera il regista voglia modificare delle scene o introdurne di nuove, anche se in precedenza non concordate con gli attori. E’ una argomentazione singolare. E’ evidente che tutto ciò che è stato concordato in principio può cambiare, ma questo significa solo che quel che non è stato concordato prima deve essere concordato in corso d’opera. Firmare un contratto non significa consegnarsi a qualcuno oltre il contratto. Anche i cambiamenti si contrattano.
Ciò vale, oltre che nei film, in qualsiasi relazione sentimentale o sessuale. Il fatto che una donna sia per sua volontà in compagnia di un uomo, anche dentro un letto, non significa che lei per qualche ora perde la sovranità sul proprio corpo a favore suo. Un rapporto civile è costantemente e contestualmente mediato.

Parlare di stupro significa offendere le vittime di tragedie vere
Esistono diversi livelli di violenza. Se una persona viene schiaffeggiata a scopo di punizione, di imposizione o per qualsiasi altro motivo, subisce una violenza. Anche se è poca cosa rispetto a quella che subiscono le persone sottoposte a tortura. L’esistenza di violenze più gravi, non rendono gli schiaffi e i calci ammissibili.
Il punto non è cosa sia più grave, ma quando comincia l’illecito. Qui, molte persone anche contrarie alla violenza sulle donne, hanno le idee confuse. Immaginano che la violenza da contrastare sia appunto la tragedia. Al di sotto delle quale di volta in volta si valuta e si contestualizza. Le donne non possono essere uccise, stuprate (con penetrazione dolorosa), ferite gravemente con lesioni o sfiguramenti. Ma al di sotto di questo, pare che la discussione sia aperta.

Condannare Bertolucci è moralismo, perbenismo, etc.
Un argomento tanto ricorrente quanto impertinente (nel senso di non pertinente). Infatti, non si discute dell’opportunità di rappresentare il sesso. Ammesso che rappresentare un vecchio che sodomizza una ragazza sia trasgressivo, creativo e rivoluzionario, si discute di un conflitto di volontà e del fatto che si è scelto di non tener conto della volontà (contraria) della ragazza. Non c’è da rispettare un buon costume, ma la soggettività di una persona. Salvo credere che sia moralista rispettare le persone.
Ai tempi di Ultimo tango a Parigi, in effetti, il nostro codice penale riteneva la violenza sessuale un reato contro la morale. Solo dal 1996, è riconosciuto come reato contro la persona. Riconosciuto dal codice penale, ma evidentemente non da chiunque.

Tutte le argomentazioni hanno un punto in comune: l’idea che in fatto di sesso, reale o simulato, il consenso della donna, sia un optional e non una discriminante imprescindibile. Nella sessualità, nella gestione del corpo, la soggettività della persona non è contestualizzabile, costituisce il contesto. Non c’è film, non c’è orgia, non c’è relazione sessuale ammissibile fuori da un contesto di consenso attuale e chiaro.


Riferimenti:
Violenza al burro (Marina Terragni)
Disclaimer (Il Ricciocorno)
Bertolucci e il sottile confine tra l'arte, la pornografia e lo stupro (Elisabetta Addis)

6 Responses to “Bertolucci e lo stupro «artistico»”

  1. non credo che Bertolucci sia un mostro stupratore, non rinnego i suoi film, credo però che si sia comportato ingiustamente nei confronti di Maria Schneider..certo che è lecito simulare una violenza sul set (lo si fa sempre) ma tutti gli attori coinvolti devono essere informati o pensiamo che Hitchcock abbia girato la scena della doccia senza dire niente a Janet Leigh o avvisandola all'ultimo minuto? Certo che no. Neanche l'ultimo regista di B-movies gira una scena come quella (ancorchè simulata) senza dire nulla a tutti gli attori coinvolti

    (non c'entra nulla ma sulla difesa nazionale ho idee un po' diverse dalle tue: una minaccia come quella di Al Qaeda non si ferma rimanendo nei paradigmi liberali, purtroppo)

  2. Non c'è niente da aggiungere oltre che il sommo schifo per due uomini piccoli piccoli. Tutti i paragrafi in sequenza rientrano nell'ambito categoriale universale "cultura maschilista". Ce n'è uno, però, che ha avuto vita difficile anche in molte delle passate cultura maschiliste: "se il responsabile è un grande, violenza e violazioni possono essergli condonate. L’osservanza di leggi, regole, principi, rispetto sono dovuti solo dai medio-piccoli". Come molte/i di noi ricordano dalle memorie scolastiche, le maschilistiche città stato antiche avevano per principio, messo in atto costantemente, che tutti, grandi o piccoli (di condizione libera, s'intendeva!) sono uguali davanti alle leggi. E che pure se hai salvato la patria, ma poi hai tralignato, devi scontare una pena. Attuale?

  3. questo pezzo è scritto benissimo. dice tutto. non ho nulla da aggiungere.
    grazie.

  4. Ma perchè gli date tutto questo spazio??? E' solo una merda e il suo film una cagata colossale ( come direbbe Fantozzi)... in confronto il Fantozzi di Villaggio è un Signore... Il fatto stesso che lui ne parla vuol dire che 'sto film non se lo caga più nessuno...L'oblio è la miglior vendetta per la gentaglia come lui...

  5. comunque mi pare assodato che la sodomia fosse simulata anche la Schneider conferma ma non informarla del cambiamento è stato grave..quando sostituisci un normale amplesso con una sodomia (anche se simulata) devi avvisare per tempo tutti gli attori coinvolti

  6. "ma non informarla del cambiamento è stato grave..quando sostituisci un normale amplesso con una sodomia (anche se simulata) devi avvisare per tempo tutti gli attori coinvolti"

    perciò sostengo che maria schneider ha comunque subito una violenza

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