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La pornografia aumenta la violenza

Nella grandissima maggioranza dei casi la pornografia propone un'immagine femminile in posizione di subordinazione, servilismo, disponibilità e degradazione; le donne sono presentate come oggetti sessuali, come merci; sono deumanizzate in molti modi diversi; sono raffigurate come vittime che godono dell'umiliazione e del dolore subiti. Tutto ciò non può che rinforzare un modello subalterno e strumentale di femminilità.

In effetti i risultati scientifici sono unanimi nel porre in luce come il consumo pornografico produca una serie di conseguenze negative nelle relazioni tra uomini e donne, mostrando come l'esposizione alla pornografia porti gli uomini a considerare meno attraenti le loro partner, ad essere meno soddisfatti delle relazioni affettive e sessuali che intrattengono con loro, a desiderare rapporti sessuali privi di coinvolgimento emotivo, a essere più propensi a descrivere le donne in termini oggettivanti e a percepire maggiori differenze tra i generi (American Psychological Association, 2010, Frable et al, 1997).

Il problema più grave deriva però dal fatto che tutte le ricerche condotte in ambito piscosociale mostrano come il consumo di pornografia violenta aumenti la tendenza degli uomini ad agire in modo violento nei confronti delle donne. Ora, a partire dell'ultimo decennio dello scorso secolo, la pornografia ha accentuato la sua componente sopraffattrice e sadica, proponendo sempre più frequentemente immagini di violenza estrema in cui le donne sono vittime. [...] Nella produzione più recente, il godimento femminile è sempre più appannato, la donna è ridotta a semplice oggetto in un orizzonte di violenza agita per affermare il potere maschile. Secondo Pietro Adamo, " da metà anni Novanta la messa in scena hard ha privilegiato una potente e prepotente iconografia della violenza, organizzata in massima parte su meccanismi di esplicita subordinazione della femmina da parte del maschio". L'estremizzazione narrativa che punta esclusivamente alla subordinazione, oggettivazione e umiliazione della donna, rinvia ancora una volta al backlash, alla rivincita e al contrattacco maschili, che usano la violenza agita nella pornografia come strumento di punizione e riscossa, in un sogno, vano, ma foriero di tragedie, di restaurazione post-femminista. 

[...] Come accennato, molti studi empirici hanno fornito prove dell'esistenza di uno stretto legame tra pornografia e violenza. Guardare materiale pornografico crea un clima di accettazione della violenza sessuale e aumenta i pregiudizi legati allo stupro, come indicato da una recente meta-analisi ( Hald G.M, Malamuth N., Yuen C, Pornography and attitudes supporting violence against women: revisiting the relationship in nonexperimental studies, «Aggressive Behavior», n.36, pp.14-20, 2010)

[Chiara Volpato, Psicosociologia del maschilismo, editori Laterza, 2013, pp.91-93]

Vedi anche:

2 Responses to “La pornografia aumenta la violenza”

  1. Una domanda sulle ricerche citate e che darebbero fondamento empirico alle ipotesi:
    si tratta di indagini sperimentali o correlazionali? Lo chiedo perché nel primo caso potremmo stabilire un legame causale, nel secondo solo una semplice associazione statistica.

  2. se uno è maschilista e violento lo è a prescindere da cosa guarda e la violenza è colpa di chi la commette

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