Post più vecchio Post più recente

La Siria e l'oscenità morale



(Traduzione di Maria Rossi)


Le potenze occidentali hanno puntato sinora su una guerra di logoramento in Siria.
Negli ambienti diplomatici si ritiene che se vince uno dei due belligeranti 
[il governo siriano o i ribelli], perdono gli Stati Uniti.
Da due anni in Siria sono intervenuti attori regionali e internazionali.


Si parla di un imminente intervento militare in Siria. Alcuni si rammaricano che non sia avvenuto prima, che gli Stati Uniti e i loro alleati non abbiano "reagito" fino ad ora. Non è stato per disinteresse, ma per un preciso calcolo strategico.
Da più di due anni la Russia e l'Iran sostengono militarmente il regime siriano. A loro volta, diverse potenze occidentali, così come i loro alleati nel Medio Oriente, sono intervenute in Siria in modo più o meno occulto, fornendo armi e informazioni ai ribelli. La Francia e gli Stati Uniti, tra gli altri, hanno fornito assistenza militare a gruppi armati dell'opposizione. La CIA e i servizi segreti britannici operano sul campo offrendo supporto ai ribelli siriani e consulenza ai paesi del Golfo sui gruppi da armare.
L'equipaggiamento militare fornito ai ribelli che combattono contro Assad è giunto principalmente attraverso i Paesi del Golfo e la Turchia ed è stato accuratamente controllato dal 2011, affinché i ribelli non disponessero di armi pesanti. In questo modo i ribelli hanno potuto destabilizzare, ma non rovesciare il governo di Assad; hanno avuto la capacità di resistere, ma non di conseguire la vittoria. E così il conflitto si è mantenuto ad un livello tale da permettere ad entrambe le parti di sopravvivere, logorandosi. E' la situazione di stallo, incerta che è risultata finora conveniente ad alcuni degli attori internazionali coinvolti in un modo o nell'altro nel conflitto. 
Non è una novità. Negli anni Ottanta, quando scoppiò la guerra tra Iran e Iraq, Washington fornì supporto, armi e informazioni militari a Baghdad e Saddam Hussein impiegò gas sarin di provenienza statunitense contro la popolazione iraniana e curda. Ma, facendo il doppio gioco, gli Stati Uniti fornirono anche, segretamente, armi all'Iran tra il 1985 e il 1987 attraverso una rete di traffico di armi statunitensi ed israeliane organizzato dalla CIA.
Con i profitti di tale attività, Washington sostenne i Contras del Nicaragua e la guerriglia afghana che combatteva contro le truppe sovietiche in Afghanistan. L'operazione assunse il nome di "Irangate". In questo modo gli Stati Uniti contribuirono al prolungamento della guerra tra Bagdad e Teheran, al fine di logorare i due Paesi, strategici per la presenza del petrolio, e di metterli fuori gioco. Se entrambi i Paesi avessero perduto, Washington avrebbe vinto.

La posta in gioco
Nel caso siriano si ritiene che, se vince un belligerante (il governo o i ribelli), gli Stati Uniti perdano (e con loro perda anche Israele). E' questo l'assunto accettato in certi ambienti politici e diplomatici occidentali. Così si è optato per la guerra di logoramento, per la situazione di stallo, per una situazione di incertezza. Ora che le sorti belliche si stanno volgendo a favore di Assad, la comunità occidentale annuncia un nuovo tipo di intervento in Siria.
Così si è espresso questa settimana, senza alcuna remora, Edward Luttwak del Center for Strategic and International Studies, in un articolo pubblicato sul New York Times:
Un risultato decisivo per una delle parti in conflitto sarebbe inaccettabile per gli Stati Uniti. Una vittoria del regime di Assad sostenuta dall'Iran aumenterebbe il potere e il prestigio dell'Iran in tutto il Medio Oriente, mentre una vittoria dei ribelli, dominati dalle fazioni estremiste, inaugurerebbe una nuova ondata di terrorismo di Al Qaeda.
C'è solo un risultato che può eventualmente favorire gli Stati Uniti: uno scenario di incertezza e di stallo. Mantenendo l'esercito di Assad e i suoi alleati, l'Iran e gli Hezbollah, impegnati in una guerra contro i ribelli estremisti vicini ad Al Quaeda, quattro nemici di Washington resteranno coinvolti in una guerra tra di loro.

La copertura delle reali intenzioni
Se vivessimo in un mondo idilliaco potremmo credere nelle buone intenzioni della politica internazionale. Le guerre sarebbero quelle missioni di pace di cui tanto parlano i leader occidentali; i loro governi sarebbero mossi solo dalla difesa dei diritti dei cittadini. Ma il nostro mondo è ben diverso da questo universo idilliaco. 
La Storia, questo straordinario strumento che ci consente di analizzare anche il nostro presente, dimostra che a volte le versioni ufficiali di un governo non sono che la copertura delle sue reali intenzioni. Che dietro posizioni pubbliche apparentemente altruiste si nascondono politiche illegali e criminali. Che al di sotto dei discorsi ufficiali in nome della difesa dei diritti umani agiscono interessi economici e geopolitici.
Non c'è bisogno di risalire troppo indietro nel tempo per trovare degli esempi in tal senso.
L'appoggio degli Stati Uniti ai golpe e alle dittature latinoamericane negli anni Settanta; le menzogne inventate per giustificare l'invasione e la distruzione dell'Iraq, i pretesti utilizzati per invadere ed occupare l'Afghanistan, la negazione sistematica dei crimini di guerra e degli omicidi di civili, la creazione di centri di tortura disseminati in tutto il mondo, l'accettazione da parte dell'Europa dei voli della CIA, l'uso di aerei senza pilota- droni - per commettere omicidi extragiudiziali, l'uso di uranio impoverito, la vendita di armi a governi dittatoriali e repressivi e così via.
Casualmente, in questa settimana, la CIA ha riconosciuto una verità ormai nota: il ruolo da essa svolto nel colpo di Stato del 1953 che rovesciò il primo ministro iraniano Mohammed Mossadeq, democraticamente eletto e che aveva nazionalizzato il petrolio iraniano, fino ad allora sfruttato principalmente dal Regno Unito.
Inoltre ha recentemente reso pubblico un contratto in base al quale gli Stati Uniti riforniranno di bombe a grappolo la monarchia assoluta dell'Arabia Saudita, che procura armi ai ribelli siriani.

Arbitri assoluti
Le potenze occidentali pretendono di ergersi di nuovo al ruolo di arbitri disinteressati da interpellare quando le cose si mettono male. Si presentano come "risolutori" di conflitti per mezzo dell'uso delle bombe e dell'avvio di operazioni militari apparentemente "pulite, giuste e brevi" (così si disse a proposito della guerra in Iraq. Come dimenticarlo!)
Gli Stati Uniti e i loro alleati non sembrano disposti ad attendere la relazione degli ispettori delle Nazioni Unite prima di attaccare la Siria e ciò rappresenta un pericoloso precedente.
Il regime di Assad è responsabile della repressione, di migliaia di morti, ma in questo caso non è stato ancora dimostrato che sia l'autore di un attacco con armi chimiche. Potrebbe esserlo. Infatti è uno dei sei Paesi che non hanno firmato la Convenzione sulle armi chimiche (il suo vicino: Israele, non l'ha ratificata).
Ma sarebbe corretto e legale attendere le conclusioni dell'ONU sull'attacco e, in seguito, cercare alternative al linguaggio delle bombe. Al contrario, si sta preparando una nuova guerra illegale, che non si fonderà sull'approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 
Se oggi Washington e i suoi alleati agiscono come "arbitri" per decidere se attaccare o meno un Paese, domani un'altra nazione potrebbe rivendicare lo stesso "diritto".

Le altre "oscenità morali"
Il primo ministro britannico, David Cameron, ha detto che l'attacco con armi chimiche in Siria è "assolutamente ripugnante e inaccettabile". Il presidente francese François Hollande ha annunciato che "la Francia punirà chi ha ucciso con il gas degli innocenti" e il Segretario di Stato degli USA: John Kerry ha affermato che l'uso di armi chimiche è un'oscenità morale.
Ci si chiede se l'impiego di fosforo bianco a Fallujah (Irak) da parte degli Stati Uniti non sia un'oscenità morale né un atto "ripugnante, inaccettabile". E' legittimo chiedersi se non sia opportuno, pertanto, punire, come ha affermato la Francia, coloro che hanno ucciso con il gas degli innocenti, come Israele a Gaza o gli Stati Uniti a Fallujah.
Che parli di oscenità morali uno Stato che solo nell'ultimo decennio ha ucciso, ferito, torturato, sequestrato e incarcerato senza processo centinaia di migliaia di persone è alquanto sorprendente. Che potenze che legittimano sequestri, torture, omicidi extragiudiziali e prigioni come Guantanamo tentino di ergersi ancora una volta a paladine dei diritti umani e delle libertà risulta un po' delirante. E che un Premio Nobel per la Pace intraprenda ancora una volta la via delle armi mostra la condizione orwelliana nella quale viviamo. 
In mezzo all'intrico di interessi interni, regionali e internazionali si trova la popolazione civile siriana, colpita dalla violenza, dentro un conflitto del quale sono responsabili gli attori regionali e internazionali coinvolti fin dall'inizio.
Negli ultimi due anni, la guerra in Siria ha provocato 100.000 morti e due milioni di profughi, oltre un milione dei quali sono bambini. Ma sembra che questi morti e questi profughi non fossero fino ad ora un'oscenità morale.
Ci sono molte domande che non trovano risposta.
In che modo le bombe occidentali aiuteranno la popolazione siriana? 
Come faranno ad evitare vittime civili (tenuto conto dei tragici precedenti) ?
Si è preso in considerazione il fatto che l'aperta partecipazione di diversi Paesi al conflitto potrebbe innalzare il livello dello scontro nella regione?
Come evitare l'impiego di armi chimiche in futuro?
E che cosa accadrà dopo l'attacco-lampo dei primi due giorni? Si ritornerà di nuovo alla guerra di logoramento, allo scenario indefinito, all'intervento occulto?
Oppure, al contrario, si avranno più bombardamenti, più attacchi, più guerra presentata, in pieno XXI secolo, come via per raggiungere la pace, mentre si rinuncia a percorrere altre strade, ad intraprendere altre politiche? 

Leave a Reply

Powered by Blogger.
© 2010 Massimo Lizzi Suffusion theme by Sayontan Sinha. Converted by tmwwtw for LiteThemes.com.